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martedì 31 luglio 2012

Sostegno al Manifesto, Venezuela al centro della serata

Gruppo di solidarietà con il Venezuela, martedì scorso a Napoli.
CARACAS - Venezuela ancora al centro dell’attenzione a Napoli. Dopo la conferenza-dibattito "Il Venezuela oggi: prospettive bolivariane e il Socialismo del XXI secolo" - organizzata martedì in occasione Giornata di solidarietà internazionale con il Venezuela e la rivoluzione bolivariana - la capitale campana propone un incontro dal titolo “Le vie dell’alternativa in America latina. Il Venezuela bolivariano” nell’ambito di una serata di sostegno al quotidiano Il Manifesto.
L’appuntamento è alle 19.30 nell’ex Asilo Filangieri di Napoli (oggi La Balena). Sul palco Geraldina Colotti (giornalista del manifesto e curatrice di Le Monde diplomatique), Indira Pineda (Red por Ti America - Cuba) e Mario Neri del Circolo bolivariano A. Gramsci di Caracas.
Il circolo “Antonio Gramsci” nasce nel 2002 durante il convegno di solidarietà internazionale col Venezuela svoltosi a Caracas, quando alcuni membri della collettività italiana si incontrano con il teologo della Liberazione Giulio Girardi, scomparso di recente. Iniziano periodici incontri e riunioni, finché si decide di dare un nome al gruppo e la scelta ricade su Gramsci per il suo carattere internazionalista. L’obiettivo del circolo è quello di far conoscere all’estero la realtà venezuelana.
M.V.

Costituzionalismo e rivoluzione, Rodriguez a Sassari festeggia il Libertador

CARACAS - Non solo Roma e Napoli hanno festeggiato l’anniversario della nascita del patriota venezuelano Simòn Bolìvar. Il Dipartimento di Giurisprudenza, il Seminario di Studi Latinoamericani dell'Università di Sassari e l'Assla (Associazione di Studi Sociali Latinoamericani) hanno infatti organizzato nella capitale sarda un incontro di studi dal titolo "Costituzionalismo e rivoluzione bolivariana" cui ha partecipato come conferenzista l'ambasciatore del Venezuela in Italia, Julian Isaias Rodriguez Diaz.
Dopo gli interventi del rettore Attilio Mastino e del direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Francesco Sini, il diplomatico ha preso parola illustrando i legami tra l’attuale Costituzione venezuelana, votata nel 1999, e il ‘Léxico constitucional bolivariano’: una raccolta di testi del Libertador pubblicato in occasione del bicentenario della sua nascita - avvenuta il 24 luglio 1783 - su iniziativa dell'Assla e della Società Bolivariana del Venezuela e su proposta di Pierangelo Catalano dell'Università La Sapienza di Roma, attuale segretario dell'Assla. L’opera, che comprende anche i Progetti di Costituzione del 1819 e del 1826 e il Decreto Organico del 1828, così come le Costituzioni approvate dei Congressi del Venezuela e della Bolivia e i noti Discorsi di Angostura e di Bolivia, secondo l'ambasciatore Rodriguez è uno strumento indispensabile per l’interpretazione dell’attuale Carta costituzionale. Non a caso l'articolo 1 della Costituzione del 1999 recita: “La República Bolivariana de Venezuela es irrevocablemente libre e independiente y fundamenta su patrimonio moral y sus valores de libertad, igualdad, justicia y paz internacional en la doctrina de Simón Bolívar, el Libertador”.
- La prima iniziativa destinata ad attivare il potere costituente venezuelano è stata l'elezione di Hugo Chàvez a presidente della Repubblica il 6 dicembre 1998 - ha detto Rodriguez, secondo quanto riportato dal sito Sardies.org -. La Costituzione della Repubblica Bolivariana è una rottura "istituzionale pacifica" con la legalità precedente e con il vecchio Stato. Si basa su un processo di cambi politici grazie ai quali si promuove un nuovo progetto di Paese e un nuovo modello di Stato, più coerente con le realtà sociologiche, politiche, storiche e culturali della nostra identità come popolo.
Il diplomatico ha poi parlato dell’introduzione dei referendum, espressione di democrazia diretta, e dei poteri pubblici ‘Poder Ciudadano’ e ‘Poder Electoral’.
M.V.

giovedì 26 luglio 2012

Brogli a Caracas. Chi ha aiutato Miccichè?

di Monica Vistali

CARACAS - Combattere personaggi del calibro di Aldo Miccichè non è certamente cosa da poco. Soprattutto quando si sanno circondare di persone... disponibili e le condizioni sono favorevoli.
Durante le elezioni del 2008, l’intenzione del faccendiere è in un primo momento quella di intercettare le schede bianche degli elettori italiani in Venezuela (l’estensionismo è alto: durante il referendum di giugno 2011 l’affluenza è stata del 12,2%) e su queste barrare, in prima persona, la casella del Pdl. “Basterà pagare qualche addetto ai lavori - diceva in una telefonata al senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri -. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl”. E ancora: “Provvederò che presso ogni Consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno”. Chi erano questi “addetti ai lavori” corrotti da Miccichè? Chi i “responsabili delle votazioni”? Da chi era composta la “presenza segreta”? Persone rispettabili della nostra collettività, capaci di intrufolarsi nel sistema. Non dimentichiamoci quando, al telefono con Filippo Fani, Aldo Miccichè fa riferimento al membro del Cgie, Nello Collevecchio, e ad un tale Ugo, facilmente riconducibile al signor Di Martino, anche lui membro del Cgie, presentati alla collettività italiana in Venezuela come candidati Pdl proprio da Barbara Contini. Perché il faccendiere, mentre parlava con Fani dei suoi loschi piani, ha tirato fuori questi due nomi?
Le incognite continuano.
Quando le cose iniziano a non andare per il verso giusto e presa la decisione di bruciare in un falò le schede già regolarmente votate, Miccichè si impossessa dei plichi che si trovavano all’interno del Consolato generale d’Italia di Caracas. È quindi lecito chiedersi: se è entrato in azione di notte, quale funzionario lo ha fatto entrare? Chi era di guardia? Le domande si moltiplicano nell’ipotesi che il furto sia avvenuto in pieno giorno, a Consolato aperto. Chi gli ha permesso di andarsene con i voti degli italiani sottobraccio?
Insomma: le elezioni per corrispondenza degli italiani all’estero, oltre ad essere minate di inghippi di ogni tipo, non sono sicure. Ricordiamo l’ultimo referendum: in tanti non hanno ricevuto la scheda per votare e, quando l’hanno richiesta, hanno scoperto di essere scomparsi dalle liste Aire; altri si sono ritrovati in mano certificati elettorali inverosimili secondo i quali erano nati nell’Ottocento o alla fine del Terzo millenio: “Posso votare se risulto non ancora nato?” si chiedeva qualcuno. Infine non dimentichiamo i disagi sofferti al momento di votare presso il Consolato a Caracas, quando ad un certo punto le cassette postali strabordavano ed era impossibile riporvi nuove schede ed i voti dei nostri connazionali sono quindi stati affidati alla ‘buona fede’ di funzionari del Consolato e vigilanti di sicurezza. Un gesto che, con uno sguardo al passato rivolto agli “addetti ai lavori” di Miccichè e al suo misterioso ‘lasciapassare’ al Consolato, non è certo piaciuto ai nostri connazionali elettori.

Il Maie e Miccichè
Nello Collevecchio (CGIE) spunta nelle telefonate di Miccichè ed ora è ai vertici del Maie.
Tutto il male, comunque, non viene per nuocere. E questa ennesima caduta d’immagine del Pdl all’estero fa certo comodo a qualcuno. Alle opposizioni, per esempio. Non a caso Ricky Filosa, direttore del quotidiano on line ‘Italiachiama italia’, commentando da Santo Domingo l’arresto di Miccichè si affretta a scrivere:
- Il Pdl nel mondo, già fortemente screditato, esce a pezzi da questo ennesimo scandalo che ne sancisce la morte politica. Ricardo Merlo ed il suo movimento hanno oggi, più che mai, la responsabilità di offrire agli elettori moderati un progetto politico alternativo e credibile che cancelli gli orrori di questi anni.
Beh, il deputato Merlo ha fatto proprio bene a nominare Filosa “Coordinatore del Maie in America Centrale”. Anche se il giornalista si è dimenticato di dire che nella sezione venezuelana di questo promettente movimento politico, spuntano ai vertici proprio i nomi tirati in ballo da Miccichè in una telefonata: Nello Collevecchio e Ugo Di Martino.

Caso Miccichè, Porta (Pd): “Chiarimenti sui brogli del 2008”


Brogli in Venezuela. L’ex presidente della Commissione antimafia, Francesco Forgione al ‘Fatto quotidiano’: “Capire perché la Procura di Roma ha insabbiato l’inchiesta visto che dalle intercettazioni è emerso che Micciché raccontava a Dell’Utri, che approvò entusiasta, i brogli e la distruzione delle schede”

CARACAS – Estradizione subito. E un definitivo chiarimento sui brogli elettorali avvenuti nel 2008 in America latina, in occasione delle elezioni politiche da cui uscì vittorioso il Pdl di Silvio Berlusconi. A chiederlo è il deputato Fabio Porta (Pd) dopo l’arresto a Caracas di Aldo Miccichè, faccendiere della ‘ndrangheta e uomo di fiducia di Marcello Dell’Utri, raggiunto giovedì da un mandato di cattura internazionale per associazione mafiosa ed ora agli arresti domiciliari.
- La notizia dell’arresto in Venezuela del latitante Aldo Miccichè è un segnale positivo in direzione di una rapida conclusione dei diversi filoni di inchiesta che riguardano le interferenze della delinquenza organizzata sul voto all’estero - dichiara Porta -, con particolare riferimento a quanto successo in Argentina e Venezuela nelle elezioni del 2008. Troppe volte, nel corso di questi anni, abbiamo avuto notizie giornalistiche e conferme giudiziarie relativamente alla presenza di faccendieri e affaristi che hanno utilizzato in maniera impropria e illegale la presenza delle nostre collettività all’estero, tentando addirittura di infiltrarsi negli apparati dello Stato. In questo senso siamo fiduciosi che la rapida estradizione di Miccichè possa preludere ad un definitivo chiarimento e ad una urgente conclusione dell’indagine in corso sui brogli avvenuti nella consultazione politica del 2008, anche in vista della ormai imminente prossima consultazione elettorale.
Secondo il deputato, “non è più eludibile l’approvazione di una nuova legge sul voto all’estero, in grado di evitare il ripetersi di quanto successo nel 2006 e nel 2008; in Parlamento esistono già diverse proposte di legge ed una comune volontà di intervenire espressa da tutti i partiti. Si passi subito dalle parole ai fatti!”

Forgione al ‘Fatto quotidiano’:
“Perchè s’insabbia l’inchiesta sui brogli?

L’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione offre al ‘Fatto quotidiano’ un interessante ritratto del faccendiere calabrese.
Secondo Forgione la cattura di Miccichè è uno dei colpi più duri alle cosche calabresi perchè siamo di fronte ad un potere parallelo che tiene insieme politica e affari in una dimensione internazionale e ha come cono d’ombra la massoneria. Un potere che gli ha garantito vent’anni di impunità.
- Stiamo parlando del sistema degli affari delle società miste di Dell’Utri e Micciché per l’acquisto di gas e petrolio per conto di società legate alla Gazprom, ma anche dei rapporti per l’acquisto di società venezuelane intestate ai figli di entrambi. Soltanto nel 2008, il figlio di Dell’Utri stava a casa di Micciché per mettere a punto gli affari.
Poi cè l’inchiesta sui brogli elettorali, che tira in ballo la responsabile esteri del Pdl Barbara Contini - che “era ospite nella villa di Caracas del latitante calabrese”, il quale la accompagnava fedelmente durante la campagna elettorale - e il suo collaboratore Filippo Fani.
- Bisogna capire il perché la Procura di Roma, in questi anni, ha insabbiato l’inchiesta visto che dalle intercettazioni è emerso che, nel 2008, Micciché raccontava a Dell’Utri, che approvò entusiasta, i brogli elettorali e la distruzione delle schede in Venezuela.
L’ultimo importante capitolo è il ruolo di Micciché come terminale di informazioni che, afferma Forgione, “partivano da settori della magistratura e delle forze dell’ordine reggine, arrivavano a Caracas per poi essere trasmesse dal latitante agli uomini dei Piromalli che venivano informati delle intercettazioni e delle cimici piazzate nelle loro macchine. Tutto questo - conclude - è registrato”.


Dal Venezuela la tazzina di caffé commestibile

CARACAS – Un gustoso biscotto a forma di tazzina di caffé, internamente rivestito di zucchero per una perfetta degustazione. Lo ha creato per Lavazza il designer venezolano Enrique Luis Sardi.

Caracas-Roma con Alitalia, arrestato con 5,6 Kg di cocaina

Aldenys José Moran Serrano, 28 anni, era diretto a Roma
di Monica Vistali

CARACAS - Agenti della Polizia scientifica (Cicpc) hanno catturato nella zona d’imbarco Alitalia dell’aeroporto Maiquetía di Caracas, un uomo che si accingeva a partire per Roma con 5,6 chilogrammi di cocaina nascosti in una valigia a doppio fondo.
A tradire Aldenys José Moran Serrano, 28 anni, un atteggiamento nervoso che ha fatto insospettire i funzionari, i quali hanno subito proceduto ad una minuziosa analisi del bagaglio.
Secondo quanto dichiarato dal Viceministro del Sistema integrato di Investigazione penale, Hugo Armando Carvajal Barrios, il doppio fondo in cui era nascosta la droga occupava l’intera superficie della valigia ed era imbottito di un materiale sintetico di colore grigio. Il narcotest ha svelato all’interno di quest’ultimo una sostanza denominata cloridrato di cocaina.
- La droga estratta dalla valigia pasava 5,6 chilogrammi netti - ha specificato Carvajal.
L’intenzione di Moran Serrano era qualla di arrivare in Italia, a Roma. Trasportava una quantità importante di euro in contanti.

mercoledì 25 luglio 2012

Brogli, Miccichè ai domiciliari. "Se dico tutto faccio un best seller"

Secondo una fonte esclusiva, il faccendiere della ‘ndrangheta sarebbe stato arrestato giovedì nella zona della California, a Caracas. In una intercettazione: “Se mi decido e dico tutto, faccio un best seller”



di Monica Vistali

CARACAS - Il faccendiere calabrese Aldo Miccichè, 76 anni, raggiunto in Venezuela da un mandato di cattura internazionale per partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, sarebbe agli arresti domiciliari. Lo apprende la ‘Voce d’Italia’ una fonte attendibile che preferisce mantenere l’anonimato. Imprenditore ed ex dirigente Dc, uomo di fiducia del senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri e amico dei grandi boss della ‘ndrangheta dei Piromalli della Piana di Gioia Tauro, Miccichè è anche al centro dell’inchiesta sul rogo delle schede elettorali degli italiani in Venezuela, appiccato per favorire il Pdl durante le elezioni politiche del 2008. Migliaia di schede bruciate e sostituite.
Aldo Miccichè sarebbe stato arrestato dall’Interpol di Caracas nella sua abitazione in Calle San José, zona La California del municipio Sucre, nella zona est della capitale venezuelana. Le manette sarebbero scattate non lunedì 23, come reso noto in un primo momento, ma lo scorso giovedì 19. Miccichè, presuntamente dal 1991 in Venezuela, dove si era rifugiato per sfuggire ad una condanna per bancarotta fraudolenta e millantato credito, aveva aquisito nel tempo la doppia cittadinanza.
Gli agenti dell’Interpol, che fanno capo alla Polizia scientifica Cicpc, hanno arrestato l’imprenditore facendo seguito a un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Dda di Reggio Calabria nell'ambito dell'inchiesta “Cent'anni di storia”. Ora si attende l’estradizione in Italia, dove Miccichè dovrà scontare 11 anni di carcere ed affrontare - prima con il gip e poi con il pm della Dda reggina Roberto Di Palma, che coordina le indagini insieme al procuratore aggiunto Michele Prestipino - numerose questioni riguardanti i loschi intrecci tra economia, politica e mafia, da lui gestiti in prima persona.
Sono numerose le telefonate intercettate dagli inquirenti che inchiodano il faccendiere calabrese, rappresentante dei Piromalli in Sudamerica e negli Stati Uniti.
- E che cazzo, venti anni così, perché non mi arrestate - si ascolta in una telefonata da Caracas a Massimo De Caro, uomo dei Piromalli che con il senatore Marcello Dell’Utri stava facendo affari comprando petrolio venezuelano per conto di una società legata alla russa Gasprom -. Sono qua in Venezuela... è tanto facile. Avete il mandato di cattura? Qua sono! Pigliatemi. E invece non l’hanno fatto. Loro sanno che se mi decido e dico tutto posso fare un best seller.

Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi
Tante anche le registrazioni effettuate tra il 2007 e il 2008, relative ai brogli elettorali in Venezuela, secondo le quali Micciché si doveva occupare personalmente di procurare al centrodestra, anche mobilitando i funzionari dei consolati, circa 50 mila voti truccando le schede bianche degli elettori italiani all’estero. La contropartita sarebbe stata un versamento di 200mila euro, le pretese dei Piromalli circa i benefici sull’applicazione del 41 bis ai boss detenuti e la revisione di alcuni processi.
Si ascolta in una telefonata a Dell’Utri dell’8 marzo 2008:
- Tesoro, bello d'Aldo tuo. Provvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno, che nel 2006 hanno rappresentato più del 30 per cento.
Le cose, però, non andarono come previsto e il faccendiere fu ‘costretto’ a distruggere le schede elettorali votate in un grande falò. Al telefono con Filippo Fani (oggi senatore Pdl), che si occupava della circoscrizione estero per il centrodestra insieme a Barbara Contini, poi eletta senatrice, Miccichè parla chiaro:
- Ho dovuto distruggere le schede. E' chiaro o no? Però distruggere 'ste cose era una specie di reato; insomma, più di un reato... è chiaro o no? E quindi volevo avere l'ok di Barbara, chiaro? Ma quella disgraziata stava dormendo alle tre di notte. Quindi ho bruciato tutto.
Si parla anche di soldi. Miccichè dice di aver parlato "con i calabresi, che mi son costati... A proposito, se non mi mandate quei soldi sono veramente fottuto io eh... Sono veramente fottuto coi calabresi - continua Miccichè - coi siciliani, con i campani... Hanno inviato 26mila lettere in Campania! (Barbara Contini era candidata in Campania, ndr).
Scriveva al tempo Mariza Bafile, candidata del Pd:
- Secondo me - ipotizza - prima avevano manomesso i plichi, poi a un certo punto evidentemente non hanno più avuto la possibilità di farlo e quindi hanno dovuto per forza "eliminarle", in questo caso bruciandole. Questo significa - sottolinea - che non solo loro non avevano quei 20mila voti, ma che i 20mila voti ce li avevo io!.
Il Pdl in Venezuela guadagna nel 2008 il 72,69% al Senato e il 65,92 alla Camera, a fronte del 27,8% di Forza Italia del 2006.
Durante una conversazione, Miccichè fa riferimento al membro del Cgie, Nello Collevecchio, e ad un tale Ugo, facilmente riconducibile al signor Di Martino, anche lui membro del Cgie, presentati alla collettività italiana in Venezuela come candidati Pdl proprio dalla Contini.

Italia solidale con il Venezuela

CARACAS - L'Italia stringe la mano al Venezuela bolivariano con incontri e dibattiti a Roma e Napoli organizzati in occasione della Giornata di solidarietà internazionale con il Venezuela e la rivoluzione bolivariana guidata dal presidente Hugo Chávez, ieri in occasione del 229esimo anniversario della nascita del patriota Simon Bolivar.
Nell'ambito della 'Giornata della Associazione Art@gonista' celebrata in collaborazione con le realtà solidali con il processo bolivariano, nel Parco Robinson di Napoli si è tenuta una conferenza-dibattito dal titolo "Il Venezuela oggi: prospettive bolivariane e il Socialismo del XXI secolo". Al microfono la reporter Marinella Correggia, la giornalista Geraldina Colotti 'Le Monde Diplomatique' e 'Il manifesto') e Mario Neri del Circolo bolivariano Antonio Grasmsci di Caracas.

All'evento della capitale, una tavola rotonda organizzata dal Partito di Rifondazione comunista, da Patria socialista e dalla Rete dei comunisti italiani, hanno partecipato circa sessanta persone. Le fotografie dell'incontro organizzato a Roma sono disponibili sul sito:
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Rifondazione Comunista ha preparato un poster virtuale in vista delle elezioni presidenziali del 7 ottobre, con il quale si unisce alla campagna elettorale.


martedì 24 luglio 2012

Svelata ricostruzione 3D del volto di Simón Bolívar

CARACAS - In occasione del 229esimo anniversario della nascita, il presidente Hugo Chávez ha presentato una ricostruzione 3D del volto del Libertador Simón Bolívar (1783-1830), eroe venezuelano noto per il suo decisivo contributo all’indipendenza della sua patria e di numerosi Paesi latinoamericani (Bolivia, Colombia, Ecuador, Panama e Perù).
- Viva Bolívar! - ha esclamato il capo di Stato durante la cerimonia nel Salone Ayacucho del Palazzo presidenziale di Miraflores -. Bolívar è e sarà un vero gigante della specie umana: è la lotta che non si ferma mai.
Riferendosi poi alla “permanente aggressione alla Storia” da parte di alcuni “intellettuali borghesi” ai quali “non conviene che si conosca la verità”, ha citato una frase dello stesso Bolívar:
- La Storia non sono i fatti del passato. La storia è un immenso ventre che contiene più speranze che eventi passati, e gli avvenimenti futuri devono essere superiori a quelli passati.
La ‘fotografia’ del Libertador è un’opera computerizzata in tre dimensioni ottenuta scannerizzando scientificamente i resti del defunto Bolívar, esumati nel 2010. L’antropologa responsabile dell’equipe di lavoro, Lourdes Pérez ha assicurato che l’immagine svelata dal capo di Stato durante una trasmissione a reti unificate, “coincide completamente” con la vera fisionomia del patriota.
- È impressionante - ha commentato Chávez - è come se gli avessero fatto una fotografia. Ora lo vedranno il Venezuela e il mondo.

Bolívar morì
per infezione respiratoria

Durante la ceremonia commemorativa è stato presentato inoltre uno studio sulle vere cause della morte di Simón Bolívar. Secondo il dossier, dell’analisi dei tessuti ossei si evince che il ‘Padre della patria’ decedette per una infezione respiratoria di tipo cronico combinata con alti livelli di arsenico, sostanza contenuta nelle medicine dell’epoca, di cui fece molto uso nei suoi ultimi giorni di vita. Ancora da determinare la presenza di un fungo che produce sintomi simili a quelli della tubercolosi, a causa del quale Bolívar avrebbe sofferto di vesciche sulla pelle e problemi renali, secondo quanto riporta il documento medico elaborato da Yanuacelis Cruz, responsabile della Divisione di Anatomia patologica forense della Coordinazione nazionale di Scienze forensi.
Si è proceduto anche con uno studio genetico per determinare se, come vuole la storia tradizionale, la tubercolosi sia stata la vera causa della morte di Simón Bolívar.
- Le analisi del dottor Tylor, medico inglese, dimostrano che Bolívar non morì né di tubercolosi né di sifilide - ha dichiarato Yanuacelis Cruz.
Il documento sostiene che “le analisi istologiche e radiologiche dimostrano che lo stato di salute” del Libertador “si aggravò di pari passo con l’emergere della depressione”.
M.V.



Brogli in Venezuela: Aldo Micciché in manette

Il faccendiere arrestato a Caracas per associazione mafiosa. Uomo di fiducia di Dell’Utri legato alla ‘ndrangheta dei Piromalli. Per favorire il Pdl, durante le elezioni politiche del 2008 avrebbe bruciato in un rogo migliaia di schede elettorali


Telefonata intercettata - Micciché e Fani:

CARACAS – In manette il faccendiere calabrese Aldo Miccichè, 76 anni, arrestato lunedì a Caracas dalla polizia venezuelana. A raggiungere l’ex dirigente della Dc, al centro dell’inchiesta sul presunto rogo delle schede elettorali degli italiani in Venezuela durante le elezioni politiche del 2008, un mandato di cattura internazionale per associazione mafiosa spiccato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta “Cento anni di storia”. Da anni latitante in Venezuela, dove si era rifugiato per sfuggire ad una condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, Miccichè nei giorni scorsi è stato condannato in appello a 11 anni di carcere.
- L'arresto di Aldo Miccichè è un risultato molto importante, ora il Governo si attivi perché non ci siano ulteriori ritardi ed il Venezuela dia subito seguito all'estradizione - afferma Laura Garavini, capogruppo Pd nella commissione Antimafia -. Miccichè è un uomo di congiunzione tra la 'ndrangheta, esponenti politici ed economia. È l'anello di una catena di collusioni che ha cercato di inquinare le elezioni dei parlamentari eletti in America Latina; sfruttato le sue conoscenze per cercare, tramite Marcello Dell'Utri, di far attenuare il 41 bis al boss Piromalli; indirizzato a proprio favore importanti commesse internazionali che coinvolgevano anche il governo italiano. Quando arriverà in Italia - conclude Garavini - ci auguriamo che decida di collaborare con la magistratura per l'accertamento della verità su tutti questi fatti.
Stando all’impianto accusatorio, che vanta numerose intercettazioni telefoniche, Micchichè sarebbe stato in contatto con le cosche dell’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, in particolare con la cosca Piromalli. A questa, nel 2008 affida il compito di sostenere la lista Berlusconi per conto del senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, suo amico e socio in affari (si parla di petrolio ma anche di 500 mila dosi di vaccino antinfluenzale da esportare in Sudamerica “come Onlus, organizzazione umanitaria, così paga tutto lo Stato italiano”, come precisa il faccendiere in una telefonata a Dell’Utri. “I medicinali - dice al senatore - saranno il nostro posto al sole”). Come prova della disponibilità della cosca, Micciché invia da Dell’Utri a Milano il reggente del casato, Antonio Piromalli, e suo cugino Gioacchino, avvocato radiato dall'ordine dopo una condanna per mafia. “Due bravi picciotti” li definisce il parlamentare berlusconiano in un secondo colloquio telefonico, in cui ringrazia il faccendiere calabrese per aver organizato l’incontro.
Ma ci sono anche i voti degli italiani all’estero.
Secondo l’accusa, dal Venezuela Micciché si doveva occupare personalmente di procurare, anche mobilitando i funzionari dei consoli, circa 50 mila voti truccando le schede bianche degli elettori italiani all’estero. La contropartita sarebbe stata un versamento di 200mila euro, le pretese dei Piromalli circa i benefici sull’applicazione del 41 bis ai boss detenuti e la revisione di alcuni processi. “Ciao Marcello, sono Aldo, Aldo Miccichè. Posso darti una mano qui in Sudamerica?” si ascolta in una delle telefonate intercettate.
Al telefono con Dell'Utri, Micciché è fiducioso: “Basterà pagare qualche addetto ai lavori - dice rivolgendosi al senatore -. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl”.
Ma le cose non sembrano andare bene come previsto. E allora Micciché, che ha in mano le sorti del partito di Berlusconi in Venezuela, ha un’idea: bruciare le schede elettorali degli italiani residenti nel Paese. Migliaia di schede con il voto regolarmente espresso. “Stiamo perdendo, le ho bruciate tutte” è il contenuto della telefonata tra il faccendiere e il suo interlocutore italiano, Filippo Fani, dirigente del Pdl e stretto collaboratore di Barbara Contini, all’epoca capolista Pdl a Napoli. E l’operazione sembra essere andata bene: nel 2008 in Venezuela il Pdl raggiunge quota 72,69% al Senato e 65,92% alla Camera, un bel salto rispetto al 27,8% di Forza Italia nel 2006.
Alle 3 di notte, Miccichè chiama Barbara Contini per avvisarla della sua decisione e “per avere il suo ok, ma non mi ha potuto rispondere, povera disgraziata stava dormendo alle 3 di notte”. Poi telefona a Fani.
- Ti dico delle cose molto riservate. Mi sono trovato questa notte a dover, non avevo vie d’uscita, perché non me li potevano consegnare… di distruggerle, chiaro o no? A Barbara questa notizia devi dargliela in via segretissima, che viene dai servizi di sicurezza. Se si sapesse questa cosa… sai come arrivano le… (le schede, ndr) avevano il cartone completo dai, parliamoci chiaro… Io mi sono permesso di…
Le schede, insomma, si votavano a pacchi interi, oppure si bruciavano.
- Ed allora sai cosa ho fatto? Ho messo il tappo della benzina… così si è risolto il problema. Ho le ceneri, se volete le ceneri ve le posso mandare.
Fani è comprensivo:
- Hai fatto benissimo, che stiamo scherzando? È più che giusta questa cosa - commenta.
Aldo Miccichè spiega poi al dirigente del Pdl perché la vittoria elettorale era a rischio.
- Questi stronzi (i candidati del Pd, ndr) si sono organizzati non dico meglio di noi ma quasi. Io questa notte sono riuscito a fare questo. Per chiamare io alle 3 e mezzo Barbara Contini, ti rendi conto come ero combinato? Dall’altro canto non è che quelli me li potevano consegnare per farle votare io… perché se no avevo risolto il problema questa notte.
Poi, riferendosi alla candidata del Pd Mariza Bafile, sostiene:
- La nostra candidata comunista di qua ha chiesto aiuto a Chávez, perché tu come sai, lei sta facendo tutta una propaganda a favore di Chávez in Italia, quindi ha chiesto certi aiuti. Una parte di queste buste (i plichi con le schede votate dagli italiani in Venezuela, ndr) erano partite grazie ai servizi di sicurezza di qua.
Vista la comprensione di fani, Micciché si rilassa:
- Che cazzo me ne fotte. Non ho commesso alcun reato e se hanno filmato pazienza.
Secondo quanto scrive Il fatto quotidiano, Miccichè è rimasto coinvolto in numerose inchieste: da quella sulla vendita di centinaia di case prefabbricate destinate ai terremotati dell’Irpinia a quella per un finanziamento di 800 milioni di lire ottenuto da una banca svizzera con una documentazione falsa. Sarebbe stato, inoltre, in contatto anche con la banda della Magliana. È intervenuto, infatti, in favore di un detenuto del gruppo criminale romano in cambio di 25 milioni di lire. Rapporti, questi, emersi nell’ambito del processo per l’omicidio di Mino Pecorelli durante il quale un pentito, Maurizio Abbatino, aveva riferito circa il tentativo di aggiustare la posizione processuale di uno degli imputati.
Il quotidiano ruba anche un commento in Procura:
- Aspettiamo che Miccichè rientri in Italia - affermerebbe un funzionario -. Fino a quel momento non dimentichiamo che è sempre un personaggio camaleontico.
M.V.

venerdì 20 luglio 2012

Lo scrittore italiano Mandrillo ospite al Filven di Maracaibo

CARACAS – Questo mercoledì 25 luglio lo scrittore italiano radicato a Maracaibo, Cosimo Mandrillo, sarà ospite della Fiera internazionale del Libro Filven che inizia oggi nella capitale zuliana.
Nato in provincia di Taranto nel 1951 ed oggi docente e ricercatore all’Universidad del Zulia, Mandrillo commenterà nella sala Luis Britto García del centro Lía Bermúdez la “Tetralogía del petróleo” del venezuelano César Rengifo, che contiene alcune delle piece teatrali più conosciute del drammaturgo: “Las mariposas de la oscuridad” (1951-1956), “El vendaval amarillo” (1952), “El raudal de los muertos cansados” (1969) e “Las torres y el viento” (1969), tutte un ritratto storico dell’inizio dello sfruttamento delle risorse petrolifere in Venezuela.
Mandrillo ha saputo coniugare negli anni il lavoro di ricerca letteraria e l’attività creativa. Tra le opere pubblicate si ricordano "Víbora y barro: acercamientos a la obra de Gustavo Díaz Solís”; “Literatura zuliana siglo XIX; de los inicios a Ildefonso Vázquez”; “Antología poética de María Calcaño”; “Migra”; “Poemas de lengua brava”; “Parte de guerra”; “El árbol de jugar”; “El mundo es una piedra”; “La ciudad de Odón”; “Todo indicio de ti”.
La conferenza avrà inizio alle ore 17. Entrata libera.
M.V.

giovedì 19 luglio 2012

Liberato 27enne italiano Di Biase. Il caso: muore indagato, Cicpc sotto accusa per torture

CARACAS - L’italo-venezuelano Giovanni Di Biase Calderón, 27 anni, è stato liberato dai suoi sequestratori verso le 4 di questa mattina, dopo quasi un mese di prigionia. Il giovane commerciante, rapito il 22 giugno scorso da quattro soggetti armati durante una festa di compleanno in casa dei genitori a Ciudad Bolívar, è stato lasciato nel settore El Amparo dello stato Anzoátegui, nel centro del Paese.
La familia della vittima è proprietaria di una impresa di trasporti nella città di Puerto Ordaz ma, spiegava poco dopo il rapimento il segretario di ‘Seguridad Ciudadana Regional’ dello stato Bolívar, Julio Fuentes Manzulli, “non si tratta di una famiglia particolarmente ricca”.
Doménico Yula, padrino della vittima, ha reso noto che durante il sequestro i rapitori avevano dimostrato circa sette volte che il giovane era ancora in vita e per la sua liberazione avevano chiesto la somma di 5 milioni di BsF.
- Loro chiamavano me. Mi hanno chiesto 5 milioni. Non abbiamo mai pagato e Giovanni è stato liberato - ha dichiarato Yula.
L'uomo ha poi spiegato che il ragazzo “non è mai stato maltrattato dai sequestratori”, i quali “gli davano pasta con sardine due volte al giorno. Il medico forense ha dichiarato che fisicamente sta bene, ma ci si può immaginare come si sente psicologicamente una persona che è stata sequestrata per quasi un mese”.
Il Segretario generale della polizia scientifica Cicpc, Ramón Maldonado ha spiegato che la liberazione di Giovanni Di Biase si deve alla pressione esercitata dalla Unità Antiestorsione e Sequestri del CICPC e del GAES della Guardia Nazionale degli stati Anzoátegui e Bolívar. Lo stesso Doménico Yula ha ringraziato gli oprganismi poliziali per aver risolto il caso.
La polizia ha identificato due membri della banda delittiva, che si presume sia composta da 6-8 persone, tutte di nazionalità venezuelana. Nessuno è ancora stato arrestato. È stata però fonte di scandalo la morte di Luis Alfredo Marval Piñeda, 38 anni, deceduto mentre era detenuto nella sede della polizia scientifica perché indagato nel caso del sequestro Di Biase. Anche se l’autopsia parla di infarto, si sta cercando di capire la causa dell’arresto cardiaco. Sul corpo del presunto delinquente, infatti, trasportato in ospedale dagli agenti, sono stati rinvenuti diversi ematomi al petto, alla schiena e ai polsi. Si cerca di capire se l’indagato sia stato vittima di torture da parte degli agenti, inflitte con l’obiettivo di estorcere informazioni relative al sequestro del giovane italiano.
Durante quest’ultimo mese, diverse fonti affermavano che la famiglia Di Biase si negava a cooperare con la polizia e che fosse stato pagato un riscatto milionario, mai arrivato però nelle mani dei sequestratori.
M.V.

mercoledì 18 luglio 2012

Ucciso il fratello del deputato Amoroso, ultimo presidente del Gruppo parlamentare Amicizia Italia-Venezuela

Imputati un ragazzo di 21 anni e un 13enne. La vittima sarebbe morta all'istante a causa di un colpo di fucile alla testa.
Il deputato Elvis Amoroso
CARACAS - Heiter Jesús Amoroso, fratello dell’ultimo presidente del Gruppo parlamentare di Amicizia Italia-Venezuela e deputato del Psuv Elvis Amoroso, è stato ucciso lunedì da un colpo di fucile alla testa davanti alla sua abitazione a Barlovento, stato Miranda. La morte sarebbe avvenuta in forma immediata.
Ad aggredire il 47enne, che stava tornando a casa in automobile e che si pensia abbia reagito ad un tentativo di rapina, sarebbero stati Ayinson Briceño Hernández (21 anni) e un adolescente di 13 anni, entrambi membri della banda ‘Cien Bolos’, fermati poche ore dopo il delitto da agenti della Polizia scientifica (Cicpc). Per il loro presunto coinvolgimento nel crimine, consumatosi nel settore San Vicente del municipio Eulalia Buroz, i due ragazzi sono stati imputati dal Ministerio publico.
La polizia giudiziaria avrebbe in custodia altri membri del gruppo delittivo, che si dedica principalmente a furti e rapine nella zona di Barlovento. Ai due sospetti sono stati sequestrati un fucile di fabbricazione casalinga e un Discoverer.
La tragedia è stata motivo di scontro politico durante la sessione ordinaria di ieri all’Assemblea Nazionale, dove Elvis Amoroso è anche Presidente della Commissione di Politica interna, quando il deputato oppositore Juan Carlos Caldera ha chiesto un minuto di silenzio per la morte della vittima - poi osservato dall’Aula -, criticando i parlamentari del governo per non aver fatto menzione dell’accaduto.
- È lamentabile - ha affermato Caldera - che dobbiamo farlo noi che sì siamo solidali con la vita di tutti.
Heiter Amoroso era proprietario di una macelleria a Mamporal. M.V.

martedì 17 luglio 2012

L'Italia? Gli italiani non la meritano e gli stranieri la insozzano. Parola de El Universal.

CARACAS - In occasione del centenario della Stampa estera in Italia, i corrispondenti di numerose testate internazionali si sono riunite a Torino e La Stampa hanno lasciato una loro testimonianza del nostro Paese. Ecco cosa ha scritto Eliana Loza Schiano, corrispondente del venezuelano El Universal. La giornalista del quotidiano di opposizione si scaglia contro le zingare che fanno l'elemosina, i fast food 'di dubbia pulizia' (i kebabbari?), il made in china. Insomma, quello che definisce "l'ingresso selvaggio di persone e prodotti che fanno solo del male all'immagine dell'Italia".  Ma nonostante tutto, scrive, "per chi viene dal terzo mondo (!) è sempre un Paese civile e sicuro in cui vale la pena vivere". Quale sarebbe il terzo mondo? Quel Venezuela dalla "situazione politico-sociale allamante"?

L’Italia vista dal Venezuela ha una immagine complessa. Ci sono molte Italia: quella che ha dato al mondo la Cultura (con la C maiuscola) nella sua accezione più ampia immaginabile, quella del turismo tanto sognata da tutti gli stranieri, quella dell'industria sviluppata in poco tempo a livello di potenza mondiale e, purtroppo, quella dei ciarlatani e indolenti che hanno fatto vergognare i loro concittadini. Chi conosce bene il Bel Paese spesso conclude che gli italiani non lo meritano, l’Italia è molto amata nel mondo, gli italiani un po’ meno. Anche se è ingiusto generalizzare, ovviamente, non tutti gli italiani sono uguali, anzi, però le opinioni si formano da quello che si vede nell’immediato e chi visita Roma non può non vedere come sia maltrattata la città dai suoi abitanti (italiani e stranieri), così come chi ci vive non può non amareggiarsi con la frequente inettitudine delle classi dirigenti.
L'attuale crisi europea è seguita con preoccupazione dalla stampa venezuelana, non solo per la presenza di una numerosa colonia italiana che dagli Anni 50 è stata importante per lo sviluppo economico, ma anche per il timore delle ripercussioni negative che può avere negli scambi commerciali, negli investimenti o nel turismo. L’impressione generale del lettore venezuelano è che se l’Europa - che per molti decenni è stata un esempio da seguire - sta così male, cosa possiamo aspettarci noi che abbiamo una situazione politico-sociale allarmante! Oppure - più cinicamente - se loro sono arrivati a questo punto allora noi non stiamo poi così male...
Prova dell’amore per l’Italia è la predilezione per gli articoli sulle bellezze del paese: turismo, arte, gastronomia, moda, e sport. Tutti aspetti invidiati e ambiti che continuano ad attirare i turisti che possono permettersi i costi di un viaggio. Ed è proprio da loro che si può capire come è vista la penisola aldilà dei mari: un insieme di ammirazione e delusione. Ammirazione perché l’Italia è il paese più bello del mondo, sembrerà un luogo comune ma è vero, più la si conosce e più cose meravigliose si scoprono. Inoltre, per chi viene dal Terzo Mondo, è sempre un paese sicuro e civile dove vale la pena vivere, ma c’è anche delusione perché l’Italia non è più come una volta, sta cambiando... e peggiorando. In un mini-sondaggio tra i colleghi che vengono spesso in Italia, tutti, senza eccezioni, mettono al primo posto come impressione negativa la presenza disordinata di stranieri. Nessuno capisce, per esempio, come in via del Babbuino sia permesso alle zingare, che buttate per terra si fingono vecchie e tremanti, di chiedere l’elemosina; come in Piazza San Marco possa essere “Made in China” un oggetto che si sperava di Murano; o come aumentino le vendite di “fast food” di dubbia pulizia. Perché chi era interessato ai capi di abbigliamento italiano, status symbol anche se non fossero di marca, ora è costretto a scappare di fronte all’invasione di orribili “junk” cinesi di pessima qualità (a meno che non sia milionario e possa permettersi via Montenapoleone). Dove sono andate a finire le famosissime stoffe italiane che per decenni hanno fatto la gioia di tante donne eleganti? Perché nessuno sembra controllare l’ingresso selvaggio di persone e prodotti che fanno solo del male all’immagine dell’Italia?
A questi piccoli esempi si aggiunge l’atteggiamento di maleducazione cittadina: sporcizia, graffiti, e abusi di ogni tipo dappertutto, specialmente a Roma. Non è accettabile che la Caput Mundi, con il suo immenso patrimonio storico-artistico, sia ridotta così. Chi all’estero vede nell’Italia la culla della cultura si trova invece un paese invaso dalla volgarità più atroce. Questo quadro è inserito nella dura cornice della crisi di un paese super-indebitato che deve sopportare severe manovre economiche e fiscali e molti penseranno che “la cultura non si mangia”, quindi non è prioritaria, però chi ha tenuto le redini del paese, così come tutti i cittadini, avrebbero dovuto capire che “patrimonio dell’umanità” non è uno slogan pubblicitario, è un fatto che va rispettato da tutti. Proteggere il Bel Paese è responsabilità e dovere di tutti i cittadini del mondo.

Un biglietto Sassuolo -Venezuela solo andata

 Tratto da:
Maria Vittoria Boldi
ModenaToday

"Ho lasciato l'Italia il 22 febbraio 2007". Così inizia la storia del sassolese Alessandro Collioli, una laurea, un lavoro sicuro e la consapevolezza che qui qualcosa mancava, ma non era ancora sicuro di aver capito il problema. Poi a Sassuolo è arrivata Roraima, venezuelana di passaggio in Italia, e Alessandro ha capito che il futuro doveva essere con lei, e lontano da qui. "Mi prendi con te in Venezuela?" I preparativi, il viaggio, e la convinzione che il trasferimento sarebbe stato solo provvisorio.
Ma a Merida, a 1600 metri di altezza sulle Ande, la vita è diventata bellissima: Roraima è diventata sua moglie, e la sua passione per la moda ha permesso alla coppia di aprire un'azienda di confezioni di vestiti per bambini, la Cuore Alma Italiana Pasion Latina, che vende in tutto il Venezuela.
"Nel 2007 mi ero dato un tempo limite, come una data di scadenza: 10 anni poi sarei tornato in Italia. Consideravo questo un trasloco non definitivo, a termine… adesso non lo so. Il Venezuela e la sua gente mi hanno insegnato e mi insegneranno ancora moltissimo: la compassione, quella vera; apprezzare ciò che si ha; la tolleranza, la spiritualità; la felicità per le piccole cose (piccole davvero)".
La storia di Alessandro è la storia di chi se n'è andato, ma non certo alla ricerca di un benessere facile, di una strada in discesa: il Venezuela non è l'Eldorado eppure per lui ha significato la salvezza e la serenità, gli ha fatto comprendere l'importanza dei ritmi dilatati e disordinati con cui paradossalmente ha trovato un nuovo equilibrio.
La calma interiore gli ha permesso di ritrovare il tempo per sé e di cominciare anche a scrivere libri: 2011 vede la luce Delitti in Secchia, che verrà ristampato quest'anno ma è già disponibile on line: una prima fatica a cui Alessandro spera seguiranno altre opere.
Senza dubbio, in un'Italia chiusa e bloccata come quella in cui ci troviamo a vivere oggi, la nuova vita di Alessandro Collioli può rappresentare per tutti noi una speranza, basterebbe avere il coraggio di buttarsi: "E con questo non voglio dire che tutti debbano lasciare l'Italia ma solo che a volte è necessario osare e andare contro corrente senza aspettare che qualcuno o qualcosa cambi per noi. E, in fondo, se le cose vanno davvero tanto male come si dice, cosa c'è poi da perdere? Il mio racconto e la mia esperienza spero siano di aiuto a tutti coloro che adesso stanno pensando che sia finita che non ci sia più speranza. La speranza è davvero l'ultima a morire! E le barriere e gli ostacoli esistono solo se siamo noi ad erigerli".

lunedì 16 luglio 2012

+62% di internauti: Venezuela guida classifica mondiale. Italia primo paese europeo

CARACAS - Secondo una indagine realizzata dalla società di marketing Usa ComScore, l’Italia è il Paese europeo che registra la maggior crescita percentuale di navigatori web (+24% da aprile 2011 ad aprile 2012), mentre il Venezuela guida la classifica mondiale con un incremento del 62%.
Bene anche India ed Indonesia, al secondo e terzo posto con un +34% ed un +29% rispettivamente. Conun +22% il Messico si posiziona in quinta posizione, seguito da Russia (+19%), Iralanda (+16%), Singapore (+14%) e Colombia (+13%).
Come sottolinea Luigi Teodonio sul sito www.jacktech.it, i dati ComScore sono stati resi pubblici da un rapporto della società eMarketer, molto più cauta nelle stime di crescita. Secondo quest’ultima, infatti, l’incremento degli internauti italiani è solo del 4,1%. Una percentuale che si avvicina al +5,1% registrato da Audiweb, l’agenzia italiana che si occupa delle rilevazioni internet. M.V.