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giovedì 25 ottobre 2012

Porta (Pd) interroga Mae sul caso Codazzi e su chiusura Uff.Scuole

Il parlamentare Pd interroga il Mae sulla chiusura dell’Ufficio Scuole e sul caso Codazzi, in considerazione dell’accordo bilaterale e dell’ipotesi di un aumento dei contributi agli istituti paritari. “A Caracas tutelare meglio i servizi scolastici e l’interesse delle famiglie”

ROMA - "Non passa giorno che da qualche parte del mondo dove vi sono importanti concentrazioni di italiani non giungano segnalazioni di difficoltà e di vero e proprio arretramento dei servizi esistenti, in particolare di quelli riguardanti la formazione e la promozione della lingua e della cultura italiana". Così Fabio Porta, eletto nelle fila del Pd in America Latina, riferendosi al caso di Caracas, "dove - afferma - è stato chiuso l’ufficio scuola del consolato, in sconcertante coincidenza con l’accordo firmato dal nostro Paese con il Venezuela sul reciproco riconoscimento dei titoli di studio. Ancora una volta, - denuncia Porta - la mano destra non sa quello che fa la sinistra, anche se entrambe appartengono allo stesso corpo, vale a dire al Ministero degli Affari Esteri".
Inoltre, aggiunge il deputato, "ad una settimana dall’inizio delle lezioni, la scuola italiana "Agostino Codazzi", di notevole tradizione culturale e formativa, ha praticamente raddoppiato le rette a carico delle famiglie dei ragazzi che la frequentano. Le famiglie - informa Porta - di fronte al fatto compiuto in realtà non hanno alternative in quanto, essendo la "Codazzi" una scuola paritaria, rilascia titoli di studio che possono essere riconosciuti dall’ordinamento venezuelano. La "Codazzi", tuttavia, - prosegue - proprio in qualità di scuola paritaria, riceve un contributo dal Ministero degli Esteri, anche se nell’ultimo anno ridotto al minimo".
È "per richiamare l’attenzione dei responsabili delle strutture ministeriali cui fanno capo queste problematiche", che Porta dichiara di aver "presentato un’interrogazione al Ministro degli Esteri per sollecitare una soluzione positiva in ordine al ripristino dell’ufficio scuola, in considerazione del moltiplicarsi delle esigenze legate alla stipula dell’accordo bilaterale".
- Ho chiesto al Ministro - specifica il deputato Pd - di fare in modo che i nostri rappresentanti facciano presente ai responsabili della "Codazzi" le difficoltà che un aumento delle rette tanto sensibile produce alle famiglie degli alunni, tanto più che nella legge di stabilità all’esame della Camera si prevede di triplicare le risorse da destinare alle scuole paritarie. Credo - conclude Porta - sia legittimo chiedere che, sia pure nel rispetto più convinto dell’autonomia delle scuole private riconosciute, i contributi pubblici abbiano ripercussioni anche sulla condizione delle famiglie che scelgono per i propri figli una formazione culturale di impronta italiana.

Festeggiava con amici davanti a casa, ucciso 17enne aiutante di cucina del CIV

CARACAS - Yehiker Manuel Luna Caro, 17 anni, aiutante di cucina del Centro Italiano-venezuelano di Caracas, è stato ucciso sabato notte davanti alla sua residenza con un colpo di arma da fuoco. La tragedia è avvenuta nel quartiere popolare Las Minitas de Las Minas de Baruta, stato Miranda.
Secondo la ricostruzione fatta dagli agenti sulla base delle testimonianze rese dai familiari della giovane vittima, verso l’una di notte l’adolescente si trovava con il fratello maggiore e alcuni cugini ed amici davanti alla porta di casa sua, bevendo e scherzando. All’improvviso si è avvicinato un soggetto - conosciuto come Hernán "El Bizarro", 34 anni - che ha salutato il gruppo e pochi minuti dopo ha sfoderato l’arma da fuoco con cui ha sparato contro la vittima, per poi darsi alla fuga. Il fratello di Yehiker Luna, chef del Centro Italo-venezuelano, ha caricato il ragazzo su una motocicletta per portarlo all’ambulatorio di Las Minas e poi all’ospedale Domingo Luciani, dove è deceduto.
La vittima si era da poco diplomata e aveva intenzione di iniziare la carriera militare. Mentre aspettava di cominciare gli studi preso la Unefa, l’Università nazionale delle Forze Armate, guadagnava qualche soldo al Centro Italo, dove lavorava anche il fratello maggiore.
L’assassino di Yehiker Luna sarebbe parte di un gruppo delittivo che agisce nella parte bassa del barrio Las Minas de Baruta, in rivalità con i delinquenti della zona alta. A pagare le spese del conflitto sono gli abitanti del quartiere.
Quello del giovane lavoratore del CIV è uno dei 37 cadaveri entrati all’obitorio di Colinas de Bello Monte, a Caracas, quest’ultimo fine settimana.
(La Voce d'Italia, Monica Vistali)

Settimana della Lingua, Focus sulla Puglia tra letteratura, arte, scienza ed olio d’oliva

CARACAS - Nell’ambito di una Settimana della lingua italiana tutta concentrata sulla Puglia (il titolo di questa edizione è “L'Italia dei territori e l'Italia del futuro”), con un simpatico ‘aperitivo letterario’ è stato presentato martedì all’Istituto italiano di Cultura “Il Silenzio dell’Onda”, ultimo sforzo letterario dello scrittore barese Gianrico Carofiglio. In serata, invece, la manifestazione si è spostata nel Salone Vip del Centro Italiano-venezuelano di Caracas, dove Pietro Grimaldi ha offerto una conferenza dal titolo “La Carta de los bienes culturales de Apulia” per poi lasciare spazio ad una degustazione di olio d’oliva apuliano a cura dell’agronomo Gennaro Napolitano (Apulia, con i suoi 50 milioni di ulivi è la regione italiana più importante dal punto di vista della produzione di olive e olio extravergine).
Grimaldi ha riproposto ieri la sua conferenza nell’Auditorio Tobias Laser della ‘Facultad de Ciencias’ della UCV di Caracas e domani, alle 9.30, esporrà nel ‘Centro Cultural de la Facultad de Humanidades’ della ULA di Merida.
Sempre ieri, inoltre, la sede dell’IIC ha ospitato una conferenza dal titolo “Nanotecnologia, Fisica y Aplicaciones - Investigaciones en Apulia”, tenuta dalla Dott.ssa Adriana Passero.
Gianrico Carofiglio, che vanta 17 premi e traduzioni in 24 lingue, è anche magistrato e parlamentare. Finalista al Premio Strega, “Il Silenzio dell’Onda” è un romanzo noir ma anche psicologico. L’autore, che con questo arriva a quota 13 libri, abbandona in quest’opera il fortunato personaggio dell'avvocato Guerrieri - approdato anche al cinema - per dare spazio ad un intreccio di vite che tentano di trovare una luce in fondo al tunnel. C’è Roberto, cinquantenne in analisi dopo una vita come infiltrato tra i trafficanti di droga internazionali, ed Emma, ex attrice piena di sensi di colpa. Ma ci sono anche i sogni magici di Giacomo, ragazzino sensibile, e la presenza della sua dolce compagna di scuola.
La direttrice dell’Istituto, Luigina Peddi ha presentato l’opera attraverso la lettura di alcuni brani, fatta anche dai presenti, e l’ausilio di un video. Al termine dell’evento, è stato offerto un aperitivo a base di pizzette e vino bianco.
Per chi fosse interessato, il romanzo Il Silenzio dell’onda è disponibile presso la biblioteca dell’Istituto.
La “Settimana della lingua italiana nel mondo” è un evento culturale internazionale che si svolge ogni mese di ottobre su iniziativa dell'Accademia della Crusca in cooperazione con la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministro degli Affari Esteri. La Settimana in Venezuela si chiuderà domani.
(La Voce d'Italia, Monica Vistali)

mercoledì 26 settembre 2012

PRESIDENTE CHAVEZ: “NACIONALICE” LA FIAT - Carta abierta al presidente Chávez de los trabajadores italianos de la Fiat

Señor Presidente,

Puede parecer extraño que al presentarle un pedido de intervención - al Presidente de un país del empobrecido Sur del planeta - somos los trabajadores del rico norte del mundo, dependientes de una Multinacional como la FIAT. Pero el capitalismo globalizado, impuesto a muchos países del Sur tanto como lo es en el Norte, está gradualmente abatiendo las conquistas históricas del movimiento trabajador bajo los golpes de una “teología de la liberalización” que no duda de imponerse a la humanidad así sea a través de la guerra. A empeorar la situación Italiana basta decir que a la cabeza del gobierno italiano está aquello que un Venezolano llamaría el ”Cisneros italiano” (pero a la enésima potencia), así como nosotros definiríamos a Cisneros “el Berlusconi Venezolano” (que para ustedes es la oposición).
Por otra parte su país, con el inicio de la Revolución Bolivariana, representa una esperanza para millones de trabajadores: leyendo la constitución de la República Bolivariana deseada por Usted en 1999 se puede apreciar como se ha querido dar dignidad constitucional a todos aquellos derechos de los trabajadores que hoy en Italia vemos progresivamente bajo amenaza o despedidos (la constitución venezolana prevé entre otras cosas: ajuste anual de los salarios a la inflación, incentivo a la progresiva reducción del horario de trabajo, derecho a un trabajo estable, plena libertad sindical con derecho de voto a los trabajadores, sistema de pensión publica y sin finalidad de lucro, sanidad e instrucción pública y gratuita para todos, control público sobre los recursos naturales y los bienes comunes).
Gran interés, entre otros, están suscitando en nosotros las nuevas formas de participación laboral en las empresas privadas en crisis, de las cuales el estado venezolano está adquiriendo el capital, lanzando un nuevo modelo de intervención publica en la economía que no renuncia al patrimonio de conocimiento y profesionalidad de los trabajadores, aún mas, lo valoriza, afirmando el principio que el mercado no es el ídolo al cual reverenciar, que las personas son más importantes.
De todas maneras hace anos que la FIAT está en crisis. Aún siendo privada, es una suerte de PDVSA a la italiana (la sociedad petrolífera publica venezolana que vuestra revolución está tratando de frenar a las garras de las multinacionales del petróleo utilizando los recursos a fines sociales): en los últimos treinta anos la FIAT ha recibido en regalo de varios gobiernos italianos una cantidad de dinero público mucho mayor del PIL de muchos países del Sur del mundo. Y aunque si el estado italiano hubiera podido comprar el capital de anos, habiéndolo pagado ampliamente, redefiniendo las estrategias empresariales en el interés general, de nacionalización de la FIAT no quiere sentir hablar.
Mientras tanto la FIAT tiene hoy el doble de deuda de la Parmalat antes de la quiebra! Donde terminaron los millones de euros dados a fondo perdido en estos años?
Por todas estas razones, no solo como militante revolucionario, pero verdaderamente como presidente de un país que está realizando un proceso que miramos con interés, le pedimos: la nacionalización de la FIAT la realice el gobierno Bolivariano, sea el Estado venezolano a adquirir la FIAT, a iniciar los modelos de participación democrática trabajadora que se están desarrollado en vuestro país, se reactive el grupo FIAT reconvirtiéndola en una empresa pública que persigue el interés general y no se base más en el saqueo y la explotación de los países del Sur, pero si en un nuevo modelo de cooperación.

Chávez ha origini italiane - lo rivela il libro autobiografico

CARACAS – Nel suo nuovo blog dedicato agli italiani del Venezuela e agli italo-venezuelani d’Italia, il professore Attilio Folliero fa una scoperta davvero interessante: Hugo Chávez avrebbe origini italiane. Infatti, nel suo libro autobiografico “Cuentos del arañero”, e più precisamente nel capitolo dedicato alla “Negra Inés”, il presidente venezuelano scrive:
- Il papà di mia nonna, di Rosa Inés, fu un italiano che conquistò la Negra Inés e vissero insieme per un periodo.
“Cuentos del arañero” contiene 175 capitoli in cui il presidente narra in prima persona alcuni frammenti della sua infanzia e della sua vita famigliare, militare e politica. Gli aneddoti contenuti nel volume sono state presi dalle edizioni del programma radio-tv del presidente Chávez, “Aló, Presidente”, e compilate dai giornalisti Jorge Legañoa Alonso e Orlando Oramas León.

Di seguito il paragrafo dedicato alla ‘Negra Inés’:

Yo tuve una abuela que le decían la Negra Inés. Una negra despampanante, famosa en todo el llano. Han pasado casi cien años y todavía la recuerdan poetas del llano: la Negra Inés, la de la casa del semeruco, cerca de la iglesia. ¡Ah!, eso suena a recuerdo bonito, profundo y lejano.
Dicen que la Negra Inés, mi bisabuela, era hija de un africano que pasó por aquellos llanos. No es que dicen, es que era verdad, porque cuando cien personas dicen lo mismo en un pueblo pequeño, es verdad. Aunque quizás yo nunca sabré el nombre de aquel abuelo africano, que era de los Mandingas. Así que yo termino siendo un Mandinga. La Negra era la madre de mi abuela Rosa Inés Chávez, que nació entre india y negra. Porque, ¡mira!, el papá de mi abuela, de Rosa Inés, fue un italiano que se levantó a la Negra Inés y vivieron un tiempo juntos. Tuvieron a Rosa Inés y a Ramón Chávez, que lo recuerdo. Yo lo vi morir. Murió de un ataque, como decían antes. El tío Ramón me hacía los papagayos. Estaba muy enfermo en un chinchorro y me dice: “Huguito, ayúdame a ir al baño, que estaba allá atrás, el excusado, pues. Yo lo llevo y le digo: “Tío, aquí es”. Y no, él siguió y llegamos casi a la cerca. Él no veía y cayó. Salí corriendo a llamar a la abuela: “Mamá Rosa, mamá Rosa, mi tío, tiene un ataque”. Cuando vino un médico, que consiguieron no sé dónde, ya estaba muerto mi tío Ramón Chávez.

mercoledì 19 settembre 2012

Carta de los italianos de Italia a los italianos y sus descendientes que viven en Venezuela …

A nuestros queridos paisanos que viven en Venezuela, a sus hijos, sus nietos….
Somos italianos de distinta extracción social y de variada orientación política y cultural de toda nuestra querida Italia. Sentimos la necesidad de comunicarnos con ustedes en relación a las importantes elecciones que se celebrarán el 7 de octubre en Venezuela.
No queremos escribir mucho. Nuestra invitación es clara: les instamos a votar por Hugo Chávez y, por supuesto, lo que él representa, para continuar y mejorar los logros en temas sociales, políticos, económicos y ambientales que han caracterizado su presidencia hasta ahora, naturalmente con muchas dificultades y los errores inevitables.
Se lo pedimos con toda la humildad del caso, ya que no vivimos en Venezuela, aun cuando algunos de nosotros estamos familiarizados con ese gran país.
Si sabemos, claro está, lo que pasa en nuestra querida Italia. Los acontecimientos del día a día viven en nuestra piel.
Si América Latina está construyendo un futuro de solidaridad, paz y dignidad, Europa no está en absoluto en la misma dirección.
La dictadura de los mercados financieros y la falta de sostenibilidad de un modelo de desarrollo que no queremos, está produciendo numerosas víctimas y la situación parece empeorar. Empresarios, desempleados y empobrecidos hacen huelgas y protestas, pero no se habla de esto en los medios. Muchas personas se quitan la vida. Los afortunados que trabajan regularmente, ven pasar el tiempo de la jubilación. Las escuelas están en ruinas. La inseguridad es total. Por supuesto, no son afectados los privilegiados que tienen grandes rentas y propiedades, entre ellos los políticos. Por este camino, la brecha entre la clase pudiente y los pobres va en aumento.
El gobierno italiano actual no fue elegido. Fue nombrado. Es un gobierno de los banqueros.
Tenemos una hermosa naturaleza, pero la especulación y la ignorancia de la gestión gubernamental la están arruinando.
Desafortunadamente, Italia está echando a la basura lo mejor de sus tradiciones, incluyendo nuestro gran acerbo cultural de siglos.
En el libro de Manuel Scorza “La Danza Inmóvil”, una francés le dice a su amigo peruano: “Europa ha muerto”. En verdad, tenemos un poco esa sensación.
América Latina, por el contrario, está transitando el camino que escogió. Es su momento. Y creemos que el presidente Hugo Chávez ha jugado un papel importante en este momento estelar, junto con algunos otros presidentes electos en la segunda mitad de los años 90. Antes, América Latina estaba sumida en dictaduras sangrientas o pisoteada por gobiernos neoliberales que no se preocupaban por la gente. Carecía de soberanía y prestigio internacional. Era, de manera humillante, el patio trasero de los Estados Unidos.
Desde que los vientos de cambio soplaron en una buena parte de su continente, se han logrado resultados sorprendentes en pocos años.
Venezuela ha liderado estos avances, gracias a la utilización social de los ingresos del petróleo a nivel nacional e internacional. La ONU la ha declarado libre de analfabetismo. La salud para todos ya no es un mito. La jubilación llega mucho antes que en Italia. Las horas de trabajo disminuyen. No es una coincidencia que la inversión social alcance hasta un 42,5% del presupuesto del Estado. Incluso el candidato opositor, Capriles Radonski, no ha podido dejar de reconocer los indiscutibles logros sociales realizados por el Gobierno Bolivariano en los diferentes ámbitos de la educación, la cultura, la salud, la nutrición, la vivienda, las pensiones, el salario mínimo. Por cierto, el plan de gobierno opositor prevé un recorte de la inversión en el campo social.
El proyecto de integración regional llamado Alba es un ejemplo para el mundo de lo que debe ser la solidaridad internacional: complementariedad, cooperación, disminución de las asimetrías y diferentes acciones en común, incluso para la paz. Al respecto, destaca el hecho de que mientras Italia continúa participando en las guerras serviles que crean estragos en las casas de otras personas, América Latina opta, cada vez más, por la paz.
Esperamos que el modelo Alba, en cuyo nacimiento el papel de Hugo Chávez fue fundamental, amplíe sus objetivos a favor de la justicia ecológica, para lograr una convivencia armónica con el planeta. Esto requerirá un cambio en los estilos de vida de los individuos y de la sociedad, eliminando los excesos de lo que es insostenible en el consumo de energía y recursos. Esta reestructuración de la economía requerirá la cooperación entre los pueblos, incluso antes que entre los gobiernos. Tal vez, aquí en Italia estamos haciendo algo pero, por cierto, no precisamente con la ayuda del gobierno.
Por estas razones, será una gran satisfacción para nosotros que la comunidad italiana en Venezuela, decida no tirar a la basura una experiencia que, a pesar de que aún necesita más tiempo, ha recorrido un largo y exitoso camino.
Si fuésemos venezolanos y tuviésemos el privilegio como Usds de tener la doble nacionalidad, votaríamos por Chávez.
Con la esperanza de que este mensaje se multiplique, le damos las gracias por su atención.

Gli italiani d'Italia e Venezuela: "Votate per Chávez"


Lettera di italiani che vivono in Italia
agli italiani, e ai loro figli e nipoti, che vivono in Venezuela

Cari italiani, e figli e nipoti di italiani, che vivete in Venezuela
siamo persone di diverso orientamento politico e culturale e viviamo in diverse città e paesi d’Italia. Sentiamo il bisogno di contattarvi a proposito delle importanti elezioni che il 7 ottobre si svolgeranno in Venezuela.
Non vogliamo dilungarci. Il nostro invito è chiaro: vi esortiamo a votare per Hugo Chávez, o meglio per quello che egli rappresenta. Per continuare e migliorare le realizzazioni sociali, economiche, politiche e ambientali che hanno caratterizzato la sua presidenza finora, pur con tante difficoltà e inevitabili errori.
Vi scriviamo con tutta l’umiltà del caso, poiché noi non viviamo in Venezuela, anche se alcuni fra noi conoscono bene quel grande paese. Conosciamo in compenso gli accadimenti in Italia. Li viviamo sulla nostra pelle.
Da quel che noi vediamo, l’America Latina sta sperimentando il futuro, un futuro di solidarietà, pace e dignità, l’Europa non sta andando affatto nella stessa direzione. La dittatura dei mercati finanziari e l’insostenibilità di un modello di sviluppo che non vi auguriamo stanno producendo molte vittime e la situazione è destinata a peggiorare. Disoccupati e imprenditori caduti in povertà fanno scioperi e protestano ma non sono ascoltati. Molti si tolgono la vita. I più fortunati, quelli che lavorano regolarmente, vedono allontanarsi il momento della pensione. Le scuole sono allo sfascio. L’insicurezza è totale. Certo, rimangono i privilegiati, quelli che hanno enormi rendite e proprietà. E fra loro i politici.
Il gap fra classi medie e basse e quelle abbienti aumenta.
L’attuale governo italiano non è stato eletto. È stato nominato. Ed è un governo di banchieri. Ci rimane una bellissima natura; ma le speculazioni e l’ignoranza interessata ne hanno rovinato gran parte. Purtroppo l’Italia sta gettando via il meglio delle sue tradizioni, annullando i vantaggi culturali acquisiti in secoli.
In un bel libro di Manuel Scorza, La danza immobile, una francese dice al suo amico peruviano: “L’Europa è morta”. Ecco, abbiamo un po’ questa sensazione.
L’America Latina invece è in cammino. È la sua ora. E riteniamo che il presidente Hugo Chávez abbia avuto un ruolo importante in tutto ciò, insieme ad alcuni altri presidenti eletti a partire dalla seconda metà degli anni ‘90. Prima, l’America Latina era sprofondata in dittature sanguinarie o calpestata da governi neoliberisti che non si curavano della popolazione. Era priva di sovranità e di prestigio a livello internazionale. Era, in modo umiliante, il cortile di casa degli Stati Uniti.
Da quando il vento è cambiato in buona parte del vostro continente, sono stati raggiunti risultati incredibili, in pochi anni. E il Venezuela è da considerarsi un capofila, grazie all’uso sociale dei proventi del petrolio a livello nazionale e internazionale. Leggiamo che l’Onu ha dichiarato il vostro Paese libero dall’analfabetismo. La salute per tutti non è più un mito. La pensione arriva molto prima che in Italia. Le ore di lavoro stanno diminuendo. Non è un caso che agli investimenti sociali sia destinato addirittura il 42,5% del bilancio statale. E che persino Capriles Radonsky non abbia potuto fare a meno di riconoscere le indiscutibili conquiste sociali realizzate dal governo bolivariano nei diversi ambiti dell’educazione, della cultura, della salute, dell’alimentazione, della politica abitativa, delle pensioni, del salario minimo (malgrado nel suo programma si preveda proprio un taglio degli investimenti in campo sociale).
Il progetto di integrazione regionale chiamato Alba è un esempio per il mondo di quel che deve essere la solidarietà internazionale: complementarietà, cooperazione, riduzione delle asimmetrie, azioni in comune, anche per la pace nel mondo. A proposito: mentre l’Italia continua a partecipare servilmente a guerre che creano devastazione a casa d’altri, l’America Latina è sempre più in pace.
Ci auguriamo che il modello Alba, per la cui nascita il ruolo di Hugo Chávez è stato determinante, persegua sempre più l’obiettivo della giustizia anche ecologica, per una armoniosa convivenza con il pianeta. Ciò richiede anche un cambiamento negli stili di vita individuali e collettivi, un superamento di quanto è insostenibile, energivoro, dissipatore di risorse scarse, violento per gli altri esseri umani e per tutti gli esseri viventi. Questa riconversione dell’economia e della vita richiederà una collaborazione fra popoli prima ancora che fra governi. E su questo, forse, perfino qui in Italia stiamo facendo qualcosa. Ma non certo con l’aiuto del governo.
Per queste ragioni, sarà una gioia per noi se la comunità italiana deciderà di non gettare via un’esperienza che ha ancora bisogno di tempo ma che ha già percorso tanta strada.
Se fossimo venezuelani o avessimo il privilegio che avete voi della doppia nazionalità, voteremmo per Chávez.
Nella speranza che a questo primo contatto ne seguano altri, vi ringraziamo per la vostra attenzione.

giovedì 6 settembre 2012

Arrestato a Milano il maggiordomo assassino


La vicenda:

CARACAS - È stato arrestato a Milano, nella notte tra lunedì e martedì, Ugo Marchic alias Marco Antonio Ferrari Martinez, il maggiordomo italiano 59enne colpito da mandato di cattura internazionale per aver ucciso e squartato il suo capo, il francese Paul Maurice Wilnerman (81 anni), per impossessarsi della sua fortuna. La macabra vicenda era accaduta il 28 aprile scorso a Puerto La Cruz.
Ugo Marcic, originario di Perugia e con precedenti per traffico di stupefacenti e altri reati commessi in Germania e in Sudamerica, era riuscito a fuggire in Italia, confidando nel fatto che il mandato di cattura era stato emesso a nome di Marco Antonio Ferrari Martinez, una falsa identità che aveva assunto in Venezuela, dove era residente da diversi anni. Ora viveva in un camper in provincia di Novara. Si trovava in stazione Centrale a Milano quando è stato fermato dalla Polizia ferroviaria per un controllo, e identificato come il presunto responsabile dell'omicidio.
Marchic è stato rintracciato dagli investigatori della squadra mobile di Varese e dello Sco di Roma, in collaborazione con il Compartimento Polfer Lombardia e l'Interpol.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti l'uomo, con la complicità di Roger del Valle Rendon Vasquez, 46enne tassista venezuelano già in manette, avrebbe ucciso e fatto a pezzi Paul Maurice Wolnerman, amico e socio d'affari dell'italiano. Dopo averlo stordito con un sonnifero nel caffè, la coppia gli avrebbe sparato in testa e avrebbe tagliato il corpo con una sega. Quindi i due se ne sarebbero disfatti buttandolo in mare e in un canale.Due giorni dopo il delitto avrebbero venduto l'appartamento e della imbarcazione della vittima, grazie a una procura fatta firmare all’81enne pochi giorni prima del delitto, attirandosi però i sospetti degli inquirenti.
Dal giugno scorso il 59enne era riuscito a far perdere le sue tracce, ma grazie alla pagina Facebook della compagna e dei tabulati telefonici, gli agenti sono riusciti a bloccarlo all'interno della Stazione Centrale di Milano.

giovedì 16 agosto 2012

ENTREVISTA - Fernando Soto: “Garibaldi es un guerrillero al igual que yo”


De Monica Vistali

CARACAS - Las relaciones entre Italia y Venezuela son - y siempre han sido - buenas. Lo asegura el ex Presidente de la Asamblea Nacional, el diputado socialista Fernando Soto Rojas, quien asistió a la celebración del Día de la Amistad italo-venezolana, que se celebró ayer por la mañana en Plaza Italia, en Caracas.
- Nunca hemos tenido ningún enfrentamiento con el pueblo o con el gobierno italiano - garantiza el parlamentario - y aún hoy en día las relaciones son buenas, a pesar que nuestros modelos ideológicos son diferentes.
Soto señala que "la colonia europea, y especialmente las italiana, española y portuguesa", fue "siempre bien recibida" en Venezuela, aunque "algunas personas se asustaron y huyeron del fantasma del socialismo, del comunismo." Señala que hoy, con la debacle económica que se cierne como una espada de Damocles sobre la zona euro, América Latina y Venezuela están volviendo a ser una tierra de inmigración.
- No hace mucho estuve en España -, dijo el diputado del PSUV - y conocí a muchos españoles-venezolano que piensan regresar a Venezuela, principalmente a causa de la grave crisis estructural que atraviesa el viejo continente. Espero que las cosas vayan a mejorar - dice - pero también estoy convencido que las medidas ‘fondomonetaristias’ se están tomando no vayan a resolver la situación.
Luego unas palabras para Italia:
- Desde los años 50 hay aquí una gran presencia de italianos, porque Venezuela es una tierra bendecida. Son bienvenidos - dice con gusto - todos aquellos que vienen a trabajar con buena voluntad.
Soto Rojas, nacido en 1933, es llamado el “diputado guerrillero" del Parlamento venezolano. Encabezó movimientos estudiantiles y militó en la resistencia contra la dictadura de Marcos Pérez Jiménez, para luego abrazar la lucha armada en los años sesenta. Es durante esta década que se une al ejército revolucionario de Fidel Castro y lidera la brigada cubano-venezolana que invade clandestinamente a Venezuela con el objetivo de derrocar el gobierno de Rómulo Betancourt, mientras que en el 77 lo encontramos en el Medio Oriente en la resistencia palestina dentro de las filas de "Causa palestina".
Con una trayectoria de este tipo, entendemos por qué Soto - quien hace unos años inauguró en el revolucionario barrio ’23 Enero’ una plaza dedicada al fundador de las FARC, Manuel Marulanda Vélez - está tan comodo en la sombra del busto de Giuseppe Garibaldi:
- A lo largo de su vida, Garibaldi siempre ha sido un luchador y un guerrillero, al igual que yo. Cuando fuimos invitados a la celebración hemos aceptado en seguida, especialmente por lo que significó su figura en la historia de Italia y de América Latina. Creo que los venezolanos - declara - deberían estudiar más su historia y aprender más acerca de la comunidad italiana. Si Venezuela necesita una estabilidad a largo plazo, Italia necesita a Venezuela y América Latina para levantar una zona de paz.
Pero, ¿cómo seguirán las relaciones entre los dos países en el caso de un cambio político el 7 de octubre, cuando los venezolanos decidirán si reafirmar Hugo Chávez a la presidencia o optar por el candidato opositor, Henrique Capriles Radonski? Soto Rojas no tiene ninguna duda: las relaciones con Italia no van a cambiar porque Venezuela no va a abandonar el "socialismo bolivariano" por "un pasado que ya conoce":
- Habrá continuidad política, ya que simplemente se pasará del Comandante Chávez al presidente Chávez o lo contrario – bromea el congresista -. "El otro" -, afirma refiriéndose a Capriles - es un imponderable que no se vee en el horizonte. Cada día analizamos la situación política: la gente está avanzando muy seriamente en un proceso de politización y esto es impulsa la realización del sueño bolivariano.

mercoledì 15 agosto 2012

Giornata dell'Amicizia Italia-Venezuela, Amb. Serpi: "Buoni rapporti anche dopo il 7-O"

di Monica Vistali

CARACAS - Ricordare i legami storici e confermare i buoni rapporti che da sempre intercorrono tra i due Paesi: questo l’obiettivo della ‘Giornata dell’amicizia tra l’Italia e il Venezuela’ che si è celebrata questa mattina in Piazza Italia a Caracas. Un incontro breve e simbolico - con un’offerta floreale al busto di Giuseppe Garibaldi e alla statua donata nel 1911 dalla comunità italiana per commemorare l’allora Centenario del Venezuela - a cui hanno partecipato esponenti di punta della nostra Collettività ed autorità venezuelane.
A causa della calura del mezzodì e del rumoroso traffico che s’impone lungo l’avenida San Martin, dove si trova la piazza, l’Ambasciatore Paolo Serpi ha parlato solo per pochi minuti, giusto il tempo per sottolineare l’importanza della figura di Giuseppe Garibaldi - un eroe “straordinario, d’altri tempi, disinteressato, che appartiene all’Italia e all’America latina” - e ripassare la storia comune che fa dell’Italia e del Venezuela due ‘países hermanos’. Non si è però dimenticato di ricordare i numerosi connazionali che nei decenni sono stati accolti dalla ‘terra di Bolívar’ e che hanno contribuito allo sviluppo del Paese d’accoglienza, i quali, secondo il diplomatico, si dividono in tre tipologie: gli esploratori come Vespucci; i ‘libertadores’ come Iznardi, Codazzi e Castelli; ed i lavoratori, circa 600 mila persone che dal 1948 al 1960 hanno cercato fortuna oltreoceano.
Serpi ha poi rievocato la nascita della Giornata dell’Amicizia, istituita nel 2005 e da lui rispolverata l’anno scorso, ricordando ai presenti che il presidente Hugo Chávez decise di celebrare questa ricorrenza il 15 agosto in ricordo del Giuramento di Simón Bolívar, avvenuto sul Monte Sacro di Roma nel 1805. “Quando il nostro Monte Sacro fu ispirazione per la liberazione dell’America latina” ha dichiarato il diplomatico, chiudendo poi la cerimonia con uno strappo al protocollo: “Viva Bolivar, Viva Garibaldi! Viva il Venezuela, viva l’Italia!”.

Commercio +20%
“La Giornata dell’Amicizia è un piccolo evento che contribuisce a costruire una ‘casa comune’, ad alimentare una memoria congiunta diretta a mantenere buoni rapporti tra i popoli” ha dichiarato l’Ambasciatore Serpi, intervistato al termine della cerimonia. Ma come sono, oggi, le relazioni tra l’Italia e il Venezuela?
- I due paesi hanno ottimi rapporti bilaterali a livello governativo e parlamentare - assicura il diplomatico, precisando che però sarebbe necessario dare “più continuità alla visite politiche di alto livello”.
Tutto bene anche sul piano economico. Negli ultimi due anni lo scambio commerciale tra l’Italia e il Venezuela è aumentato del 20 per cento e restano molto attivi i settori tradizionali di cooperazione: quelli relativi alle infrastrutture e all’energia. Tante anche le imprese italo-venezuelane al lavoro con la ‘Misión Vivienda’, il programma governativo per la soluzione del problema abitazionale. Ma “il meglio della cooperazione”, precisa Serpi, è “quella più sconosciuta: la fondazione per il trapianto di midollo osseo a Maracaibo, o il team di medici italiani che trascorrono le loro vacanze in Venezuela curando i bambini con il labro leporino”.
L’Ambasciatore non teme cambi di rotta nell’ipotesi di un ribaltone politico il prossimo 7 ottobre, giorno delle elezioni presidenziali:
- Siamo aperti al processo democratico e lo favoriamo, quindi accetteremo e dialogheremo con qualsiasi governo verrà eletto - assicura il diplomatico -. L’importante è che il processo di voto sia democratico, pulito e trasparente. E siamo sicuri che sarà così.

I presenti
Hanno accompagnato il nostro Ambasciatore la consorte e numerosi funzionari della sede diplomatica: il Primo Consigliere Paolo Miraglia; il Vice Questore Carlo Mazza; l’Esperto Antisequestro, Maresciallo Giuseppe Scrima; l’Addetto militare Rodolfo Passaro; una rappresentanza dei Carabinieri italiani. Dal Consolato è arrivata la Console di Caracas, Jessica Cupellini, accompagnata dal collaboratore della ‘Voce d’Italia’, Luca Marfé, mentre a rappresentanza della Camera di Commercio Venezolano-Italiana (Cavenit) c’erano il nuovo Presidente Sergio Sannia, il Segretario generale Jean Pietro Cattabriga e il Consigliere Francesco Puglia. Grande assente il Cgie, Comites presente con il Presidente Michele Buscemi e l’avvocato Teresina Giustiniano.
Non sono mancati i rappresentanti dei sodalizi italiani: il Presidente Piero Caschetta con la prima donna del Comitato Dame e il Segretario Antonio Mucci per il Centro Italo Venezuelano di Caracas; Franco Lualdi per la Casa d’Italia della capitale e Mariano Palazzo per quella di Maracay. Palazzo ha rappresentato anche Faiv (la Federazione delle Associazioni italo-venezolane di cui è presidente) e la Società Dante Alighieri (è responsabile del Comitato di Maracay).
Pochi i rappresentanti dei gruppi giovanili che fanno vita nei club o che si sono formati negli ultimi anni per dar voce alle nuove generazioni in una Collettività ormai ‘invecchiata’: presenti solo due ragazze di Fegiv, la Federazione Giovani Italo-venezuelani.
- Per aumentare la partecipazione giovanile non posso che appoggiarmi alla comunità ed ai suoi rappresentanti eletti, anche perché siamo nel pieno delle vacanze estive - ha commentato l’Ambasciatore Serpi a questo proposito, ammettendo che i legami con l’Italia non possono che farsi più deboli con il susseguirsi delle generazioni.
Hanno assistito alla cerimonia anche Biagio Ignacchiti, Presidente della Federazione delle Associazioni Lucane in Venezuela; Giannina Nardelli dell’Associazione Laziali nel Mondo; la scrittrice Maria Teresa Vannini con il figlio, il pittore Leonardo Gerulewicz.
Per la parte venezuelana, hanno partecipato alla celebrazione l’ex Presidente del Parlamento e oggi deputato del Psuv per lo stato Falcón, Fernando Soto Rojas (“una persona aperta al mondo che stimo molto”, ha dichiarato Paolo Serpi) e una delegazione dal Viceministero per l’Europa: l’assistente del viceministro Temir Porras Ponceleón, Camilo Ortiz; la Direttrice generale per l’Europa, Ayerim Yesenia Flores Rivas; la Responsabile per l’Italia, Sara Lambertini; la Coordinatrice di Cultura e Solidarietà, Hasdinris Quintana. Presenta anche il deputato Hiram Gaviria, della Commissione Ambiente del Parlamento, legato al nostro Paese in quanto sposato con una donna italiana.
(La Voce d'Italia)

INTERVISTA - Fernando Soto (PSUV): “Garibaldi era un guerrigliero come me”


di Monica Vistali

CARACAS – I rapporti tra l’Italia e il Venezuela sono - e sono sempre stati - buoni. Lo assicura alla ‘Voce’ l’ex Presidente dell’Assemblea Nazionale, il deputato socialista Fernando Soto Rojas, presente alla celebrazione della 'Giornata dell’Amicizia italo-venezuelana' che si è svolta questa mattina in Piazza Italia, a Caracas.
- Non abbiamo mai avuto nessuno scontro con il popolo o con il governo italiano - garantisce il parlamentare - e anche oggi le relazioni sono buone, nonostante i nostri modelli ideologici siano diversi.
Soto ricorda come “la colonia europea, specialmente quella italiana, spagnola e portoghese” sia stata “sempre ben accolta” in Venezuela, anche se “alcuni hanno avuto paura e sono scappati dal fantasma del socialismo, del comunismo”. E sottolinea come oggi, con la debacle economica che pende come una spada di Damocle sull’eurozona, l’America latina e il Venezuela stiano tornando ad essere terra d’immigrazione.
- Poco tempo fa sono stato in Spagna - racconta il deputato del Psuv - e ho incontrato molti spagnoli-venezuelani che pensano di ritornare in Venezuela, soprattutto a causa della grave crisi strutturale che attraversa il vecchio Continente. Spero che le cose migliorino - dichiara - ma sono anche convinto che le misure fondomonetaristiche che si stanno adottando non risolveranno la situazione.
Poi qualche parola per l’Italia:
- Fin dagli anni ’50 c’è una grande presenza di italiani perché il Venezuela è una terra benedetta. Siano benvenuti - dice calorosamente - tutti coloro che vengono a lavorare con buona volontà.
Soto Rojas, classe 1933, è chiamato il “deputato guerrigliero” del Parlamento venezuelano. Ha militato nei movimenti studenteschi e nella resitenza contro la dittatura di Marcos Pérez Jiménez, per poi abbracciare la lotta armata negli anni Sessanta. È durante questa decada che si unisce all’esercito rivoluzionario di Fidel Castro e guida la brigata venezolano-cubana che invade clandestinamente il Venezuela con l’obiettivo di rovesciare il governo di Romulo Bethancourt, mentre nel ’77 lo troviamo in Medio Oriente combattendo per la resistenza palestinese tra le fila di ‘Causa Palestina’.

Il deputato Soto tra le file dell'Esercito rivoluzionario cubano
Con una traiettoria di questo tipo, capiamo perché Soto - che qualche anno fa inaugurava nel ‘revoluzionario 23 Enero’ (zona popolare di Caracas) una piazza dedicata al fondatore delle Farc, Manuel Marulanda Velez - si trovi tanto a suo agio all’ombra del busto di Giuseppe Garibaldi:
- Per tutta la sua vita Garibaldi è stato un combattente e un guerrillero, proprio come me. Quando ci hanno invitato alla celebrazione abbiamo subito accettato soprattutto per quello che ha significato la sua figura per la storia dell’Italia e dell’America latina. Credo che i venezolani - afferma - dovrebbero studiare di più la sua storia e conoscere più a fondo la collettività italiana. Se il Venezuela ha bisogno di una lunga stabilità, l’Italia ha bisogno del Venezuela e dell’America latina per alzare una zona di pace.
Ma come cambieranno le relazioni tra i due Paesi nell’ipotesi di un ribaltone politico il prossimo 7 ottobre, quando i venezuelani decideranno alle urne se riconfermare Hugo Chávez alla presidenza della Repubblica o optare per il candidato dell’opposizione, Henrique Capriles Radonski? Soto Rojas non ha dubbi: i rapporti con l’Italia non cambieranno perché il Venezuela non abbandonerà il “socialismo bolivariano” per “un passato che già conosce”:
- Ci sarà continuità politica perché passeremo dal Comandante Chávez al Presidente Chávez o viceversa - scherza il deputato -. ‘L’altro’ - dice riferendosi a Capriles - è un imponderabile che non si profila all’orizzonte. Analizziamo la situazione politica ogni giorno: il popolo sta avanzando molto seriamente in un processo di politicizzazione e questo è garanzia di spinta verso la realizzazione del sogno bolivariano.
(La Voce d'Italia)

lunedì 13 agosto 2012

Squarta il capo per denaro, ricercato maggiordomo italiano



di Monica Vistali

CARACAS – Un anziano uomo d’affari scomparso, un autista e un maggiordomo accecati dall’avidità, una sega elettrica. Poi una immensa fortuna in liquidi e proprietà e il ritrovamento di un busto umano lungo il bagnasciuga di una spiaggia caraibica. Non mancano gli ingredienti per un buon giallo in questa tragedia avvenuta a Puerto La Cruz, stato Anzoátegui, per la quale l’italiano Marco Antonio Ferrari Martínez (66 anni), ora latitante in Italia, è ricercato dall’Interpol con l’accusa di aver ucciso e squartato il suo capo, il francese Paul Maurice Wilnerman (81 anni), per impossessarsi della sua fortuna. Il tutto con l’aiuto di Roger Del Valle Rendón Vásquez, 44enne autista della vittima, già in manette con l’accusa di omicidio premeditato.
Ferrari era maggiordomo e uomo di fiducia di Maurice Wilnerman, il quale aveva addirittura dato al nostro connazionale una speciale procura per amministrare autonomamente i suoi conti bancari e le sue proprietà.
Dopo aver ritirato dalla banca 2 milioni di bolívares fuertes (quasi 360 mila euro) per conto del suo capo, Ferrari viene a sapere che quest’ultimo ha intenzione di lasciare il Paese per trasferirsi definitivamente nella Repubblica Dominicana, dove possedeva alcuni immobili, e decide quindi di trovare un modo per tenere per sé il denaro. Scartata l’idea del furto, Ferrari contatta Rendón Vásquez per proporgli un affare: 40 mila bolívares ed un’automobile Toyota Corolla se l’avesse aiutato ad uccidere Paul Maurice Wilnerman.
- L’avarizia appare il movente principale del crimine - hanno spiegato in conferenza stampa Jorge Anglade e Alexis Espinoza, rispettivamente capi della Polizia scientifica (Cicpc) di Anzoátegui e di Puerto La Cruz, - anche perché Ferrari era l’uomo di fiducia di Wilnerman in Venezuela e conosceva perfettamente l’ammontare della sua fortuna.
I due Commissari hanno riassunto la dinamica dell’omicidio, avvenuto il 28 aprile scorso nell’appartamento di Wilnerman in Avenida Tajamar, residencias Puerta del Este’, nel settore ‘El Paraiso’ di Puerto La Cruz.
- Dopo aver addormentato l’anziano con un sonnifero, Ferrari gli ha sparato alla testa e con Rendón Vásquez ha fatto a pezzi il cadavere con una sega elettrica che i due avevano comprato insieme qualche tempo prima. Braccia, gambe, testa e torso sono stati gettati in mare da una piccola imbarcazione di proprietà di Wilnerman.
A tradire il connazionale, il ritrovamento di un busto umano nascosto in un borsone militare, avvenuto lo scorso 29 aprile lungo ‘Playa Los Canales’ di Puerto La Cruz. I due criminali avevano posto all’interno dello zaino alcuni pezzi di ferro che avrebbero dovuto farlo affondare, ma questi fuoriuscirono facendo emergere il resto della vittima, poi trascinato a riva dalle onde.
Gli agenti della Polizia scientifica scoprirono che il corpo mutilato era quello di Maurice Wilnerman grazie alla comparazione del suo DNA con quello di alcuni familiari che ne avevano nel frattempo denunciato la scomparsa. Una volta identificato il cadavere, è stato facile mettere a nudo la relazione del francese con Ferrari e di quest’ultimo con Rendón Vásquez che, una volta arrestato, ha ammesso la sua colpevolezza e fornito agli investigatori dettagli importanti. Le autorità stanno rastrellando le acque della baia ‘Pozuelos’ alla ricerca dei resti del corpo, anche se molto probabilmente sono stati inghiottiti dal mare.
Due giorni dopo aver commesso l’efferato omicidio, Marco Ferrari ha venduto un’automobile Fiat Idea, uno yacht e un immobile di lusso di proprietà dell’anziano francese. Quest’ultimo bene, un appartamento tipo penthouse, gli avrebbe fruttato circa 200 milioni di bolívares fuertes, mentre l’imbarcazione circa BsF 550 mila.
Secondo quanto dichiarato dagli agenti del Cicpc in conferenza stampa, il connazionale è partito dall’aeroporto di Caracas con tutto il denaro ed ora si trova in Italia. Su di lui pende un avviso di allerta rosso diffuso dall’Interpol.
La Voce d'Italia

venerdì 10 agosto 2012

Sequestro virtuale, quando il web aiuta i criminali

In voga una nuova forma di estorsione: al carcere i detenuti trovano sui social network ogni tipo di informazione, scelgono una facile preda e per telefono simulano il suo rapimento. Commissario di Las Salias: nella zona tanti commercianti italiani pagano la ‘vacuna’

di Monica Vistali

CARACAS – Attraverso i social network si informano su una persona, poi quando questa è fuori casa fingono di averla sequestrata e telefonano alla famiglia per estorcerle denaro. Si tratta del ‘sequestro virtuale’, l’ultima moda in quanto a sequestri di persona, praticato soprattutto da detenuti che utilizzano in carcere cellulari con connessione a internet.
- Quello che chiamiamo ‘sequestro virtuale’ o ‘estorsione telefonica’ è un modo facile e veloce per commettere un crimine - ci spiega il Commissario Argenis Guillen, Direttore della Polizia Municipale di Los Salias -. È semplice perché al giorno d’oggi in molti rivelano su Facebook o su Twitter ogni tipo di informazione sul proprio conto: in che tipo di zona vivono e qual è il loro numero di telefono, dove studiano, dove lavorano, dove escono la sera, dove passano il fine settimana, cosa fanno i loro figli. Postano fotografie della loro casa, della loro automobile, dei loro viaggi. Qualsiasi delinquente che possieda un cellulare con connessione internet, può accedere a queste informazioni in modo semplice e decidere se la persona è una facile preda.
Prima di mettersi in contatto con la famiglia da estorcere, i criminali approfittano della temporanea assenza della vittima ‘virtuale’.
- Con la mole di informazioni disponibili sul web sono perfettamente in grado di sapere quando una persona è in metropolitana e il suo telefono non ha copertura, quando il suo cellulare è scarico, oppure quando è in spiaggia - spiega il Commissario -. Chiamano la vittima e, se hanno la conferma che questa non è raggiungibile, telefonano subito alla famiglia. Assicurano di averle rapito il familiare e per la sua ‘liberazione’ chiedono ricariche telefoniche o depositi in un conto corrente bancario. Oppure - continua ancora Guillen - fanno credere di esser parte di gruppi criminali o agenti di polizia e di gestire informazioni importanti sulla famiglia. Quindi minacciano di sequestrare o far del male ad un loro caro se non si soddisfano le loro richieste.
Il Commissario fornisce alcuni tips su come capire che si tratta solo di un sequestro simulato.
- Se qualcuno ha davvero realizzato un sequestro di persona non chiede certo soldi per il suo cellulare o depositi bancari - assicura - perché sarebbe facile per la polizia risalire a lui. Quando il rapimento è reale il criminale negozia la quantità di denaro da consegnare in contanti come riscatto, in un luogo ben determinato.
Quindi, qualche consiglio su come reagire una vittima di ‘sequestro virtuale’:
- Ci si deve immediatamente mettere in contatto con il Cicpc o con la polizia locale, che hanno i mezzi necessari per localizzare la provenienza della chiamata. Se il criminale non nasconde l’ip del telefono, memorizzare subito il numero de cellulare con cui sta telefonando. È importante anche prestare attenzione al tono di voce del delinquente, al suo accento, un contributo importante affinché le forze dell’ordine possano identificare le bande delittive. Se possibile, registrare la chiamata.
Come forma di prevenzione, il Commissario consiglia utilizzare le nuove tecnologie in modo intelligente: no a dati personali (quali indirizzo, numero di telefono, istituto scolastico frequentato dai figli) sui nostri profili web; no all’opzione ‘accesso libero’ su Facebook, che permette a chiunque informarsi su di noi; accettare come ‘amici’ solo persone conosciute e non lasciarsi ingannare da profili misteriosi di donne attraenti.
Los Salias si trova a San Antonio, nello stato Miranda, ed è una zona di classe medio-alta. Anche se la Polizia municipale riceve solo tre denuncie al mese per estorsione attraverso ‘sequestro virtuale’, il Commissario Guillen assicura che mensualmente le vittime sono 10-15 e che almeno 3-4 di queste cadono nell’inganno e finiscono per obbedire alle richieste dei criminali, finanziando in questo modo la delinquenza. L’agente consiglia quindi di aver fiducia nelle forze dell’ordine, di rivolgersi a loro per qualsiasi dubbio e di non aver paura a sporgere denuncia. Questo, precisa, vale anche per i “molti commercianti italiani” della zona che - sotto la minaccia di un possibile sequestro - sono “obbligati dai criminali a pagare la vacuna’”.

giovedì 9 agosto 2012

Giornata dell'Amicizia Italia-Venezuela, appuntamento il 15 a Caracas

di Monica Vistali
CARACAS – Anche questo 15 agosto si celebrerà la Giornata dell’Amicizia tra l’Italia e il Venezuela, ricorrenza istituita tra le polemiche e le trame di potere nel 2005 - in ricordo del Giuramento di Simón Bolívar avvenuto sul Monte Sacro a Roma nel 1805 - e rispolverata l’anno scorso dall'Ambasciatore italiano, Paolo Serpi.
L’appuntamento è alle ore 11 nella simbolica Piazza Italia (Av. San Martín con Esq. Palo Grande - Libertador, Caracas) che ospita un busto di Giuseppe Garibaldi e una statua donata nel 1911 dalla comunità italiana per commemorare l’allora Centenario del Venezuela. In questo simbolico luogo, sul quale si affaccia la Chiesa Nuestra Señora de Lourdes, l’Ambasciatore Serpi spera di raccogliere un nutrito gruppo di persone. Alla cerimonia non mancheranno autorità italiane e venezuelane.

Amb. Paolo Serpi

La Giornata dell’amicizia italo-venezuelana è risorta l’anno scorso per volere della nostra Ambasciata dopo che per anni non erano state celebrate cerimonie ufficiali e il ricordo della ricorrenza era stato mantenuto vivo solo da qualche piccola festicciola organizzata nei club. Rispolverando l’iniziativa, i nostri diplomatici coglievano l’occasione per rimarcare gli stretti rapporti che legano i due Paesi nell’anno in cui si festeggiavano il Bicentenario dell’indipendenza del Venezuela dall’impero spagnolo e i 150 anni dell’Unità italiana. E miglioravano le relazioni con il Paese sudamericano, vitali nel momento di crisi economica che attraversava - e attraversa - l’Italia.
Era il 22 giugno 2005 quando l’Esecutivo venezuelano ed alcuni rappresentanti della collettività italiana firmarono nel palazzo presidenziale un patto di amicizia detto ‘Dichiarazione di Miraflores’ da cui naque la “Giornata” che il presidente Hugo Chávez scelse di celebrare il 15 agosto, in ricordo del giuramento del Libertador Simón Bolívar a Roma, pronunciato nel 1805. Quel giorno nel salone Ayacucho di Miraflores era presente la ‘creme de la creme’ della collettività italiana in Venezuela, quella che nei salotti non lascia mai la poltrona vuota.
In primis il promotore dell’evento, l’Ambasciatore italiano Gerardo Carante, oggi diplomatico a Bagdad. Poi imprenditori come Filippo Sindoni, che pochi mesi dopo verrà ucciso durante un sequestro; rappresentanti della collettività quali Ugo Di Martino (ex candidato al Senato) e Nello Collevecchio (ex candidato alla Camera) del Cgie – i due spuntano nelle telefonate intercettate dell’oggi in manette Aldo Micciché relative ai brogli elettorali del 2008 su cui indaga la Commissione Antimafia -; Moisés Maionica, ex presidente della camera di Commercio venezuelano-italiana.
Personalità di spicco rigorosamente antichaviste, che quel giorno celebrarono il Venezuela di Hugo Chávez. Sindoni risaltando la crescita del Pil e il roseo futuro che aspettava il Paese; Di Martino rimarcando la disponibilità ad una collaborazione reciproca basata sui principi di trasparenza e solidarietà. Si proponeva poi la creazione di un ospedale ‘Bolivar y Garibaldi’ e di una nuova entità bancaria, di cui mai è stato posto il primo mattone.
In fondo, le ragioni di quell’incontro erano altre. Pochi mesi dopo, infatti, le multinazionali italiane Astaldi ed Impregilo firmarono un accordo per la costruzione della linea ferroviaria Caracas-Brasile per la quale inizialmente il ministro dei Trasporti venezuelano voleva ingaggiare imprese brasiliane o cinesi.
Quale sorpresa ci riserverà questa nuova festa di Ferragosto?

Italiano falso nullatenente vive in Venezuela con assegno Inps

CARACAS - Conto bancario sequestrato e una denuncia per truffa e false attestazioni per un cittadino italiano che percepiva l’assegno sociale dell’Inps non avendone diritto perché da tempo vive all'estero, in Venezuela.
La truffa è stata scoperta grazie ai controlli della Guardia di Finanza di Viareggio, nell’ambito dell’attività di controllo nel settore delle prestazioni sociali, in particolare della spesa assistenziale.
Secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle, che lo hanno denunciato, l’uomo nel 2005 era tornato in Italia per un breve periodo, prendendo la residenza a Massarosa, presso l'abitazione di alcuni parenti. Ma dopo aver dichiarato redditi pari a zero euro ed aver ottenuto l'assegno sociale dell'Inps, era tornato in Venezuela, continuando a percepire illecitamente i soldi che possono essere erogati solo a chi effettivamente risiede nel territorio dello Stato italiano. Riceveva un assegno mensile da 400 euro, più la tredicesima.
Le fiamme gialle hanno così denunciato l'uomo per truffa e false attestazioni, gli hanno sequestrato un conto corrente bancario e lo hanno segnalato all'Istituto di previdenza per il recupero delle somme percepite indebitamente, circa 35.000 euro in totale.

mercoledì 8 agosto 2012

Italiano: "Io, vittima di complotto. Rischio di perdere la casa o morire"

Invasione di proprietà o sostituzione di persona? Lo storico fotografo di Punto Fijo di origini abruzzesi: “Sono vittima di un complotto, potrebbero anche uccidermi”

CARACAS - Nonostante sia nato e vissuto in Venezuela, Piero Liberatore parla molto bene l’italiano. La sua è una famiglia di quelle vecchio stile, tradizionalista e molto unita, che fino a qualche anno fa viveva tranquilla gestendo uno dei negozi di fotografia più famosi di Punto Fijo. Ma la sorte, si sa, gioca brutti scherzi. Le disavventure sono state numerose ed oggi Piero è solo, intrappolato in uno strano intreccio di delinquenza e potere che minaccia di lasciarlo senza un tetto sulla testa o addirittura senza vita. Sequestri, invasioni, imprese petrolifere, banche, politica, polizia: tutto concorre a scrivere la drammatica sceneggiatura della vita di Piero che oggi, non ancora rassegnato ad arrendersi, chiede di essere aiutato.

I successi del pioniere
Piero nasce 47 anni fa a Judibana, nello stato Falcón. Il padre Dario era arrivato negli anni ’50 da Pratola Peligna, piccola cittadina dell’Abruzzo che nel secondo dopoguerra non sembrava offrire grandi possibilità. Per scrollarsi di dosso il soprannome di ‘musiu’ - così venivano chiamati in modo dispregiativo gli immigrati italiani che sbarcavano con pochi soldi sulla coste venezuelane -, il capofamiglia dedica la sua vita al lavoro.
- All’inizio alcuni ci trattavano male perché eravamo poveri - racconta Piero -. Mio padre non ci faceva caso: abbassava la testa e lavorava. Lavorava e risparmiava. Niente alcol, niente debiti, niente lussi. La sera sempre a casa. Mai una parola storta contro il capo o contro il governo. Eravamo stranieri e non potevamo reclamare nulla, diceva.
Dario è fotografo a contratto della raffineria Amuay, di Pdvsa, la stessa che nel ’97 si fonde con la Cardón e la Bajo Grande per dar vita al ‘Centro de Refinación de Paraguaná’, oggi il complesso per la raffinazione del petrolio più grande del mondo. Impianti, strutture, terreni, incidenti: tutto deve essere registrato e archiviato. Si tratta di questioni delicate, per le quali è indispensabile una persona di fiducia. E anche di un incarico duro che implica giorni e giorni di lavoro, una volta arrampicati su un palo, un’altra giù in un tunnel. Dario sa guadagnarsi la stima di tutti e nel giro di poco tempo il lavoro è affidato completamente a lui.
Sono gli anni Settanta quando la famiglia Liberatore riesce a comprare un terreno per metter su una bella casa ed aprire, adiacente a questa, il laboratorio fotografico “Foto Dario”. Gli affari vanno bene: oltre al lavoro per la raffineria ci sono i servizi per i matrimoni e quelli per le feste di compleanno, gli scatti d’epoca e i ritocchi. Le entrate si investono nel negozio familiare - al laboratorio lavorano tutti, donne incluse - e si migliora l’offerta. “Foto Dario” è al suo apice.

Iniziano le difficoltà
Cresciuto tra i rullini e la camera oscura, Piero segue le orme del padre e, quando la salute di ques’ultimo peggiora, lo sostituisce. Lavora molto, risparmia, e riesce a mettere da parte 50 mila dollari per aquistare l’ultimo ritrovato della tecnologia che sviluppa i rullini in solo un’ora. Ma è il 1994. In Venezuela esplode una crisi bancaria che collassa il Paese e brucia i risparmi di milioni di cittadini. Piero si ritrova senza un quattrino e deve ricominciare daccapo.
Arriva il 1998. Hugo Chávez vince le sue prime elezioni. Rispetto al passato, il nuovo governo ha una visione molto diversa di quello che deve essere un colosso del petrolio come Pdvsa, di come deve funzionare, di quali obiettivi deve avere. Il sistema inizia a mutare ed anche alla raffineria del nostro connazionale ci sono dei cambiamenti: si accorpano imprese, si eliminano i direttivi delle filiali e tutto inizia a far capo ad un solo corpo dirigenziale.
- Le poltrone disponibili diminuirono e scatenarono battaglia per occupare i posti di potere - racconta Piero -. Dal rimpasto uscirono nuovi dirigenti, gente che iniziò a truccare le gare d’appalto: se volevo il lavoro, insomma, dovevo pagare. La corruzione - precisa - c’era sempre stata, ma fino a quel momento non era arrivata al livello dei fotografi, anche perché i vecchi responsabili conoscevano bene la mia famiglia. Ho potuto continuare a lavorare solo perché non era facile trovare fotografi che conoscessero il lavoro come me e fossero disposti a lavorare alla raffineria praticamente senza orari.
Nel 2002, dopo aver appoggiato il colpo di Stato al presidente Hugo Chávez, la vecchia dirigenza indice uno sciopero generale che getta il Paese nel caos. La reazione del governo, a quel punto, è un’ondata di licenziamenti per ‘depurare’ il settore da oppositori e filogolpisti. Ma una volta che la politica entra a pieno titolo nel settore petrolifero, Piero si ritrova tra due fuochi: se per i ‘chavisti’ è lo storico collaboratore della vecchia guardia, l’opposizione lo considera un nemico in quando simpatizzante del neonato socialismo venezuelano, che sostiene anche perché spera di recuperare i risparmi persi nel ’94 e conservare il suo contratto con la raffineria.
- Sono stati anni duri - ricorda Piero - anni di persecuzione politica. E ‘Foto Dario’ era nel mirino di tutti. Sparavano contro il negozio, sfasciavano i macchinari, mi derubavano. Dovevo andare a lavorare armato di pistola. Poi la situazione si è fatta insostenibile, tanto che nel 2003 ho deciso di chiudere il laboratorio.

Il sequestro
Piero chiude ‘Foto Dario’ ma continua, in sordina, a lavorare. Dietro le vetrine coperte di fogli di giornale, accumula e vende merci di ogni tipo: non solo album fotografici e cornici ma anche orologi, argenteria, cannocchiali, binocoli.
- Dopo la brutta esperienza del ’94 non volevo mettere i risparmi in banca e così compravo oggetti - scherza.
È il 2008, in piena epoca digitale, quando il nostro connazionale decide di reinaugurare ufficialmente ‘Foto Dario’. Vuole restare al passo coi tempi ed inizia a vendere alcuni beni per investire tutto nelle nuove tecnologie. Ma le sue buone intenzioni sono ancora una volta mutilate da un destino avverso e una mattina, dopo aver fatto visionare a un potenziale compratore un terreno che è intenzionato a vendere, Piero viene sequestrato.
- Io e un vicino stavamo chiaccherando quando siamo stati attaccati da tre uomini armati - denuncia il fotografo -. Ci hanno trascinato tutti e due in macchina, hanno gettato dall’auto in marcia il mio amico e io sono stato portato a casa mia: sapevano dove abitavo e addirittura i trucchetti da usare per aprire le porte, necessari con le mie anomale serrature e le chiavi malfunzionanti.
Una volta in casa Piero viene legato, imbavagliato, picchiato e minacciato di morte. Anche se uno dei sequestratori pretende cellulare e portafoglio, tutta l’attenzione si concentra sugli atti di proprietà, sulle chiavi dell’auto e degli immobili, sul passaporto, sulla carta d’identità, sui documenti bancari. Tutto viene analizzato e rubato, insieme agli attrezzi fotografici e gli archivi riguardanti la raffineria.
- Ho informato Pdvsa dei furti - si tratta di materiale delicato - ma sembra non importargliene nulla.
Quello di cui è vittima, insomma, al nostro connazionale non sembra un normale sequestro e neppure una semplice rapina. I tre delinquenti restano a volto scoperto, non toccano la tv e neppure l’impianto stereo, non portano via nessun oggetto di valore dal negozio. E, mantenendolo sotto tiro con una pistola, non si fanno nessun problema a passare di fronte alla sede della Guardia Nacional che sta proprio accanto a casa Liberatore.
- Hanno perfino rallentato davanti agli agenti - racconta -. Erano assolutamente tranquilli.

Perseguitato
Il sequestro-rapina è solo l’inizio dell’incubo, e il connazionale non tarda ad accorgersene.
- I primi a sporgere denuncia al Cicpc sono stati i miei vicini - spiega Piero - presenti quando mi hanno aggredito e sequestrato. Il caso è quindi stato affidato ad un bravo investigatore, presto sostituito però da un altro che diceva che ero pazzo, che mi stavo inventando tutto e che non credeva ad una sola parola di quello che gli dicevo. Questo nonostante la denuncia dei miei vicini...
La Guardia Nacional che si tappa gli occhi, il Cicpc che si nega a risolvere il caso, Pdvsa che non si preoccupa per archivi fotografici finiti chissadove. Tutto ha il sapore della cospirazione e Piero inizia a convincersi che, con la “protezione di qualche pezzo grosso”, qualcuno stia “facendo di tutto” affinché lui abbandoni le sue proprietà, per poi “invaderle o occuparle”. O che l’obiettivo sia una sostituzione di persona che potrebbe anche “implicare la mia morte se le autorità non si decidono ad agire presto”, come gli ha fatto intendere un avvocato.
Il seguito della vicenda non sembra dargli torto:
- Quando mi sono rivolto alla Procura - racconta ancora Piero - sono iniziate le minacce. Ogni volta che uscivo per sporgere denuncia o per seguire il mio caso qualcuno entrava in casa mia e si portava via qualcosa: sempre macchinari del laboratorio, chiavi, documenti, negativi di fotografie. Trovavo i mobili sfasciati, l’auto con le portiere aperte, rigata, con parti mancanti. Ma sia la Procura di Punto Fijo che quella di Falcón - denuncia il connazionale - non vogliono ascoltarmi, non mi fanno neppure più entrare nei loro edifici. Mi sono rivolto alla Procura generale a Caracas: lì mi hanno accolto bene e mi hanno addirittura invitato al programma radio ‘En Sintonía con el Ministerio Público’ di RNV, dove ho potuto denunciare la mia situazione, ma non si è risolto nulla. Un buco nell’acqua anche le denuncie sporte alla ‘Defensoria del pueblo’ di Coro e della capitale, all’Asamblea Nacional, al palazzo di Miraflores (sede del governo, ndr)... I furti e le minacce continuano.
Quindi l’appello alle autorità italiane in Venezuela:
- Mi sento perseguitato e ho paura. Ho abbandonato la casa-laboratorio e mi sono trasferito in un’altra proprietà. Mi è impossibile lavorare, faccio continuamente spola tra le due residenze, per controllarle entrambe, non posso più vivere così. Sto perdendo uno dopo l’altro tutti i miei averi ma, se rinuncio a combattere, rischio di restare senza casa. O morire. Mi rivolgo all’Ambasciata italiana: vi prego, aiutatemi!
Monica Vistali

martedì 7 agosto 2012

Equità economica e solidarietà sociale, Chávez vince Premio ‘Re Manfredi’

CARACAS – Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez ha vinto il Premio Internazionale di Cultura “Re Manfredi” - storica kermesse pugliese organizzata dall'associazione Arcadia Nova - per i suoi sforzi a favore dell’“equità dell’economia” e della “solidarietà sociale”. A ricevere il riconoscimento l’ambasciatore in Italia, Julián Isaías Rodríguez Díaz, presente con una delegazione venezuelana in rappresentanza del capo di Stato.
La cerimonia di premiazione, che ha chiuso la XXI edizione dell’evento clou dell’estate sipontina con un concerto di Amedeo Minghi, si è svolta domenica in Piazza Papa Giovanni XXIII di Manfredonia, nella magica cornice del golfo e a ridosso del castello del fondatore della città Re Manfredi. Accanto al gruppo ‘criollo’ un parterre di tutto rispetto: il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella (Premio per le politiche europee); il Direttore dell’Agenzia Regionale Lazio per i beni confiscati, Michele Lauriola (Premio per la legalità); gli Imprenditori Armando De Girolamo (Premio per i trasporti) e Potito Salatto (Premio per l’editoria); lo Scrittore Italo Magno (Premio per la letteratura); la Fondazione ApuliaFilm Commission (Premio per la cinematografia); Antonio Piccininno dei Cantori di Carpino; Lino Banfi, che ha ricevuto dalle mani del Sindaco il Premio “Città di Manfredonia” alla Carriera.
Il Venezuela, come indica un comunicato stampa delle Ambasciate presso la Repubblica Italiana, la Santa Sede e la FAO e come segnalato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, ha già raggiunto 6 degli 8 ‘Obiettivi del Millennio’ fissati dall’ONU, tra cui figurano l’eradicazione della povertà estrema e della fame, la promozione dell’uguaglianza di genere, la garanzia della sostenibilità dell’ambiente, il raggiungimento di un’istruzione primaria universale e lo sviluppo di un partenariato mondiale per lo sviluppo. Il Programma delle Naizoni Unite per lo Sviluppo segnala il Venezuela come uno dei Paesi con il maggior indice di sviluppo sociale.
Il Premio “Re Manfredi” è patrocinato da: Regione Puglia, Provincia di Foggia Parco Nazionale del Gargano, Comune di Manfredonia, Camera di Commercio di Foggia ed Autorità Portuale di Manfredonia.
M.V.

5 kg di cocaina in valigia, italiano arrestato all’aeroporto di Caracas

CARACAS – È stato arrestato venerdì all’aeroporto Simón Bolívar (Maiquetía) di Caracas un cittadino italiano di 55 anni che si accingeva a volare a Madrid, in Spagna, con più di cinque kg di cocaina nascosti in una valigia a doppio fondo. Lo ha reso noto Jorge Galindo, direttore stampa del ‘Ministerio de Interior y Justicia’ attraverso Twitter, precisando che l’uomo intendeva viaggiare sul volo UX072 Air Europa.
“Capturan en Maiquetia a 1 ciudadano, de nacionalidad ITALIANA, de (55) años de edad, quien intentaba abordar un vuelo con droga” si legge sull’account @JorgeGalindoMIJ. E ancora: “El cddno Italiano capturado por la GNB intentaba abordar un vuelo con droga de la denominada COCAÍNA, en una maleta doble fondo”.
Secondo quanto dichiarato da fonti del Consolato generale d’Italia, avvertito sabato, il connazionale - che risiedeva in Colombia - si trova ora sotto custodia delle forze dell’ordine a Macuto, stato Vargas.
L’arresto è stato realizzato dagli agenti del ‘Comando Antidrogas’ della ‘Guardia Nacional Bolivariana’ (GNB). Il peso netto della sostanza stupefacente che l’uomo voleva trasportare in Europa è di 5 Kg e 585 grammi.
M.V.