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giovedì 9 agosto 2012

Giornata dell'Amicizia Italia-Venezuela, appuntamento il 15 a Caracas

di Monica Vistali
CARACAS – Anche questo 15 agosto si celebrerà la Giornata dell’Amicizia tra l’Italia e il Venezuela, ricorrenza istituita tra le polemiche e le trame di potere nel 2005 - in ricordo del Giuramento di Simón Bolívar avvenuto sul Monte Sacro a Roma nel 1805 - e rispolverata l’anno scorso dall'Ambasciatore italiano, Paolo Serpi.
L’appuntamento è alle ore 11 nella simbolica Piazza Italia (Av. San Martín con Esq. Palo Grande - Libertador, Caracas) che ospita un busto di Giuseppe Garibaldi e una statua donata nel 1911 dalla comunità italiana per commemorare l’allora Centenario del Venezuela. In questo simbolico luogo, sul quale si affaccia la Chiesa Nuestra Señora de Lourdes, l’Ambasciatore Serpi spera di raccogliere un nutrito gruppo di persone. Alla cerimonia non mancheranno autorità italiane e venezuelane.

Amb. Paolo Serpi

La Giornata dell’amicizia italo-venezuelana è risorta l’anno scorso per volere della nostra Ambasciata dopo che per anni non erano state celebrate cerimonie ufficiali e il ricordo della ricorrenza era stato mantenuto vivo solo da qualche piccola festicciola organizzata nei club. Rispolverando l’iniziativa, i nostri diplomatici coglievano l’occasione per rimarcare gli stretti rapporti che legano i due Paesi nell’anno in cui si festeggiavano il Bicentenario dell’indipendenza del Venezuela dall’impero spagnolo e i 150 anni dell’Unità italiana. E miglioravano le relazioni con il Paese sudamericano, vitali nel momento di crisi economica che attraversava - e attraversa - l’Italia.
Era il 22 giugno 2005 quando l’Esecutivo venezuelano ed alcuni rappresentanti della collettività italiana firmarono nel palazzo presidenziale un patto di amicizia detto ‘Dichiarazione di Miraflores’ da cui naque la “Giornata” che il presidente Hugo Chávez scelse di celebrare il 15 agosto, in ricordo del giuramento del Libertador Simón Bolívar a Roma, pronunciato nel 1805. Quel giorno nel salone Ayacucho di Miraflores era presente la ‘creme de la creme’ della collettività italiana in Venezuela, quella che nei salotti non lascia mai la poltrona vuota.
In primis il promotore dell’evento, l’Ambasciatore italiano Gerardo Carante, oggi diplomatico a Bagdad. Poi imprenditori come Filippo Sindoni, che pochi mesi dopo verrà ucciso durante un sequestro; rappresentanti della collettività quali Ugo Di Martino (ex candidato al Senato) e Nello Collevecchio (ex candidato alla Camera) del Cgie – i due spuntano nelle telefonate intercettate dell’oggi in manette Aldo Micciché relative ai brogli elettorali del 2008 su cui indaga la Commissione Antimafia -; Moisés Maionica, ex presidente della camera di Commercio venezuelano-italiana.
Personalità di spicco rigorosamente antichaviste, che quel giorno celebrarono il Venezuela di Hugo Chávez. Sindoni risaltando la crescita del Pil e il roseo futuro che aspettava il Paese; Di Martino rimarcando la disponibilità ad una collaborazione reciproca basata sui principi di trasparenza e solidarietà. Si proponeva poi la creazione di un ospedale ‘Bolivar y Garibaldi’ e di una nuova entità bancaria, di cui mai è stato posto il primo mattone.
In fondo, le ragioni di quell’incontro erano altre. Pochi mesi dopo, infatti, le multinazionali italiane Astaldi ed Impregilo firmarono un accordo per la costruzione della linea ferroviaria Caracas-Brasile per la quale inizialmente il ministro dei Trasporti venezuelano voleva ingaggiare imprese brasiliane o cinesi.
Quale sorpresa ci riserverà questa nuova festa di Ferragosto?

Italiano falso nullatenente vive in Venezuela con assegno Inps

CARACAS - Conto bancario sequestrato e una denuncia per truffa e false attestazioni per un cittadino italiano che percepiva l’assegno sociale dell’Inps non avendone diritto perché da tempo vive all'estero, in Venezuela.
La truffa è stata scoperta grazie ai controlli della Guardia di Finanza di Viareggio, nell’ambito dell’attività di controllo nel settore delle prestazioni sociali, in particolare della spesa assistenziale.
Secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle, che lo hanno denunciato, l’uomo nel 2005 era tornato in Italia per un breve periodo, prendendo la residenza a Massarosa, presso l'abitazione di alcuni parenti. Ma dopo aver dichiarato redditi pari a zero euro ed aver ottenuto l'assegno sociale dell'Inps, era tornato in Venezuela, continuando a percepire illecitamente i soldi che possono essere erogati solo a chi effettivamente risiede nel territorio dello Stato italiano. Riceveva un assegno mensile da 400 euro, più la tredicesima.
Le fiamme gialle hanno così denunciato l'uomo per truffa e false attestazioni, gli hanno sequestrato un conto corrente bancario e lo hanno segnalato all'Istituto di previdenza per il recupero delle somme percepite indebitamente, circa 35.000 euro in totale.

mercoledì 8 agosto 2012

Italiano: "Io, vittima di complotto. Rischio di perdere la casa o morire"

Invasione di proprietà o sostituzione di persona? Lo storico fotografo di Punto Fijo di origini abruzzesi: “Sono vittima di un complotto, potrebbero anche uccidermi”

CARACAS - Nonostante sia nato e vissuto in Venezuela, Piero Liberatore parla molto bene l’italiano. La sua è una famiglia di quelle vecchio stile, tradizionalista e molto unita, che fino a qualche anno fa viveva tranquilla gestendo uno dei negozi di fotografia più famosi di Punto Fijo. Ma la sorte, si sa, gioca brutti scherzi. Le disavventure sono state numerose ed oggi Piero è solo, intrappolato in uno strano intreccio di delinquenza e potere che minaccia di lasciarlo senza un tetto sulla testa o addirittura senza vita. Sequestri, invasioni, imprese petrolifere, banche, politica, polizia: tutto concorre a scrivere la drammatica sceneggiatura della vita di Piero che oggi, non ancora rassegnato ad arrendersi, chiede di essere aiutato.

I successi del pioniere
Piero nasce 47 anni fa a Judibana, nello stato Falcón. Il padre Dario era arrivato negli anni ’50 da Pratola Peligna, piccola cittadina dell’Abruzzo che nel secondo dopoguerra non sembrava offrire grandi possibilità. Per scrollarsi di dosso il soprannome di ‘musiu’ - così venivano chiamati in modo dispregiativo gli immigrati italiani che sbarcavano con pochi soldi sulla coste venezuelane -, il capofamiglia dedica la sua vita al lavoro.
- All’inizio alcuni ci trattavano male perché eravamo poveri - racconta Piero -. Mio padre non ci faceva caso: abbassava la testa e lavorava. Lavorava e risparmiava. Niente alcol, niente debiti, niente lussi. La sera sempre a casa. Mai una parola storta contro il capo o contro il governo. Eravamo stranieri e non potevamo reclamare nulla, diceva.
Dario è fotografo a contratto della raffineria Amuay, di Pdvsa, la stessa che nel ’97 si fonde con la Cardón e la Bajo Grande per dar vita al ‘Centro de Refinación de Paraguaná’, oggi il complesso per la raffinazione del petrolio più grande del mondo. Impianti, strutture, terreni, incidenti: tutto deve essere registrato e archiviato. Si tratta di questioni delicate, per le quali è indispensabile una persona di fiducia. E anche di un incarico duro che implica giorni e giorni di lavoro, una volta arrampicati su un palo, un’altra giù in un tunnel. Dario sa guadagnarsi la stima di tutti e nel giro di poco tempo il lavoro è affidato completamente a lui.
Sono gli anni Settanta quando la famiglia Liberatore riesce a comprare un terreno per metter su una bella casa ed aprire, adiacente a questa, il laboratorio fotografico “Foto Dario”. Gli affari vanno bene: oltre al lavoro per la raffineria ci sono i servizi per i matrimoni e quelli per le feste di compleanno, gli scatti d’epoca e i ritocchi. Le entrate si investono nel negozio familiare - al laboratorio lavorano tutti, donne incluse - e si migliora l’offerta. “Foto Dario” è al suo apice.

Iniziano le difficoltà
Cresciuto tra i rullini e la camera oscura, Piero segue le orme del padre e, quando la salute di ques’ultimo peggiora, lo sostituisce. Lavora molto, risparmia, e riesce a mettere da parte 50 mila dollari per aquistare l’ultimo ritrovato della tecnologia che sviluppa i rullini in solo un’ora. Ma è il 1994. In Venezuela esplode una crisi bancaria che collassa il Paese e brucia i risparmi di milioni di cittadini. Piero si ritrova senza un quattrino e deve ricominciare daccapo.
Arriva il 1998. Hugo Chávez vince le sue prime elezioni. Rispetto al passato, il nuovo governo ha una visione molto diversa di quello che deve essere un colosso del petrolio come Pdvsa, di come deve funzionare, di quali obiettivi deve avere. Il sistema inizia a mutare ed anche alla raffineria del nostro connazionale ci sono dei cambiamenti: si accorpano imprese, si eliminano i direttivi delle filiali e tutto inizia a far capo ad un solo corpo dirigenziale.
- Le poltrone disponibili diminuirono e scatenarono battaglia per occupare i posti di potere - racconta Piero -. Dal rimpasto uscirono nuovi dirigenti, gente che iniziò a truccare le gare d’appalto: se volevo il lavoro, insomma, dovevo pagare. La corruzione - precisa - c’era sempre stata, ma fino a quel momento non era arrivata al livello dei fotografi, anche perché i vecchi responsabili conoscevano bene la mia famiglia. Ho potuto continuare a lavorare solo perché non era facile trovare fotografi che conoscessero il lavoro come me e fossero disposti a lavorare alla raffineria praticamente senza orari.
Nel 2002, dopo aver appoggiato il colpo di Stato al presidente Hugo Chávez, la vecchia dirigenza indice uno sciopero generale che getta il Paese nel caos. La reazione del governo, a quel punto, è un’ondata di licenziamenti per ‘depurare’ il settore da oppositori e filogolpisti. Ma una volta che la politica entra a pieno titolo nel settore petrolifero, Piero si ritrova tra due fuochi: se per i ‘chavisti’ è lo storico collaboratore della vecchia guardia, l’opposizione lo considera un nemico in quando simpatizzante del neonato socialismo venezuelano, che sostiene anche perché spera di recuperare i risparmi persi nel ’94 e conservare il suo contratto con la raffineria.
- Sono stati anni duri - ricorda Piero - anni di persecuzione politica. E ‘Foto Dario’ era nel mirino di tutti. Sparavano contro il negozio, sfasciavano i macchinari, mi derubavano. Dovevo andare a lavorare armato di pistola. Poi la situazione si è fatta insostenibile, tanto che nel 2003 ho deciso di chiudere il laboratorio.

Il sequestro
Piero chiude ‘Foto Dario’ ma continua, in sordina, a lavorare. Dietro le vetrine coperte di fogli di giornale, accumula e vende merci di ogni tipo: non solo album fotografici e cornici ma anche orologi, argenteria, cannocchiali, binocoli.
- Dopo la brutta esperienza del ’94 non volevo mettere i risparmi in banca e così compravo oggetti - scherza.
È il 2008, in piena epoca digitale, quando il nostro connazionale decide di reinaugurare ufficialmente ‘Foto Dario’. Vuole restare al passo coi tempi ed inizia a vendere alcuni beni per investire tutto nelle nuove tecnologie. Ma le sue buone intenzioni sono ancora una volta mutilate da un destino avverso e una mattina, dopo aver fatto visionare a un potenziale compratore un terreno che è intenzionato a vendere, Piero viene sequestrato.
- Io e un vicino stavamo chiaccherando quando siamo stati attaccati da tre uomini armati - denuncia il fotografo -. Ci hanno trascinato tutti e due in macchina, hanno gettato dall’auto in marcia il mio amico e io sono stato portato a casa mia: sapevano dove abitavo e addirittura i trucchetti da usare per aprire le porte, necessari con le mie anomale serrature e le chiavi malfunzionanti.
Una volta in casa Piero viene legato, imbavagliato, picchiato e minacciato di morte. Anche se uno dei sequestratori pretende cellulare e portafoglio, tutta l’attenzione si concentra sugli atti di proprietà, sulle chiavi dell’auto e degli immobili, sul passaporto, sulla carta d’identità, sui documenti bancari. Tutto viene analizzato e rubato, insieme agli attrezzi fotografici e gli archivi riguardanti la raffineria.
- Ho informato Pdvsa dei furti - si tratta di materiale delicato - ma sembra non importargliene nulla.
Quello di cui è vittima, insomma, al nostro connazionale non sembra un normale sequestro e neppure una semplice rapina. I tre delinquenti restano a volto scoperto, non toccano la tv e neppure l’impianto stereo, non portano via nessun oggetto di valore dal negozio. E, mantenendolo sotto tiro con una pistola, non si fanno nessun problema a passare di fronte alla sede della Guardia Nacional che sta proprio accanto a casa Liberatore.
- Hanno perfino rallentato davanti agli agenti - racconta -. Erano assolutamente tranquilli.

Perseguitato
Il sequestro-rapina è solo l’inizio dell’incubo, e il connazionale non tarda ad accorgersene.
- I primi a sporgere denuncia al Cicpc sono stati i miei vicini - spiega Piero - presenti quando mi hanno aggredito e sequestrato. Il caso è quindi stato affidato ad un bravo investigatore, presto sostituito però da un altro che diceva che ero pazzo, che mi stavo inventando tutto e che non credeva ad una sola parola di quello che gli dicevo. Questo nonostante la denuncia dei miei vicini...
La Guardia Nacional che si tappa gli occhi, il Cicpc che si nega a risolvere il caso, Pdvsa che non si preoccupa per archivi fotografici finiti chissadove. Tutto ha il sapore della cospirazione e Piero inizia a convincersi che, con la “protezione di qualche pezzo grosso”, qualcuno stia “facendo di tutto” affinché lui abbandoni le sue proprietà, per poi “invaderle o occuparle”. O che l’obiettivo sia una sostituzione di persona che potrebbe anche “implicare la mia morte se le autorità non si decidono ad agire presto”, come gli ha fatto intendere un avvocato.
Il seguito della vicenda non sembra dargli torto:
- Quando mi sono rivolto alla Procura - racconta ancora Piero - sono iniziate le minacce. Ogni volta che uscivo per sporgere denuncia o per seguire il mio caso qualcuno entrava in casa mia e si portava via qualcosa: sempre macchinari del laboratorio, chiavi, documenti, negativi di fotografie. Trovavo i mobili sfasciati, l’auto con le portiere aperte, rigata, con parti mancanti. Ma sia la Procura di Punto Fijo che quella di Falcón - denuncia il connazionale - non vogliono ascoltarmi, non mi fanno neppure più entrare nei loro edifici. Mi sono rivolto alla Procura generale a Caracas: lì mi hanno accolto bene e mi hanno addirittura invitato al programma radio ‘En Sintonía con el Ministerio Público’ di RNV, dove ho potuto denunciare la mia situazione, ma non si è risolto nulla. Un buco nell’acqua anche le denuncie sporte alla ‘Defensoria del pueblo’ di Coro e della capitale, all’Asamblea Nacional, al palazzo di Miraflores (sede del governo, ndr)... I furti e le minacce continuano.
Quindi l’appello alle autorità italiane in Venezuela:
- Mi sento perseguitato e ho paura. Ho abbandonato la casa-laboratorio e mi sono trasferito in un’altra proprietà. Mi è impossibile lavorare, faccio continuamente spola tra le due residenze, per controllarle entrambe, non posso più vivere così. Sto perdendo uno dopo l’altro tutti i miei averi ma, se rinuncio a combattere, rischio di restare senza casa. O morire. Mi rivolgo all’Ambasciata italiana: vi prego, aiutatemi!
Monica Vistali

martedì 7 agosto 2012

Equità economica e solidarietà sociale, Chávez vince Premio ‘Re Manfredi’

CARACAS – Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez ha vinto il Premio Internazionale di Cultura “Re Manfredi” - storica kermesse pugliese organizzata dall'associazione Arcadia Nova - per i suoi sforzi a favore dell’“equità dell’economia” e della “solidarietà sociale”. A ricevere il riconoscimento l’ambasciatore in Italia, Julián Isaías Rodríguez Díaz, presente con una delegazione venezuelana in rappresentanza del capo di Stato.
La cerimonia di premiazione, che ha chiuso la XXI edizione dell’evento clou dell’estate sipontina con un concerto di Amedeo Minghi, si è svolta domenica in Piazza Papa Giovanni XXIII di Manfredonia, nella magica cornice del golfo e a ridosso del castello del fondatore della città Re Manfredi. Accanto al gruppo ‘criollo’ un parterre di tutto rispetto: il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella (Premio per le politiche europee); il Direttore dell’Agenzia Regionale Lazio per i beni confiscati, Michele Lauriola (Premio per la legalità); gli Imprenditori Armando De Girolamo (Premio per i trasporti) e Potito Salatto (Premio per l’editoria); lo Scrittore Italo Magno (Premio per la letteratura); la Fondazione ApuliaFilm Commission (Premio per la cinematografia); Antonio Piccininno dei Cantori di Carpino; Lino Banfi, che ha ricevuto dalle mani del Sindaco il Premio “Città di Manfredonia” alla Carriera.
Il Venezuela, come indica un comunicato stampa delle Ambasciate presso la Repubblica Italiana, la Santa Sede e la FAO e come segnalato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, ha già raggiunto 6 degli 8 ‘Obiettivi del Millennio’ fissati dall’ONU, tra cui figurano l’eradicazione della povertà estrema e della fame, la promozione dell’uguaglianza di genere, la garanzia della sostenibilità dell’ambiente, il raggiungimento di un’istruzione primaria universale e lo sviluppo di un partenariato mondiale per lo sviluppo. Il Programma delle Naizoni Unite per lo Sviluppo segnala il Venezuela come uno dei Paesi con il maggior indice di sviluppo sociale.
Il Premio “Re Manfredi” è patrocinato da: Regione Puglia, Provincia di Foggia Parco Nazionale del Gargano, Comune di Manfredonia, Camera di Commercio di Foggia ed Autorità Portuale di Manfredonia.
M.V.

5 kg di cocaina in valigia, italiano arrestato all’aeroporto di Caracas

CARACAS – È stato arrestato venerdì all’aeroporto Simón Bolívar (Maiquetía) di Caracas un cittadino italiano di 55 anni che si accingeva a volare a Madrid, in Spagna, con più di cinque kg di cocaina nascosti in una valigia a doppio fondo. Lo ha reso noto Jorge Galindo, direttore stampa del ‘Ministerio de Interior y Justicia’ attraverso Twitter, precisando che l’uomo intendeva viaggiare sul volo UX072 Air Europa.
“Capturan en Maiquetia a 1 ciudadano, de nacionalidad ITALIANA, de (55) años de edad, quien intentaba abordar un vuelo con droga” si legge sull’account @JorgeGalindoMIJ. E ancora: “El cddno Italiano capturado por la GNB intentaba abordar un vuelo con droga de la denominada COCAÍNA, en una maleta doble fondo”.
Secondo quanto dichiarato da fonti del Consolato generale d’Italia, avvertito sabato, il connazionale - che risiedeva in Colombia - si trova ora sotto custodia delle forze dell’ordine a Macuto, stato Vargas.
L’arresto è stato realizzato dagli agenti del ‘Comando Antidrogas’ della ‘Guardia Nacional Bolivariana’ (GNB). Il peso netto della sostanza stupefacente che l’uomo voleva trasportare in Europa è di 5 Kg e 585 grammi.
M.V.

venerdì 3 agosto 2012

Estorsione a Berlusconi, arrestato il presidente della Fed. Ass.siciliane Sud America

Carmelo Pintabona e Silvio Berlusconi
CARACAS – L’italo-argentino Carmelo Pintabona, esponente dell'Mpa e presidente della Federazione associazioni siciliane in Sud America (Fesisur), chiese 5milioni di euro a Berlusconi per conto di Valter Lavitola, con la minaccia di rivelare ai pm, in caso contrario, "circostanze di fatto penalmente rilevanti e pregiudizievoli per la sua posizione giuridica e per la sua immagine pubblica". E' l'accusa che ha portato in carcere lo stesso Pintabona e ha visto emettere una nuova ordinanza di custodia nei confronti di Lavitola, l'ex direttore del quotidiano "L’Avanti!" già detenuto per corruzione internazionale nell'inchiesta sui finanziamenti all'editoria. Francesco Altomare, indagato, è a piede libero.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Lavitola, all'epoca latitante in America Latina, avrebbe chiesto a Pintabona di rivolgersi all'allora premier Berlusconi perché gli elargisse una somma di danaro. La circostanza fu rivelata dallo stesso Lavitola durante un interrogatorio nel carcere di Poggioreale il 25 aprile scorso. Pintabona e Altomare, secondo l'accusa, avrebbero fatto ''da trait d'union tra Lavitola e Berlusconi'', chiedendo a quest'ultimo 5 milioni.
Lavitola e Pintabona sono accusati anche di trasferimento fraudolento di beni, in particolare in alcuni passaggi di proprietà di immobili di Lavitola in Brasile che sono stati poi intestati all'italo-argentino. Le indagini si sono concentrate anche sui supporti logistici, operativi e finanziari su cui il giornalista ha potuto contare in Italia durante la latitanza sudamericana cominciata il 14 ottobre 2011.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Pintabona è stato la figura centrale per l'ex direttore de “L'Avanti!” nel corso della latitanza. “È la persona che Lavitola ha inviato al presidente Berlusconi dandogli mandato di avanzare una richiesta estorsiva pari a cinque milioni di euro”: si evince dall'ordinanza di custodia cautelare notificata ai due dalla Guardia di Finanza. Uno dei testi sentiti dai pm, l'avvocato Fredella, “ha dichiarato che, quando si recò in Argentina per incontrare Lavitola, Pintabona non solo lo andò a prendere in aeroporto per portarlo da Lavitola, ma addirittura gli fece da autista”.
Pintabona, inoltre, con la complicità di Francesco Altomare, “è il protagonista dell'operazione economico - finanziaria di reimpiego” del denaro di Lavitola, operazione - nitidamente descritta per telefono dallo stesso Pintabona - anch'essa finalizzata a favorire la latitanza del medesimo più volte menzionato Lavitola”. Per il gip, “sempre in tale ottica devono essere letti i continui riferimenti fatti da Lavitola e dalla di lui moglie Maria Stella Buccioli nel corso delle numerose conversazioni intercettate all'interno della sala colloqui del carcere di Poggioreale, conversazioni nel corso delle quali il riferimento a Carmelo Pintabona come personaggio chiave appare costante”.

Chi è Pintabona
CARACAS - Pintabona, messinese classe 1950 emigrato a soli 6 anni in Argentina, è ingegnere agronomo ed è sempre stato molto attivo all’interno della collettività italiana, specialmente siciliana, mirando a sviluppare i rapporti economici e culturali tra la Sicilia e la nazione sudamericana. Proprio per i suoi ‘meriti’ il 16 febbraio 2011 è stato insignito dell’onorificenza dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana in occasione del ricevimento offerto dal Console Generale D’Italia Giancarlo Curcio per la sua partenza da Buenos Aires.
Nel 2008 Pintabona si è candidato alla Camera per il Movimento per l'autonomia (Mpa), fondato da Raffaele Lombardo, allora alleato di Forza Italia, raccogliendo 3746 voti, 3024 in Argentina. Nel 2010, come vicepresidente della Camera di Commercio siciliana in Argentina, ha accompagnato a Palazzo Grazioli dal cavaliere il tuttora governatore della provincia di Salta, Juan Manuel Urtubey.
Pintabona era anche a contatto con Esteban ‘Cacho’ Caselli, responsabile per gli italiani all'estero del Pdl, indagato per frode elettorale e falsificazione delle schede durante le politiche del 2008. Pintabona era la persona che Caselli avrebbe voluto nominare come vicecoordinatore PdL per l'America del Sud, ma Pintabona rifiutò.
In occasione della campagna elettorale, in una nota-stampa l’Istituto Italiano Fernando Santi definì Pintabona come una persona "inaffidabile sul piano politico" evidenziando “alla comunità siciliana in Argentina la spregiudicata condotta sul piano personale, morale e politico”. Conclusione dell'Istituto: le comunità siciliane sono invitate "ad indicare la loro libera espressione di voto nei riguardi di altri candidati più credibili, siciliani o di altre regioni, per la loro correttezza, coerenza ideale e continuità politica".
Si sottolineava inoltre la necessità che venissero svolte “da parte degli organismi amministrativi e giudiziari, controlli in ordine alla ritualità e legittimità dei finanziamenti di cui alla legge 55/80 e 38/84 ottenuti da organismi operanti in Argentina, rappresentati dall’Ing. Carmelo Pintabona”.
M.V.


Violenza in Venezuela, un connazionale: “Andatevene”

CARACAS – Di seguito l’intervento di Stefano Mollo, romano residente a Perth, in risposta alla lettera del connazionale che denunciato un grave livello di insicurezza in Venezuela e chiesto l’aiuto del governo italiano.

"Ho letto con particolare attenzione la lettera disperata del nostro 80enne connazionale che da 56 risiede in Venezuela; dir che mi ha profondamente colpito ed emozionato è davvero dir poco. In un istante sono stato trasportato indietro nel tempo a tre anni fa, quando per esattamente gli stessi motivi del nostro connazionale, decisi di andarmene dall'Ecuador, come dice lui, perdendo tutto ciò per cui lavorai i 15 anni precedenti.
In Ecuador, stessa situazione; essendo stranieri e quindi "ricchi", siamo automaticamente un bersaglio da colpire, sia da parte della criminalità comune che da parte di quella "istituzionalizzata". Chiedere aiuto alla madre patria è un puro esercizio dialettico, peraltro inutile. A me fu risposto "Mollo, si cerchi un buon avvocato!".
Sono cose queste che non si dimenticano mai; essere abbandonati a se stessi dalla propria patria, ignorati è forse più doloroso di quel che un delinquente o un giudice corrotto possano farci.
Comprendo e sento sulla mia pelle l'ansia del nostro connazionale ed attraverso l'Aise voglio dirgli questo: anche io mi son trovato ad un bivio; rischiare la vita per non perdere tutto o perdere tutto per non rischiare la vita. La mia e quella di mia figlia. Dopo averci lungamente pensato, addivenni alla conclusione che i beni materiali li posso perdere e rifare, ma la vita no. Quindi vendetti quel che potei a quanto potei, regalai il resto... La voglia di andarmene e di mettere in salvo mia figlia era sicuramente più grande del dolore di perdere qualche oggetto materiale.
Ed oggi che sto ricominciando da capo in Australia sono un uomo molto felice, con una figlia che è cresciuta splendidamente e della quale sono estremamente orgoglioso; andarmene mi ha anche dato l'opportunità di incontrare la donna della mia vita, italiana, un angelo sceso sulla terra solo per me. E l'unico rimorso è quello di non essermene andato prima dall'Ecuador.
Una volta ancora, un carissimo abbraccio al nostro connazionale e l'augurio fraterno di andarsene dal Venezuela quanto prima; l'Italia è sempre l'Italia, ma se non è l'Italia, ci sono posti ancora migliori. Io oggi vivo felice in Australia".

giovedì 2 agosto 2012

"Viviamo come in trincea": 80enne italo-venezolano denuncia grave insicurezza in Venezuela

TREVISO - "Chi vi parla è una persona di 80 anni, con 56 anni di Venezuela, con tre figli e cinque nipoti. Sono preoccupato per la situazione in cui si continua a vivere in Venezuela, bisogna esserci dentro: vedere per credere. Qui si passano le giornate sempre con il cuore sospeso, allarmati che qualcosa di grave ci possa accadere. In giro c’è assoluta insicurezza: i dati ufficiali informano che nel 2011 sono stati 19.800 gli assassini, per strada o in casa, spesso abbattuti per un niente fatto solo di violenza gratuita. L’80% con arma da fuoco e con stessa percentuale dai 14 ai 35 anni". È la dura lettera di un connazionale residente in Venezuela, indirizzata all'Associazione Trevisani nel Mondo, che nel corso della recente assemblea annuale ha votato all'unanimità un appello al governo italiano affinché intervenga in favore degli italiani, ormai costantemente in pericolo, nel Paese sudamericano.
"Viviamo sotto l’incubo costante di sequestri e rapine, alla sera nessuno esce di casa", si legge nella testimonianza giunta a Treviso. "Siamo come in una trincea, con guardie private che non siano della polizia perché di loro non c’è da fidarsi. Sono come mercenari, spesso stanno dalla parte di chi li paga meglio".
La maggior parte dei nostri connazionali in Venezuela, per difendersi, ha circondato le proprie case con mura sovrastate da "6 fili di circuito elettrico che ci protegge ulteriormente", racconta l'uomo che ha scelto di mantenere, per la sua incolumità, l’anonimato. "Ma poi magari capita che, ad aspettarci fuori, non sia la città tranquilla e ridente di una volta, ma persone con le armi in pugno per sequestrarci, rubarci, rapinarci".
Ma il pericolo non viene solo dai comuni delinquenti. "Qui", denuncia la lettera, "si espropriano aziende agricole ed edifici come niente, dall’oggi al domani. Andiamo ai centri commerciali in gruppo per sentirci più sicuri, gli alunni li portiamo fin dentro alle aule. Io ne ho visto di guerre: è peggio di una guerra perché il nemico non si sà mai bene dove sia e può spuntare dappertutto".
"Si potrebbe continuare per pagine intere, venite a vedere e vi farete un'idea", invita l'uomo, che, a chi gli chiede se abbia mai pensato di tornare in Italia, risponde: "è una domanda che mi mette un groppo alla gola, perché vorrei anche farlo, ma ciò vorrebbe dire perdere tutto dei miei 56 anni di lavoro. Qui nessuno compra e quindi sarebbe come suicidarsi".
Nella lettera il connazionale vuole "richiamare l’attenzione degli organi preposti, perché prendano atto della situazione in cui tanti conterranei vivono. Seriamente. Non è una novella questa, ma fatti reali che bruciano sulla nostra pelle", è il grido di dolore di un uomo, un veneto, un italiano, che, partito da "niente", ha portato "alta la bandiera" della propria terra, da "dove siamo partiti e di cui abbiamo sempre nostalgia. E sentirsi abbandonati, duole".

Abruzzo, pronto il Centro Sociale voluto dagli italo-venezuelani

di Monica Vistali

CARACAS - Manca ancora qualche ritocco ma finalmente, dopo un anno di intenso lavoro, il Centro Sociale e Culturale di Villa Sant’Angelo è pronto. Il piccolo Comune abruzzese lo inaugurerà questa domenica durante una cerimonia a cui assisteranno sindaci del circondario ed autorità provinciali e regionali, oltre all’ex Presidente del Centro Italiano-venezuelano di Caracas, Mario Chiavaroli e all’editore Amedeo di Ludovico. La speranza è che il nuovo centro aggregativo - intitolato al fondatore della ‘Voce d’Italia’, Gaetano Bafile, e in buona parte frutto della cordata di generosità degli italiani del Venezuela - impulsi la ricostruzione del tessuto sociale del paese, dissoltosi con il terremoto d’Abruzzo.
- Villa Sant’angelo è stato il Comune più colpito dal forte sisma del 6 aprile 2009 - racconta il Sindaco Pierluigi Biondi -. I morti sono stati 17. Ora i cittadini sono tornati ma è necessario restituire loro i luoghi dove socializzare, incontrarsi. L’aggregazione, lo stare insieme in modo costruttivo e il condividere esperienze passate e presenti, è l’elemento portante della rivincita sociale che vogliamo promuovere.
La cerimonia d’inaugurazione del Centro Sociale Polivalente avrà inizio alle ore 17 con il consueto taglio del nastro per mano del sindaco e il saluto delle autorità. Il programma prevede poi la proiezione del documentario “Tra il bosco e la luce” del regista Massimo De Matteis, giovane abitante del borgo e vittima del terremoto che con quest’opera ha voluto rendere omaggio ad una Villa Sant’Angelo in bilico tra ricordo, realtà e speranza. Non mancheranno il buffet e l’intrattenimento musicale, quest’ultimo a carico della band “Witko” e della corale “Cantabruzzo” di cui fa parte anche Raffaella, figlia di Tiero Pezzuto: l’illustre italo-venezuelano autore dell’“Inno a Caracas” al quale Villa Sant’Angelo ha dedicato un monumento proprio accanto alla nuova casa civica.
- Sarà una giornata speciale - spiega il sindaco Biondi -. Speriamo di poter ricambiare tutta l’ospitalità dimostrateci durante la nostra visita a Caracas.

Il Sindaco di Villa Sant'Angelo, Pierluigi Biondi
La realizzazione del Centro Sociale Polivalente G. Bafile è stata possibile grazie alla volontà e al denaro della collettività italiana del Venezuela: 102.522,12 euro donati dal CIV di Caracas, dalla Fondazione Abruzzo Solidale, dagli imprenditori del Gruppo dei 15 e dall’Associazione Abruzzesi e Molisani nel Mondo, che insieme a tanti generosi italo-venezuelani e ai connazionali del Canada hanno aderito alla cordata di solidarietà lanciata dalla ‘Voce d’Italia’ subito dopo la tragedia. Fondamentale lo sforzo dell’ex Ambasciatore Luigi Maccotta, che è riuscito ad ottenere da Cadivi il cambio preferenziale per i bolivares raccolti.
- Ancora una volta, sono i nostri emigranti ad aiutarci - ammette Biondi -. Sembra di essere tornati all’epoca delle rimesse, quando la nostra terra era distrutta ed erano i nostri concittadini all’estero, con il loro sudore, a darci la possibilità di vivere in modo decoroso, di ricostruire e far crescere il Paese.
Il fondo proveniente dal Venezuela - più 30 mila euro del Comune e 100 mila euro dell’impresa Edil2000 che si è incaricata dei lavori - ha permesso la costruzione di una struttura polifunzionale di 322 mq pensata in particolare per giovani e anziani, ma dove troveranno spazio anche attività civiche e comunali. Un luogo in cui ospitare laboratori e manifestazioni culturali, con una sala multimediale insonorizzata per concerti, proiezioni cinematografiche e conferenze. Una realtà che, come spiega Biondi, “serviva anche prima del terremoto”.
- Si tratta del coronamento di sogno - commenta il primo cittadino -. Prima del 6 aprile il punto di ritrovo era la ‘Casa delle associazioni’, abbattuta d’urgenza dopo il terremoto. Si trattava di un ex asilo, quindi di una struttura totalmente inadeguata, ma almeno era qualcosa. Dopo il sisma non c’era più nulla. Gli anziani avevano perso ogni punto di riferimento, i giovani non li trovavano. Speriamo che il nuovo Centro contribuisca a ricostruire un paese a misura d’uomo.
La nuova costruzione ha una struttura modulare: c’è la zona riservata alla piccola ristorazione/bar, la zona lettura/internet caffè e la zona conferenze/videoteca. Le prime due definiscono uno spazio unico, divisibile all’occorrenza tramite pareti mobili; mentre la terza è uno spazio a sé. La sala principale ha anche una grande vetrata aperta verso l’esterno, cosicché il fabbricato avrà un collegamento diretto al giardino per organizzare eventi all’aperto durante la stagione estiva.
- Rispetto al progetto iniziale la struttura si è arricchita notevolmente - spiega Biondi -. Abbiamo migliorato la stabilità dell’immobile, curato gli esterni, provvisto l’area di aiuole, parcheggio ed illuminazione. È bellissima e avrà un gran successo, anche perché è fabbricata all’interno del Parco comunale dove organizziamo i tornei di calcetto e la nostra sagra settembrina. Mancano solo gli arredi, che donerà Ikea per promuovere il suo nuovo centro vendite, e qualche passaggio burocratico per l’attestato di agibilità.
Ma come vanno le cose nell’Abruzzo post-terremoto? Il sindaco ci spiega che il piano di ricostruzione del Comune sarà presto approvato ed avviato e che, conclusa quella leggera, la costruzione pesante ha già preso il via. C’è ancora molto da fare, ammette, ma la voglia di riuscire è tanta.
- L’importante è far sentire i giovani parte di un destino comune: il destino di Villa Sant’Angelo. Offrire loro tutto il possibile affinché non siano costretti ad emigrare come hanno fatto i loro nonni. Abbiamo bisogno di loro. Architetti, muratori, storici dell’arte, psicologi... in questo momento tutti sono necessari. E poi non avrebbe senso ricostruire un paese se le sue forze migliori se ne vanno: sarebbe un fallimento, un investimento a perdere che non ci possiamo permettere.
C’è entusiasmo nella voce del Sindaco Biondi, molta speranza. Sembra lontano nel tempo il silenzio spettrale dei Map, i moduli abitativi provvisori in cui si erano rifugiati gli abitanti di Villa Sant’Angelo dopo il terremoto. Il Comune, anche grazie al nuovo centro aggregativo, sta tornando a vivere.

martedì 31 luglio 2012

Sostegno al Manifesto, Venezuela al centro della serata

Gruppo di solidarietà con il Venezuela, martedì scorso a Napoli.
CARACAS - Venezuela ancora al centro dell’attenzione a Napoli. Dopo la conferenza-dibattito "Il Venezuela oggi: prospettive bolivariane e il Socialismo del XXI secolo" - organizzata martedì in occasione Giornata di solidarietà internazionale con il Venezuela e la rivoluzione bolivariana - la capitale campana propone un incontro dal titolo “Le vie dell’alternativa in America latina. Il Venezuela bolivariano” nell’ambito di una serata di sostegno al quotidiano Il Manifesto.
L’appuntamento è alle 19.30 nell’ex Asilo Filangieri di Napoli (oggi La Balena). Sul palco Geraldina Colotti (giornalista del manifesto e curatrice di Le Monde diplomatique), Indira Pineda (Red por Ti America - Cuba) e Mario Neri del Circolo bolivariano A. Gramsci di Caracas.
Il circolo “Antonio Gramsci” nasce nel 2002 durante il convegno di solidarietà internazionale col Venezuela svoltosi a Caracas, quando alcuni membri della collettività italiana si incontrano con il teologo della Liberazione Giulio Girardi, scomparso di recente. Iniziano periodici incontri e riunioni, finché si decide di dare un nome al gruppo e la scelta ricade su Gramsci per il suo carattere internazionalista. L’obiettivo del circolo è quello di far conoscere all’estero la realtà venezuelana.
M.V.

Costituzionalismo e rivoluzione, Rodriguez a Sassari festeggia il Libertador

CARACAS - Non solo Roma e Napoli hanno festeggiato l’anniversario della nascita del patriota venezuelano Simòn Bolìvar. Il Dipartimento di Giurisprudenza, il Seminario di Studi Latinoamericani dell'Università di Sassari e l'Assla (Associazione di Studi Sociali Latinoamericani) hanno infatti organizzato nella capitale sarda un incontro di studi dal titolo "Costituzionalismo e rivoluzione bolivariana" cui ha partecipato come conferenzista l'ambasciatore del Venezuela in Italia, Julian Isaias Rodriguez Diaz.
Dopo gli interventi del rettore Attilio Mastino e del direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Francesco Sini, il diplomatico ha preso parola illustrando i legami tra l’attuale Costituzione venezuelana, votata nel 1999, e il ‘Léxico constitucional bolivariano’: una raccolta di testi del Libertador pubblicato in occasione del bicentenario della sua nascita - avvenuta il 24 luglio 1783 - su iniziativa dell'Assla e della Società Bolivariana del Venezuela e su proposta di Pierangelo Catalano dell'Università La Sapienza di Roma, attuale segretario dell'Assla. L’opera, che comprende anche i Progetti di Costituzione del 1819 e del 1826 e il Decreto Organico del 1828, così come le Costituzioni approvate dei Congressi del Venezuela e della Bolivia e i noti Discorsi di Angostura e di Bolivia, secondo l'ambasciatore Rodriguez è uno strumento indispensabile per l’interpretazione dell’attuale Carta costituzionale. Non a caso l'articolo 1 della Costituzione del 1999 recita: “La República Bolivariana de Venezuela es irrevocablemente libre e independiente y fundamenta su patrimonio moral y sus valores de libertad, igualdad, justicia y paz internacional en la doctrina de Simón Bolívar, el Libertador”.
- La prima iniziativa destinata ad attivare il potere costituente venezuelano è stata l'elezione di Hugo Chàvez a presidente della Repubblica il 6 dicembre 1998 - ha detto Rodriguez, secondo quanto riportato dal sito Sardies.org -. La Costituzione della Repubblica Bolivariana è una rottura "istituzionale pacifica" con la legalità precedente e con il vecchio Stato. Si basa su un processo di cambi politici grazie ai quali si promuove un nuovo progetto di Paese e un nuovo modello di Stato, più coerente con le realtà sociologiche, politiche, storiche e culturali della nostra identità come popolo.
Il diplomatico ha poi parlato dell’introduzione dei referendum, espressione di democrazia diretta, e dei poteri pubblici ‘Poder Ciudadano’ e ‘Poder Electoral’.
M.V.

giovedì 26 luglio 2012

Brogli a Caracas. Chi ha aiutato Miccichè?

di Monica Vistali

CARACAS - Combattere personaggi del calibro di Aldo Miccichè non è certamente cosa da poco. Soprattutto quando si sanno circondare di persone... disponibili e le condizioni sono favorevoli.
Durante le elezioni del 2008, l’intenzione del faccendiere è in un primo momento quella di intercettare le schede bianche degli elettori italiani in Venezuela (l’estensionismo è alto: durante il referendum di giugno 2011 l’affluenza è stata del 12,2%) e su queste barrare, in prima persona, la casella del Pdl. “Basterà pagare qualche addetto ai lavori - diceva in una telefonata al senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri -. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl”. E ancora: “Provvederò che presso ogni Consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno”. Chi erano questi “addetti ai lavori” corrotti da Miccichè? Chi i “responsabili delle votazioni”? Da chi era composta la “presenza segreta”? Persone rispettabili della nostra collettività, capaci di intrufolarsi nel sistema. Non dimentichiamoci quando, al telefono con Filippo Fani, Aldo Miccichè fa riferimento al membro del Cgie, Nello Collevecchio, e ad un tale Ugo, facilmente riconducibile al signor Di Martino, anche lui membro del Cgie, presentati alla collettività italiana in Venezuela come candidati Pdl proprio da Barbara Contini. Perché il faccendiere, mentre parlava con Fani dei suoi loschi piani, ha tirato fuori questi due nomi?
Le incognite continuano.
Quando le cose iniziano a non andare per il verso giusto e presa la decisione di bruciare in un falò le schede già regolarmente votate, Miccichè si impossessa dei plichi che si trovavano all’interno del Consolato generale d’Italia di Caracas. È quindi lecito chiedersi: se è entrato in azione di notte, quale funzionario lo ha fatto entrare? Chi era di guardia? Le domande si moltiplicano nell’ipotesi che il furto sia avvenuto in pieno giorno, a Consolato aperto. Chi gli ha permesso di andarsene con i voti degli italiani sottobraccio?
Insomma: le elezioni per corrispondenza degli italiani all’estero, oltre ad essere minate di inghippi di ogni tipo, non sono sicure. Ricordiamo l’ultimo referendum: in tanti non hanno ricevuto la scheda per votare e, quando l’hanno richiesta, hanno scoperto di essere scomparsi dalle liste Aire; altri si sono ritrovati in mano certificati elettorali inverosimili secondo i quali erano nati nell’Ottocento o alla fine del Terzo millenio: “Posso votare se risulto non ancora nato?” si chiedeva qualcuno. Infine non dimentichiamo i disagi sofferti al momento di votare presso il Consolato a Caracas, quando ad un certo punto le cassette postali strabordavano ed era impossibile riporvi nuove schede ed i voti dei nostri connazionali sono quindi stati affidati alla ‘buona fede’ di funzionari del Consolato e vigilanti di sicurezza. Un gesto che, con uno sguardo al passato rivolto agli “addetti ai lavori” di Miccichè e al suo misterioso ‘lasciapassare’ al Consolato, non è certo piaciuto ai nostri connazionali elettori.

Il Maie e Miccichè
Nello Collevecchio (CGIE) spunta nelle telefonate di Miccichè ed ora è ai vertici del Maie.
Tutto il male, comunque, non viene per nuocere. E questa ennesima caduta d’immagine del Pdl all’estero fa certo comodo a qualcuno. Alle opposizioni, per esempio. Non a caso Ricky Filosa, direttore del quotidiano on line ‘Italiachiama italia’, commentando da Santo Domingo l’arresto di Miccichè si affretta a scrivere:
- Il Pdl nel mondo, già fortemente screditato, esce a pezzi da questo ennesimo scandalo che ne sancisce la morte politica. Ricardo Merlo ed il suo movimento hanno oggi, più che mai, la responsabilità di offrire agli elettori moderati un progetto politico alternativo e credibile che cancelli gli orrori di questi anni.
Beh, il deputato Merlo ha fatto proprio bene a nominare Filosa “Coordinatore del Maie in America Centrale”. Anche se il giornalista si è dimenticato di dire che nella sezione venezuelana di questo promettente movimento politico, spuntano ai vertici proprio i nomi tirati in ballo da Miccichè in una telefonata: Nello Collevecchio e Ugo Di Martino.

Caso Miccichè, Porta (Pd): “Chiarimenti sui brogli del 2008”


Brogli in Venezuela. L’ex presidente della Commissione antimafia, Francesco Forgione al ‘Fatto quotidiano’: “Capire perché la Procura di Roma ha insabbiato l’inchiesta visto che dalle intercettazioni è emerso che Micciché raccontava a Dell’Utri, che approvò entusiasta, i brogli e la distruzione delle schede”

CARACAS – Estradizione subito. E un definitivo chiarimento sui brogli elettorali avvenuti nel 2008 in America latina, in occasione delle elezioni politiche da cui uscì vittorioso il Pdl di Silvio Berlusconi. A chiederlo è il deputato Fabio Porta (Pd) dopo l’arresto a Caracas di Aldo Miccichè, faccendiere della ‘ndrangheta e uomo di fiducia di Marcello Dell’Utri, raggiunto giovedì da un mandato di cattura internazionale per associazione mafiosa ed ora agli arresti domiciliari.
- La notizia dell’arresto in Venezuela del latitante Aldo Miccichè è un segnale positivo in direzione di una rapida conclusione dei diversi filoni di inchiesta che riguardano le interferenze della delinquenza organizzata sul voto all’estero - dichiara Porta -, con particolare riferimento a quanto successo in Argentina e Venezuela nelle elezioni del 2008. Troppe volte, nel corso di questi anni, abbiamo avuto notizie giornalistiche e conferme giudiziarie relativamente alla presenza di faccendieri e affaristi che hanno utilizzato in maniera impropria e illegale la presenza delle nostre collettività all’estero, tentando addirittura di infiltrarsi negli apparati dello Stato. In questo senso siamo fiduciosi che la rapida estradizione di Miccichè possa preludere ad un definitivo chiarimento e ad una urgente conclusione dell’indagine in corso sui brogli avvenuti nella consultazione politica del 2008, anche in vista della ormai imminente prossima consultazione elettorale.
Secondo il deputato, “non è più eludibile l’approvazione di una nuova legge sul voto all’estero, in grado di evitare il ripetersi di quanto successo nel 2006 e nel 2008; in Parlamento esistono già diverse proposte di legge ed una comune volontà di intervenire espressa da tutti i partiti. Si passi subito dalle parole ai fatti!”

Forgione al ‘Fatto quotidiano’:
“Perchè s’insabbia l’inchiesta sui brogli?

L’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione offre al ‘Fatto quotidiano’ un interessante ritratto del faccendiere calabrese.
Secondo Forgione la cattura di Miccichè è uno dei colpi più duri alle cosche calabresi perchè siamo di fronte ad un potere parallelo che tiene insieme politica e affari in una dimensione internazionale e ha come cono d’ombra la massoneria. Un potere che gli ha garantito vent’anni di impunità.
- Stiamo parlando del sistema degli affari delle società miste di Dell’Utri e Micciché per l’acquisto di gas e petrolio per conto di società legate alla Gazprom, ma anche dei rapporti per l’acquisto di società venezuelane intestate ai figli di entrambi. Soltanto nel 2008, il figlio di Dell’Utri stava a casa di Micciché per mettere a punto gli affari.
Poi cè l’inchiesta sui brogli elettorali, che tira in ballo la responsabile esteri del Pdl Barbara Contini - che “era ospite nella villa di Caracas del latitante calabrese”, il quale la accompagnava fedelmente durante la campagna elettorale - e il suo collaboratore Filippo Fani.
- Bisogna capire il perché la Procura di Roma, in questi anni, ha insabbiato l’inchiesta visto che dalle intercettazioni è emerso che, nel 2008, Micciché raccontava a Dell’Utri, che approvò entusiasta, i brogli elettorali e la distruzione delle schede in Venezuela.
L’ultimo importante capitolo è il ruolo di Micciché come terminale di informazioni che, afferma Forgione, “partivano da settori della magistratura e delle forze dell’ordine reggine, arrivavano a Caracas per poi essere trasmesse dal latitante agli uomini dei Piromalli che venivano informati delle intercettazioni e delle cimici piazzate nelle loro macchine. Tutto questo - conclude - è registrato”.


Dal Venezuela la tazzina di caffé commestibile

CARACAS – Un gustoso biscotto a forma di tazzina di caffé, internamente rivestito di zucchero per una perfetta degustazione. Lo ha creato per Lavazza il designer venezolano Enrique Luis Sardi.

Caracas-Roma con Alitalia, arrestato con 5,6 Kg di cocaina

Aldenys José Moran Serrano, 28 anni, era diretto a Roma
di Monica Vistali

CARACAS - Agenti della Polizia scientifica (Cicpc) hanno catturato nella zona d’imbarco Alitalia dell’aeroporto Maiquetía di Caracas, un uomo che si accingeva a partire per Roma con 5,6 chilogrammi di cocaina nascosti in una valigia a doppio fondo.
A tradire Aldenys José Moran Serrano, 28 anni, un atteggiamento nervoso che ha fatto insospettire i funzionari, i quali hanno subito proceduto ad una minuziosa analisi del bagaglio.
Secondo quanto dichiarato dal Viceministro del Sistema integrato di Investigazione penale, Hugo Armando Carvajal Barrios, il doppio fondo in cui era nascosta la droga occupava l’intera superficie della valigia ed era imbottito di un materiale sintetico di colore grigio. Il narcotest ha svelato all’interno di quest’ultimo una sostanza denominata cloridrato di cocaina.
- La droga estratta dalla valigia pasava 5,6 chilogrammi netti - ha specificato Carvajal.
L’intenzione di Moran Serrano era qualla di arrivare in Italia, a Roma. Trasportava una quantità importante di euro in contanti.

mercoledì 25 luglio 2012

Brogli, Miccichè ai domiciliari. "Se dico tutto faccio un best seller"

Secondo una fonte esclusiva, il faccendiere della ‘ndrangheta sarebbe stato arrestato giovedì nella zona della California, a Caracas. In una intercettazione: “Se mi decido e dico tutto, faccio un best seller”



di Monica Vistali

CARACAS - Il faccendiere calabrese Aldo Miccichè, 76 anni, raggiunto in Venezuela da un mandato di cattura internazionale per partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, sarebbe agli arresti domiciliari. Lo apprende la ‘Voce d’Italia’ una fonte attendibile che preferisce mantenere l’anonimato. Imprenditore ed ex dirigente Dc, uomo di fiducia del senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri e amico dei grandi boss della ‘ndrangheta dei Piromalli della Piana di Gioia Tauro, Miccichè è anche al centro dell’inchiesta sul rogo delle schede elettorali degli italiani in Venezuela, appiccato per favorire il Pdl durante le elezioni politiche del 2008. Migliaia di schede bruciate e sostituite.
Aldo Miccichè sarebbe stato arrestato dall’Interpol di Caracas nella sua abitazione in Calle San José, zona La California del municipio Sucre, nella zona est della capitale venezuelana. Le manette sarebbero scattate non lunedì 23, come reso noto in un primo momento, ma lo scorso giovedì 19. Miccichè, presuntamente dal 1991 in Venezuela, dove si era rifugiato per sfuggire ad una condanna per bancarotta fraudolenta e millantato credito, aveva aquisito nel tempo la doppia cittadinanza.
Gli agenti dell’Interpol, che fanno capo alla Polizia scientifica Cicpc, hanno arrestato l’imprenditore facendo seguito a un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Dda di Reggio Calabria nell'ambito dell'inchiesta “Cent'anni di storia”. Ora si attende l’estradizione in Italia, dove Miccichè dovrà scontare 11 anni di carcere ed affrontare - prima con il gip e poi con il pm della Dda reggina Roberto Di Palma, che coordina le indagini insieme al procuratore aggiunto Michele Prestipino - numerose questioni riguardanti i loschi intrecci tra economia, politica e mafia, da lui gestiti in prima persona.
Sono numerose le telefonate intercettate dagli inquirenti che inchiodano il faccendiere calabrese, rappresentante dei Piromalli in Sudamerica e negli Stati Uniti.
- E che cazzo, venti anni così, perché non mi arrestate - si ascolta in una telefonata da Caracas a Massimo De Caro, uomo dei Piromalli che con il senatore Marcello Dell’Utri stava facendo affari comprando petrolio venezuelano per conto di una società legata alla russa Gasprom -. Sono qua in Venezuela... è tanto facile. Avete il mandato di cattura? Qua sono! Pigliatemi. E invece non l’hanno fatto. Loro sanno che se mi decido e dico tutto posso fare un best seller.

Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi
Tante anche le registrazioni effettuate tra il 2007 e il 2008, relative ai brogli elettorali in Venezuela, secondo le quali Micciché si doveva occupare personalmente di procurare al centrodestra, anche mobilitando i funzionari dei consolati, circa 50 mila voti truccando le schede bianche degli elettori italiani all’estero. La contropartita sarebbe stata un versamento di 200mila euro, le pretese dei Piromalli circa i benefici sull’applicazione del 41 bis ai boss detenuti e la revisione di alcuni processi.
Si ascolta in una telefonata a Dell’Utri dell’8 marzo 2008:
- Tesoro, bello d'Aldo tuo. Provvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno, che nel 2006 hanno rappresentato più del 30 per cento.
Le cose, però, non andarono come previsto e il faccendiere fu ‘costretto’ a distruggere le schede elettorali votate in un grande falò. Al telefono con Filippo Fani (oggi senatore Pdl), che si occupava della circoscrizione estero per il centrodestra insieme a Barbara Contini, poi eletta senatrice, Miccichè parla chiaro:
- Ho dovuto distruggere le schede. E' chiaro o no? Però distruggere 'ste cose era una specie di reato; insomma, più di un reato... è chiaro o no? E quindi volevo avere l'ok di Barbara, chiaro? Ma quella disgraziata stava dormendo alle tre di notte. Quindi ho bruciato tutto.
Si parla anche di soldi. Miccichè dice di aver parlato "con i calabresi, che mi son costati... A proposito, se non mi mandate quei soldi sono veramente fottuto io eh... Sono veramente fottuto coi calabresi - continua Miccichè - coi siciliani, con i campani... Hanno inviato 26mila lettere in Campania! (Barbara Contini era candidata in Campania, ndr).
Scriveva al tempo Mariza Bafile, candidata del Pd:
- Secondo me - ipotizza - prima avevano manomesso i plichi, poi a un certo punto evidentemente non hanno più avuto la possibilità di farlo e quindi hanno dovuto per forza "eliminarle", in questo caso bruciandole. Questo significa - sottolinea - che non solo loro non avevano quei 20mila voti, ma che i 20mila voti ce li avevo io!.
Il Pdl in Venezuela guadagna nel 2008 il 72,69% al Senato e il 65,92 alla Camera, a fronte del 27,8% di Forza Italia del 2006.
Durante una conversazione, Miccichè fa riferimento al membro del Cgie, Nello Collevecchio, e ad un tale Ugo, facilmente riconducibile al signor Di Martino, anche lui membro del Cgie, presentati alla collettività italiana in Venezuela come candidati Pdl proprio dalla Contini.

martedì 24 luglio 2012

Svelata ricostruzione 3D del volto di Simón Bolívar

CARACAS - In occasione del 229esimo anniversario della nascita, il presidente Hugo Chávez ha presentato una ricostruzione 3D del volto del Libertador Simón Bolívar (1783-1830), eroe venezuelano noto per il suo decisivo contributo all’indipendenza della sua patria e di numerosi Paesi latinoamericani (Bolivia, Colombia, Ecuador, Panama e Perù).
- Viva Bolívar! - ha esclamato il capo di Stato durante la cerimonia nel Salone Ayacucho del Palazzo presidenziale di Miraflores -. Bolívar è e sarà un vero gigante della specie umana: è la lotta che non si ferma mai.
Riferendosi poi alla “permanente aggressione alla Storia” da parte di alcuni “intellettuali borghesi” ai quali “non conviene che si conosca la verità”, ha citato una frase dello stesso Bolívar:
- La Storia non sono i fatti del passato. La storia è un immenso ventre che contiene più speranze che eventi passati, e gli avvenimenti futuri devono essere superiori a quelli passati.
La ‘fotografia’ del Libertador è un’opera computerizzata in tre dimensioni ottenuta scannerizzando scientificamente i resti del defunto Bolívar, esumati nel 2010. L’antropologa responsabile dell’equipe di lavoro, Lourdes Pérez ha assicurato che l’immagine svelata dal capo di Stato durante una trasmissione a reti unificate, “coincide completamente” con la vera fisionomia del patriota.
- È impressionante - ha commentato Chávez - è come se gli avessero fatto una fotografia. Ora lo vedranno il Venezuela e il mondo.

Bolívar morì
per infezione respiratoria

Durante la ceremonia commemorativa è stato presentato inoltre uno studio sulle vere cause della morte di Simón Bolívar. Secondo il dossier, dell’analisi dei tessuti ossei si evince che il ‘Padre della patria’ decedette per una infezione respiratoria di tipo cronico combinata con alti livelli di arsenico, sostanza contenuta nelle medicine dell’epoca, di cui fece molto uso nei suoi ultimi giorni di vita. Ancora da determinare la presenza di un fungo che produce sintomi simili a quelli della tubercolosi, a causa del quale Bolívar avrebbe sofferto di vesciche sulla pelle e problemi renali, secondo quanto riporta il documento medico elaborato da Yanuacelis Cruz, responsabile della Divisione di Anatomia patologica forense della Coordinazione nazionale di Scienze forensi.
Si è proceduto anche con uno studio genetico per determinare se, come vuole la storia tradizionale, la tubercolosi sia stata la vera causa della morte di Simón Bolívar.
- Le analisi del dottor Tylor, medico inglese, dimostrano che Bolívar non morì né di tubercolosi né di sifilide - ha dichiarato Yanuacelis Cruz.
Il documento sostiene che “le analisi istologiche e radiologiche dimostrano che lo stato di salute” del Libertador “si aggravò di pari passo con l’emergere della depressione”.
M.V.



Brogli in Venezuela: Aldo Micciché in manette

Il faccendiere arrestato a Caracas per associazione mafiosa. Uomo di fiducia di Dell’Utri legato alla ‘ndrangheta dei Piromalli. Per favorire il Pdl, durante le elezioni politiche del 2008 avrebbe bruciato in un rogo migliaia di schede elettorali


Telefonata intercettata - Micciché e Fani:

CARACAS – In manette il faccendiere calabrese Aldo Miccichè, 76 anni, arrestato lunedì a Caracas dalla polizia venezuelana. A raggiungere l’ex dirigente della Dc, al centro dell’inchiesta sul presunto rogo delle schede elettorali degli italiani in Venezuela durante le elezioni politiche del 2008, un mandato di cattura internazionale per associazione mafiosa spiccato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta “Cento anni di storia”. Da anni latitante in Venezuela, dove si era rifugiato per sfuggire ad una condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, Miccichè nei giorni scorsi è stato condannato in appello a 11 anni di carcere.
- L'arresto di Aldo Miccichè è un risultato molto importante, ora il Governo si attivi perché non ci siano ulteriori ritardi ed il Venezuela dia subito seguito all'estradizione - afferma Laura Garavini, capogruppo Pd nella commissione Antimafia -. Miccichè è un uomo di congiunzione tra la 'ndrangheta, esponenti politici ed economia. È l'anello di una catena di collusioni che ha cercato di inquinare le elezioni dei parlamentari eletti in America Latina; sfruttato le sue conoscenze per cercare, tramite Marcello Dell'Utri, di far attenuare il 41 bis al boss Piromalli; indirizzato a proprio favore importanti commesse internazionali che coinvolgevano anche il governo italiano. Quando arriverà in Italia - conclude Garavini - ci auguriamo che decida di collaborare con la magistratura per l'accertamento della verità su tutti questi fatti.
Stando all’impianto accusatorio, che vanta numerose intercettazioni telefoniche, Micchichè sarebbe stato in contatto con le cosche dell’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, in particolare con la cosca Piromalli. A questa, nel 2008 affida il compito di sostenere la lista Berlusconi per conto del senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, suo amico e socio in affari (si parla di petrolio ma anche di 500 mila dosi di vaccino antinfluenzale da esportare in Sudamerica “come Onlus, organizzazione umanitaria, così paga tutto lo Stato italiano”, come precisa il faccendiere in una telefonata a Dell’Utri. “I medicinali - dice al senatore - saranno il nostro posto al sole”). Come prova della disponibilità della cosca, Micciché invia da Dell’Utri a Milano il reggente del casato, Antonio Piromalli, e suo cugino Gioacchino, avvocato radiato dall'ordine dopo una condanna per mafia. “Due bravi picciotti” li definisce il parlamentare berlusconiano in un secondo colloquio telefonico, in cui ringrazia il faccendiere calabrese per aver organizato l’incontro.
Ma ci sono anche i voti degli italiani all’estero.
Secondo l’accusa, dal Venezuela Micciché si doveva occupare personalmente di procurare, anche mobilitando i funzionari dei consoli, circa 50 mila voti truccando le schede bianche degli elettori italiani all’estero. La contropartita sarebbe stata un versamento di 200mila euro, le pretese dei Piromalli circa i benefici sull’applicazione del 41 bis ai boss detenuti e la revisione di alcuni processi. “Ciao Marcello, sono Aldo, Aldo Miccichè. Posso darti una mano qui in Sudamerica?” si ascolta in una delle telefonate intercettate.
Al telefono con Dell'Utri, Micciché è fiducioso: “Basterà pagare qualche addetto ai lavori - dice rivolgendosi al senatore -. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl”.
Ma le cose non sembrano andare bene come previsto. E allora Micciché, che ha in mano le sorti del partito di Berlusconi in Venezuela, ha un’idea: bruciare le schede elettorali degli italiani residenti nel Paese. Migliaia di schede con il voto regolarmente espresso. “Stiamo perdendo, le ho bruciate tutte” è il contenuto della telefonata tra il faccendiere e il suo interlocutore italiano, Filippo Fani, dirigente del Pdl e stretto collaboratore di Barbara Contini, all’epoca capolista Pdl a Napoli. E l’operazione sembra essere andata bene: nel 2008 in Venezuela il Pdl raggiunge quota 72,69% al Senato e 65,92% alla Camera, un bel salto rispetto al 27,8% di Forza Italia nel 2006.
Alle 3 di notte, Miccichè chiama Barbara Contini per avvisarla della sua decisione e “per avere il suo ok, ma non mi ha potuto rispondere, povera disgraziata stava dormendo alle 3 di notte”. Poi telefona a Fani.
- Ti dico delle cose molto riservate. Mi sono trovato questa notte a dover, non avevo vie d’uscita, perché non me li potevano consegnare… di distruggerle, chiaro o no? A Barbara questa notizia devi dargliela in via segretissima, che viene dai servizi di sicurezza. Se si sapesse questa cosa… sai come arrivano le… (le schede, ndr) avevano il cartone completo dai, parliamoci chiaro… Io mi sono permesso di…
Le schede, insomma, si votavano a pacchi interi, oppure si bruciavano.
- Ed allora sai cosa ho fatto? Ho messo il tappo della benzina… così si è risolto il problema. Ho le ceneri, se volete le ceneri ve le posso mandare.
Fani è comprensivo:
- Hai fatto benissimo, che stiamo scherzando? È più che giusta questa cosa - commenta.
Aldo Miccichè spiega poi al dirigente del Pdl perché la vittoria elettorale era a rischio.
- Questi stronzi (i candidati del Pd, ndr) si sono organizzati non dico meglio di noi ma quasi. Io questa notte sono riuscito a fare questo. Per chiamare io alle 3 e mezzo Barbara Contini, ti rendi conto come ero combinato? Dall’altro canto non è che quelli me li potevano consegnare per farle votare io… perché se no avevo risolto il problema questa notte.
Poi, riferendosi alla candidata del Pd Mariza Bafile, sostiene:
- La nostra candidata comunista di qua ha chiesto aiuto a Chávez, perché tu come sai, lei sta facendo tutta una propaganda a favore di Chávez in Italia, quindi ha chiesto certi aiuti. Una parte di queste buste (i plichi con le schede votate dagli italiani in Venezuela, ndr) erano partite grazie ai servizi di sicurezza di qua.
Vista la comprensione di fani, Micciché si rilassa:
- Che cazzo me ne fotte. Non ho commesso alcun reato e se hanno filmato pazienza.
Secondo quanto scrive Il fatto quotidiano, Miccichè è rimasto coinvolto in numerose inchieste: da quella sulla vendita di centinaia di case prefabbricate destinate ai terremotati dell’Irpinia a quella per un finanziamento di 800 milioni di lire ottenuto da una banca svizzera con una documentazione falsa. Sarebbe stato, inoltre, in contatto anche con la banda della Magliana. È intervenuto, infatti, in favore di un detenuto del gruppo criminale romano in cambio di 25 milioni di lire. Rapporti, questi, emersi nell’ambito del processo per l’omicidio di Mino Pecorelli durante il quale un pentito, Maurizio Abbatino, aveva riferito circa il tentativo di aggiustare la posizione processuale di uno degli imputati.
Il quotidiano ruba anche un commento in Procura:
- Aspettiamo che Miccichè rientri in Italia - affermerebbe un funzionario -. Fino a quel momento non dimentichiamo che è sempre un personaggio camaleontico.
M.V.

venerdì 20 luglio 2012

Lo scrittore italiano Mandrillo ospite al Filven di Maracaibo

CARACAS – Questo mercoledì 25 luglio lo scrittore italiano radicato a Maracaibo, Cosimo Mandrillo, sarà ospite della Fiera internazionale del Libro Filven che inizia oggi nella capitale zuliana.
Nato in provincia di Taranto nel 1951 ed oggi docente e ricercatore all’Universidad del Zulia, Mandrillo commenterà nella sala Luis Britto García del centro Lía Bermúdez la “Tetralogía del petróleo” del venezuelano César Rengifo, che contiene alcune delle piece teatrali più conosciute del drammaturgo: “Las mariposas de la oscuridad” (1951-1956), “El vendaval amarillo” (1952), “El raudal de los muertos cansados” (1969) e “Las torres y el viento” (1969), tutte un ritratto storico dell’inizio dello sfruttamento delle risorse petrolifere in Venezuela.
Mandrillo ha saputo coniugare negli anni il lavoro di ricerca letteraria e l’attività creativa. Tra le opere pubblicate si ricordano "Víbora y barro: acercamientos a la obra de Gustavo Díaz Solís”; “Literatura zuliana siglo XIX; de los inicios a Ildefonso Vázquez”; “Antología poética de María Calcaño”; “Migra”; “Poemas de lengua brava”; “Parte de guerra”; “El árbol de jugar”; “El mundo es una piedra”; “La ciudad de Odón”; “Todo indicio de ti”.
La conferenza avrà inizio alle ore 17. Entrata libera.
M.V.

giovedì 19 luglio 2012

Liberato 27enne italiano Di Biase. Il caso: muore indagato, Cicpc sotto accusa per torture

CARACAS - L’italo-venezuelano Giovanni Di Biase Calderón, 27 anni, è stato liberato dai suoi sequestratori verso le 4 di questa mattina, dopo quasi un mese di prigionia. Il giovane commerciante, rapito il 22 giugno scorso da quattro soggetti armati durante una festa di compleanno in casa dei genitori a Ciudad Bolívar, è stato lasciato nel settore El Amparo dello stato Anzoátegui, nel centro del Paese.
La familia della vittima è proprietaria di una impresa di trasporti nella città di Puerto Ordaz ma, spiegava poco dopo il rapimento il segretario di ‘Seguridad Ciudadana Regional’ dello stato Bolívar, Julio Fuentes Manzulli, “non si tratta di una famiglia particolarmente ricca”.
Doménico Yula, padrino della vittima, ha reso noto che durante il sequestro i rapitori avevano dimostrato circa sette volte che il giovane era ancora in vita e per la sua liberazione avevano chiesto la somma di 5 milioni di BsF.
- Loro chiamavano me. Mi hanno chiesto 5 milioni. Non abbiamo mai pagato e Giovanni è stato liberato - ha dichiarato Yula.
L'uomo ha poi spiegato che il ragazzo “non è mai stato maltrattato dai sequestratori”, i quali “gli davano pasta con sardine due volte al giorno. Il medico forense ha dichiarato che fisicamente sta bene, ma ci si può immaginare come si sente psicologicamente una persona che è stata sequestrata per quasi un mese”.
Il Segretario generale della polizia scientifica Cicpc, Ramón Maldonado ha spiegato che la liberazione di Giovanni Di Biase si deve alla pressione esercitata dalla Unità Antiestorsione e Sequestri del CICPC e del GAES della Guardia Nazionale degli stati Anzoátegui e Bolívar. Lo stesso Doménico Yula ha ringraziato gli oprganismi poliziali per aver risolto il caso.
La polizia ha identificato due membri della banda delittiva, che si presume sia composta da 6-8 persone, tutte di nazionalità venezuelana. Nessuno è ancora stato arrestato. È stata però fonte di scandalo la morte di Luis Alfredo Marval Piñeda, 38 anni, deceduto mentre era detenuto nella sede della polizia scientifica perché indagato nel caso del sequestro Di Biase. Anche se l’autopsia parla di infarto, si sta cercando di capire la causa dell’arresto cardiaco. Sul corpo del presunto delinquente, infatti, trasportato in ospedale dagli agenti, sono stati rinvenuti diversi ematomi al petto, alla schiena e ai polsi. Si cerca di capire se l’indagato sia stato vittima di torture da parte degli agenti, inflitte con l’obiettivo di estorcere informazioni relative al sequestro del giovane italiano.
Durante quest’ultimo mese, diverse fonti affermavano che la famiglia Di Biase si negava a cooperare con la polizia e che fosse stato pagato un riscatto milionario, mai arrivato però nelle mani dei sequestratori.
M.V.