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martedì 25 ottobre 2011

Lo Zulia stringe la mano all’Italia e festeggia la III Settimana Abruzzese


di Monica Vistali

CARACAS - Lo stato Zulia, in Venezuela, si avvicina ogni giorno di più all’Abruzzo. La governazione ha dichiarato il 2 novembre ‘Giorno dell’Italianità’ e si prepara a firmare a breva un protocollo d’intesa per sviluppare le relazioni bilaterali tra le due regioni. A prova di questo legame, sarà la Casa d’Italia di Maracaibo ad ospitare, dall’1 al 5 novembre, la terza Settimana Abruzzese organizzata dalla Federazione delle Associazioni Abruzzesi in Venezuela.
Per l’occasione giungeranno nella città zuliana i Consiglieri Regionali Ricardo Chiavaroli, Antonio Prospero e Franco Caramanico (del CRAM) ed i tre funzionari dell’Ufficio Emigrazione con a capo il Dott. Giuseppe Leuzzi. Non mancheranno, come invitati d’onore, l’Ambasciatore d’Italia, Paolo Serpi; il Direttore dell’ICE, Alfredo Giorgi; la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Luigina Peddi; il Console d’Italia a Maracaibo, Fernando Curatolo; il Presidente del Comites di Caracas, Michele Buscemi; il Consigliere di Presidenza del CGIE, Ugo di Martino; il Consigliere Michele Coletta. Attesi anche il Presidente del Consiglio Regionale, Nazario Pagano, il Governatore dello Stato Zulia, Pablo Perez e la Sindaco di Maracaibo, Evelyng Trejo de Rosales.
In programma un calendario denso di eventi ed attività, inaugurato al suono dell’inno nazionale italiano che sarà intonato nello stadio di baseball ‘Luis Aparicio’ prima dell’attesissimo match tra ‘Aguilas’ dello Zulia e ‘Tigres’ di Aragua. Dopo il canto tricolore si offrirà al pubblico un mix di danze tipiche e la palla d’inizio sarà lanciata da un ospite abruzzese.
Giovedì spazio alla bellezza con la presentazione alla stampa delle 10 candidate a Miss Abruzzo in Venezuela, nel teatro Bellas Artes di Maracaibo. In serata, invece, nella Casa d’Italia, Sagra degli Arrosticini e della Porchetta (ore 19).
Venerdì si aprirà nella Casa d’Italia di Maracaibo il primo Congresso di giovani (16-35 anni) abruzzesi e di origine italiana in generale, dal titolo: “Identità italiana: quale futuro per le nuove generazioni?”, organizzato dalla Federazione delle Associazioni Abruzzesi in Venezuela, in collaborazione con la regione Abruzzo e l’Associazione Nazionale Giovani Italo-venezuelani (Agiv). Una due giorni per stimolare la diffusione della cultura italiana ed in particolare abruzzese, oltre ad avvicinare i giovani all’associazionismo ed orientarli nei campi delle università italiane e del mondo imprenditoriale. Ospiti da tutta l’America latina, miniseminari, gli interventi dei consiglieri del Cram, del Console Fernando Curatolo, del Presidente Nazario Pagano e del funzionario della Regione Abruzzo, Giuseppe Leuzzi che parlerà del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo.
In serata, sempre venerdì, Concerto di Gala con l’Orchestra Sinfonica di Maracaibo, il Coro Vincenzo Bellini della Casa d’Italia e le Danze Tipiche per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia ed il Bicentenario del Venezuela.
Sabato, in concomitanza con la chiusura del Convegno dei Giovani, il Salone Leonardo da Vinci sarà scenario dell’elezione di “Miss Abruzzo in Venezuela 2011”, corollata da una gustosa cena tipicamente abruzzese e la presenza di artisti.

martedì 18 ottobre 2011

Buon compleanno Italia! - XI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo


Di Monica Vistali

CARACAS - Esposizioni, corsi, cinema e teatro. È una XI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo straripante di iniziative quella organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Caracas. La manifestazione, che mira alla diffusione e alla promozione della lingua e della cultura italiana, quest’anno è incentrata  sui 150 anni dell’Unità d’Italia, da qui il titolo “Buon Compleanno Italia!”.
Si inizia oggi alle 17 con una visita guidata alla mostra “150 saluti e baci”, un percorso storico-emotivo attraverso il mondo delle cartoline, dei francobolli e delle monete che riflettono il carattere, le tendenze e le passioni degli italiani attraverso il XX secolo. L’esposizione, organizzata dall’IIC e ospitata presso la sede dell’Istituto, raccoglie oltre 400 cartoline originali delle varie epoche - molte provenienti dall’archivio della famiglia Collorni - che raccontano 150 anni di unità nazionale.
Domani, alle 18, cineforum presentato da Luca Marfé sul film “Noi credevamo” di Mario Martone, che porta sullo schermo il Risorgimento italiano visto attraverso le vicende di tre ragazzi del Sud affiliati alla Giovine Italia.
Venerdì, sempre alle 18 e sempre negli spazi dell’IIC, l’ambasciatore d’Italia in Venezuela, Paolo Serpi inaugurerà la Biblioteca dell’Istituto intitolata ad Antonio Panizzi, uomo di lettere riconosciuto a livello internazionale e grande patriota (nel 1868 fu nominato Senatore del Regno d’Italia), inventore del primo catalogo sistematico basato sulle 91 regole di Catalogazione da lui formulate nel 1841, alla base dell’ISBD del XXI secolo e dello standard di descrizione delle risorse in formato elettronico Dublin Core. Una conferenza ripercorrerà la vita e il lavoro del bibliotecario e bibliografo Panizzi, ricordato anche per essere stato un importante direttore della biblioteca del British Museum.
Sabato 22 (alle 22) e domenica 23 (alle 20), presso la sede del Teatro premium Los Naranjos si presenteranno invece gli attori della compagnia italiana “Improteatro”, per il primo Incontro Mondiale di Improvvisazione teatrale, organizzato dall’Asociación Cultural Akéké Circo-Teatro. La squadra italiana, oltre a partecipare al Match di Improvvisazione, presenterà un proprio spettacolo di Long Form, diretto da Omar Galvan. Gli improvvisatori che sbarcheranno in terra venezuelana sono Fabio Degipo (di Padova), Giusi Lo Coco (Brianza), PierPaolo Buzza (Roma), Fabio Ambrosini (Ancona), Andrea Massironi (Milano), Andrea Campelli (Bologna).
Domenica alle ore 11, infine, nella sala 8 di Cines Unidos del centro commerciale Líder, spazio alla comicità con lo spetacolo di Laureno Marquez “Con Humore... per la mattina”.
Oggi e domani segue il corso di aggiornamento per professori d’italiano iniziato ieri (dalle 9 alle 13 presso la sede dell’Istituto), “Un approccio ludico all’insegnamento dell’italiano come lingua straniera”.
Nata nel 2001 su iniziativa dell’Accademia della Crusca in cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri, lla Settimana della Lingua coinvolge gli Istituti di Cultura, le Ambasciate e i Consolati, i comitati della Società Dante Alighieri, i Lettorati universitari, le Scuole di italiano nel mondo e varie associazioni di italiani all’estero, che organizzanno incontri ed eventi legati all’Italia e al tema della settimana.
Per maggiori informazioni, Istituto Italiano di Cultura (Avenida San Juan Bosco, tra la 5ta e 6ta transv. Quinta Maria (scendendo dalla Clínica El Avila - 5ta casa a desta) Urb. Altamira – Caracas), tel. (0058-212)  267.9143 - 267.0440.

mercoledì 28 luglio 2010

E’ di origini italiane la prima trans della tv venezolana - Intervista maggio 2009

di Monica Vistali

CARACAS - Mi apre la porta Giannina Cadenas, una ragazza di origini italiane, bellissima ed elegante. Sorride e sembra molto indaffarata. “Sto preparando due nuovi progetti per la televisione” mi spiega mentre guarda lo specchio dietro di me per aggiustarsi un po’ i capelli.
Giannina ha le unghie e il seno artificiali. Niente di strano per una giovane donna del piccolo schermo latinoamericano. Ma a differenza di tutte le altre ragazze in tv, lei ha un pene che per ora non intende eliminare.
“Sono una pioniera - mi dice con soddisfazione -. Sono la prima transgender a condurre un programma televisivo in Venezuela, “La Brujula sexual”. Resterò nella storia del mio Paese e questo mi riempie d’orgoglio”.
Giannina sa di essere fortunata. Ha un buon lavoro, una famiglia che ha accettato la sua “sessodiversità” ed un fidanzato, da ben sette anni. E’ l’esempio di come la parola “trans” non sia necessariamente un’icona morbosa o un sinonimo di “prostituta”.
“I miei genitori non si aspettavano questo da me, non erano preparati. Ma, con l’aiuto di uno psicologo, sono stati in grado di appoggiarmi in tutto. Se avessero reagito in modo diverso, se mi avessero rifiutato o abbandonato, sarei diventata una persona vulnerabile, debole. Sarei finita per strada, avrei abbandonato tutti i principi e i valori in cui credo”.
Ecco, a quel punto, la voce di chi ce l’ha fatta: fa eco a chi non ha voce. “Siamo esseri umani, come tutti. Ma per il solo fatto di essere noi stessi la comunità spesso ci condanna e ci travolge. Ti senti solo, inaccettato, depresso. Perdi la sicurezza in te stesso, l’autostima. E così, in un attimo, puoi cadere nella tossicodipendenza. Se a questo si aggiunge il fatto che il percorso medico per il processo di transito è altamente costoso e per noi è molto difficile trovare un impiego - aggiunge -, si capisce perchè molti transessuali e transgender lavorano sui marciapiedi. Quando in realtà potremmo, in quanto persone normali che siamo, fare qualsiasi lavoro”.
Giannina non ha torto. Per tutti, purtroppo, un transessuale allo sportello di una banca o al supermercato sarebbe una novità. Molto piu comodo pensare al trans in strada, o in uno streap club.
Con il suo programma irriverente, dedicato alla sessualità in tutte le sue forme, Giannina ha lottato contro gli “alti indici di discriminazione che ancora oggi pendono sulla vita di chi non rientra nei confini della società eterosessista dominante”. Ha combattuto per “eliminare la croce portata da tutti coloro che, per vivere, sono costretti a camminare per strada in giacca e cravatta e dentro si sentono infelici”.
Alla base della sterile tolleranza diffusa in questo momento storico nei confronti della diversità sessuale, “ben lontana dalla vera accettazione sociale”, secondo Giannina c’è una profonda ignoranza e una forte difficoltà a parlare della propria sessualità.
“Bisogna reinventare l’educazione, potenziarla. Sono stufa della gente che, per confermare la leggenda della particolare ‘dotazione’ dei trans, mi chiede quanto misura il mio pene. Bisogna far capire che essere transessuali non è una malattia, ma una semplice condizione di dissociazione tra anima e corpo, tra sesso biologico e psicologico”. Giannina è risoluta nella sua volontà: “Si deve eliminare dalla diversità sessuale e di genere la coltre morbosa che la circonda e la trasforma in qualcosa di negativo e sporco a livello sessuale, quando invece contempla rilevanti aspetti psicologici ed affettivi. Bisogna spiegare qual’è la differenza tra un transessuale ed un transgenero, illustrare il percorso di transito da un punto di vista medico, far capire che un uomo attratto da una transessuale non è gay. Quest’uomo cerca infatti la figura femminile. Bisogna poi chiarire la distanza che intercorre tra anosessualità e omosessualità. La gente - continua la conduttrice - deve avere un panorama chiaro di ogni orientamento affettivo e sessuale, a 360 gradi, e per far questo dobbiamo parlare e mostrare che esistiamo. Qui, non su un altro pianeta. La gente crede che dato che il mondo è configurato in un certo modo, non ci possono essere varianti. Eppure eccoci qui, in bella mostra, come tanti nella storia”.
C’è molto per cui lottare. Il percorso umano, per un sessodiverso, è arduo e spesso pieno di sofferenza. Fin dai primi anni di vita: “Quando sei piccola i vestiti che ti mettono ed i giochi che ti regalano non ti piacciono - racconta Giannina -. Già a cinque anni capisci che la realtà esterna non è quella che hai nella tua testolina, nel tuo piccolo mondo. E che sei costretta a seguire una strada per il solo fatto di avere un pene”.
Crescendo, le cose diventano ancora piu difficili: “Durante l’adolescenza sei in un tragico limbo e ti chiedi chi sei. La gente attorno ti osserva e ti giudica. I compagni di classe ti prendono in giro dandoti dell’omosessuale quando in realtà tu sai che non sarai mai gay perchè semplicemente ti senti una donna, non un uomo”.
“E quando finalmente decidi di ‘diventare chi sei’ - prosegue Giannina - tremi per la paura. Temi la reazione della famiglia e degli amici, temi di non piacerti dopo un’operazione, temi per la tua salute, temi di restare sotto i ferri, temi al pensiero di vivere il resto della tua vita come un discriminato ed un segregato, inaccettato, solo. A causa di tutti gli omofobici e transfobici, vittime di un meccanismo incosciente che li porta a coprirsi le spalle di fronte al nuovo che non conoscono, a ciò che gli fa paura e li attrae. Hanno paura di essere toccati da quella debolezza della carne che nella nostra cultura è qualcosa di assolutamente negativo”.
Soprattutto in un Paese come il Venezuela governato dalle leggi della bellezza, sono particolarmente acute le difficoltà per le transessuali femminili. Come ci fa notare Giannina, “se ad un transessuale maschile spesso basta tagliarsi i capelli e adottare una postura particolare per sentirsi a proprio agio, non dare troppo nell’occhio e quindi sentirsi piu accettato, le transessuali femminili non particolarmente aggrazziate o affascinanti soffrono terribilmente: sono la categoria piu maltrattata ad ogni livello. Alla fine - si rammarica - quello che si approva è il bello, il gradevole esteticamente”.
A livello generale, per i transessuali restano intatte le remore a confessare la propria sessodiversità a familiari ed amici; gli inarrestabili episodi di violenza verbale e fisica a causa della transfobia; la pratica diffusa di ‘confinare’ il partner transessuale o transgenero in una sfera di clandestinità perchè, come ci spiega Giannina, “l’altro ha paura di mostrarsi in pubblico e quindi, anche se desidera una relazione stabile, non si sbilancia”.
Ma fortunatamente anche la nostra società è in transito: i giovani non hanno più eccessive difficoltà ad accettare la propria diversità; alcuni Paesi come Spagna, Colombia e Cile hanno iniziato a riconoscere la possibilità di cambiare nome sui documenti, la comunità trans è sempre piu visibile e preme in ogni parte del mondo per vedere rispettati i propri diritti di cittadini.
Essere riconosciuti come cittadini votanti e con pieni diritti è fondamentale per far sì che non solo la forma attuale della società sia un ostacolo. Anche la legge dello Stato, infatti, può configurarsi come un impedimento notevole per la vita quotidiana di un transsessuale o di un transgender. Un Paese che non riconosce il tuo percorso di vita è, infatti, un Paese che può non accettarti in una clinica perché il tuo corpo non rispecchia ciò che c’è scritto sui documenti, un Paese che legittima il caos quando una transgenero desidera utilizzare la toilette per signore o deve entrare in un reparto ospedaliero maschile o femminile; un Paese che ti costringe a raccontare e certificare qualcosa di assolutamente intimo ogni qualvolta devi utilizzare un passaporto o una carta di credito.
Un paese che viola la privacy di una minoranza per cui non esistono leggi di tutela.
Ma il risvegliarsi è generale ed il momento storico è perfetto per una lotta su tutti i fronti. Certamente, come si auspica Giannina, “c’è bisogno di un’unione profonda tra tutte le associazioni civili a livello globale, che portano avanti la loro lotta separatamente mentre dovrebbero fondersi e combattere come fronte unico”.
Nel frattempo, facciamo gli auguri a Ruben, un transessuale spagnolo che aspetta due gemelli in arrivo a settembre, frutto di un’inseminazione artificiale.

domenica 11 luglio 2010

Chávez, Bersani e Berlusconi

In Italia il presidente Chávez continua ad essere visto come un vecchio caudillo, esempio di una 'non democrazia' da satanizzare, estremo scivolone verso uno s/Stato di non ritorno. L'ultimo a cadere nella trappola dei media transoceanici è stato Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, subito attaccato da giornalisti e sostenitori a difesa del mandatario latinoamericano.

di Monica Vistali

CARACAS - La scorsa settimana il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commentando la telefonata con cui Emma Marcegaglia ha strappato al premier Silvio Berlusconi alcune correzioni alla manovra economica, ha avvertito i cittadini: se il Parlamento non riprende le sue funzioni non c'è più libertà per nessuno. E ha aggiunto: "Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chavez".
In pochi giorni i sostenitori del presidente venezolano si sono fatti avanti a difesa di una presidenza ed di una Nazione che investono con vigore sulla crescita, guardano al futuro e migliorano, con fatica, ogni giorno. E proprio per questo,  non possono essere continuamente satanizzate e considerate parametro globale d'assolutismo populista. Nonostante limiti e problemi risaputi.
Ha preso carta e penna la redazione de 'La Rete dei Comunisti Nuestra America', consigliando il segretario Bersani di "guardare ai processi del socialismo del e nel XXI secolo in corso in Venezuela, Bolivia, Cuba e in tanti altri paesi latino-americani, senza ricadere nell'antico vizio della sinistra eurocentrica e neo-colonialista". Secondo i giornalisti, "Bersani deve rassegnarsi al fatto che oggi il cuore progressista del mondo batte in America Latina e non in Europa dove, al contrario, prevalgono le forze conservatrici e reazionarie agevolate dalla totale subalternità dei partiti come il PD".
- Quando arriverà il momento in cui la cosiddetta politica italiana finirà di guardare solo alle compatibilità con il profitto di impresa e comincerà finalmente a dare risposte ai bisogni dei ceti popolari e dei lavoratori in termini di democrazia economica e politica? - si chiedono.
Ha alzato la voce anche il rinomato giornalista Gennaro Carotenuto, che nell'articolo "Quello che Bersani fa finta di non sapere di Hugo Chávez" apparso su 'Latinoamerica e tutti i sud del mondo',  ripercorre le recenti tappe di crescita del Venezuela (investimenti nella ricerca, mortalità infantile, politica integrazionista, indici di povertà*), per poi decretare:
- Sarebbe facile continuare ricordando che quello che Bersani chiama “populismo” come fosse un marchio d’infamia, per centinaia di migliaia di giovani venezolani significa per la prima volta nella storia delle loro famiglie la possibilità di accedere a studi universitari, o avere accesso all’acqua potabile, o per gli anziani ottenere una pensione sociale. (...) Ma è sicuro Pierluigi Bersani di poter usare come parametro negativo il presidente Chávez per i suoi colpetti di fioretto contro quel politico, Silvio Berlusconi, che da 16 anni sta coprendo di vergogna l’Italia agli occhi di tutto il mondo?
Infine, i membri del comitato romano del Mst, Movimento dei lavoratori senza terra del Brasile, hanno risposto al segretario con una lettera aperta spiegando perchè, se un giorno arrivasse 'un Chávez' in Italia, sarebbe una vera manna dal cielo.
Questo il testo della missiva.

Le scriviamo rispetto alle parole da lei usate nei confronti del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Hugo Chávez: “Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chávez. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c’è libertà per nessuno”. Queste parole lasciano intendere che: 1) Chavez rappresenterebbe il peggio anche rispetto a Berlusconi; 2) in Venezuela non ci sarebbe libertà per nessuno. Ed esprimono chiaramente una totale mancanza di conoscenza rispetto alla situazione latinoamericana in generale e venezuelana in particolare.
a) Il governo di Hugo Chávez gode, com’è noto, di una pessima pubblicità: per gran parte dell’informazione “ufficiale”, il presidente venezuelano è un caudillo e un populista, quando non esplicitamente un tiranno. E ciò malgrado gli innumerevoli processi elettorali che ha attraversato, tutti vinti tranne uno, quello del referendum sulla riforma della Costituzione venezuelana nel 2007. Sconfitta serenamente riconosciuta dal presidente (e, oltretutto, di strettissima misura, 50,7% contro 49,3%: percentuali che, se fossero risultate invertite, avrebbero di sicuro fatto gridare la destra alle frodi e al colpo di Stato). E vorremmo farle notare che la Costituzione in vigore prevede anche la possibilità di revoca di ogni carica elettiva, a cominciare da quella presidenziale, a metà mandato.
b) Negli anni del suo governo, Chávez ha proceduto a nazionalizzare i grandi depositi di idrocarburi presenti in Venezuela e ha usato le risorse del petrolio per migliorare servizi pubblici come educazione, salute e trasporti, per rispondere alle necessità di milioni di poveri delle favelas e dei quartieri popolari, prima completamente esclusi da qualunque servizio pubblico. Inoltre, lo Stato garantisce l’accesso ai beni alimentari al prezzo di costo, senza scopo di lucro, attraverso una rete locale di negozi che non è statale; assicura l’accesso gratuito alla sanità, attraverso il sistema cubano del medico di famiglia, grazie al quale oltre ventimila lavoratori della salute abitano e convivono con il popolo nei luoghi più poveri e lo assistono con la prevenzione, la fornitura dei farmaci e ogni cura necessaria (la maggior parte di questa popolazione non conosceva neppure un medico); garantisce anche l’accesso all’educazione attraverso vari programmi educativi, che vanno dall’alfabetizzazione di adulti e adolescenti fino a programmi diretti a tutti i giovani che vogliono andare all’università (oggi il Venezuela è considerato dall’Unesco un Paese libero dall’analfabetismo. Un caso raro, tra i Paesi delliemisfero Sud).
c) In condizioni tanto avverse a causa di un’eredità economica segnata dalla dipendenza totale dalle esportazioni petrolifere, dalla mancanza di organizzazione sociale e dall’assenza di un progetto politico che unifichi le forze popolari del Paese, la grande sfida del governo Chávez è quella di riuscire a costruire un progetto di sviluppo duraturo per il Paese. Chávez ha finora formulato due linee distinte e complementari di riflessione. La prima viene chiamata “Progetto di sviluppo endogeno”. Endogeno, qui, significa che il popolo e tutte le forze produttive del Paese dovrebbero spendere le proprie energie affinché in ciascuna regione venga organizzata la produzione sia agricola che industriale dei beni necessari alla popolazione. Si innescherebbe così un processo di produzione di ricchezza locale, di distribuzione di reddito a livello locale, di creazione di posti di lavoro a livello locale. L’altra idea che Chávez ha introdotto nel dibattito è quella della necessità di costruire un socialismo differente, il socialismo del XXI secolo, prendendo però le distanze dal socialismo reale. Dal punto di vista pratico, il risultato concreto che questo dibattito ha prodotto è stato quello di aprire una discussione tra i lavoratori, affinché essi creino forme autogestite e cooperative di fabbriche e stabilimenti industriali. E questo è accaduto nei casi in cui i proprietari capitalisti sono fuggiti dal Paese o hanno dichiarato fallimento e nei casi in cui lo Stato ha costruito una nuova fabbrica e ha cercato di stabilire una sorta di collaborazione con i lavoratori.
d) Esistono ovviamente, nel processo bolivariano, limiti non irrilevanti: una struttura statale burocratica, corrotta e inefficiente; la presenza, malgrado le incontestabili e fondamentali conquiste sociali, di problemi ancora non risolti, come l’insicurezza sociale, la questione abitativa, la situazione salariale di ampi settori della popolazione. Limiti, questi, che non possono mettere in dubbio i risultati positivi ottenuti in Venezuela da Chávez, nel perseguire la democratizzazione della società, l’ampliamento dei poteri delle fasce popolari e della popolazione indigena, la riduzione della giornata di lavoro, la fine dell’autonomia della Banca Centrale, il divieto del latifondo, il consolidamento dello Stato nel suo carattere pubblico, la realizzazione delle missioni, con cui il governo ha posto la questione sociale al centro della sua sfera di interessi, in ciò seguito da altri governi latinoamericani. E, a livello latinoamericano, la creazione dell’Alba, l’Alleanza bolivariana per l’America, a cui Chávez ha offerto un contributo determinante: una forma di integrazione tra i Paesi che parte dalle necessità dei popoli e delliambiente e non dalle necessità del capitale; un processo di integrazione economica e sociale dei popoli e dei governi che potenzia l’uso di tutte le risorse naturali, delle risorse di biodiversità, dell’agricoltura, dell’industria, a favore della soluzione dei problemi fondamentali del popolo e della crisi climatica. Una lotta per l’indipendenza economica dell’America Latina, perché smetta di essere un esportatore di ricchezze per l’Europa e gli Stati Uniti, e più recentemente per il Giappone e la Cina.
Per tutto questo, siamo convinti che, se dopo Berlusconi venisse Chávez, si aprirebbe per liItalia una stagione di grandi riforme popolari, una grande promessa di futuro.

* Questi, invece alcuni stralci dell'articolo di Gennaro Carotenuto.

Per esempio, in tempi di riforma Gelmini dell’Università, lo sa Bersani che in 10 anni in Venezuela la quota del PIL destinata alla ricerca scientifica è aumentata del 2.300%? Per un paese come l’Italia destinato a lasciare il mondo sviluppato per posizioni di retrovia, il Venezuela chavista sta puntando forte sulla ricerca moltiplicando per 23 gli investimenti.
Sa o non sa che, complici i medici cubani, la mortalità infantile in Venezuela in dieci anni è oggi di un terzo di quanto non fosse al tempo del fondomonetarismo assassino dei Moisés Naím e dei Carlos Andrés Pérez?
Sa o non sa che il Venezuela è il primo donatore umanitario del continente affiancando gli Stati Uniti laddove l’Italia è tra gli ultimi dell’OCSE e il più facilone nel non rispettare i patti? Cosa sa Bersani, un europeista convinto, della forza della politica integrazionista latinoamericana nella quale Hugo Chávez condivide i meriti con leader come Lula o Nestor Kirchner?
Sa o non sa che mentre in Italia la concentrazione mediatica è massima (solo colpa di Berlusconi o anche di chi non si è opposto con la dovuta durezza?) in Venezuela oggi parte del latifondo mediatico è stato redistribuito tra centinaia di media diversi (cosa che porta i monopolisti a denunciare la censura)?
Sa o non sa Bersani che mentre in Italia l’indice Gini che misura la povertà è in crescita in Venezuela i valori stanno da anni letteralmente crollando? Nel 1997 i venezuelani in povertà erano il 61% e quelli in estrema povertà il 29%. Oggi, dopo un decennio di democrazia partecipativa, siamo scesi a 26 e 7% rispettivamente. Le par poco?

giovedì 24 giugno 2010

Venezuela dalle uova d'oro per gli istituti italiani

La Patria Grande(http://www.lapatriagrande.net/02_italia/politica/consolati/beneficiari/beneficiari.htm) ha pubblicato in passato l'elenco 2007 dei beneficiari di provvigioni elargite dallo Stato italiano ad associazioni ed enti vari di italiani del Venezuela. Scriveva al momento della pubblicazione: "Si tratta di dati di fonte del Ministero degli esteri, ampiamente conosciuti dagli addetti ai lavori, ma forse un po' meno conosciuti dalla comunità. Pensiamo di fare un servizio gradito alla collettivita italiana, che difficilemnte accede alle fonti del ministero. ... Importante: i beneficiari di provvigioni che si basano sulla normativa DPR 18/67, sono i vice-consoli onorari, che a titolo puramente "onorario", ossia gratuitamente, prestano la loro funzione, percependo solo modesti rimborsi (quelli indicati) per spese telefoniche, luce, ecc ...".
Inoltre, chi controlla come vengono cambiati questi soldi in Venezuela? Chi controlla come sono gestiti? Ricordiamo che, al cambio parallelo, un euro vale almeno 8 bolivares e la legge prevede oggi uno stipendio minimo di poco più di 1.200 bolivares.
BENEFICIARIO LOCALITA' NORMATIVA IMPORTO EURO
 
ASSOCIAZIONE AGOSTINO CODAZZI CARACAS LEGGE 296/1998 140.000 euro


COLLEGIO BOLIVAR Y GARIBALDI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 140.000 euro


CONSORZIO M.C.I. CARACAS ART. 53 D.P.R. 18/1967 91.000 euro 


CENTRO EDUCATIVO ROSMINI MARACAIBO D. LEGISLAT. 297/1994 90.000 euro


SCUOLA DE MARTA PUERTO LA CRUZ D. LEGISLAT. 297/1994 40.000


CASA DI RIPOSO VILLA SERENA MARACAIBO ART. 53 D.P.R. 18/1967 35.800


CO.MIT.AS. CARACAS ART. 53 D.P.R. 18/1967 33.000


COLLEGIO SAN FRANCESCO D'ASSISI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 30.000


COLLEGIO NOSTRA SIGNORA DI POMPEI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 28.000


COLLEGIO SAN MARCO EVENGELISTA CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 25.000


BOLIVAR Y GARIBALDI CARACAS LEGGE 296/1998 20.000 euro
ENTRO CULTURALE SANTA RITA CABIMAS D. LEGISLAT. 297/1994 20.000
CENTRO EDUCATIVO GIOVANNI XXIII CABIMAS D. LEGISLAT. 297/1994 20.000
CEN. EDUC. LOS PIRINEOS DON BOSCO SAN CRISTOBAL D. LEGISLAT. 297/1994 18.000
CENTRO CULTURALE ITALIANO MERIDA D. LEGISLAT. 297/1994 16.000
COLLEGIO GIOVANNI XXIII MARACAY D. LEGISLAT. 297/1994 16.000
COLLEGIO SAN PEDRO BARQUISIMETO D. LEGISLAT. 297/1994 16.000
SCUOLA MONTESSORI CIUDAD BOLIVAR D. LEGISLAT. 297/1994 15.000
SCUOLA AGAZZI BARQUISIMETO D. LEGISLAT. 297/1994 14.000
FOND. CIAO ITALIA CAGUA ART. 53 D.P.R. 18/1967 13.500
ASS. AGOSTINO CODAZZI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 13.000
CENTRO EDUCATIVO LOS CEDROS VALERA D. LEGISLAT. 297/1994 12.000
ASS. L. PIRANDELLO PUERTO ORDAZ D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
CEN.CULT. ITALIANO VENEZUELANO CIUDAD OJEDA D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
CENTRO CULTURALE IL BUCANEVE VALENCIA D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
CENTRO EDUCATIVO ROSMINI CABIMAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
COLLEGIO PATRIA CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
FIEGIV CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
SCUOLA VESPUCCI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
COLEGIO BOLIVAR Y GARIBALDI CARACAS LEGGE 296/98 8.000
DANTE ALIGHIERI MARACAY D. LEGISLAT. 297/1994 8.000
MOLINARI RAFFAELLA ACARIGUA DPR 18/67 7.298
CAMPBELL WEBSTER STEPHEN PORT OF SPAIN DPR 18/67 7.124
CEN.CULT. VENEZOLANO ITALIANO MARACAIBO D. LEGISLAT. 297/1994 7.000
CENTRO EDUCATIVO LACAN CIUDAD OJEDA D. M. N. 308 28/02/02 7.000
ETRICONE MARIA GIOVANNA MARACAY DPR 18/67 6.849
LA CAVA MARIO ANGELO PUERTO CABELLO DPR 18/67 6.699
MASCITTI TEODORO LOS TEQUES DPR 18/67 6.425
BERTUZZI RENZO VALENCIA DPR 18/67 6.098
CENTRO EDUCATIVO CRISTO REY PUNTO FIJO D. LEGISLAT. 297/1994 6.000
BALDI PAOLA BRIDGETOWN DPR 18/67 5.624
COTOGNO ROSSELLA PORLAMAR DPR 18/67 5.124
IOVINO ANTONIO PUERTO ORDAZ DPR 18/67 5.100
ASS. CIVILE S. FRANCESCO BARQUISIMETO ART. 53 D.P.R. 18/1967 5.000
ODICI PORLAMAR D. LEGISLAT. 297/1994 5.000
NDELICATO GRAFFEO GIOVANNA PUERTO LA CRUZ DPR 18/67 4.699
BERTOLO GIOVANNI SAN CRISTOBAL DPR 18/67 4.245
CASA D'ITALIA LOS TEQUES D. LEGISLAT. 297/1994 4.000
CEN.EDUCATIVO ARCA DE LOS NINOS MARACAIBO D. LEGISLAT. 297/1994 4.000
SCUOLA MATERNA MI CASITA MARACAY D. LEGISLAT. 297/1994 4.000
RAMPINI EZIO CIUDAD BOLIVAR DPR 18/67 3.436
CENTRO ITALO VENEZOLANO CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 3.000
FIORELLO GIOVANY SALVADOR MATURIN DPR 18/67 2.850
PRUNETI IN ROSENSTAND KATHRYN MARY WILLEMSTAD DPR 18/67 2.425
BERTOLETTI COUTAIN VITTORIA ST. GEORGES DPR 18/67 2.271
PORTAGNUOLO MAURIZIO LA GUAIRA DPR 18/67 2.125
TORTORICI FILIPPO BARQUISIMETO DPR 18/67 2.050
CENTRO CULTURALE G. MARCONI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 2.000
VITALE FABIO CIUDAD OJEDA DPR 18/67 1.909
BONGIOVANNI BOLOGNA VINCENZA CABIMAS DPR 18/67 1.894
FIELDS RICHARD BERKELEY GEORGETOWN DPR 18/67 1.850
PICCININ IN THOM MARIA CASTRIES DPR 18/67 1.850
MIGLIORINI MARIO PUNTO FIJO DPR 18/67 1.679
COLELLA NELLO BARINAS DPR 18/67 1.555
D'ANDREA GABRIELLESCHI MARIA DEA SAN JUAN DE LOS MORROS DPR 18/67 1.555
CATALANO PIETRO CORO DPR 18/67 1.055
MA AJONG SONNY RONALD PARAMARIBO DPR 18/67 500

domenica 30 maggio 2010

Mario Benedetti, l’italianità-altra portata in scena dal ‘Tina Modotti’

Si è chiusa la tre-giorni dedicata al poeta uruguaiano. Tra teatro, poesia, tango ed immagine, il bilancio di Antonio Nazzaro, responsabile del ‘Centro Culturale Tina Modotti’

di Monica Vistali

CARACAS - Come Mario Benedetti in Uruguay, il Centro Culturale Tina Modotti continua a diffondere in Venezuela l’idea di un’italianità-altra, che unisce le generazioni in un flusso senza tempo. Questa volta lo ha fatto con una tre-giorni dedicata al grande poeta uruguaiano, un omaggio nel primo anniversario dalla morte organizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Orientale dell’Uruguay, il Centro Uruguaiano Venezolano, La libreria mediatica e il Centro de Estudios Latinoamericanos Rómulo Gallegos. Un vero successo di pubblico, che ha riempito le sale del Celarg lasciando in piedi o sulla porta numerosi spettatori.
Ad aprire ‘Tres dìas alrededor de Benedetti’ è stata l’introduzione di Marcos Tassino, presidente di origini italiane del Centro Uruguayo-venezolano, cui è seguita la conferenza tenuta da Marialcira Matute (Premio periodismo 2010) e Isidoro Hugo Duarte, sull’intervista realizzata all’autore dalla Libreria Mediática. Il Centro Culturale Tina Modotti ha poi messo in scena ‘Relato de Púas’, adattazione teatrale dell’opera ‘Pedro y el capitán’ di Benedetti, diretta dal responsabile del Tina Modotti, Antonio Nazzaro, e interpretata dal Gruppo Teatrale Comunardos: Amanda Key, José Ignacio Pulido e Jonathan Ochoa.

Relato de Púas’
- L’idea mi è venuta quando ho visto la famosa foto della soldatessa statunitense del carcere di Baghdad - racconta Nazzaro - che tiene un prigioniero iracheno al guinzaglio come se fosse un cane.
Un palcoscenico essenziale. La torturatrice, il torturato e la Memoria sullo sfondo, che martella senza sosta il pubblico con il tic tac di una macchina da scrivere. Il mondo dei personaggi è un cubo chiuso da due schermi che costringono gli spettatori a confrontarsi in modo asfissiante con quello che, in fondo, è il nostro mondo e la nostra storia.
- Sono immagini taglienti - spiega Nazzaro - di torture, soprusi, violenze. Come dire: la quotidianità della globalizzazione.
I video palpitano di dolore. Un ritorno al passato forte soprattutto per gli uruguaiani presenti. Uno dei responsabili del Centro Uruguaiano Venezolano, è scoppiato in lacrime ricordando il fratello torturato ed ucciso durante gli anni della dittatura. Ha dovuto aspettare venticinque anni per avere la conferma ufficiale della sua morte. Molti, forse troppi, ancora aspettano.
- Ci si rende conto di come la Carta dei Diritti umani sia un canto gregoriano all’inutilità, una litania - afferma Nazzaro - che gli Stati cantano mentre con le mani torturano. L’Italia non ha ancora ratificato la legge contro la tortura eppure a Roma esiste il Museo della tortura nazi-fascista…
La violenza è una condotta tipica dell’uomo, affermava Benedetti. Torturatore e torturato si scambiano i ruoli in una sadica reciprocità. Qui ‘Relato de Púas’ si ferma.
- Era troppo - spiega Nazzaro -. La storia ci insegna che il torturatore esce sempre immune. Spagna, Cile, Uruguay, Argentina, Paraguay, Mexico, Italia e mancano all’appello tutti gli altri Paesi del mondo. Nessuno ha avviato un processo ai torturatori. Gli Stati garantiscono l’impunità e violentano la Storia. La tortura - continua - è una condotta umana, occultarla e volerla dimenticare è una scelta coscientemente disumana.

“Ballando” Benedetti
La rassegna non voleva lasciare il pubblico con il Benedetti del dolore doveroso della Memoria Storica. Voleva restituire l’amore per la vita dell’autore ironico, pronto al dialogo. Così è entrato in scena ‘Tangueando Benedetti’, miscela passionale di poesia, tango ed immagini con Marco Tassino come voce narrante.
Sulle poesie dedicate al Tango da Benedetti, Eduardo Galean destreggiandosi al bandonéon, il cantante Yamandu Pereira ed i ballerini Yore Rivas e Frank Zambrano raccontando con la gestualità e le sonorità del Tango le strofe del Montevideano. Tutto sullo sfondo delle immagini prodotte dal Centro Culturale Tina Modotti, un video di 45 minuti su Montevideo ed i suoi protagonisti: Torres Garcìa, Gurvich, Onetti, Galeano. Dopo lo spettacolo, tutti al Centro Uruguaio.
- Benedetti è contemporaneo a tutti - spiega Nazzaro -. Condividevano la tavolata ragazzi di 15 anni come anziani. È bello vedere come un’entità volatile quale il Tina Modotti abbia riunito tante persone di alto livello che hanno contribuito e partecipato in forma gratuita, mettendo a disposizione tempo e professionalità. Grazie appunto a Mario Benedetti.
Tra questi, Isidoro Duarte, grande conoscitore di Benedetti ed amico di Eduardo Galeano, che ebbe tra le mani la prima brutta copia della celebre opera ‘Las venas abiertas de America latina’; Marco Tassino, sceneggiatore e regista del film ‘Milonga’; l’Ambasciatore dell’Uruguay, Jorge Mazzarovich, costantemente presente; l’attrice Amanda Key, protagonista del film ‘La ora 0’ che sarà presentato al pubblico tra qualche mese.
Nell’ultima giornata di ‘Tres dìas alrededor de Benedetti’ la ‘ponenciacción’ “Mario Benedetti: ritratto in forma di poesia e un solo racconto”, condotta da Nazzaro con un “intervento” dell’attore e scrittore Ezio Falcomer dell’Accademia dei Sensi. Nel web (http://accademiadeisensi.podomatic.com/), il suo è “teatro della voce”: interpreta in spagnolo, senza conoscere la lingua, il racconto ‘Cinque sogni’, sul quale Nazzaro ha montato un video. L’ironia di Benedetti, dell’interpretazione di Falcomer, del video.
- Molti materiali che si trovano nella pagina web dell’Accademia dei Sensi - sottolinea Nazzaro - sono usati dal Tina Modotti nelle sue lezioni virtuali di cultura italiana.

Modotti e Benedetti
Perchè Tina Modotti? Perchè Mario Benedetti?
- Tina Modotti rappresenta un tipo di migrazione diversa - spiega il responsabile del Centro, Antonio Nazzaro - che non arriva in America latina solo per fame di cibo ma perchè affamata di vedere e conoscere un altro mondo. E facendolo scopre una nuova visione del mondo, una nuova femminilità, un’ideologia, un’inseparabilità tra dignità politica ed artistica.
Uno sguardo diverso, un’italianità-altra che non crea distanze e barriere ma segna il punto d’incontro. Il sentimento umile di chi si rapporta alla pari con il nuovo popolo, che lo riceve, che si schiera al suo fianco. Soprattutto, non approfitta delle proprie conoscenze e della propria cultura per dominare.
A questa onestà intellettuale, poi, si aggiunge il fascino dello spirito artisticamente e politicamente rivoluzionario che univa Benedetti e Modotti. Spiega Nazzaro, a proposito della fotografa:
- Non è un caso che il grande Diego Rivera, in uno dei suoi murales, dia a Tina Modotti il compito di consegnare le armi ai contadini. La Modotti si può considerare la prima fotografa d’arte della storia.
Il Centro Culturale Tina Modotti, anche senza finanziamenti, ha già fatto e farà tanto altro ancora.
- Abbiamo portato a Caracas i poeti Davide Rondoni e Milo De Angelis - racconta Nazzaro - organizzato una tre-giorni su Pasolini all’Armando Reveron, preparato opere video di teatro didattico. Tra queste, ‘Tina Modotti. Una, nessuna, centomila’, usata da Monte Avila per presentare il libro ‘Tinissima’ di Elena Poniatowska durante il ‘Festival del libro’ di Caracas. Senza dimenticare la partecipazione alla Settimana della Lingua Italiana con la ‘ponenciacción’ su Galileo Galilei; le presenze al Museo de Arte Contemporanea con la mostra di video-poesia del gruppo italiano ‘Nomadi Mondi’; l’happening tra gli alunni dell’UNEARTE ed il poeta Davide Rondoni, sempre nel MAC.
Tutto preparato nel salotto di casa Mogoillon-Nazzaro, con Mariana Mogollon, presidente del Tina Modotti, piegando volantini, cucendo teloni o segnando a terra con nastro adesivo il perimetro di un inesistente palcoscenico.
- Senza l’aiuto di Mariana non si sarebbe potuto realizzare nulla. È lei che trasmette l’energia e la presenza continua al Tina Modotti.
- Voglio ringraziare Carlos Silva, reponsabile di Teatro Francia, per averci dato tre possibilità di provare in un vero teatro prima di andare in scena nel Celarg. Anche lui in forma gratuita.
E per il futuro?
- In programma - conclude il coordinatore del Centro Culturale - il ritorno sul palcoscenico a giugno con ‘Relato de púas’ e ‘Entrevista a Galileo’. Poi - questo è il sogno - trovare qualcuno che sponsorizzi il Progetto su Dante in collaborazione con il dantista Giorgio Battistoni, che potrebbe trasformarsi in un materiale didattico per tutte le scuole latinoamericane, in particolare per quelle italiane. E per il teatro pensiamo ad una adattazione di ‘Porta Chiusa’ di Sartre. O chissà che arrivi qualcuno con una proposta migliore...

giovedì 27 maggio 2010

Frattini incontra la Collettività italiana










Tra le problematiche trattate durante l’incontro al Melià Caracas: sequestri, espropri ed occupazioni, tagli all’assistenza diretta, sistema pensionistico

Di Monica Vistali

FRATTINI – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini - a Caracas per chiudere i lavori della II Commissione mista Italo-venezolana - ha incontrato ieri mattina i rappresentanti della nostra Collettività. Un meeting necessario per rispondere alle perplessità degli italiani in Venezuela riguardo a tematiche delicate quali: sequestri, espropri ed occupazioni, tagli all’assistenza diretta, sistema pensionistico.
La riunione ha avuto luogo nella Sala Rio Ocamo dell’Hotel Gran Meliá di Caracas. Sul palco, accanto al ministro, l’Ambasciatore d’Italia in Venezuela, Luigi Maccotta, il Console generale di Caracas, Giovanni Davoli e l’Ambasciatore Pasquale Terracciano. In platea i rappresentanti del C.G.I.E ed alcuni membri dei Comites di Caracas, Puerto Ordaz e Maracaibo, insieme ad esponenti dei Patronati e delle Associazioni Civili e Regionali del territorio. Una parte ristretta della comunità italiana, ospitata ad invito.
Ad aprire l’incontro è stato l’Ambasciatore Maccotta, che ha sottolineato la sensibilità del ministro alle problematiche della Collettività. Il diplomatico ha poi passato la parola all’on. Frattini che, aprendo il suo intervento, ha affermato:
- Conosco bene i vostri problemi. E sono qui per dare vere risposte, non indicazione generiche.
Il ministro non ha risparmiato parole di elogio per le modalità con cui gli italiani hanno saputo inserirsi all’interno della società venezolana.
- Apprezzo il lavoro della Collettività - ha detto il ministro - che ha dato e dà ancora oggi un contributo essenziale allo sviluppo di un Paese amico quale il Venezuela, con cui come italiani siamo legati da vincoli antichi. Il vostro impegno fa onore all’Italia. Vi ringrazio - ha proseguito - per tenere vivo il senso di appartenenza ad una comunità apprezzata e stimata, perfettamente integrata e riconosciuta dalle Autorità per la sua serietà ed il suo spirito costruttivo.
Nel corso dell’incontro ha anche affermato:
- L’Italia vi è vicina e vuole continuare a parlare con voi.

Problemi
Dopo le parole di saluto iniziali, l’attenzione si è focalizzata sulle preoccupazioni che turbano la Comunità italiana.
Il primo tema trattato è stato quello relativo alla piaga dei sequestri di persona. A questo proposito, il ministro ha sottolineato che fino ad oggi l’unico Governo ad agire concretamente nel territorio latinoamericano è stato quello italiano. Ha menzionato quindi l’invio dell’Esperto nazionale Anti-sequestro che “sta svolgendo un buonissimo lavoro” e il Corso di formazione offerto al Corpo di Polizia venezolano.
- I risultati sono ottimi - ha dichiarato il ministro - e quindi molto probabilmente oggi confermeremo la presenza dell’esperto e proporremo alle autorità venezolane un nuovo Corso di formazione. Il tutto - ha specificato - inserito in un quadro di cooperazione più ampio per la lotta al crimine organizzato.
Dopo la sicurezza personale, si è parlato della sicurezza delle proprietà, secondo gli italo-venezolani messe in pericolo dagli espropri decisi dal Governo e dalle invasioni. “Provvedimenti in alcuni casi criticabili”, ha opinato cautamente Frattini.
Il ministro ha ricordato ai presenti l’azione di sensibilizzazione svolta dalla Delegazione presente a Caracas nei confronti delle autorità venezolane. Inoltre, ha annunciato per il pomeriggio un incontro tra l’Instituto Nacional de Tierras ed i rappresentanti delle famiglie italiane vittime di espropri ed invasioni.
- L’ascolto di testimonianze dirette e dettagliate - secondo il ministro - porterà certamente ad un chiarimento. L’obiettivo - ha dichiarato - è garantire indennizzi effettivi, equi e tempestivi.
L’on. Frattini ha poi espresso la speranza di firmare presto un accordo bilaterale con il Venezuela per quanto riguarda il riconoscimento della patente di guida italiana.
- Le pratiche sono già state avviate - ha assicurato - e lo staff del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli sta già analizzando una proposta di accordo.
In un incontro come quello di ieri, non poteva certo mancare il tema delicato dell’assistenza alle famiglie indigenti.
Il funzionario ha menzionato le cifre relative ai “drastici tagli” della Finanziaria, inevitabile conseguenza della crisi che dilaga in Europa: un meno 27 per cento dei fondi destinati all’assistenza diretta. Malgrado i tagli, però, il ministro ha sottolineato che solo nel 2010 sono stati stanziati 300 mila euro, cui si aggiungono i 630 mila euro per l’assistenza sanitaria.
Frattini ha dichiarato di sperare in un “seppur limitato” recupero dei fondi, precisando che in quel caso “ il Venezuela sarebbe tra i primi Paesi a beneficiarne”.
Nota positiva le cifre relative ai finanziamenti destinati alla Promozione della lingua e della cultura italiana, che aumentano di un 5 per cento, pari a 400 mila euro.
Buone notizie anche per quanto riguarda la rete consolare. Il ministro ha dichiarato di aver ottenuto l’execuator per i Viceconsoli onorari di Puerto La Cruz, Barquisimeto e Valencia, mentre arriverà a breve quello relativo a Ciudad Bolívar. Per quanto concerne la creazione di un terzo Consolato in territorio venezolano, Frattini ha dichiarato:
- A tutt’oggi non ci sono le condizioni economiche per un Consolato di prima classe. Posso però garantire che, se ci saranno fondi disponibili ricavati dalla ristrutturazione della rete consolare mondiale, il Venezuela sarà tra i primi a goderne.

Parla la Collettività
Il ministro Frattini ha dimostrato grande disponibilità di ascolto. Anche se era in programma il discorso di un solo rappresentante, anche altri connazionali hanno potuto parlare direttamente con il funzionario. Michele Coletta, del C.G.I.E, ha preferito consegnare personalmente una lettera.
Il primo a prendere parola è stato il presidente del C.G.I.E., Ugo Di Martino, con una serie di richieste relative a tematiche già affrontate dal ministro. Eccezion fatta per il problema relativo all’insufficienza di valuta pregiata per le imprese e all’irrispettato accordo in materia pensionistica.
Ha proseguito Johnny Margiotta, presidente di AGIV, con un discorso relativo ai problemi dei giovani italo-venezolani e subito dopo Emilio Lanzilli, presidente dell’Associazione Campani dello Zulia. Come padre di un ragazzo sequestrato da paramilitari, Lanzilli ha ringraziato il ministro per l’attenzione riservata a tematiche delicate quali, appunto, il sequestro di persona.
Marisa Vannini, dell’A.C. Emilia Romagna del Venezuela, ha infine parlato delle conseguenze della perdita della nazionalità italiana, che non può essere trasmessa ai figli anche se riacquistata.

La mano del Presidente
Come già nel corso della giornata di ieri, il ministro Franco Frattini ha espresso grande apprezzamento per la decisione del Presidente della Republica, Hugo Chávez, di sloccare i fondi destinati alle imprese italine. Ossia, effettuare in due tranche il pagamento dei crediti arrestrati che ammontano ad 1 miliardo e 200 milioni di dollari.
- Per il 2010 il debito è colmato - ha affermato il funzionario - ma nel 2011 dovremo trovare nuove forme di pagamento per far sì che l’Italia mantenga gli appalti.
L’Ambasciatore Luigi Maccotta, a questo proposito, ha dichiarato soddisfazione.
- La visita del ministro Frattini ha già sloccato tante cose e gli effetti dureranno per molto tempo.

Frattini è a Caracas per la firma di accordi strategici

In programma una riunione con il suo omologo Nicolás Maduro e forse un incontro con il presidente Hugo Chávez


di Monica Vistali

CARACAS – Lasciato il capo della Stato Giorgio Napolitano a Washington e con le valigie pronte per Panama, dove lo attende il presidente del Consiglio Silvio Belusconi, il ministro degli Esteri, Franco Frattini è arrivato ieri sera a Caracas per una visita lampo di 24 ore. Oggi incontrerà il suo omologo venezolano, Nicolàs Maduro, esponenti del governo e, forse, il presidente della Repubblica, Hugo Chàvez. A questi dovrebbe consegnare una lettera personale del premier Berlusconi.
Contemporaneamente, la II Commissione mista denominata “Consiglio Italo-Venezolano”, suddivisa in quattro gruppi di lavoro settorializzati in aree d’interesse, analizzerà le relazioni economiche, commerciali, sociali e culturali tra i nostri due paesi. A conclusione della visita, è prevista la firma di importanti accordi che spaziano dall’ambito economico al culturale, da quello dell’educazione allo sviluppo.
- Il ministro Frattini - ha assicurato qualche giorno fa al quotidiano “La Voce d’Italia” l’Ambasciatore d’Italia, Luigi Maccotta - è consapevole della realtà che si vive oggi in Venezuela. La sua visita ha certamente come scopo rilanciare il rapporto di collaborazione con il governo venezolano ma anche quello di esprimere preoccupazione, chiedere comprensione, sostegno ed un occhio di riguardo per i problemi della comunità.
Il presidente Chàvez - ha proseguuito il diplomatico - ha nei confronti degli italiani in Venezuela un atteggiamento di apertura, grande disponibilità ed interesse.
Parlando a Washington della sua visita in Venezuela, Frattini ha affermato che “si dovrà valutare con le autorità locali, a partire dal presidente Chavez, come risolvere i rimanenti problemi che hanno alcune aziende”. Il ministro ha ricordato un “segnale molto importante, lo sblocco di acune centinaia di milioni di dollari, i pagamenti arretrati che erano crediti di imprese italiane. Un gesto che apprezzo particolarmente alla vigilia della mia visita”.
I lavori dovrebbero chiudersi ufficialmente domani mattina con la stesura dei verbali. I ministri Frattini e Maduros, quindi, dovrebbero firmare un protocollo che darebbe un’impronta politica agli aspetti tecnici.

L’arrivo della delegazione
Il ministro Frattini è stato anticipato ieri a Caracas dal sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti e dal sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Roberto Castelli, ricevuti all’aereoporto Simón Bolívar dall’Ambasciatore Maccotta insieme alla responsabile della Direzione per l’Europa del Viceministero, Ginette Gonzáles. Con il resto della delegazione italiana, sono stati poi accolti dal viceministro degli Esteri venezolano, Temir Porras, presso l’Hotel Melia Caracas.
Nel suo discorso d’apertura, Porras ha ricordato che Italia e Venezuela mantengono accordi ambiziosi specialmente nel settore petrolifero ed ha menzionato l’importanza dell’impresa Eni per lo sviluppo della riserva energetica nazionale. Specificando che la fruttifera relazione in questa area permette di dare impulso a nuovi ambiti di cooperazione, Porras ha citato il già avviato lavoro congiunto dei due Paesi per quanto riguarda lo sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria, la promozione di distretti industriali, il traferimento di tecnologia e Know-how, oltre allo stretta collaborazione nell’ambito della lotta contro il narcotraffico.
Il viceministro ha sottolineato la ferma decisione del Governo bolivariano di dare impulso a progetti congiunti con l’Italia, sottolineando come lo stesso presidente Chávez abbia programmato per oggi la discussione di temi di rilevanza strategica.
- Questi elementi - ha specificato Porras - esplicitano l’alto valore dato dal Governo bolivariano alle relazioni con l’Italia, le prospettive che si aprono sulla base della cooperazione energetica. Inoltre, le possibilità di sviluppare strumenti economici e finanziari innovativi che permettano di dare nuovi impulsi a processi di cooperazione che necessitano grandi investimenti.
Dal canto suo, i rappresentanti del Governo italiano hanno manifestato la loro disponibiltà a contribuire allo sviluppo in Venezuela.
Vincenzo Scotti ha dichiarato che l’Italia è interessata a studiare insieme al Venezuela nuove formule per il finanziamento di progetti a lungo termine, incentrati soprattutto al settore petrolifero.
- L’Italia vuole continuare a contribuire allo sviluppo del Venezuela - ha affermato il sottosegretario - e vogliamo che il Venezuela faccia lo stesso, in condizioni d’uguaglianza, reciproco rispetto e, soprattutto, amicizia.
Scotti ha inoltre sottolineato la volontà del Governo italiano di lavorare per la cooperazione industriale e il trasferimento di tecnologia, soprattutto in aree quali istruzione, Università e salute, ricordando il sistema sanitario pubblico esistente in Italia dal 1978.

I gruppi di lavoro
Il primo gruppo è quello della “Cooperazione finanziaria, economica e industriale”, gli altri riguardano tematiche relative all’Energia e di conseguenza all’Ambiente e al Turismo, alle Infrastrutture e ai Trasporti, poi al Lavoro, Salute, Protezione Civile e infine a Cultura, Educazione, Scienza e Tecnologia.
Il tavolo che farà sicuramente la parte del leone sarà quello dell’Energia ma si prevede che anche quello di Ambiente e Turismo desterà molto interesse. A quest’ultimo parteciperanno, oltre ai funzionari del ministero del Turismo, i rappresentanti dell’Ente Acque Sardo (Enas).
Altro tavolo importante, che sarà presieduto dal leghista Roberto Castelli, è quello dedicato alle Infrastrutture ed ai Trasporti. Oltre a tecnici ministeriali e ad altre personalità di spicco integreranno questo tavolo i dirigenti della Ghella, dell’Astaldi, dell’Alitalia e di altre multinazionali del Belpaese: il top delle grandi aziende che operano in Venezuela, alcune delle quali già impegnate in grandi opere di infrastrutture. In primis, la costruzione della rete ferroviaria.
Il terzo gruppo è “Lavoro, Sociale, Sicurezza, Protezione civile”. Un tavolo di lavoro riguarderà sicuramente il tema della Salute. A questo proposito si è già parlato di un “modello italiano” da prendere ad esempio. Per quanto riguarda “Protezione Civile e Sicurezza”, è probabile che oltre alla formazione della polizia e dei corpi destinati alla lotta contro la malavita organizzata e il flagello dei sequestri, si affronti il tema della dotazione tecnologica delle forze dell’ordine.
Lo scorso anno, fu firmato un accordo tra il capo della Protezione civile italiana, Guido Bertolaso, e il viceministro degli Esteri, Flemming. E’ possibile, quindi, che ci sia una sua verifica ed un aggiornamento.
Stesso discorso per quanto riguarda l’ultimo gruppo, relativo a “Cultura, Educazione, Scienza e Tecnologia”. Nell’ambito della collaborazione scientifica e tecnologica, esiste già un accordo che risale al 1987 che verrà ulteriormente studiato.

Petroleo
Recentemente, parlando con Hugo Chávez durante il programma domenicale ¡Aló Presidente!, numero 358, l’Ambasciatore d’Italia Luigi Maccotta aveva sottolineato che le imprese italiane non sono interessate solo alla costruzione di grandi opere e alla partecipazione al ‘Plan Nacional ferroviario’, ma anche a “scrivere una pagina di amicizia tra i popoli ed i governi dei due paesi”. Dal canto suo, il capo dello Stato aveva manifestato al diplomatico italiano l’interesse a stabilire alleanze con il nostro Paese per ottenere finanziamenti aggiuntivi da destinare alle grandi opere. A questo proposito, aveva menzionato la partecipazione che attualmente ha l’ENI nel complesso della ‘Faja Petrolífera del Orinoco’ ed aveva aggiunto la necessità di nuove formule per promuovere gli investimenti italiani nel territorio.
Nella stessa occasione, il presidente aveva annunciato all’Ambasciatore Maccotta il progressivo incremento di produzione petrolifera, per la quale “si prevede un salto di 300 mila barili giorno di grezzo già a partire dalla fine dell’anno”. Una nuova ascesa si programma poi nel 2014: “un milione di barili al giorno in più - ha spiegato il capo dello Stato - rispetto a quelli prodotti oggi. Formula assunta dagli imprenditori cinesi”.
Chávez, spiegando che “la Cina ha prestato al Venezuela 8 milioni di dollari” e che “stiamo già pagando con il petrolio”, ha espresso il desiderio che con l’Italia si possa applicare una formula simile a quella che il Paese asiatico si accinge a riconfermare per la terza volta.

Precedenti
La prima riunione del Grupo di lavoro del Consiglio Italiano - Venezolano ha avuto luogo a Caracas nel novembre del 2005. In quell’occasione, le delegazioni di entrambi i paesi valutarono le strategie da adottare in aree di cooperazione economica, industriale, finanziaria, delle infrastrutture e dello sviluppo.

martedì 20 aprile 2010

Due ruote e il continente americano, l'avventura di Antonio a difesa dei più deboli

di Monica Vistali

CARACAS - Una bicicletta da corsa e un messaggio contro lo sfruttamento minorile e la violenza sulle donne. Questo il bagaglio del 31enne Antonio Tomaselli, partito il 25 aprile di due anni fa da Ancholage, in Alaska, con in mente la titanica impresa di percorrere su due ruote l’intero continente americano, sino alla Patagonia.
- Vivevo in India da un anno e mezzo - racconta il siciliano, oggi a Caracas -. Ero volontario in un centro per lebbrosi di Maria Teresa di Calcutta e gestivo alcune attività per i bambini di strada. Per tre notti di fila ho sognato di fare questo viaggio e, alla fine, ho deciso di partire.
Antonio, curriculum in aereonautica, arriva in America dopo un lungo allenamento sulle strade di Italia, Francia, Spagna, e lungo il famoso ‘Camino di Santiago’. Alaska, Canada, la West Coast: attraversa rapido gli Stati Uniti "perchè lì la maggior parte dei problemi sono legati al mondo del benessere" e scende veloce in America centrale, "dove le problematiche sono di un’altra natura: eredità di dittature passate e conseguenza di governi sfruttatori". Inizia a rallentare il ritmo per conoscere il paesaggio umano, quelle "difficoltà di cui, come occidentale, sono in parte responsabile".



L’America centrale
Antonio attraversa Messico, Guatemala, Belize, El Salvador, Costa Rica. E ancora Panamà, Nicaragua, l’Honduras post - golpe. Lungo la strada collabora con le comunità indigene, nei centri per nativi disabili, nelle unità educative per emarginati. Insegna teatro ai bambini indigeni del Chiapas, aiuta a portare l’acqua in una zona difficile del Nicaragua, concretizza quella "politica del rimboccarsi le maniche" di cui ribadisce la vitale importanza, ma sempre attento a non alimentare un meccanismo di ‘dipendenza’ tra chi ha e chi non ha. Organizza piccole conferenze sul tema dello sfruttamento minorile (nel mondo ne è vittima un bambino su 5, in Nepal il 100 per cento dei minori) e quando possibile mostre fotografiche con i suoi scatti.
- Non mostro l’estremo che commuove: fame, povertà. Mi piace la bellezza che si trova in un paesaggio, nel sorriso di un bambino, negli sforzi dei centri di volontariato dove sono stato.
Le porte, per lui, sono sempre aperte e la gente è bendisposta ad offrirgli un piatto caldo. Antonio ricorda con particolare affetto la coppia che lo ha ospitato in Guatemala: lei responsabile per i diritti umani dei nativi nel paese che detiene il record di indigeni uccisi, lui ex membro di un gruppo di contadini che gestiva le informazioni tra la ‘guerrilla’ e il governo.
- Dell’associazione di cui faceva parte il marito - racconta - sono stati uccisi 19 membri su 21. Ma lui, con la moglie, continua la sua lotta attraverso il nucleo educativo. A parte questi piccoli paradisi, il governo non agisce e gli indigeni vivono incoscienti la loro condizione di emarginati.
La situazione non cambia nel resto dell’America centrale. Il Trattato di pace del 1998 è una carta irrispettata e ai governi fa comodo l’ignoranza della comunità indigena, che non ha voce, non ha diritti politici e sociali, alla quale non è garantita nè l’educazione nè la sanità.
- La cosa più grave - spiega alla ‘Voce’ Antonio - è che non c’è via d’uscita per chi vuole migliorare la sua condizione. Se nelle città c’è quelche chanches, fuori, per loro, non esiste la libertà di scegliere la propria vita".



I grandi poteri
Gli indigeni non sono completamente ignorati dal ‘sistema’, ma comprati e raggirati da una serie di messaggi inquinanti che, per mancanza di coscienza, non vengono elaborati.
- La situazione è contraddittoria. La storica cittadina messicana di San Cristobal - cita ad esempio Antonio - ha venduto la sua ultima risorsa d’acqua alla Coca Cola che ora, in regime di monopolio, rivende le bottiglie a prezzi altissimi. Però il Messico è il paese in cui si beve più Coca Cola al mondo, e all’interno del Messico è lo stesso Chiapas a consumare la maggior quantità di bibita.
Alle ingiustizie delle grandi multinazionali non rispondono adeguatamente le organizzazioni internazionali, null’altro che "la facciata di un grande business".
- Sono un fallimento. Hanno enormi interessi economici e non garantiscono il controllo che dovrebbero esercitare. Ad esempio, in Cambogia, ora hanno assunto una compagnia per disinnescare le migliaia di mine antiuomo che attanagliano il territorio. Peccato - continua - che la ditta incaricata è la stessa che le ha disseminate per tutto il paese.
I grandi poteri non restano estranei neppure per quanto riguarda il mercato della droga e dei migranti. Antonio ha disegnato una sua personale ‘piramide gerarchica’:
- In testa ci sono i grandi governi. Stati Uniti, Messico, Colombia: tutti hanno enormi entrate e posizionano gli alti dirigenti nei porti, nelle zone di frontiera. Poi ci sono i narcotrafficanti, spesso poliziotti, ed infine, in fondo, i ‘pandilleros’.
Istituzioni viziate, dunque. Avanza chi ha istruzione e furbizia per perseguire i propri interessi, scendere a compromessi, vendere idee e comprarne altre. Ideologie mescolate alla realtà, che fanno del sandinismo moderno come del Fondo monetario Internazionale null’altro che galline dalle uova d’oro. Quindi, cosa resta di pulito?
- C’è ancora chi ci crede, chi ha coscienza, interesse sociale. Rispetto verso l’essere umano – ci dice convinto Antonio -. La soluzione per ‘cambiare il mondo’ è l’unione di tutte queste persone, di tutti questi gruppi, che come i governi sfruttatori devono saper ‘fare sistema’. Adesso ci sono ancora troppe lotte: Greenpeace che si arrabbia perchè gli hanno rubato il patrocinio, i Verdi se la prendono con quelli che proteggono l’Amazzonia perchè sono apolitici...
Provo a lasciare una piccola scintilla dentro il cuore di ognuna delle persone che incontro, se poi il fuoco appica dipende dalla materia che ognuno ha dentro quindi dalle scelte che ognuno liberamente deve poter fare... Per lo meno - dice - contribuisco a fornire piccoli strumenti per crescere, secondo la mia personale veduta della vita.



Il Venezuela
Macao, Maracaibo, Coro, Tucacas, Valencia, Caracas. "Rispetto agli altri paesi dove sono stato, il Venezuela vive nell’oro" afferma sicuro Antonio. In America centrale, racconta, "si guadagna un quinto del necessario per vivere, in Costa Rica e Panama comandano i grandi latifondisti, sopprattutto per quanto riguarda la coltivazione delle banane, in Colombia agli emarginati non vengono date possibilità di riscatto o di lavoro. In Venezuela, quelli che si lamentano lo fanno solo perchè vogliono ancora di più".
Antonio è abbagliato dal calore umano e dall’accoglienza dei volti che incontra in questa nostra terra. "Un contatto sociale unico" dice, anche nella Casa di riposo Villa Pompei, dove è ospitato per qualche giorno, e ha ritrovato un po’ della vecchia Italia e ha incontrato le "donne antiche che discutevano su quale pastasciutta da preparare al prete". E rispetto al tasso di criminalità di cui ha tanto sentito parlare, crede che spesso si confonda la povertà con la violenza.
- In Asia ci sono molte più persone e molta più povertà: manca l’acqua, il cibo. Esistono brutalità ed ingiustizie, ma non c’è questo tipo di violenza rabbiosa che si respira nel mondo occidentale. Forse questo è dovuto alla spiritualità, al ‘karma’ che ti fa accettare tutto ciò che arriva nella vita. O forse questa violenza contro chi incontri per strada è solo frutto di un bombardamento di messaggi sbagliati. L’informazione deformata di una società deformata. Se credi che devi per forza avere un blackberry, quando i soldi non ti basteranno lo ruberai senza pensarci due volte...

mercoledì 14 aprile 2010

I problemi del Venezuela. Ecco cosa pensano gli italiani

di Monica Vistali

CARACAS - Non solo insicurezza e crisi economica. I componenti della nostra Collettività, interrogati riguardo ai problemi che attraversa il Venezuela in questo momento storico, spaziano tout court il loro senso critico dai grandi temi della politica e della società fino a toccare l’emergenza rifiuti, il sistema dei trasporti, il problema energetico, l’educazione, la sanità. Quando non sono gratuite aggressioni, le critiche sono preziose perle da analizzare con attenzione per rafforzare il processo di miglioramento in atto. Così dev’essere anche quando queste provengono da una comunità che, come quella italo-venezolana, divide il proprio patriottismo tra due terre lontane. Le radici europee, infatti, non impediscono ai connazionali di spingere con forza, da parti distinte, per un continuo e proficuo progresso del paese latinoamericano che oggi è anche loro.

La politica in casa
Basta accendere la tv: quello che in Italia è il calcio, in Venezuela è la politica. Schieramenti ben delineati, tifo da stadio, pochi incontri amichevoli. Una polarizzazione che non resta chiusa in Parlamento ma - la colpa è bipartisan - s’insinua nei rapporti tra vicini di casa, compagni di scuola, amici e colleghi.
“La gente è troppo politicizzata - afferma Mauricio Tagliatela, produttore musicale - e questo incide sulle relazioni personali di ognuno. Le discussioni diventano litigi e la gente resta sempre con il dente avvelenato”.
La causa di questa “eccessiva disgregazione sociale”, secondo Martino Verdana, è “la famosa legge della pentola che bolle, bolle, bolle ed alla fine esplode se qualcuno tiene il coperchio schiacciato giù”. Secondo il consulente informatico, classe 1979, “troppo tempo è passato con ingiustizie ed incomprensioni da ambo i lati, ed ora questo vedere solo il ‘chavista’ o l’’escualido’ si riflette in tutti gli ambiti della vita perché diventa un modo di vedere le cose ed affrontare la quotidianità. Purtroppo - conclude - è difficile stare da una parte mantenendo la propria criticità”.
Tina Di Battista, presidente dell’Associazione Abruzzesi e Molisani in Venezuela, teme che lo strappo creatosi in seno alla popolazione sia difficile da ricucire.
- Dobbiamo ricapirci, ricomprenderci - sostiene - per evitare una situazione di non ritorno, una situazione insanabile.
Anche Mario Neri, membro del Circolo Antonio Gramsci, riconosce la “politicizzazione delle idee che impedisce il confronto a tutti i livelli, da quello universitario a quello parlamentare”.
- Basta osservare i mezzi di comunicazione - afferma - autoreferenziali e monchi di un format di vero dialogo politico, come quello che esiste nei programmi tv italiani.
Questa polarizzazione, secondo Neri, si sta gradualmente riducendo.
- L’opposizione ha capito che non può criticare tout court, e i sostenitori del governo che le critiche devono esistere in quanto possono essere utili e costruttive. Ora non resta che imparare, come in Italia, a rimproverare in modo vero e documentato.
Il rischio di una posizione ‘con me o contro di me’, che “ricorda quella del Belpaese dove si aspetta solo l’elezione che potrebbe determinare la caduta dell’imperatore”, come sostiene Emanuele Caglieris, 1979, impresario nel settore turistico, rischia nel frattempo di “far perdere il concetto di programmazione e miglioramento quotidiano”.
Il clima da ‘guerra fredda’ s’intuisce senza sforzo ascoltando i toni duri di quegli italiani preoccupati per i movimenti politici in corso. A Renzo Scuteri, presidente dell’Associazione Marchigiani in Venezuela, che parla di una “politica sempre più dittatoriale, autocratica”, fa eco Davide Morbidelli, classe 1981, quando parla di “regime” e denuncia “la chiusura di tutti i mezzi di comunicazione dell’opposizione”.
Anche Tina Di Battista non risparmia parole severe:
- Siamo in un paese dov’è in discussione lo stato di diritto, la sicurezza giuridica, la punibilità dei delitti, la separazione dei poteri. Questo ci fa chiedere: siamo davvero in democrazia o esiste solo il manto della democrazia?
Facendo “dell’antifanatismo la mia bandiera”, taglia corto Attilio Frugoli: “Si dovrebbero sostituire le urla di tutti gli schieramenti politici con l’ascolto, il dialogo e la tolleranza”. Del resto, lo diceva anche un antico proverbio: “Abbiamo due orecchie ed una sola bocca per parlare di meno ed ascoltare di più”.

Sprechi e reciclaggi
La politica, e l’identificazione dell’avversario con il ‘diavolo’, non è altro che un “catastrofico alibi dietro il quale nascondere i gravi difetti del singolo cittadino”. Tra questi, quello della poca cura dell’ambiente che sfocia nel grave problema dei rifiuti che affligge tanto i centri urbani quanto le zone verdi. Ne è convinto Emanuele Caglieris, dando voce alla sua esperienza a Isla Margarita.
- Margarita è un’isola in parte molto sporca. Ma non è il governo a dire di tirare in ogni dove lattine di birra ed altra spazzatura. Nessuna parte politica - afferma - può cancellare i cattivi comportamenti del singolo cittadino.
Per affrontare e risolvere l’emergenza, secondo Mario Neri, deve “aumentare lo sforzo dei singoli e dello Stato perchè il problema è trattato oggi ancora a livello superficiale. Ad esempio - continua - la tv non trasmette quasi mai messaggi ecologici”. A rimarcare l’idea Fabio Avolio, insegnante trentenne:
- Nonostante esperienze positive, ma purtroppo puntuali, che riguardano il riciclaggio della carta e del vetro, l’interesse per il problema è ancora solo latente. Manca una transizione definitiva verso un sistema integrale di raccolta differenziata, un piano alternativo a quello, obsoleto, basato su discariche e non differenziazione, che rischia di avvicinare il Venezuela al rischio di collasso dei rifiuti a cui abbiamo assistito in Campania.
La filosofia dello spreco si riversa anche sul settore energetico, la cui crisi è un problema per numerosi concittadini. Per Carla Diaz Favuzzi, classe 1986, studentessa dell’Università Centrale di Caracas, quello della mancanza di energia elettrica per far fronte alla necessità della popolazione è addirittura il primo problema che affronta il Paese.
Probabilmente la causa di questa crisi - che tocca anche altre nazioni dell’America latina e centrale - è “culturale”, come afferma Mario Neri, perchè in Venezuela “tutti, dal singolo cittadino alle istituzioni, sono abituati a sprecare”. A questo, certo, si aggiunge una ragione più... accidentale: la siccità. La scarsità di piogge che ha caratterizzato quest’ultimo periodo, ha infatti portato alla luce il limite strutturale di una ‘monocoltura energetica’, un sistema basato, per il 70 per cento, su un’energia di tipo idroelettrico.
Problema antico, quello energetico, eredità di politiche passate o mancanza da parte di quelle attuali. Certo è che, oggi come oggi, sembra “ineludibile il ricorso a soluzioni d’emergenza quali il risparmio energetico da applicare a tutti i livelli”, come sostiene Renzo Scuteri.

... ma non solo
“Pobre país rico... están acabando con este paraíso” sospira Gesualdo Paternò, di Guanare. Certo, come in tutti i Paesi, anche in Venezuela i problemi non mancano.
Romano Nosei, Presidente dell’Associazione Toscani in Venezuela, tocca il tema scottante dell’insicurezza, preso sottogamba e non sufficientemente considerato dall’apparato statale.
- Il problema non è preso in considerazione e non vengono adottate le misure adeguate. La politica è sempre il primo pensiero, mentre si scordano i problemi della gente. Si fanno tanti discorsi - prosegue - per i morti in guerre lontane o tragedie vicine, ma poi ci si dimentica dell’indice delittivo che a Caracas è primordiale: il problema non è la piccola delinquenza, ma la costante minaccia di morte - decreta.
Piero Armenti, ex giornalista della ‘Voce’ ed autore de “L’altra America. Tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente”, sottolinea la necessità di una magistratura che sia indipendente dall’esecutivo, “più celere nell’emettere le sentenze e formata da un corpo giudiziario di qualità”. Inoltre, nota la “mancanza di un sistema ferroviario esteso sul territorio” e critica la retribuzione eccessivamente bassa concessa al corpo insegnanti di livello universitario, che limita la crescita scientifica del sistema e impedisce di essere competitivi a livello internazionale.
I limiti del sistema d’istruzione si riversano poi sul settore lavorativo. Martino Verdana critica la “scarsa presenza di personale preparato e preciso”, sostenendo che “spesso la gente è portata ad affrontare con superficialità compiti e carriere professionali”. Una difficoltà nel reperire “materiale umano” affidabile che “si può risolvere con formazione, promozione della cultura e meritocrazia: tre aspetti che, per fortuna, l’attuale governo sta cercando di introdurre nella società”.
Pedro Paolucci, presidente dell’Associazione A.n.c.l.a., aspira invece ad “una nuova revisione del sistema sanitario, anche prendendo spunto da quello italiano”. Desiderio condiviso da Alessandra Ricciolo, 45 anni, volontaria della Caritas di Barinas. Secondo l’intervistata, il problema è “la difficile accessibilità al servizio sanitario pubblico per coloro che non sono coperti, in parte o in toto, da un’assicurazione, a causa delle lunghissime liste d’attesa negli ospedali. Il numero di medici e chirurgi - spiega - non è sufficiente, anche se i professionisti del pubblico sono di ottimo livello”.
Le preoccupazioni degli italo-venezolani riguardano anche la situazione socio-economica del Paese.
Paolucci, riprendendo la parola, si dimostra preoccupato per i “costi sociali” del processo di trasformazione in atto in Venezuela che, secondo lo psicologo, “gradualmente convertono lo Stato in unico e solo datore di lavoro” mentre Renzo Scuteri resta perplesso dinanzi alla carenza d’investimento estero nel Paese, dovuta, secondo lui, alla “poca credibilità derivante dall’insicurezza giuridica”. Il presidente dei Marchigiani in Venezuela, che è anche imprenditore nel campo dell’abbigliamento, fornisce inoltre il suo punto di vista riguardo l’attuale situazione dell’imprenditoria, che secondo lui sopravvive ad un tris pericoloso: “forte calo nelle vendite, recessione, riduzione del mercato”.
- L’effetto Cadivi è letale perchè non vengono pagate le materie prime come si dovrebbe, e questo alza i costi interni. Gli imprenditori non possono lavorare perchè non sanno se e quando Cadivi approverà il cambio, e dopo quanto tempo avverrà il pagamento. Quindi, conviene importare dall’estero i prodotti pagandoli con il dollaro parallelo piuttosto che produrre gli stessi nel Paese. È molto più economico. Ormai tutti lavorano con il dollaro parallelo, è il prezzo di riferimento. Questo certo non stimola la produzione: noi che già ci siamo ‘tiriamo avanti la baracca’ finchè restiamo a galla, ma per i nuovi è dura...

giovedì 25 marzo 2010

Gli italovenezolani e la Ley Organica de Educaciòn

Un coro di ‘no’ dalle associazioni italo-venezolane. E i giovani?

CARACAS – L’opposizione non è sola. Nella dura lotta contro la Legge Organica dell’Educazione approvata dall’Assemblea Nazionale e promulgata dal presidente venezolano Hugo Chavez lo scorso sabato 15 agosto, può contare sulle fila delle associazioni italovenezolane, schierate contro quella che, ne sono certi, è l’azione di un dittatore che vuole manipolare le menti dei più giovani e limitare la libertà. Più che un’idea un preconcetto, dato che molti questa legge non l’hanno mai neppure letta.
Quasi sempre senza citare articoli particolari, i rappresentanti degli italovenezolani si dichiarano preoccupati per il futuro dei propri figli, a causa di quelle “tendenze mussoliniane del Governo” che mirano ad impartire “lezioni d’ideologia”. Indottrinamento, insomma. C’è addirittura chi, intimorito, sceglie di non identificarsi “perchè loro sono pericolosi” ma non si nega quando gli si chiede un’opinione: “È un disastro, un atto dittatoriale. Il 99% degli italiani in Venezuela la pensa come me: andiamo verso un sistema che non accetteremo mai perchè l’abbiamo già vissuto con il fascismo italiano. La soluzione sarebbe quella di andarsene tutti!”.
“È un tipico atteggiamento comunista. Vogliono manipolare i nostri bambini con la speranza di poterli dominare nel futuro” ci dice Renzo Scuteri, dell’Associazione Marchigiani nel mondo. E prosegue: “D’ora in poi tutte le decisioni verranno prese dal Governo, non dalle scuole. E il Governo farà il lavaggio del cervello ai nostri giovani, com’è accaduto in Italia ai tempi di Mussolini”.
Parole forti anche da Enzo Gandia. Il presidente dell’associazione friulana Fogolar Furlan esordisce sottolineando come questa legge che “proibisce tutto e lascia al Governo ogni libertà”, “fatta in fretta e furia ed accettata ad occhi chiusi”, preoccupa gli italiani, soprattutto quelli che hanno figli a scuola. Secondo Gandia, ora che è stata approvata la LOE “invece d’insegnare l’importante, ossia dare istruzione, s’impartiranno lezioni d’ideologia”. “Ma in fondo - continua - possono insegnare qualsiasi cosa. Sono convinti che la gente non abbia bisogno d’istruzione perchè il Governo promette di mantene tutti. Poi bisogna vedere se lo farà. In vista c’è solo fame e disinformazione”.
Il presidente conclude sottolineando che “fino ad oggi quella venezuelana era una buona scuola” e che i laureati “hanno trovato lavoro in tutto il mondo e sono apprezzati”. Che, alla fine, “non c’era bisogno di cambiare nulla”. I laureati, certo. E tutti gli altri?
L’idea che la LOE sia solo l’ultimo passo di un regime antidemocratico, è forte anche in Fernanda Moglia. La presidentessa dell’A.C. Piemontesi nel Mondo in Venezuela riserva per i “sostenitori chavisti” parole d’indignazione.
“Me l’aspettavo da questi. È una legge fatta con i piedi, non con la testa. Io, con la mia mentalità europea, non potrei mai accettare questo lavaggio del cervello che vuole solo piccoli robot che pensano allo stesso modo. Io, se avessi figli, non li farei andare i queste scuole dove non si può opinare!”.
Pasquale Di Pasquali, presidente dell’A.C Abruzzesi e Molisani nel Mondo:
“I valori e le ideologie si devono insegnare in famiglia, non a scuola. La LOE è uno strumento legale per agire in modo dittatoriale, per far crescere i nostri figli con la mentalità del Governo”.
Proseguono le critiche nelle parole di Mariella Passarelli, presidentessa dell’A.C. Campani in Venezuela, che denuncia come si stia toccando “l’autonomia universitaria quando le università devono essere libere!” e Marisela Neppi, presidentessa dei Marchigiani in Venezuela che dichiara: “Ci hanno messo dentro tutto in questa legge. E quello che ci aspetta non è per nulla positivo”.
Ascoltando le parole degli italovenezolani delle associazioni, si percepisce con chiarezza un’avversione che prescinde gli articoli di una legge che in pochi hanno davvero letto. Si parla di dittatura, fascismo, libertà strozzata, lavaggio del cervello. Ma non si chiarisce bene in che modo venga attuato tutto questo, con quali strumenti. Si parla anche dell’imposizione di un’ideologia, quando è ben noto che qualsiasi insegnamento sottostà ad un sistema di pensiero, sebbene nascosto. Ma la Legge, in questo, non è criptica: nell’ar­ticolo 11, infatti, si dichiara esplicitamente che l’istruzione si baserà “sulla dottrina bolivariana”.
Sembra, a conti fatti, che la contrarietà alla Ley de Educaciòn provenga più dall’avversità ai ‘loro’, i chavisti, piuttosto che da un’analisi attenta della stessa. Una presa di posizione politica piuttosto che un’analisi critica.
I principi ed i valori che reggono la legge sono, secondo l’articolo 3, “vita, amore, democrazia partecipativa e protagonista, convivenza, libertà, emancipazione, uguaglianza, equità, indipendenza, sovranità, pace, solidarietà, cooperazione, bene comune, giustizia sociale, gratuità, obbligatorietà, uguaglianza di genere, integralezza, identità, diversità, laicità, carattere pubblico, interculturalità, pluriculturalità, multietnicità, plurilinguismo, permanenza, non discriminazione, valoralizzazione etica dal lavoro, inclusione, onestà, pertinenza, creatività, innovazione, critica e ecologia”. nulla contro cui battersi, quindi. E nulla di cui temere. Al contrario di quello che sostiene l’opposizione, infatti, la LOE difende la patria potestà in quanto, dice testualmente nell’articolo 12, “la famiglie hanno il dovere il diritto e la responsabilità nella formazione di valori, principi, credenze, comportamenti, norme e abitudini in bambini, bambine, adolescenti, giovani ed adulti”. Inoltre, si rispetta il pluralismo ideologico che si basa in parte nella dottrina bolivariana, in quella di Simón Rodríguez e nell’umanismo sociale, oltre ad essere aperto a tutte le correnti di pensiero.
Inoltre, la “legge fatta in fretta e furia” è stata approvata dopo che i deputati dell'opposizione hanno abbandonato la sede del Congresso di Caracas, promettendo di un referendum abrogativo. Dunque, la legge è stata varata con il voto unanime dei presenti dopo oltre dieci ore di dibattiti in aula.
Ma le associazioni italovenezolane sono ferme e con gli occhi bendati. Con le dovute ed onorate eccezioni, certo. Come Biagio Ignacchiti, dell’Assolucana, che dichiara sereno: “Ho comprato ieri il testo della legge per sapere bene di cosa si tratta. Poi potrò pronunciarmi pienamente cosciente di quello che dico”.


Parlano i giovani

CARACAS – Sono pochi, purtroppo, i ragazzi che conoscono i contenuti della nuova Ley Organica de Educacion. Tanti - studenti, giovani lavoratori - dichiarano che ancora non hanno avuto opportunità di leggerne il testo, che non conoscono a fondo i dettagli, che non sono in grado di giudicare. C’è anche chi, pur non avendo letto il testo, azzarda commenti.
“Non l’ho letta ma me l’hanno spiegata - ci dice Giordano D’Acquario, 35 anni – e non sono d’accordo su questa tendenza a voler trasmettere l’ideologia del governo”. O ancora Gianni Camporosa, pubblicitario di 30 anni: “Non l’ho letta ma non sono d’accordo su queste leggi che promuovono un cambio all’indietro piuttosto che in avanti”. Camporosa si dichiara contrario anche alla “volontà di eliminare la religione cattolica dagli istituti privati” proprio ora che questa è “minacciata dalla dilagazione di altre religioni”.
Ma le eccezioni emergono con forza, da ambedue gli schieramenti che si scontrano per l’ennesima legge della discordia.
C’è chi, come il giovane italovenezolano Pedro Paolucci, è convinto che la legge sia un “fiasco” che mira solo a “lavare il cervello ai nostri figli mettendo la politica nelle scuole”. Paolucci non si dimostra incerto e prosegue: “Il testo di legge non fa altro che delegare poteri al ministro per far si che si faccia quello che vuole il ministro di turno”, “La nuova legge impone l’odio per le oligarchie”, “Qui in venezuela nessuno e niente più progredire”. Finisce poi con prendersela con il Governo che “persegue, criminalizza, incarcera e squalifica coloro che hanno un modello di pensiero diverso” e dichiara: “Il governo deciderà dove e cosa studierà tuo figlio, dove lavorerà. Alla fine i figli inizieranno a disubbidire agli ordini dei propri genitori. Questa è educazione? No, questa è una ‘Cubazuela’ con cui dobbiamo farla finita. M’intristisce come il nostro paese sprofondi nella miseria, nell’insicurezza e nell’odio del suo stesso popolo a causa di questo gorilla che abbiamo come presidente”.
Dall’altra parte dello specchio Fabio Avolio, insegnante, 29 anni, manifesta il suo sostegno alla Ley de Educacion soprattutto perchè contenente, spiega, elementi democratici. A esempio, ci dice, prima i voti avevano “pesi diversi a seconda che provenissero da un rettore piuttosto che da uno studente, mentre adesso ogni persona all’interno del ‘sistema scuola’ - studente, insegnante, personale amministrativo che sia - avrà diritto ad un voto paritario durante qualsiasi votazione”.
Una legge positiva che, secondo Avolio, “riesce a rompere gli schemi” del sistema sistema venezolano dove “il livello accademico è qualitativamente basso” e “la relazione studente-professore alienante”.
- C’era bisogno di una riorganizzazione, soprattutto ora che la società è cambiata, anche da un punto di vista demografico. Questa riforma dell’istruzione, la prima nella storia venezolana, segue una strada perfettamente legale e arriva da un governo al potere da un decennio. Inoltre, al contrario di quello che dicono, non è nata da un giorno con l’altro ma era già pronta l’anno scorso. Avevano solo rinviato la discussione.