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domenica 26 giugno 2011

La Caracas di un italiano dietro le sbarre


di Monica Vistali

CARACAS - Le carceri di Caracas in scena a Roma. Venerdì, nel corso dell’evento “Bello come una prigione che brucia!”, serata anticarceraria in ricordo del “rapinatore gentiluomo” Horst Fantazzini, sono stati letti testi di “Camera di Sicurezza - Caracas” di Antonio Nazzaro. Sul palco Stefania Di Lino, “insegnante precarissima di Discipline Plastiche e Educazione Visiva” - come si definisce - ha ridato vita alla notte in gattabuia passata dal nostro connazionale.

- Le sbarre sono di ferro lucido di mani sporche, non arriva odore di salmastro ma di piscio lasciato lì ad annegare l’anima - scrive Nazzaro ricordando ‘la gabbia’ -. Non sono a Noli, quindi, sono ancora a Caracas. Le piastrelle finiscono di fronte al bagnasciuga della cella di sicurezza metro 1,78 x 2. Mi ritorna il dubbio d’essere in spiaggia.

“Camera di sicurezza - Caracas” è oggi un vision book di nove puntate. L’attore torinese Ezio Falcomer interpreta i testi autobiografici di Nazzaro mentre sullo sfondo scorrono immagini montate dall’autore.

- “Camera di sicurezza” è il racconto del labirinto della collettività italiana in Venezuela - spiega Nazzaro -. Quella notte di carcere, totalmente ingiusta, mi è costata un anno di vita. Dall’anno scorso sono sotto regime di obbligo di firma e il precedente penale mi impedisce di trovare un lavoro.

Antonio Nazzaro, ex professore del “Colegio italo-venezuelano Bolivar y Garibaldi” di Caracas, è stato arrestato il 17 giugno scorso per aver voluto presenziare agli esami orali di terza media che si svolgevano nell’istituto, come risulta dalla denuncia. Esami a cui ogni cittadino, italiano e non, ha diritto ad assistere.

- Ho visto e ascoltato in Facebook le opere di Antonio e ho deciso di portarle come testimonianza sui temi del carcere e della repressione in quanto possiedono anche la bellezza della prosa e della poesia - spiega Di Lino, poetessa e scultrice -. La serata è stata travolgente e con interventi estemporanei, le letture di “Caracas” sono andate benissimo e lo scritto ha suscitato un interesse autentico.

La serata anticarceraria “Bello come una prigione che brucia!” è nata da un’idea del gruppo ‘Velena’ per ricordare la figura di Horst Fantazzini. L’iniziativa rientra all’interno delle due Giornate di Contro Culture organizzate da varie realtà presenti nello storico quartiere romano di S. Lorenzo. Un evento che assume un significato particolare in questi giorni di fronte alle tristi vicende dei penitenziari venezuelani (in cui sono reclusi più di 70 connazionali) dove una rivolta ha provocato finora quasi 30 morti.

“Camera di Sicurezza - Caracas” ha riscosso un modesto successo in YouTube. Più di 500 persone hanno visto ogni episodio della video-opera italovenezuelana. Nazzaro era già stato autore di “Intervista a Galileo”, videoteatro presentato nell’ambito della ‘Settimana della Lingua’ contemporaneamente in Venezuela e in Brasile; “Pasolini - Storia di un intellettuale perseguitato”, il documentario “Milo De Angelis a Caracas” e “Relato de puás”, adattazione dell’opera di Mario Benedetti “Pedro y el Capitán” nonché di poesie e saggi. “Videoartigiano”, come ama definirsi, Nazzaro è fondatore del “Centro Cultural Tina Modotti”.

- La storia non è ancora finita - racconta Nazzaro - e rimane esattamente a questo punto: “Resta una notte passata in cella se così si può definire, ed uno scarafaggio mi sorride”.

giovedì 23 giugno 2011

Rivolta nel carcere El Rodeo: uno dei ‘pran’ decise l’omicidio di Gian Carlo Colasante

CARACAS - Il nome di uno de los “pranes” del Rodeo II, Yorvis López, soprannominato “Oriente”, è stato menzionato a fine 2010 durante l’investigazione del sequestro e dell’omicidio dell’italiano 29enne Gian Carlo Colasante, rapito a Guarenas il 27 ottobre scorso. Il connazionale fu assassinato sette giorni dopo lungo l’autostrada Guarenas-Guatire mentre si trattava la sua liberazione. Dalle ricerche del Cicpc risulta che “Oriente”, dal penitenziario El Rodeo II, gestiva le negoziazioni.
Il giovane era stato rapito mentre si dirigeva all’impresa di costruzione di suo padre nella città di Guatire. I sequestratori armati tagliarono la strada al ragazzo, s’impossessarono del furgone che stava guidando e lo rapirono. Due ore dopo chiamarono la famiglia Colasante per chiedere come riscatto una elevatissima somma di denaro.
Il cadavere fu ritrovato con nove spari alla schiena e altri sulle gambe, mentre la sua famiglia negoziava il pagamento del denaro che la banda di sequestratori pretendeva per la sua liberazione.
Per il caso erano stati detenuti due funzionari di polizia (Larry Pérez Rengifo e Orlando Aponte); i delinquenti José Fernández, alias “Joseíto”, Kleiderson Luna e Luis Naranjo, detto “El Burro”. Gli ultimi tre furono reclusi all’interno del Rodeo II. José e Kleiderson beneficiarono subito della protezione di “Oriente” mentre Naranjo, accusato di aver rivelato i nomi dei sequestratori al Cicpc, fu assassinato con 60 colpi di pistola due ore dopo essere entrato in carcere.
Secondo quanto rivelato dai reclusi, José è oggi il terzo “pran” del Rodeo. Si sarebbe guadagnato la leadership all’interno del penitenziario quando lanciò una granata per uccidere altri detenuti. Da quel momento in poi viene soprannominato “José Granada”. Kleiderman, fotografato negli ultimi giorni mentre abbraccia potenti armi da fuoco, è la mano destra di “Oriente”.

Saltato l’incontro con i 4 italiani
Nel frattempo, Padre Leonardo Grasso, responsabile dell’Associazione Icaro - l’ong che assiste assistenza ai detenuti italiani in Venezuela - non è riuscito ad incontrare ieri, come previsto, i quattro connazionali ex detenuti del ‘Rodeo I’ e ora reclusi nel carcere ‘Yare’. Secondo quanto riferito alla ‘Voce’ dal sacerdote, per ora le forze dell’Ordine “non stanno concedendo permessi per le visite ai detenuti” per cercare di “mantenere sotto controllo la situazione”.
Tra Padre Leonardo ed i quattro connazionali, tutti arrestati in territorio venezuelano per traffico di droga, c’è stato solo un breve colloqui telefonico avvenuto martedì. I reclusi avrebbero assicurato di star bene e non essere rimasti feriti nonostante i violenti scontri che ancora si sussegono all’interno del penitenziario. M.V.

La Biennale di Venezia sbarca a Venezia

di Monica Vistali

CARACAS – La Biennale di Venezia arriva questa sera a Caracas con l’esposizione “MostraArte - Daini e Mazzei a Venezia”, che sarà inaugurata alle 19 negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura di Caracas (Av. San Juan Bosco, Altamira).
È la prima volta che l’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, quest’anno alla sua 54esima edizione, varca i confini nazionali e si dirama negli 89 IIC sparsi in tutto il mondo. Lo fa in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia con l’obiettivo di aprirsi agli italiani all’estero e mostrare i risultati dell’interazione tra la formazione artistica italiana e gli apporti delle diverse culture; una fusione che ha saputo creare forme nuove e che pervade oggi tutta l’opera degli artisti italiani che lavorano all’estero.
Le artiste al centro della mostra a Caracas sono la scultrice Rita Daini e la pittrice Annamaria Mazzei, le due italo-venezuelane scelte per partecipare con le loro opere alla Biennale veneziana che ha aperto le porte lo scorso 4 giugno. Alcuni loro lavori sono ora esposti nel Padiglione Italia dell’Esposizione Internazionale, curato da Vittorio Sgarbi, e altri saranno presentati questa sera all’IIC di Caracas.
Le opere di Annamaria Mazzei presenti a “MostraArte” sono quadri ed installazioni. Come spiega alla ‘Voce’ la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Luigina Peddi, la pittrice lavora “decomponendo il quotidiano” senza mai rinunciare ad “un occhio alle ferite della natura”. Una denuncia che le dà l’occasione di esprimere il parallelismo tra le lacerazioni interne, dell’anima, e quelle esterne, dell’ambiente e dei corpi.
Rita Daini, scultrice, espone a all’IIC di Caracas opere in ceramica, terracotta e bronzo. Inizia il suo cammino artistico con figure stilizzate e forme geometriche per poi aprirsi a frammenti del quotidiano pervasi però da un movimento continuo che evoca il flusso vitale: acqua, pesci, fumo, il calore di una tazza di caffè che non perdono intensità espressiva nelle piccole dimensioni. Fotografa la realtà ma lascia aperta la porta del significato: “chiama in campo lo spettatore cui chiede di partecipare all’opera, di completarla, di colmarla di senso”, spiega Peddi.
La direttrice dell’IIC di Caracas sottolinea l’importanza della nuova composizione della Commissione che ha selezionato gli artisti, comprensiva non solo di critici e curatori ma anche di scrittori, giornalisti e uomini di cultura. Riprende le parole del noto critico Vittorio Sgarbi, secondo cui l’arte stava diventando “ghettizzata”, un circolo chiuso eletto dagli specialisti secondo i loro canoni, gusti ed interessi. La nuova formazione del gruppo di selezionatori, secondo Peddi, permette alla Biennale di “aprirsi anche al pubblico, al feedback dei fruitori generici”.
L’esposizione “MostraArte” sarà aperta al pubblico fino a sabato 30 luglio. Orario: dalle 9 alle 16. Entrata libera.

martedì 21 giugno 2011

El Rodeo, rivolta in carcere: i quattro detenuti italiani stanno bene

di Monica Vistali

CARACAS – Stanno bene i quattro detenuti italiani dell’“Internado Judicial capital El Rodeo”, il carcere di Guatire (Caracas) dove da venerdì 17 giugno si susseguono violenti scontri tra reclusi e tra reclusi e polizia.
Padre Leonardo Grasso, responsabile dell’Associazione Icaro - l’ong che assiste i detenuti italiani in Venezuela fornendo sostegno spirituale, viveri e medicine - è riuscito un’ora fa a comunicare telefonicamente con i connazionali. I quattro sono stati trasferiti domenica pomeriggio nel penitenziario ‘Yare’ (a Caracas) insieme a circa 2.500 detenuti tenuti in ostaggio dai rivoltosi e poi riscattati dalla ‘Guardia Nacional Bolivariana’. Domani pomeriggio il sacerdote visiterà i connazionali.
- Sono scossi e frastornati – riferisce alla ‘Voce d’Italia’ Padre Leonardo – ma stanno bene e sono in buone condizioni. Nonostante fossero reclusi nella ‘Torre’ (zona del ‘Rodeo I’ dove si sono registrati violentissimi scontri a fuoco, ndr) non sono rimasti feriti. Abbiamo parlato poco e non hanno potuto fornire particolari riguardo a ciò che hanno visto e vissuto perché la conversazione era sotto controllo.
I quattro italiani sono stati arrestati per traffico di droga. Hanno un'età compresa tra i 35 ed i 45 anni. Tre erano residenti in Italia e sono stati arrestati in territorio venezuelano, uno invece risiedeva già in Venezuela.

Preoccupazione per gli altri detenuti italiani
Padre Leonardo esprime forte preoccupazione per gli altri 68 detenuti italiani del Venezuela. Secondo il sacerdote, infatti, “la situazione delle carceri venezuelane si sta complicando” perchè stanno nascendo focolai di rivolta, “atteggiamenti di solidarietà nei confronti dei reclusi del Rodeo”.
- Ci sono scioperi della fame nel penitenziario capitolino ‘La Planta’ - spiega - dove sono reclusi tre connazionali. Rivolte anche nel ‘Puente Ayala’, nella città di Barcelona, dove ce ne sono due.
Nove italiani sono detenuti nel carcere ‘Los Teques’ di Caracas, sei nel ‘San Antonio’ dell’Isola di Margarita, mentre nove donne sono rinchiuse nell’Inof (Instituto Nacional de Orientacíon Feminina). Numerosi altri connazionali sono in libertà condizionata.
Il sacerdote ha voluto ringraziare il Consolato Generale d’Italia a Caracas che “si è subito attivato per rintracciare i connazionali” e “ci ha offerto tutto l’aiuto ed l’appoggio possibili”.

La rivolta
Attualmente ci sono ancora 934 prigionieri tenuti in ostaggio dagli uomini armati che fanno capo ai “pranes”, i boss che controllano la struttura penitenziaria. Le forze dell’ordine sono riuscite ad entrare solo negli spazi del ‘Rodeo I’ però non hanno ancora il controllo completo del carcere. Il ministero degli Interni venezuelano afferma che le vittime degli scontri a fuoco sono 22 ma il numero è ancora incerto.
Quella del ‘Rodeo’ è la peggiore rivolta avvenuta in una prigione venezuelana dal 1999, quando in uno scontro fra detenuti e polizia si contarono 27 morti.

martedì 14 giugno 2011

Referendum, in Venezuela la terza peggior affluenza del mondo

CARACAS – Flop referendum. A parte i connazionali residenti a Panama e in Andorra, gli italiani in Venezuela sono quelli che meno hanno inciso sul quorum del voto all’estero, con un’affluenza alle urne del 12,2 per cento. Questo il dato che emerge dallo spoglio delle schede del referendum e che contrasta fortemente con la percentuale d’affluenza nella circoscrizione Estero, che oscilla tra il 23,07 e il 23,12 per cento a seconda dei quesiti, e negli altri paesi del Sudamerica, dove l’affluenza ondeggia tra il 27,46 e il 27,51 per cento e tocca i picchi del 39,5% (Bolivia) e del 33,6% (Uruguay).
Nello specifico, gli italiani in Argentina hanno partecipato al voto in una percentuale del 30% mentre in Brasile l’affluenza è stata del 28%, in Equador del 23%, in Colombia del 25.5%, in Paraguay del 25.4%, in Perù del 22.5%. Vicini alla scarsa affluenza italo-venezuelana solo gli italiani del Cile, che hanno fatto registrare un’affluenza del 12.4%.
Se compariamo il dato del Venezuela con quelli di altri Paesi del continente, lo scenario non cambia. Infatti, negli Stati Uniti hanno aderito al voto circa il 20% degli italiani, in Canada il 18,5%, in Messico il 24%, in Guatemala il 39%, in Costarica il 19%, a El Salvador il 21,3%, in Honduras il 23%, nella Repubblica Domenicana il 35%, in Nicaragua il 24,2%.
Spostandoci più lontano, buoni risultati per gli italiani d’Egitto, alle urne con una affluenza del 36,7%, delle Filippine (28,8%), dell’India (41,2%), d’Angola (39,6%), d’Estonia (38,3%), d’Algeria (38,2%), del Giappone (53%), della Norvegia (32,5%), di Cipro (19%), della Croazia (47%) e della Danimarca (32%). Nonostante la misteriosa debacle italo-venezuelana, di cui andrebbero verificate le cause, per tutti e quattro i referendum la maggiore affluenza si è avuta in America Meridionale, dove la partecipazione ha superato abbondantemente il 27%. A seguire troviamo la ripartizione Africa, Asia Oceania e Antartide, con quasi il 25%, Europa con il 21% e America del Nord, intorno al 20%.
Affluenza record in Afghanistan dove ha votato il 97,2% degli aventi diritto. Altissime percentuali anche in Oman con il 90,6% e in Swaziland con 89,6%. Seguono Georgia (77,8%), Azerbaigian (66,7%), Mozambico (65,6%), Kuwait (65,3%) e Armenia (64,7%). L’adesione al voto dei nostri connazionali nel mondo presenta alcune piccole variazioni a seconda dei referendum votati. Si va dal 23,07% di affluenza nelle consultazioni sui servizi pubblici locali e sul legittimo impedimento al 23,12% registrato per il referendum sul nucleare.

I quesiti
Sul fronte dei risultati elettorali nella circoscrizione Estero, ci si accorge come la vittoria dei Sì, anche se sempre molto netta, sia un po’ più contenuta rispetto a quanto è avvenuto in Italia dove il 95% degli elettori hanno chiesto di abrogare le norme sottoposte a referendum. Sul nucleare ad esempio il Sì ha ottenuto il 67,07% dei suffragi contro il 32,93% del no. Più marcate le vittorie sugli altri referendum abrogativi: Sevizi pubblici locali (Si 76,32%, No 23,68%); Tariffa servizio idrico (Si 75,71%, No 24,29%) e legittimo impedimento (Si 74,40%, No 25,60%).
In Venezuela i Sì sono stati il 73,55% sulla scheda sui servizi pubblici locali, il 73,98% su quella delle tariffe sul servizio idrico. Il 66,64% degli elettori ha espresso il suo no al ritorno al nucleare e il 72,94% al legittimo impedimento.
Mentre in Italia gli elettori contrari ai quesiti referendari hanno preferito puntare sull’astensionismo per cercare di raggiungere l’obiettivo della mancanza di quorum e invalidare così il risultato dei referendum, gli italiani all’estero si sono più strettamente attenuti ai quesiti posti e alle conseguenti risposte: lo dimostra il numero molto più elevato di no registrati sulle schede elettorali.
Per quanto concerne poi i dati disaggregati ci si accorge come, in tutti e quattro i referendum, il Sì trovi un’affermazione più ampia in Europa, con punte superiori al 78% per le consultazioni sull’acqua. Da segnalare infine il 37,73% ottenuto dai No in America Meridionale per il quesito sul nucleare.

Urne chiuse in Venezuela, il bilancio nero del voto all’estero

CARACAS - La Direzione Generale degli Italiani all’Estero e le politiche migratorie del ministero degli Esteri è venuta a conoscenza attraverso le pagine della ‘Voce d'Italia’, e non dalle istituzioni competenti, delle problematiche vissute dagli italiani in Venezuela che volevano esercitare il proprio diritto di voto per questo referendum ed ha assicurato la validità dei voti espressi dai cittadini nel Paese, anche se alcuni di questi hanno votato con certificati elettorali che riportavano alterazioni nei dati anagrafici. Lo sostiene il Console Generale Giovanni Davoli, contattato dal nostro giornale all’indomani della chiusura delle urne. - Ho avuto uno scambio di battute con dei colleghi a Roma – afferma il Console – e mi hanno confermato che gli errori nelle date di nascita sui certificati elettorali non mettono a rischio la validità del voto. Quello che viene preso in considerazione è il numero nel registro elettorale.
Davoli si nega a rivelare il nome della tipografia incaricata della stampa dei documenti elettorali ma riferisce che è una ditta di connazionali che si è già occupata del processo di stampa per le scorse tornate elettorali. - In passato hanno dato ottima prova di sé, ora ci hanno deluso - commenta il diplomatico. Secondo Davoli non era compito del Consolato controllare, magari a campione, la correttezza delle schede. - Con quale scopo? Non ne vedevo il fine - sostiene. Ora che il danno è fatto - ma è solo un “danno all’immagine”, commenta il Console - è importante però capire le ragioni dell’errore ed adottare provvedimenti nei confronti dei connazionali responsabili dell’alterazione dei dati anagrafici. - Stiamo verificando il tutto con gli avvocati e prenderemo provvedimenti. La ditta non ha rispettato un contratto ed ha commesso un errore grave.
Gli italiani in Venezuela hanno un passato burrascoso in tema di elezioni. Noto lo scandalo delle schede del centro-sinistra bruciate nelle politiche 2008 dal faccendiere calabrese Aldo Miccichè, su cui indaga la Commissione Antimafia. Migliaia di schede votate dagli italiani in Venezuela finite al rogo e poi “sostituite”. Venuti a galla i brogli ed alla luce i nomi di alcune personalità di spicco della nostra Collettività (nelle intercettazioni spuntano i nomi di due consiglieri del Cgie tuttora in carica) la candidata del Pd, Marisa Bafile ipotizzava: “Secondo me prima avevano manomesso i plichi, poi a un certo punto evidentemente non hanno più avuto la possibilità di farlo e quindi hanno dovuto per forza eliminarle, in questo caso bruciandole”. Manomettere i plichi? Con nell’armadio scheletri di questa mole, forse sarebbero stati necessari dei controlli. Quello che però ora preoccupa il nostro Consolato sono le centinaia di schede elettorali mai arrivate a destinazione e rispedite al mittente. Davoli addebita la responsabilità al sistema postale venezuelano - dimostratosi inadeguato nelle operazioni di mailing anche poco tempo fa, quando bisognava notificare a più di 3 mila pensionati le nuove disposizioni dell’Inps -, agli “indirizzi aleatori” che rendono incerta la ricezione dei documenti e alla superficialità di alcuni cittadini che non aggiornano i propri dati, conservando presso gli elenchi Aire vecchi indirizzi.
A urne chiuse, comunque, il bilancio dell’operazione referendum all’estero è negativo. Tanti italiani non hanno ricevuto la scheda per votare e, quando l’hanno richiesta, hanno scoperto di essere scomparsi dalle liste Aire. Altri, invece, sono rimasti perplessi quando si sono ritrovati in mano certificati elettorali inverosimili secondo i quali erano nati nell’Ottocento o alla fine del Terzo millenio: “Posso votare se risulto non ancora nato?” si è chiesto qualcuno. Infine i disagi sofferti al momento di votare presso il Consolato a Caracas, quando ad un certo punto le cassette postali strabordavano ed era impossibile riporvi nuove schede ed i voti dei nostri connazionali sono quindi stati affidati alla buona fede di operatori del Consolato e vigilanti di sicurezza.
Nel frattempo si moltiplicano sui social network di Internet le lamentele degli italiani in Venezuela, in Argentina, in Brasile ed in altri Paesi, per questo referendum vittime di scarsa informazione, disorganizzazione ed inghippi elettorali. Problematiche che si sono sovrapposte nonostante per la sola organizzazione del voto all’estero di questo referendum siano stati spesi 26 milioni di euro, dato citato dal sottosegretario Alfredo Mantica, ossia quanto si spende in tutto un anno per 4,5 milioni di cittadini italiani all’estero.
Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha chiesto al presidente della Camera di intervenire per creare un gruppo di lavoro costituito da parlamentari eletti all’estero, che garantiscano la trasparenza delle procedure elettorali all’estero. Il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha dal canto suo depositato un esposto alla procura di Roma in cui si chiede la verifica della regolarità delle operazioni di voto degli italiani all’estero.

Referendum: in Venezuela errori nei certificati elettorali

CARACAS - L’odissea referendum sembra non avere fine. Dopo il caos causato dalla decisione della Cassazione, che ha riformulato il quesito sul nucleare mettendo a rischio la validità dei voti degli italiani all’estero, e i ritardi nella spedizione delle schede ai votanti, arrivano adesso certificati elettorali da fantapolitica.
Le date di nascita che numerosi cittadini italiani in Venezuela si sono ritrovati sui certificati sono sbagliate, spesso inverosimili. Enzo Papi, ad esempio, nato il 30/08/1947, risulta essere nato il 31/08/2051; la sorella, nata l’11 marzo 1933, si ritrova invecchiata di mille anni e ringiovanita di un giorno (il documento riporta 12/03/2033); la data di nascita della nipote si trasforma invece da 28/05/1993 a 29/05/2097. Lo stesso stupore della famiglia Papi lo hanno provato ben due interi nuclei familiari di impiegati della Camera di Commercio Venezuelano-italiana di Caracas, e tanti altri concittadini che negli ultimi giorni si sono recati al Consolato preoccupati per la validità delle loro schede elettorali. Alcuni di loro, addirittura, risultano nati nell’Ottocento.
Di chi è la responsabilità? È stato un errore o una volontaria manipolazione di dati, come maliziosamente sospetta qualche italiano poco fiducioso nella correttezza del processo di voto dopo le brutte esperienze durante le passate votazioni?
Tranne categorie specifiche di italiani temporaneamente all’estero (militari o poliziotti in missione internazionale; dipendenti della p.a. per motivi di servizio; professori universitari e rispettivi familiari conviventi), un cittadino italiano, per poter votare, deve essere iscritto in specifiche liste elettorali. Queste vengono predisposte sulla base dell’elenco aggiornato dei residenti all’estero del ministero degli Esteri, prodotto dell’unificazione dell’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), delle liste dei Comuni e degli schedari consolari.
L’elenco degli iscritti viene trasmesso ai Consolati italiani che provvedono a stampare i certificati elettorali servendosi, data la gran quantità di questi ultimi (si pensi che il censimento Aire di fine 2010 attesta la presenza in Venezuela di 111.356 italiani), di una tipografia esterna alla rete diplomatica.Il Console d’Italia Giovanni Davoli, dopo aver effettuato i controlli necessari, ha affermato che “i responsabili dell’errore non sono all’interno del Consolato” e che le liste Aire pervenute nei suoi uffici sono corrette.
La responsabilità quindi, sarebbe da attribuire alla tipografia incaricata della stampa dei certificati. Davoli rassicura però i cittadini italiani: - Un errore nella data di nascita non mette a rischio la validità della votazione - afferma -. Le vittime del disagio non devono preoccuparsi: la loro posizione anagrafica si mantiene corretta, i documenti futuri non avranno errori.



Referendum: oggi ultimo giorno per votare

CARACAS (9/6/11) - Oggi, alle 16, scade il termine per esercitare il proprio diritto al voto nel referendum del 12-13 giugno. Si conclude quindi, almeno per ora, quel percorso ad ostacoli chiamato ‘voto degli italiani all’estero’. La via crucis vissuta da molti connazionali in Venezuela è ormai nota: in primis l’indecisione dell’Italia riguardo la validità o meno dei voti all’estero dopo la modifica al quesito sul nucleare deciso dalla Cassazione; poi i ritardi nella consegna delle schede - affidate dal Consolato a Ipostel - ai votanti che, tanti, tutt’oggi, non hanno ancora ricevuto; infine le date di nascita inverosimili riportate sui certificati elettorali.
Accuse di disorganizzazione anche al Consolato di Caracas. Un italiano residente nella capitale, M.N., afferma di essersi recato al nostro Consolato per richiedere la scheda elettorale della figlia, Sandra, potenziale votante il cui nome è poi risultato inesistente nelle liste elettorali. Questo nonostante solo poche settimane fa le sia stata recapitata la cartolina di notifica per votare alle elezioni comunali di Napoli. Mentre attendeva spiegazioni sul caso di sua figlia, M.N. racconta alla Voce di aver notato situazioni poco trasparenti nelle operazioni di voto.
- Alcuni cittadini volevano votare ma le cassette postali erano stracolme - spiega - e i funzionari del Consolato sono stati costretti a riporre le schede in alcuni cassetti degli uffici. Poi, quando anche questi ultimi straboccavano, le schede sono state messe in comuni scatole di cartone, poi chiuse in uno sgabuzzino, ed infine consegnate in mano ad un vigilante della sicurezza. Quest’ultimo - conclude M.N - che non era un funzionario italiano, le ha conservate sino all’arrivo degli operatori di Ipostel che hanno svuotato le cassette postali e riposto le schede in un sacco, poi sigillato. I voti sono stati trattati come se fossero caramelle, conservati nei cassetti, in tasca... Questo non è certo un meccanismo sicuro su cui fare affidamento.

Argentina, “Il Consolato è chiuso”
Anche in Argentina sono tanti i disagi sofferti dagli italiani che desiderano esercitare il proprio diritto di voto. Ecco la testimonianza di un concittadino residente a La Plata:
“Sono le 11,40 di questa mattina, arrivo al consolato italiano, qui a La Plata. Davanti al cancello chiuso siamo in 5, io e quattro signore più anziane di me, in attesa di mettere le buste contenenti le schede votate per i prossimi referendum (noi cittadini che viviamo all’estero dobbiamo far pervenire le buste contenente le schede entro il 9 alle ore 16 al consolato), ma le due cassette postali installate per i referendum, nonostante siano grandi, non ne possono contenere altre perchè sono piene e molte buste strabordano. Dopo un pò appare un uomo che alle mie accese rimostranze ci comunica che ‘il consolato è chiuso’, alla faccia dei diritti e della democrazia. Le signore se ne vanno con la busta in mano, io vado alla posta privata e spero che le mie schede arrivino in tempo. Questo consolato è ‘famoso’ in tutto il sud America per ‘l’attenzione’ che presta ai cittadini e come si dice... il pesce puzza dalla testa”.

L’esponente dell’Idv Fabio Evangelisti si è fatto portavoce, ieri a Montecitorio, della denuncia, raccolta dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che ha chiesto al presidente della Camera di intervenire per creare un gruppo di lavoro costituito da parlamentari eletti all’estero, che garantiscano la trasparenza delle procedure elettorali all’estero. - Il governo deve garantire che le operazioni di voto all’estero sul referendum si svolgano correttamente - ha detto Casini - è questione di democrazie a trasparenza.
Il Console di La Plata, Spartaco Caldararo, ha dal canto suo spiegato che “la posta argentina è responsabile di svuotare le cassette poste al di fuori dei consolati. - Per agevolare il voto dei connazionali abbiamo chiesto alla posta argentina, di porre le cassette al di fuori del Consolato. Dopo la nostra capillare campagna informativa, abbiamo riscontrato un’affluenza di voti in effetti molto alta. Non siamo responsabili dello svuotamento della cassetta, è compito del ‘Correo’, che interviene almeno due o tre volte al giorno. Non è pertanto da escludere che chi ha denunciato il fatto ieri abbia trovato la cassetta piena. Ha sottolineato, poi, che le schede “non possono essere consegnate in Consolato, che non è un seggio elettorale”.

Di Pietro: “È l’ennesima truffa”
Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, è intervenuto ieri a Repubblica.Tv affermando che il quorum del referendum di giugno “non sarà facile da raggiungere”. - La legge dice il 50+1 ma non è così. Il primo giugno è scaduto il termine per il cittadino all’estero di votare (in realtà è il 9 giugno alle ore 16, ndr). Quindi - ha detto Di Pietro - nessun cittadino all’estero ha votato per il referendum ma i 3 milioni e 200 mila italiani all’estero vengono contati nel quorum. Quindi ci vuole il 58% effettivo (di quorum, ndr) per coprire anche quei 3 milioni che stanno all’estero.
È una vergogna - commenta il leader dell’Idv - l’ennesima truffa fatta togliendo ai cittadini all’estero il diritto di votare e caricando di responsabilità i cittadini italiani che devono raggiungere un quorum che deve comprendere anche quella loro quota. Vogliamo che quei 3 milioni 200 mila italiani che non hanno votato (in realtà il voto c’è stato ma forse non verrà preso in considerazione, ndr) non vengano conteggiati nel quorum. In merito alla questione del voto all’estero, continua Di Pietro, L’Idv non rimarrà con le mani in mano: “Depositeremo ricorso in Cassazione perchè sollevi un conflitto di attribuzione alla Consulta. Quei 3 milioni e 200 mila elettori andranno scorporati e sottratti al conteggio”.
Di Pietro ha preparato un’istanza alla Corte di Cassazione affinchè l’ufficio centrale per i referendum tenga conto del ‘quorum ridotto’ sul nucleare rispetto agli altri quesiti, prima di proclamare la validità/invalidità della consultazione sulla base dell’affluenza alle urne che le verrà trasmessa dal Viminale. L’istanza sarà presentata in Cassazione fra venerdì, giorno di chiusura della campagna referendaria, e lunedì alle 15, orario di chiusura dei seggi in Italia. In modo tale che la Cassazione sia investita del caso in tempo utile per poter tenere conto.

martedì 17 maggio 2011

I giovani molisani nel mondo tornano a casa con un sorriso

di Monica Vistali

CARACAS – Chiuso il Consiglio, i ragazzi e le ragazze dell’associazione “Giovani molisani nel mondo” hanno lasciato il Venezuela per tornare nei loro paesi. Sono ora in Argentina, in Canada, in Australia, in Brasile, in Belgio, in Svizzera, in Inghilterra, negli Stati Uniti. Ci piace immaginarli davanti al pc, scherzando fra loro su Facebook, commentando i dieci giorni trascorsi tra Caracas, Valencia e Maracay o ricordando la gita a Tucacas e all’Isola degli uccelli, che hanno costeggiato in barca.
Membri dell’unica associazione regionale italiana rigorosamente under 35, i giovani molisani sono stati ospiti della posada La Calceta, stato Carabobo, dal 9 all’11 maggio. In questo agriturismo in mezzo al verde, hanno potuto apprezzare il territorio agreste del Paese e degustare alcuni prodotti tipici della cucina criolla. A far da Ciceroni i due consiglieri italo - venezuelani, Colasurdo Di Lembo Luigi e Tomasi Gianni, accompagnati da un gruppo di giovani delegati provenienti dalle diverse regioni del paese.
La sosta a La Calceta non è stata solo una gita di piacere. Nella tre-giorni, i ragazzi hanno si sono dati da fare per ideare e progettare nuove iniziative. Per incrementare i punti d’incontro tra i giovani corregionali sparsi nei cinque continenti, si sono definiti i dettagli dei prossimi corsi di lingua italiana aperti ai molisani nel mondo che l’Associazione organizza presso l’Università degli Studi del Molise. Un soggiorno di due settimane con lezioni intensive di lingua italiana e visite culturali per conoscere la realtà della Regione, già organizzato per i giovani dell’Argentina e dell’Australia ed a settembre aperto a quelli del Venezuela e del Brasile.
- Gli interessati devono rivolgersi all’associazione regionale della propria città e farsi mettere in contatto con noi. Cerchiamo 15 - 20 ragazzi di età inferiore ai 28 anni, con una conoscenza basica della lingua italiana - ci spiega l’italo - australiano Andrew Antenucci, segretario dell’Associazione.
Durante il Consiglio il gruppo ha pianificato scambi culturali attraverso i quali alcuni giovani molisani residenti all’estero potranno essere ospitati da una famiglia molisana.
- Il nuovo progetto involucra un buon numero di famiglie di Campobasso che dovrebbero ospitare i giovani corregionali dell’estero nelle proprie case - spiega alla ‘Voce la consigliera Francesca, di Londra -. Uno scambio culturale che ci permetterebbe di vivere la vera esperienza molisana, non solo leggerla sui banchi di scuola.
Gli scambi culturali favorirebbero un abbattimento delle barriere tra l’interno e l’esterno della Regione, tra le mete che si è prefissato il Consiglio. Obiettivo certamente facilitato dalle nuove tecnologie: il gruppo, la cui sede formale è a Campobasso, viaggia infatti sul filo del web.
- Piccoli progetti possono avere un grande impatto nella nostra comunità - spiega Andrew -. Un esempio è il portale che stiamo lanciando in rete. Si configurerebbe come il fulcro delle relazioni tra tutti i giovani molisani sparsi nei cinque continenti, e in Italia.
Per unire i giovani molisani residenti dentro e fuori dai confini, il gruppo ha in calendario “per giugno, in occasione del Consiglio dei molisani nel mondo che si terrà in Regione, una giornata di riunioni con enti, associazioni, circoli ed università che radunano i giovani all’interno della Regione”, annuncia il Presidente Marcelo Carrara, di Mar de Plata, Argentina.
- L’idea - spiaga Marcelo, originario di Castel del Giudice, Isernia - è allargare la rete mondiale dei giovani molisani che abitano all’estero ed integrarla con i molisani residenti nel Molise che, in questo mondo globalizzato, sono potenziali ‘molisani nel mondo’. In questo modo, ogni molisano avrà la possibilità avere amici corregionali in tutte le parti del mondo. Se un ragazzo vuole farsi una esperienza in Sud America, saprà a chi rivolgersi ed a chi appoggiarsi.
L’associazione Giovani molisani nel mondo è nata 5 anni fa con l’appoggio di una legge regionale. È un organo autonomo ed indipendente che associa più di un centinaio di ragazzi e ragazze. Il consiglio dei 15 si è già riunito 4 volte: la prima volta a Campobasso, poi a Isernia, San Paolo e Caracas. La scelta del Venezuela come luogo per il Consiglio è “il risultato dell’impegno preso dall’on. Michele Iorio, presidente della Regione, in occasione del Consiglio dei molisani nel Mondo svoltosi ad Isernia lo scorso giugno e dell’interesse dimostrato verso il paese che ci ospita ed i giovani mollisani di nuova generazione” come spiegano i consiglieri dell’Associazione.
- Abbiamo concordato una nuova regola – afferma il presidente Marcelo -. D’ora in poi ci riuniremo una volta in regione ed una volta all’estero, in alternanza. In questo modo possiamo conoscere la nostra terra e in egual modo altre realtà splendide come questo Venezuela che ci ha ospitato. Centri italiani fantastici e gente calorosa.
A fine giugno si terrà a Campobasso la terza conferenza dei molisani nel mondo cui parteciperanno anche i ragazzi del gruppo giovanile con l’idea di “presentare al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio regionale tutto il lavoro svolto in questi quattro anni”, spiega Marcelo riferendosi al quadriennio di vigenza del Consiglio, che ora volge al termine.
Il gruppo dei giovani molisani rappresenta una ventata di freschezza in un associativismo un po’ avanti con gli anni e, forse, da svecchiare.
- Ogni membro coltiva progetti nella propria città ed è appoggiato dalle associazioni regionali delle varie zone del mondo. Ma non è sempre facile - ci confida Andrew -. I vecchi molisani hanno dato un contributo unico all’estero e creato cose che resteranno per sempre, perciò a volte è difficile ritagliarsi uno spazio. Ma ci riusciremo!
Dal nostro Venezuela, però, i ragazzi se ne vanno con il sorriso sulle labbra. L’8 maggio hanno visitato la Casa d’Italia di Maracay, l’11 il Centro Italiano Venezuelano di Valencia e il 13 hanno fatto tappa nel nostro club capitolino, ospiti dell’Associazione Abruzzesi e Molisani nel Mondo di Caracas.
- È stata un’esperienza splendida – dichara entusista la consigliere Gilda, dall’Australia.
Al Civ di Caracas, i consiglieri sono stati accolti da una riunione cui erano presenti, fra gli altri, il Console generale Giovanni Davoli e la presidente dell’Associazione Abruzzesi e Molisani nel Mondo di Caracas, Tina Di Battista.
Al termine dell’incontro, a cui sono intervenuti i giovani consiglieri portando la loro testimonianza, un simpatico buffet ed un pranzo in uno dei ristoranti del Civ.

lunedì 16 maggio 2011

Centro Italo in festa per l'Unità e la Repubblica

CARACAS - Inizia oggi il calendario di attività organizzate dal Centro Italiano Venezuelano di Caracas per festeggiare i 150 anni di unità nazionale, il 47esimo compleanno del sodalizio (compiuto il 14 maggio) e la 65esima festa della Repubblica, il 2 giugno prossimo. Le manifestazioni, che si svolgeranno negli spazi del club con il patrocinio del Consolato d’Italia e del nostro giornale, termineranno domenica 5 giugno con una grande ‘verbena’ di chiusura.

- Lo spirito è quello di unire tutti i soci dell’Italo e consolidare le relazioni tra i diversi gruppi che fanno vita nel club - spiega alla ‘Voce’ Mario Chiavaroli, presidente del sodalizio -. Il Civ è grande e diviso in settori, per cui capita spesso che ad esempio una persona che pratica sport non conosca i membri del gruppo di teatro.
Le celebrazioni inizieranno con l’accensione di una torcia olimpica che darà il via alle prime “Olimpiadi del Civ” (ore 18.30) con gare di atletica, basket, biliardo, bocce, bolas criollas, dominó, calcio, calcetto, pallavolo, volley, beach tennis, nuoto, kung-fu, judo e ginnastica artistica.
A dare il fischio d’inizio alle Olimpiadi una grande sfilata nel campo di calcio Roberto Prosperi, cui parteciperanno sia gli atleti di tutte le discipline sportive del centro che i membri dei gruppi folkloristici e culturali che fanno vita nel club. Tra questi quelli di canto, di danza, di flamenco, di teatro. Ad aprire la manifestazione, le parole di Mauro Chiavaroli e gli interventi del Console Generale Giovanni Davoli e del Coordinatore della kermesse, Nicola Saffina.
Dopo la cerimonia d’apertura, una gara di calcio ‘in rosa’.
Durante il periodo di festa in programma gare sportive delle più disparate discipline, dal nuoto al calcio al karate, con atleti della Collettività. Spazio all’attività motoria anche con una maratona - cui parteciperanno i corridori delle categorie ‘Giovani’ e ‘Meno giovani’ - e una camminata familiare.
Tanti gli eventi culturali. Si presenteranno il gruppo folklorico “Arlecchino”, i gruppi teatrali “Maschere” e “Il Piccolo”, il gruppo di “Danza moderna” e il coro “Giuseppe Verdi”. Spazio anche al cinema, con un ciclo di pellicole cinematografiche relative alle celebrazioni in atto, e alla musica, con la partecipazione speciale della “Orchestra Sinfonica del Venezuela” diretta dal connazionale Pagliuca e della “Orchestra Giovanile dello Stato Vargas” il cui direttore è anch’esso un connazionale, il maestro Domenico Lombardo.
Diverse conferenze sui temi del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e sulla nascita della Repubblica Italiana. Inoltre, in cantiere la realizzazione di una rivista incentrata sulla storia del Centro Italiano Venezolano di Caracas, sull’unità nazionale e sulla formazione della Repubblica.
Il 2 giugno, festa della Repubblica italiana, il Salone Italia del Centro sarà a disposizione dell’Ambasciata e del Consolato per le attività celebrative. Sabato 4 giugno, invece, il Salone sarà spazio dedicato ad un grande evento musicale, con la partecipazione di un riconosciuto cantante di origine italiana. Saranno consegnati importanti riconoscimenti ad alcuni soci del Centro Italo Venezuelano per il loro apporto all’instituzione e ad alcuni membri della collettività italiana che hanno contribuito ad onorare l’Italia. Infine, una affascinante esposizione di automobili antiche.
Domenica 5, giorno di chiusura delle celebrazioni, “Italia per noi, Italia per tutti”: grande evento musicale e gastronomico cui parteciperanno le varie Associazioni Regionali. Dopo la ‘verbena’, riconoscimenti alle squadre vincenti delle olimpiadi interne.



domenica 15 maggio 2011

Pensionati italiani in Venezuela, è caos

Tanti anziani italiani in regola finiti nella ‘lista nera’ di Western Union senza preavviso. Lucio Consilio: “Ignoranza e poca sensibilità. Mi riservo di intraprendere un’azione legale contro l’Inps per i disagi creati”. L’agenzia: “Ci proponiamo come responsabili per far recapitare i certificati di esistenza in vita”

di Monica Vistali

CARACAS – È ancora polemica per la “campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati” promossa dall’Inps e dall’Istituto Centrale di Credito delle Banche Popolari Italiane (ICBPI), la banca che gestisce i servizi di pagamento delle pensioni all’estero. Tanti anziani in regola con il certificato di esistenza in vita sono ingiustamente finiti nella lista ‘nera’ di coloro che, a maggio, dovranno dimenticarsi di Italcambio e recarsi personalmente, per ritirare la propria pensione, presso gli sportelli Western Union. Inoltre, le lettere che dovevano avvisare gli sfortunati connazionali di essere stati dirottati agli uffici Western Union non sono mai arrivate a destinazione.

Forti critiche da Italcambio e dal prof. Salvatore Lucio Consilio, consulente esperto nell’aspetto sociale del ‘mondo dei pensionati’ e responsabile dell’ufficio “Pensione Vip” a Las Mercedes, Caracas.
- Come pensionato e rappresentante dei pensionati italo-venezuelani devo rivolgere una critica assoluta all’Inps e all’Istituto Centrale - dichiara a gran voce Consilio - e mi riservo di intraprendere un’azione legale contro l’Inps per i disagi che ha creato ai nostri anziani. Cittadini italiani, spesso malati, che devono essere rispettati. Una revisione di questo tipo - prosegue - doveva essere fatta in modo intelligente invece abbiamo capito di essere in mano a dei grandi ignoranti che non conoscono la geografia, i sistemi politici, le caratteristiche dei Paesi. Hanno dimostrato di non sapere neppure che cosa sia il Venezuela.

Numeri...
Come riferisce alla ‘Voce’ Gabriele Titone, Direttore Generale della società Italcambio, dopo un colloquio telefonico con la direzione dell’Inps, “la decisione è stata presa dall’Istituto Centrale e l’Istituto di previdenza dice di non aver visto in questa nulla di particolarmente grave” che lo inducesse a revocarla o metterla in discussione.
Una dichiarazione opinabile, quella dell’Inps. La campagna, infatti, presenta numerosi punti critici che la rendono un “provvedimento irresponsabile”, come la definisce Consilio.
In primis: la notizia dell’esistenza di questa campagna è arrivata all’improvviso, fulmine a ciel sereno. Italcambio, che da ben 16 anni elargisce pensioni agli italo-venezuelani, ne è venuta a conoscenza solo i primi giorni di maggio. Come spiega alla ‘Voce’ il Direttore Generale Titone, non ha a tutt’oggi ricevuto una lista nominativa dei cittadini che effettivamente dovranno ritirare la propria pensione agli sportelli Western Union e quindi, quando un connazionale si presenta ai suoi uffici, non è in grado di dire se il suo assegno è stato recapitato al nuovo Istituto o se invece la sua pensione è stata sospesa.
La Banca Centrale ha semplicemente informato Italcambio che 3500 anonimi pensionati in Venezuela (su un totale di poco più di 5 mila) sarebbero stati desviati a Western Union. Ma Italcambio, per il mese di maggio, ha ricevuto solo 1397 assegni pensionistici. Sommando però il numero di questi assegni alla cifra indicata dall’ICBPI, non arriviamo al numero totale di cittadini che ricevono in Venezuela la propria pensione ed a questi, quindi, questa dovrebbe essere stata sospesa.
- Ho fatto personalmente un piccolo calcolo. Dalla lista delle pensioni di aprile ho tolto i 1397 cittadini dei quali ho ricevuto gli assegni ed ho dedotto che gli altri saranno dirottati alla Western Union. Ma può anche darsi che gli abbiano già sospeso la pensione - conferma Titone. Creeremo disagi ad anziani che magari quel giorno dovevano comprare una medicina, pagare l’affitto, ed invece si ritroveranno a vagare per la città. Infatti, quando gli dirò che non possono incassare la pensione con Italcambio, per loro inizierà una vera via crucis.

... e lettere
A complicare la situazione la ‘faccenda delle lettere’ informative che avrebbero dovuto essere spedite ai pensionati che l’Inps intendeva monitorare, ossia a coloro che dal 2 settembre 2010 non avevano certificato la propria esistenza in vita. Le lettere, infatti, non sono mai arrivate. Dei 600 anziani assessorati da Consilio, ad esempio, nessuno ha ricevuto fino ad oggi l’informativa ma solo poco più di un centinaio possono ritirare la propria rata di maggio presso Italcambio. Eppure, ci garantisce il consulente, più di 500 dei suoi pensionati sono in regola con il certificato di esistenza in vita.
- Io stesso - testimonia Consilio - sono vittima di questa disorganizzazione. Ho richiesto il mio certificato di esistenza in vita lo scorso 3 marzo e l’ho subito mandato al Patronato che lo ha inviato l’8 marzo. Eppure sono nella ‘lista nera’ e dovrò recarmi presso la Western Union. Come me tantissimi altri. I Patronati hanno tutte le ricevute d’invio.
Per le persone anziane, un repentino cambio di abitudini non è cosa da poco. Cercare l’ubicazione di un ufficio Wester Union al posto di recarsi, come ogni mese, presso la sede Italcambio, dove molti operatori parlano in italiano e ci si sente più ‘a casa’, è un’operazione difficoltosa. Ma sembra che ICBPI e Inps non abbiano preso in considerazione, come evidenzia Consilio, i risvolti ‘sociali’ del provvedimento. Basta gettare un occhio sulla famosa ‘lettera informativa’: per spiegare ai pensionati dove rivolgersi per ritirare la rata, i due istituti hanno annesso un link cui collegarsi via internet: una scorciatoia utile per le nuove generazioni cresciute nell’era Google, ma strumento inintelligibile per molte persone anziane. Nonché espediente che tradisce totale mancanza di sensibilità rispetto alle problematiche della Terza Età.

Euro e bolivares
Per i pensionati che, dopo mille peripezie, riuscissero a ritirare la propria rata di maggio presso gli sportelli Western Union, si presenterebbe una seconda difficoltà. L’agenzia, infatti, elargisce soltanto ‘bolivares’ in contanti, non consentendo ai nostri concittadini di avere l’assegno in euro che gli spetta di diritto. Presso Italcambio è possibile avere la pensione in euro, in moneta locale o ritirare fisicamente l’assegno per spedirlo per posta ai familiari o depositarlo su un conto all’estero, dove attingere in ogni momento (opzione appetibile per chi viaggia, anche in Italia).
- Io mi rifiuto di ricevere BsF perchè è mio diritto avere gli euro - sostiene Consilio -. Mando la pensione a mio figlio negli States e voglio continuare a farlo. È un mio diritto come cittadino italiano - ribadisce -. Se questo non è possibile, propongo che d’ora in avanti anche gli stipendi dell’Ambasciatore o del Console d’Italia siano tradotti in BsF al cambio ufficiale. Perchè ai poveri pensionati sì ed ai diplomatici no?
Consilio puntualizza che il governo tedesco, a differenza di quello italiano, elargisce ai propri pensionati all’estero un assegno trasferibile, mentre i nostri anziani sono costretti, se vogliono mandare l’assegno all’estero, a spedirlo fisicamente a mezzo posta.
Da ricordare che se mediamente un pensionato riceve 600 euro mensili, una fetta non trascurabile di anziani deve accontentarsi di 200, 250 euro. Tra gli anziani di Consilio c’è anche chi riceve 160 euro. Senza dimenticare che per chi ha la doppia pensione la quota di euro è diminuita dopo la modifica del tasso di cambio (da 2,60 a 4,30) che ha aumentato virtualmente la pensione venezuelana riducendo, per compensazione, quella italiana.

Per il futuro
Come ci conferma il Direttore Generale Gabriele Titone, i nostri anziani si recano personalmente a ritirare la propria pensione. Non mancano però i casi in cui questi, per motivi di salute, deleghino parenti o amici a compiere l’operazione. Per loro, purtroppo, si annunciano periodi bui: Wester Union, sotto i dettami dell’Inps, è tenuta a consegnare l’importo della pensione esclusivamente ai pensionati che si presentino in prima persona presso i propri uffici.
- Un amico di Barquisimeto è handicappato e la nuova agenzia non ha accettato la delega della moglie - testimonia Consilio -. Non sono ancora riusciti a ritirare la pensione e, se non riusciranno a farlo, questa verrà bloccata automaticamente. È un cittadino italiano. Dov’è la difesa dell’italianità tanto decantata dai politici?
Il sistema, insomma, non funziona. Consilio e Titone sono concordi nell’affermare che Inps e ICBPI avrebbero dovuto studiare un progetto più adeguato, magari interpellando esperti in campo sociale, che conoscessero le problematiche dei pensonati, e consulenti in loco sapienti delle caratteristiche del Paese. Per una persona avanti con l’età, cercare a Caracas un ufficio sconosciuto, ritirare una pensione in contanti e portarla nel portafoglio sino alla prima banca, non è operazione facile e consigliabile. Soprattutto quando l’intero disagio non è dovuto, quando l’anziano ha compiuto con tutti i suoi doveri: ha prodotto un certificato di esistenza in vita nei tempi e modi previsti, lo ha consegnato e fatto inviare a chi di dovere. Autonomamente, Consilio e Titone si propongono come responsabili per ricevere e far recapitare, ogni anno, i suddetti certificati.
- Chi è responsabile oggi? Il Patronato? Il Consolato? Italcambio? Nessuno. Chi sta pagando? Solo i pensionati - sottolinea Titone - . Consiglio quindi di sedersi tutti a un tavolo e tentare di rispondere alle esigenze degli Istituti di credito e previdenza senza però penalizzare chi ha fatto il suo lavoro: i pensionati. Nel 2009 erano stati bloccati mille assegni, quest’anno è ancora caos. Dobbiamo trovare il modo perchè non si ricreino tali situazioni. Sarà una delle clausole del contratto che firmeremo tra poco con City Bank, l’Istitito che ha vinto l’appalto e sostituirà l’ICBPI.

mercoledì 11 maggio 2011

Dalla boxe alla pittura sui marciapiedi di Caracas

di Monica Vistali

CARACAS - José é sempre molto concentrato e silenzioso. Appoggia il braccio ad una spranga di metallo perché non tremi quella mano anziana che, ogni tanto, gli fa brutti scherzi. Perché José, il pittore italovenezolano di Sabana Grande, deve avere la mano ferma per creare le sue opere, ritagliare nel grigiore dell’en plein air metropolitano un angolo di colore e poesia.
José Vicente Aponte, questo il suo nome completo, da trentotto anni passa le sue giornate dipingendo in quella che é, come dice il mural accanto, una “scuola libera di pittura”. Nessuno spazio chiuso e nessuna parete: solo poche panchine e numerose tele dai colori sgargianti addossate lungo il rientrio di un marciapiede sempre battuto. E da lí, da quel polveroso atelier su misura fitto di cavalletti, tele e tavolozze sporche, scruta e riproduce, immagina e crea. Saccheggia il reale e lo cattura in una forma astratta, lo trasforma in opere dense di materia, in sfumature che si stemperano.
Figlio di una donna salernitana, arrivata in Venezuela per lavorare nell’industria pastificia, José trascorre la sua giovinezza sul ring di una palestra di Caracas. Ma anche da boxer professionista – sara´campione nazionale – non abbandona quella passione per l’arte che, come ci racconta, e´nata quando aveva solo quattro anni, e sulla quale ora ha le idee molto chiare: “Oltre al veneziano Tintoretto, l’italiano che prediligo, sono affascinato dal Rinascimento. Lí si ritrova la ricerca infinita e quello che io definisco ‘l’antagonismo esistenziale’, la scoperta di qualcosa dentro di noi che é necessario esprimere, qualcosa di assolutamente nuovo, prima neppure concepibile. La ricerca sfocia poi necessariamente nell’astrattismo. Astrattismo che é creativitá e originalitá assoluta. Per questo motivo – continua – amo la pittura di Picasso, che del resto é il mio artista preferito”.
Mentre si racconta, la gente gli scorre lungo il marciapiede accanto, indifferente. “La strada é la mia finestra sul mondo – ci racconta José –. Quello che queste persone non capiscono – commenta - é che negare questo spazio, che é arte, significa negare se stessi, perché l’arte é la massima espressione della vita dell’uomo. Quando si raggiunge l’arte, si raggiunge anche il centro della nostra esistenza. Per questo non ho bisogno di muovermi. Sto seduto qui, fumando la pipa ed osservando le persone. Purtroppo vedo che la geste non s’interessa dell’arte, della bellezza, dello spirito. Non si sofferma su nulla. Non pensa, non immagina. A questo tempo manca la creazione”. Sfuggono alle critiche i bambini che, ogni settimana, fanno visita a José: “Tutte le settimane una ventina di bambini vengono qui a dipingere. Io li lascio liberi, non dico loro nulla. Sono maestri di se stessi, come io sono maestro di me stesso. Il loro é un esercizio attraverso il quale c’é un’introduzione alla conoscenza. Si sviluppano anticorpi contro le cose di poco valore, ci allonatana dalle bugie e dalla spazzatura della vita. Attraveso l’arte arrivano a conoscere la veritá e, poi, piú nulla li puó ingannare. Io ho visto molto nella mia vita – continua José -. Quello che ora devo fare é disconnettermi dal reale che ho vissuto e continuare il cammino della ricerca, i sentieri dei linguaggi, il processo dell’apprendimento infinito che rappresenta sia l’arte che la vita. Non a caso, l’arte e la mia vita hanno sempre camminato fianco a fianco. Devo tornare bambino”.
Lascio José circondato dalle sue tele. Silenzioso, immobile. E ricordo quello che diceva il suo amato Picasso: “Se dipingete, chiudete gli occhi e cantate”.

Casa d’Italia, parole e fotografie per i 150 anni dell'Italia unita

Maracaibo: Agiv, A.c. Abruzzesi dello Zulia e Consolato invitano i connazionali alla ‘charla’ e alla mostra fotografica dedicate all’Unità d’Italia e alla figura di Garibaldi

di Monica Vistali

CARACAS - L’Associazione civile Giovani Italo-venezuelani (Agiv), in collaborazione con l’Associazione civile Abruzzesi dello stato Zulia e con il patrocinio del Consolato d’Italia di Maracaibo, invita tutti i connazionali al convegno e dalla mostra fotografica dedicati ai 150 anni d’unità nazionale. L’evento si svolgerà oggi, alle ore 19, negli spazi della Casa d’Italia di Maracaibo.
Direttamente dall’Italia arriverà per presiedere il convegno il professor Luciano Luciani, presidente dell’Istituto Italiano Fernando Santi e membro del “Comitato Nazionale per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi”, patrocinato dal Ministero per i beni e le attività culturali.
Il seminario sarà organizzato come un percorso dal titolo: “Garibaldi e la Costituzione italiana: dallo Statuto albertino alla Costituzione della Repubblica romana, la fuga da Roma, la morte di Anita a Ravenna. Il ritorno in Italia, lo sbarco dei Mille in Sicilia: da Marsala al Volturno verso l’Europa Unita e un mondo di pace”.
Il convegno ha teso ad evidenziare il processo di maturazione di Giuseppe Garibaldi attraverso le esperienze realizzate in America Latina che hanno consolidato la capacità e il realismo politico portandolo successivamente, con la Spedizione dei Mille, a conseguire l’obiettivo fondamentale di realizzare l’Unità d’Italia, nonché il processo che ha portato alla stesura della nostra Costituzione.
Grazie alla collaborazione della Fondazione Italianisti dello stato Zulia (Fuzit), la stessa conferenza sarà proposta domani venerdì 13 presso il Collegio Antonio Rosmini di Maracaibo, alle ore 7.30, per 150 giovani studenti del 5to anno.
Verranno distribuite copie della Costituzione Italiana, della Costituzione della Repubblica Romana e delle pubblicazioni “Alle Potenze d’Europa. Memorandum. Reggia di Caserta, 20 ottobre 1860” - “Discorso al Congresso della Pace. Ginevra, 9 settembre 1867” del Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini di Marsala.
Inoltre, sempre negli spazi della Casa d’Italia, sarà inaugurata la mostra fotografica “L’eroe dei due mondi” dedicata a Giuseppe Garibaldi.
Ieri, presso il Centro Italo Venezolano di Caracas, si è tenuta una conferenza sul tema: “Il ruolo passato e presente della Societá di Mutuo Soccorso in Italia e per le comunitá italiane all’estero. Il Contributo di Giuseppe Garibaldi”.
Il convegno, nell’offrire una panoramica sulle varie formule in cui si è attuata l’esperienza del mutualismo solidale che ha elaborato formule originali ed efficaci per garantire assistenza rivestendo un ruolo fondamentale di promozione intellettuale e di emancipazione, in patria ma anche all’estero tra le nostre collettività emigrate, ha trattato peraltro un tema di grande attualità, quale i servizi sociali e sanitari in convenzione o alternativi al servizio pubblico.
L’obiettivo di Agiv è promuovere l’interazione e la cooperazione tra i giovani oriundi del Venezuela, i giovani italiani residenti all’estero etutti coloro interessati alla nostra cultura.
Luciano Luciani ha partecipato alla I e II Conferenza degli Italiani nel Mondo, al CGIE, alle Conferenze Continentali, a Conferenze organizzate dalle Consulte regionali. Prende parte ai lavori del Consiglio italo-brasiliano di cooperazione economica, industriale, finanziaria ed allo sviluppo promosso dal Ministero degli Affari Esteri.

Maracaibo. Una mostra e un convegno per festeggiare i 150 anni

CARACAS - L’Associazione civile Giovani Italo-venezuelani (Agiv), in collaborazione con l’Associazione civile Abruzzesi dello stato Zulia e con il patrocinio del Consolato d’Italia di Maracaibo, invita tutti i connazionali al convegno e dalla mostra fotografica dedicati ai 150 anni d’unità nazionale. L’evento si svolgerà oggi, alle ore 19, negli spazi della Casa d’Italia di Maracaibo.
Direttamente dall’Italia arriverà per presiedere il convegno il professor Luciano Luciani, presidente dell’Istituto Italiano Fernando Santi e membro del “Comitato Nazionale per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi”, patrocinato dal Ministero per i beni e le attività culturali.
Il seminario sarà organizzato come un percorso dal titolo: “Garibaldi e la Costituzione italiana: dallo Statuto albertino alla Costituzione della Repubblica romana, la fuga da Roma, la morte di Anita a Ravenna. Il ritorno in Italia, lo sbarco dei Mille in Sicilia: da Marsala al Volturno verso l’Europa Unita e un mondo di pace”.
Il convegno ha teso ad evidenziare il processo di maturazione di Giuseppe Garibaldi attraverso le esperienze realizzate in America Latina che hanno consolidato la capacità e il realismo politico portandolo successivamente, con la Spedizione dei Mille, a conseguire l’obiettivo fondamentale di realizzare l’Unità d’Italia, nonché il processo che ha portato alla stesura della nostra Costituzione.
Grazie alla collaborazione della Fondazione Italianisti dello stato Zulia (Fuzit), la stessa conferenza sarà proposta domani venerdì 13 presso il Collegio Antonio Rosmini di Maracaibo, alle ore 7.30, per 150 giovani studenti del 5to anno.
Verranno distribuite copie della Costituzione Italiana, della Costituzione della Repubblica Romana e delle pubblicazioni “Alle Potenze d’Europa. Memorandum. Reggia di Caserta, 20 ottobre 1860” - “Discorso al Congresso della Pace. Ginevra, 9 settembre 1867” del Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini di Marsala.
Inoltre, sempre negli spazi della Casa d’Italia, sarà inaugurata la mostra fotografica “L’eroe dei due mondi” dedicata a Giuseppe Garibaldi.
Ieri, presso il Centro Italo Venezolano di Caracas, si è tenuta una conferenza sul tema: “Il ruolo passato e presente della Societá di Mutuo Soccorso in Italia e per le comunitá italiane all’estero. Il Contributo di Giuseppe Garibaldi”.
Il convegno, nell’offrire una panoramica sulle varie formule in cui si è attuata l’esperienza del mutualismo solidale che ha elaborato formule originali ed efficaci per garantire assistenza rivestendo un ruolo fondamentale di promozione intellettuale e di emancipazione, in patria ma anche all’estero tra le nostre collettività emigrate, ha trattato peraltro un tema di grande attualità, quale i servizi sociali e sanitari in convenzione o alternativi al servizio pubblico.
L’obiettivo di Agiv è promuovere l’interazione e la cooperazione tra i giovani oriundi del Venezuela, i giovani italiani residenti all’estero etutti coloro interessati alla nostra cultura.
Luciano Luciani ha partecipato alla I e II Conferenza degli Italiani nel Mondo, al CGIE, alle Conferenze Continentali, a Conferenze organizzate dalle Consulte regionali. Prende parte ai lavori del Consiglio italo-brasiliano di cooperazione economica, industriale, finanziaria ed allo sviluppo promosso dal Ministero degli Affari Esteri.

Pensioni Inps, a maggio agli sportelli Western Union

Alcuni pensionati, per riscuotere la pensione, dovranno recarsi nelle sedi Western Union dimostrando così all’Inps di essere ancora vivi. L’esperienza di una connazionale e le preoccupazioni dei patronati.

di Monica Vistali

CARACAS - Nell’ambito di una “campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati” italiani all’estero, l’Inps ha disposto che chi non abbia prodotto un certificato di esistenza in vita dopo il 2 settembre 2010, si rechi personalmente nelle sedi di Western Union e non di Italcambio per riscuotere la propria pensione di maggio. Chi riceve una pensione semestrale, invece, dovrà recarsi presso gli sportelli Western Union solo per il pagamento di luglio.
Western Union utilizzerà come tramite per i pagamenti la ditta Zoom.
La campagna è limitata ad un solo pagamento, necessario e sufficiente per verificare che il beneficiario della pensione è tuttora vivente. Per cui, spiega il Console generale Giovanni Davoli, “dopo il pagamento di maggio - o di luglio - sarà ripristinata automaticamente la modalità di pagamento precedente, quella con la società Italcambio”. Non è necessario, quindi, sottolinea il diplomatico, affollare il Consolato per richiedere un certificato di esistenza in vita, come in questi giorni hanno fatto molti pensionati: sarà la semplice riscossione di una rata presso gli sportelli Wester Union a provare l’esistenza in vita del connazionale.
Nel caso in cui una persona presenti un oggettivo e grave impedimento che le proibisca di recarsi di persona presso gli sportelli Zoom, si devono consegnare al Consolato d’Italia un certificato di esistenza in vita e una delega (viene redatta dal Consolato stesso) affinché la sede diplomatica mandi all’Inps la richiesta di erogare la pensione a Italcambio e non presso la Western Union. In questo modo la persona delegata potrà riscuotere la rata del delegante come in regime di normalità.
Ai pensionati che rientrano nella categoria che l’Inps intende monitorare, quelli che dal settembre non hanno certificato la propria esistenza in vita, verrà spedita una lettera con tutte le indicazioni utili per incassare la pensione presso Western Union.
Coloro che riterranno più comodo ritirare la propria pensione attraverso la ditta Zoom, potranno chiedere di ricevere presso questa agenzia tutte le seguenti rate della pensione.

Il patronato: “Misura ingiustificata”
Per Gianni Di Vaia, del patronato Inca di Caracas, la campagna di verifica predisposta dall’Inps è una “misura ingiustificata”. Non è ancora al corrente del numero esatto dei pensionati che saranno colpiti. Dice che le voci parlano di tantissimi italiani in tutto il mondo ma spera che in Venezuela siano pochi.
- La stragrande maggioranza dei pensionati italiani in questo Paese - spiega - è molto attenta nell’inviare periodicamente i certificati di esistenza in vita. Dall’inizio dell’anno solo dal nostro patronato della capitale sono state inviate circa 800 dichiarazioni di questo tipo.
È convinto che la campagna creerà certamente qualche problema ai pensionati.
- Quando nel dicembre 2009 l’Inps aveva messo in atto una campagna simile - racconta - erano state sospese numerosissime pensioni e abbiamo dovuto lavorare molto per sistemare la situazione di disagio che si era creata.
Infine, ricorda che entro il 30 giugno 2011 è obbligatorio per tutti presentare la dichiarazione dei redditi. In caso contrario, l’Inps può arbitrariamente sospendere l’erogazione della pensione.

L’esperienza di una connazionale
Già qualche pensionato si è recato a ritirare la propria pensione presso i nuovi uffici. Di seguito l’esperienza di Giuseppina, 57 anni.
La madre di Giuseppina, Maria (86 anni), possiede un certificato di esistenza in vita che riporta la data 18 febbraio 2011. Secondo quanto comunicato dall’Inps, non dovrebbe quindi rientrare nella categoria monitorata, quella che non ha prodotto questo certificato dopo il mese di settembre. Nonostante ciò, e senza previa lettera di avviso che le spiegasse la situazione, l’ufficio pensioni di Italcambio ha telefonato venerdì scorso alla figlia Giuseppina per comunicarle che la pensione della madre, di cui ha la delega per il ritiro, sarebbe stata fatta d’ora in poi presso gli sportelli della ditta Zoom dalla Western Union. Italcambio, inoltre, avrebbe dichiarato che solo un 20 per cento dei pensionati avrebbe continuato a vedere erogata la sua pensione presso le sue strutture.
Recatasi presso la filiale Zoom di Bello Campo, a Caracas, Giuseppina non sarebbe riuscita subito a ritirare la pensione della madre, da anni invalida e bloccata a letto. A quanto racconta l’italiana, infatti, il personale si rifiutava di accettare deleghe e avrebbe fatto uno strappo alla regola solo perchè lei, con tanto di delega del Consolato e recente certificato di esistenza in vita della mamma, avrebbe insistito a lungo.
La Zoom avrebbe poi comunicato alla connazionale che, da quel momento in avanti, le pensioni sarebbero sempre state somministrate da quella ditta, non più da Italcambio.
- Tempo fa Italcambio mi ha spinto ad aprire un conto in euro, con Italbank, a Puerto Rico - racconta Giuseppina - ed poi mi ha detto di andare al Patronato per far cambiare la destinazione della pensione, perchè comunque non sarebbe più passata da loro.
Il cambio euro - bolivares usato dalla Western Union, comunque, sembra buono. A Giuseppina hanno dato 6,24 bolivares ogni euro.

La Voce
Anche La Voce d’Italia si è finta ‘pensionata’ per verificare le dichiarazioni di Giuseppina. E, contattando telefonicamente diverse sedi Zoom di Caracas, ha ricevuto le risposte più svariate. Alcune sedi sostenevano che, con una semplice delega ed un referto medico, sarebbe stato possibile ritirare la pensione della persona delegante. Altre, invece, negavano questa possibilità, affermando che il ritiro era al 100 per cento personalizzato e poteva essere effettuato solo in prima persona dal pensionato stesso. Infine, alcuni sportelli hanno affermato, come anche a Giuseppina, che d’ora in poi le pensioni non saranno più erogate da Italcambio ma passeranno da Western Union.
È necessario verificare che tutto il personale di Italcambio, Zoom e Western Union sia con esattezza al corrente delle nuove procedure da effettuare, onde evitare spiacevoli inconvenienti e preoccupazioni, si spera immotivate, a persone anziane.

Preoccupazioni dall’Argentina
I responsabili di alcuni patronati in Argentina sono preoccupati per il ripetersi, nel Paese, della campagna dell’Inps. Hanno scritto una lettera al responsabile delle Convenzioni Internazionali dell’ente, Salvatore Ponticelli, esprimendo le proprie perplessità. Lamentano il fatto che anche l’anno scorso ci furono tante rassicurazioni, ma alla fine molta gente dovette recarsi più volte e per varie mensilità presso la Western Union, fino a che furono ripristinati i pagamenti presso le banche autorizzate. Alcuni però, come denunciano i patronati, ancora sono in attesa di riscuotere alcune mensilità mai ri-accreditate.
- L’imminente, inattesa e comunicata all’ultimo momento, campagna di verifica di esistenza in vita dei pensionati Inps residenti all’estero, attraverso gli sportelli della Western Union - esordiscono nello scritto - comporta l’allargamento e la ripetizione dei disagi verificatisi l’anno 2010.
Tra i disagi vissuti dai pensionati italiani in Argentina, quest’anno 34.447, i redattori annoverano: l’arbitrarietà del pagamento delle pensioni: la quasi totalità in valuta locale, raramente in dollari, e sempre al cambio più sfavorevole per i pensionati; le strutture fatiscenti e il personale assolutamente impreparato della Western Union in Argentina; gli enormi rischi per l’incolumità personale, dovuti alla collocazione degli sportelli sul territorio; il fatto che molti sportelli fanno ritornare i pensionati più volte, argomentando di non disporre di fondi sufficienti al pagamento della rata; la non tutela della privacy dei pensionati.
Inoltre, scrivono, molti pensionati continuano a dover riscuotere la propria pensione negli sportelli Western Union dal maggio 2010, il che rende poco credibile l’affermazione attuale dell’istituto bancario, che questa verifica si applicherà per un solo mese. Chiedono quindi che “sia riesaminata questa complessa, onerosa e lesiva procedura di verifica dell’esistenza in vita, ridando la certezza del diritto e la serenità ai pensionati, stabilendo un giusto punto di equilibrio tra gli interessi delle banche e la tutela dei pensionati”.

martedì 3 maggio 2011

Operai e garibaldini italiani sugli schermi di Caracas

CARACAS – Una giornata, quella di oggi, all’insegna del cinema italiano. Alle 14.30, negli spazi della Cinemateca Museo di Bellas Artes, verrà proiettato il film “Una giornata particolare”, per il ciclo “Il cinema e la classe operaia”. Per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia, invece, l’Istituto Italiano di Cultura ha organizzato per le ore 10, sullo schermo della Biblioteca Nazionale di Caracas, la proiezione del film “In nome del papa re”. Infine, la “Cinemateca Fundación Centro de Estudios Latinoamericanos Rómulo Gallegos” (Celarg) proporrà, alle 17, il celebre film di Elio Petri, “La classe operaia va in Paradiso”,



Una giornata particolare


Il film, girato nel 1977 da Ettore Scola, riassume la vita di due persone segregate in casa dal fascismo: Antonietta, madre di sei figli, sposata a un impiegato statale fascista, e Gabriele, un radiocronista gay epurato per il suo orientamento sessuale. I due si conoscono e si amano in una "giornata particolare", quella dell'arrivo di Hitler a Roma prima della seconda guerra mondiale, nella quale tutti gli abitanti del palazzo dei due protagonisti sono andati alla grande manifestazione fascista.
Si incontrano, si conoscono, diversi, uniti solo dalla solitudine delle loro anime, lei perché non ha altra identità che quella di madre vessata dal marito, lui perché dovrà lasciare l'uomo che ama. Un fugace atto di sesso sarà per l'una una scoperta di scelta, per l'altro una mera parentesi. La giornata volge al termine e tutto si ricompone, bussano alla porta di Gabriele per portarlo al confino, torna la famiglia vociante, tutto sotto gli occhi indiscreti della portiera.
Attori in scena Sophia Loren, Marcello Mastroianni, John Vernon, Françoise Berd e Patrizia Basso. Nella parte di una figlia emancipata della protagonista recita la futura donna politica Alessandra Mussolini, nella realtà nipote di Benito Mussolini.

In nome del papa Re
Il film di Luigi Magni, anno 1977, è ambientato nello Stato Pontificio. È l’anno 1867, mentre Garibaldi sta marciando su Roma, alcuni insorti fanno saltare la caserma Serristori, provocando la morte di 23 zuavi del contingente francese che Napoleone III° ha inviato in difesa del potere temporale del Papa. Vengono arrestati tre rivoluzionari, Cesare Costa, Gaetano Tognetti e Giuseppe Monti. La contessa Flaminia è la madre di Cesare Costa, figlio segreto e illegittimo, che ha avuto vent’anni prima da monsignor Colombo di Priverno, giudice del Supremo Tribunale Pontificio, dal quale si reca per salvare il ragazzo. Monsignor Colombo riesce a farlo liberare e lo ospita a casa sua, per poi difendere presso il Tribunale Pontificio con un discorso sovversivo la causa di Monti e Tognetti. I due patrioti vengono, però, giustiziati e monsignor Colombo arrestato.

La classe operaia va in Paradiso
Protagonista di questo film classe 1971 è Lulù Massa, un campione del cottimo con cui mantiene due famiglie, finché un incidente gli fa perdere un dito. Da ultracottimista passa a ultracontestatore, perde il posto e l'amante, si ritrova solo. Grazie a una vittoria del sindacato, è riassunto e torna alla catena di montaggio. È un aguzzo e satirico ritratto della condizione operaia e della sua alienazione nonché primo film italiano che entra in fabbrica, analizzandone il sistema e mettendone a fuoco i vari aspetti, compresi i rapporti tra uomo e macchina, tra sindacato e nuova sinistra, tra contestazione studentesca e lotte operaie, repressione padronale e progresso tecnologico.

Giù le mani dal Venezuela, l'appoggio italiano al 'proceso revolucionario'






















I produttori del documentario “No volveran”, seguono i passi di Alan Woods e, con un Comitato di solidarietà internazionale, si muovono a fianco della rivoluzione bolivariana

di Monica Vistali
 
CARACAS - Un comitato italiano apertamente schierato a fianco del processo bolivariano. “Giù le mani dal Venezuela” è la risposta italiana all’appello internazionale lanciato nel 2002 da Alan Woods - direttore del sito internet www.marxist.com ed autore del libro “La rivoluzione venezuelana, una prospettiva marxista”, recentemente intervistato dal quotidiano economico El Mundo - a difesa della rivoluzione venezuelana. Appello raccolto da diversi gruppi a livello internazionale.
- Crediamo che le interferenze della borghesia statunitense e dell’oligarchia venezuelana non siano affatto finite ma abbiano assunto una forma più subdola e crediamo che al popolo venezuelano debba essere consentito di proseguire lungo il proprio cammino rivoluzionario.
Promosso dai sostenitori dell’ala marxista del Partito della Rifondazione Comunista, FalceMartello, ma composto anche da altri militanti di sinistra, “Giù le mani dal Venezuela” ha sempre cercato di infittire le sue fila ed ha raggiunto relativa partecipazione. “Alle nove assemblee con Alan Woods a difesa della rivoluzione bolivariana nell’ottobre 2006 - ci racconta Roberto Sarti, coordinatore delle attività del Comitato - hanno partecipato quasi 1500 persone. Inoltre, la campagna e le sue iniziative hanno avuto l’appoggio di varie personalità della sinistra, tra cui Gianni Rinaldini, segretario della Fiom- Cgil”.

In Venezuela
Rivoluzionari di casa nostra, i membri del Comitato non scavalcano le frontiere italiane per molto tempo, cosa che potrebbe rendere più profonda la loro analisi sociale e politica e magari stravolgere la loro visione della situazione venezuelana. Numerosi membri hanno però visitato il Paese, molti accorsi in occasione del Festival Mondiale della Gioventù tenutosi a Caracas nel 2005.
- Siamo rimasti colpiti dalla grande voglia di cambiamento che è presente tra le masse venezuelane. Persone comuni, provenienti dalle classe più misere, si confrontavano con noi e discutevano di politica con grande interesse e partecipazione. Qualcosa di completamente diverso dall’Italia di oggi dove, a causa dei comportamenti dei governi, la politica è vista come qualcosa di sporco ed esiste una grande disaffezione nei confronti dell’impegno politico. Abbiamo visto in quell’esperienza che cosa significamente concretamente la parola “rivoluzione”: le masse, milioni di uomini e donne comuni, che prendono in mano il proprio destino.
Paladini made in Italy del processo bolivariano a cavallo tra speranza ed idealismo, i membri del Comitato applaudono il governo venezuelano per aver “riportato alla ribalta il concetto di ‘socialismo’ come praticabile sistema di cambiamento, aver ridato dignità al popolo venezuelano dandogli la possibilità di partecipare in maniera diretta al processo” rivoluzionario. Inoltre, nonostante tanti impegni e promesse devono ancora trovare una risposta, notano un miglioramento della condizione di vita delle famiglie più povere, realizzato “attraverso le risorse del territorio che finalmente sono ritornate in possesso dello stato e quindi dei venezuelani”. Insomma, spiegano, il merito dell’attuale governo è quello di aver ridato speranza ai latinoamericani riguardo ad un “cambiamento possibile”. Infatti, sottolinea Sarti, “dopo il 1998, anno dell’arrivo al potere di Chavez, in un paese dopo l’altro dell’America latina si sono insediati governi progressisti”.



Internazionalismo
Attraverso una rete informativa che viaggia sul web (www.giulemanidalvenezuela.net), il comitato s’inserisce nel marco di un internazionalismo che vuole porsi come risposta ad un “sistema capitalista causa di ingiustizie e disuguaglianze, che si è esteso a livello internazionale”. Chi si pone come obiettivo il cambiamento di un sistema globale, crede Sarti, deve “porsi il problema di collegarsi con altri movimenti che perseguono lo stesso obiettivo in altri paesi” perchè “i movimenti sono più forti se si discutono e si confrontano con le esperienze di altri”. Il contributo in quest’ottica, però, deve restare “nel rispetto delle decisioni prese dal movimento bolivariano”.
Il Comitato si mette in gioco apertamente in uno scacchiere italiano che, come quello venezuelano, si divide in bianco e nero.
Parlando con i connazionali che, dopo un’esperienza in Venezuela, hanno fatto ritorno nel loro paese d’origine, “Giù le mani dal Venezuela” nota “una chiara divisione di opinioni sulla rivoluzione bolivariana” che, secondo il gruppo, è “di natura esclusivamente sociale”. “Chi ha fatto fortuna in Venezuela - sostiene Sarti - è spesso ferocemente antichavista, mentre chi proviene da un ceto più basso è più favorevole al processo. La cosa non può certo sorprendere, visto che rispecchia grosso modo gli schieramenti esistenti in Venezuela”.
Sono attivi oggi siti della campagna in 23 lingue tra cui inglese, francese, tedesco, arabo e spagnolo ma anche polacco, cinese, turco e indonesiano. Negli anni sono state organizzate diverse iniziative e assemblee, tra quella a Vienna alla presenza del presidente Hugo Chávez e 5 mila partecipanti. In Italia sono stati tre i giri di assemblee organizzati per il paese, prima con uno dei coordinatori internazionali della campagna (Jorge Martin) poi con Alan Woods ed infine con Paolo Brini, del Comitato Centrale della Fiom, di ritorno dal secondo incontro continentale delle fabbriche occupate.


“No volveran”
“No Volveran” è un documentario prodotto dalla campagna internazionale “Giù Le Mani dal Venezuela”, disponibile con sottotitolazione in italiano. Un’ora e più per entrare all’interno degli stabilimenti della fabbrica Sanitarios Maracay, in lotta per il controllo operaio, o ascoltare la voce dei barrios di Caracas e dei militanti più combattivi del processo bolivariano.


“Freteco”
Paolo Brini è un membro del Comitato centrale della Fiom-Cgil, il principale sindacato dei metalmeccanici, ed un sostenitore di “Giù le mani dal Venezuela”.
Si è recato nel 2005 in Brasile al “Primo incontro panamericano delle fabbriche recuperate” in qualità di rapperesentante ufficiale della Fiom. Ha visitato la fabbrica Cipla-Interfibra, occupata e gestita dai lavoratori all’epoca, poi sgombrata con la forza dalla polizia un anno dopo. Continua a sostenere le fabbriche occupate in America Latina.
A riguardo il Comitato ha sottotitolato in italiano il documentario di Vive Tv “Freteco” sul Fronte rivoluzionario delle fabbriche recuperate dai lavoratori.