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domenica 27 maggio 2012

Scontro a fuoco in pasticceria, muore 26enne italiano

CARACAS - L’italo-venezuelano Matteo Giandoli, 26 anni, è morto sabato pomeriggio durante uno scontro a fuoco avvenuto in una nota pasticceria di Maracay, ‘La Suiza’, quartiere La Floresta.
Il connazionale stava prendendo un caffè con un amico ed alcune amiche quando un rapinatore si è avvicinato intimando al gruppo di consegnare tutti gli oggetti di valore, denaro e chiavi della macchina compresi. Una volta ottenuto il bottino, il delinquente si è allontanato ed ha lasciato il locale. Il momento di tensione sembrava finito quando, all’improvviso, l’amico di Matteo, Sebastián Darnadelli, anche lui di origini italiane, ha sfoderato una pistola ed ha sparato contro il malvivente, ferendolo. Il complice - che aspettava il ladro su una motocicletta - ha immediatamente risposto con le armi innescando il fatale scontro a fuoco. Matteo è rimasto colpito da due pallottole: una alla testa, mortale, e l’altra alla spalla. Soccorso dagli impiegati della pasticceria, è morto poco dopo nella ‘Clinica La Maternidad La Floresta’.
Darnadelli, l’amico che ha aperto il fuoco contro i rapinatori, è stato arrestato dagli agenti del ‘Centro de investigaciones cientificas, penales y criminalisticas’ (Cicpc). I malviventi sono fuggiti abbandonando il bottino. La polizia sta cercando di capire se il ladro ferito sia stato portato in un ospedale cittadino.
Darnadelli è proprietario di una concessionaria di automobili a Maracay. La pasticceria ‘La Suiza’ è di proprietà di un italiano.
M.V.

giovedì 24 maggio 2012

Dalle corde di Zea alle arie della Traviata, a Caracas risuona l'Italia


CARACAS - Sarà a fine giugno, probabilmente venerdì 29, la messa in scena dell’opera lirica "La Traviata", in programma al Teatro Teresa Carreño di Caracas.
A ridare vita al capolavoro verdiano, evento clou del calendario culturale italiano di quest’anno, sarà l’Orchestra Simon Bolivar diretta per l’occasione dal Maestro Diego Matheus, attualmente direttore musicale al Teatro La Fenice di Venezia (lo stesso teatro dove, nel 1853, la "Traviata" venne rappresentata per la prima volta).
Tratta dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas (figlio) "La signora delle camelie", "La Traviata" viene considerata l’opera più significativa e romantica di Verdi e fa parte della ‘trilogia popolare’ assieme a "Il trovatore" e a "Rigoletto".
La realizzazione dell’evento è resa possibile grazie al patrocinio dall’Ambasciata d’Italia, che ha chiesto ad alcune imprese italiane attive sul territorio di contribuire economicamente all’iniziativa. Hanno risposto all’appello, almeno per ora: Eni, Ansaldi, Ghella, Iveco, Impregilo, Trevi, Pirelli e, per un importo minore, anche la Camera di Commercio venezuelano-italiana (Cavenit).
Sempre sul fronte culturale, la Fondazione dell’Accademia alla Scala dovrebbe arrivare in Venezuela a novembre per un concerto che darà inizio ad una serie di attività in collaborazione con il Sistema di orchestre del maestro Abreu.

Stasera il chitarrista Luis Zea

Nell’attesa delle note verdiane, gli amanti della musica possono assistere al concerto del chitarrista classico Luis Zea, questa sera alle 18.30, nell’Auditorio della Asociación Cultural Humboldt (Calle George Washington con Juan Germán Roscio, Urb. San Bernardino, Caracas).
Il concerto sarà diviso in due parti: "Musica italiana" e "Musica venezuelana". Per la prima sezione il musicista interpreterà opere del rinascimento come "Ricercare" di Francesco Da Milano e "Due sonate" di Domenico Scarlatti; opere del periodo classico (Matteo Carcassi e Mauro Giuliani) e romantico (Giulio Regondi). Per quanto riguarda la musica ‘criolla’, opere dell’italo-venezuelano Antonio Lauro ("María Carolina", "Ana Cristina" e "Pasaje Aragüeño"), di Otilio Galíndez ("Mi tripón") e Henry Martínez ("Oriente es otro color").
Patrocinano l’evento l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura. Entrata libera.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

venerdì 18 maggio 2012

Coppia di sposi italiani sequestrati e affogati a Maracaibo

CARACAS - Sono stati trovati questa mattina i corpi senza vita di Salvatore Di Pietro (52 anni) e Teresa del Savio Esposito Di Pietro (55 anni), gli sposi di origine italiana sequestrati nella notte a Maracaibo da un gruppo di malviventi armati. L'amara scoperta é avvenuta a 5 chilometri dalla spiaggia Caimare Chico, nella regione Guajira dello stato Zulia. I corpi erano distanti cento metri l'uno dall'altro, entrambi ammanettati e senza ferite rilevanti o colpi d'arma da fuoco. Si presume siano morti per annegamento.
I corpi dei Di Pietro sono stati traferiti verso le 12 all'obitorio forense di Maracaibo dal Corpo di investigazioni scientifiche, penali e criminalistiche (Cicpc). I due figli maschi della coppia - la femmina si trova in Italia - hanno riconosciuto i cadaveri dei genitori. Familiari e amici sono scoppiati in lacrime.
Il commisario Odalis Caldera, segretaria di Sicurezza e Ordine pubblico dello stato Zulia, ha definito come "atipica" la modalitá in cui si sono svolti i fatti. La coppia infatti era stata intercettata mentre si allonanava in automobile dal suo negozio di liquori, ubicato nel Centro commerciale North Center, Av. Fuerzas Armadas, settore Isla Dorada della cittá zuliana. Quandto i sequestratori gli intimarono di fermarsi, i Di Pietro provarono a scappare ma la loro auto, una Kia Sportage color oro, veniva presto raggiunta da una serie di proiettili. Obbligati ad arrestarsi, caddero in mano ai malviventi.
Al momento di uscire dall'area del centro commerciale, il veicolo dei Di Pietro era seguito da altre automobili tra cui quella del figlio. Quest'ultimo, per risolvere questioni personali, aveva dovuto cambiare strada e di conseguenza aveva perso di vista i genitori.
Monica Vistali

Sequestro Bortolotti, si brancola nel buio. Polemica sui fucili AK47. Colletta per riscatto

CARACAS – Continuano le ricerche di Gina Silvana Bortolotti, la 36enne italo-venezuelana sequestrata mercoledí scorso a Maracaibo, nello stato Zulia, da un gruppo di quattro malviventi armati di Kalashnikov AK47, all’uscita dell’autoricambio del padre. La vittima è madre di due bambini, di 12 e 14 anni.
Commissioni della Brigata contro l’estorsione e il sequestro del Corpo di Investigazioni scientifiche, penali e criminalistiche (Cicpc) della delegazione dello Zulia, hanno realizzato un blitz in un settore della regione dove numerosi indizi indicavano che fosse tenuta prigioniera la donna, ma l’operazione è risultata un buco nell’acqua. Il supervisore della delegazione del Cicpc-Zulia, il commisario Luis Carías, è convinto che i rapitori abbiano spostato la Bortolotti in un altro luogo, allertati dalla presenza della polizia nella zona. Ha però assicurato che le ricerche continueranno finché non sarà ritrovata la donna. 

Nel frattempo continua a creare scalpore tra l’opinione pubblica il tipo di armi possedute dai sequestratori: fucili d’assalto AK47, veri e propri armamenti da guerra utilizzati dalla Fuerza Armada Nacional Bolivariana. L’unico proiettile sparato e poi ritrovato sul luogo del rapimento dagli agenti di polizia, infatti, riporta l’iscrizione “Cavim 40”, il che significa appartenente agli arsenali della Dirección de Armamento Fanb. Per il commissario Odalis Caldera si tratta di “una questione delicata e che bisogna valutare perché un’arma di questo calibro non dovrebbe essere nelle mani dei delinquenti, è un’arma che non si trova nelle armerie”. La Forza Armata non ha rilasciato commenti.
Secondo cifre extraufficiali riportate dal quotidiano El Nacional, almeno 17 dei 40 poliziotti assassinati nel 2012 nella ‘Gran Caracas’, sono stati uccisi da malviventi che volevano appropriarsi delle loro armi. Almeno 12 dei 17 omicidi sono accaduti dopo che, lo scorso 29 febbraio, è stata proibita la commercializzazione di armi da fuoco da una risoluzione congiunta del ministero dell’Interno e della Difesa.
In Italia, il Kalashnikov AK47 viene spesso utilizzato dai criminali, poiché è facilmente reperibile sul mercato clandestino come “residuato bellico” dei vari conflitti che hanno accompagnato la dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

CARACAS – Amici e familiari di Gina Silvana Bortolotti realizzeranno oggi e domani un colletta per raccogliere i fondi necessari alla liberazione della connazionale, nel caso che i rapitori avanzino la richiesta di un riscatto. L’appuntamento è di fronte all’edificio Yepas dell’Av. 5 de Julio, nella città di Maracaibo, dalle 8 alle 10 del mattino e dalle 16 alle 18 del pomeriggio.
La madre della vittima ha detto più volte ai rapitori, attraverso la stampa, di non avere i soldi per pagare un riscatto.
- Il mio Nino (il padre di Gina) ha avuto un ictus tre anni fa ed è rimasto molto tempo ricoverato in ospedale – ha spiegato giorni fa la madre della vittima, Silvia -. La copertura dell’assicurazione sanitaria è finita in pochi giorni e abbiamo dovuto vendere praticamente tutto quello che avevamo per poter coprire le spese. Non abbiamo più niente, attualmente viviamo con i crediti che ci concedono le imprese, non abbiamo denaro per pagare un riscatto.

(Monica Vistali/La Voce)

lunedì 14 maggio 2012

Caracas, un'intesa tutta lucana per la sanità


CARACAS – Il console generale d’Italia, Giovanni Davoli ha incontrato nel Consolato di Caracas la delegazione lucana in visita in America Latina - arrivata per partecipare al “II Forum mondiale delle donne lucane” svoltosi ad Asunción, in Paraguay - ed insieme hanno visitato l’ambulatorio medico realizzato con i fondi regionali per l’assistenza gratuita dei lucani indigenti.
All’incontro erano presenti il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Vincenzo Folino; il presidente della Commissione regionale lucani all’Estero Antonio Di Sanza ed il funzionario dell’Ufficio Internazionalizzazione della Regione Rocco Romaniello; il presidente dell’Associazione Assolucana Roberto Marinaro; il direttivo della Federazione lucana in Venezuela: il presidente ‘decano’ Biagio Ignacchiti, il vicepresidente Antonio Pucillo, il tesoriere Angelo Tenore e il direttore Antonio Azzato. È la prima volta che un Presidente della Regione Basilicata visita la colettività in Venezuela.
Il presidente Folino ha voluto ricordare come “negli anni scorsi i lucani di Caracas decisero di realizzare una struttura sanitaria anziché acquistare una sede, continuando ad utilizzare per attività sociali e culturali il Centro italo-venezuelano della capitale che, tra l’altro, sarà retto nei prossimi due anni da due lucani: il presidente Pietro Caschetta (originario di Melfi) e dal vicepresidente Antonio Pucillo (di Pescopagano)”.
Una scelta “bellissima e meritoria” secondo il Console Davoli, che ha sottolineato come “pur essendo una piccola comunità” (circa 3000 i lucani in Venezuela, la metà nella capitale), gli immigrati dalla Basilicata “hanno fra loro un livello di aggregazione molto forte e svolgono un grande lavoro di solidarietà”.
Davoli, che da quando ha assunto la funzione di Console ha “sempre cercato di promuovere convenzioni con l’associazionismo sul piano dell’assistenza sanitaria” perché “hanno un rapporto costi/benefici altissimo e permettono di aiutare centinaia di persone”, ha quindi dichiarato la disponibilità del Consolato a contribuire con fondi propri a potenziare la struttura ambulatoriale (dove oggi vengono assicurate prestazioni di medicina generale, endocrinologia, cardiologia e odontoiatria) con l’intento di permettere anche a tanti altri italiani di poter usufruire dei servizi sanitari erogati. Attraverso una intesa tra Consolato, Uffici della Giunta regionale, Commissione dei lucani all’estero e Federazione dei lucani di Caracas, si cercherà soprattutto di potenziare il settore della cardiologia, al momento inadeguato ed insufficiente rispetto alla domanda di prestazioni.
Il presidente Folino ha dichiarato la disponibilità della Regione sia a potenziare l’ambulatorio che a renderlo disponibile per altri italiani in difficoltà, secondo le procedure stabilite dal Governo italiano, e ha ringraziato il Console consegnandogli la medaglia di rappresentanza del Consiglio regionale della Basilicata.
Oggi esistono tre ambulatori per gli italiani in Venezuela: oltre a quello dei lucani (che assiste circa 50 corregionali indigenti indicati dal Consolato e agli altri italiani offre tariffe speciali) c’è quello presso il Civ di Caracas e quello gestito dall’Associazione Campani.

Sconti per il turismo
La delegazione lucana si è proposta di promuovere la Regione Basilicata in Venezuela sul piano del turismo.
In questa direzione, ha informato dello stimolo dato al ‘turismo di ritorno’ attraverso un pacchetto di contributi diretto ai gruppi turistici organizzati e composti da un minimo di 25 lucani. Si tratta di una riduzione del 25% sul prezzo dei biglietti aerei e del 10% sul costo del pernottamento nelle strutture alberghiere, oltre ad un contributo di 1000 euro per un autobus destinato al prelievo e al ritorno in aeroporto e al trasporto interno alla Regione durante la vacanza. Analoghi contributi, ma ridotti, sono previsti per i gruppi di turisti non lucani.

Lucani nel mondo
La delegazione guidata dal Presidente Folino durante questo breve viaggio ha visitato, oltre a quelle del Venezuela, le collettività lucane del Perù e del Paraguay.
A Lima, dove “quella lucana è l’unica associazione regionale italiana” e dove “si è creato un feeling grazie al fondo degli investimenti italoperuviano”, è stato presentato un progetto di cooperazione relativo al latte d’asino che vede il Perù occuparsi della produzione e la Basilicata della trasformazione e commercializzazione dei prodotti latticini. Tutto, ha spiegato Folino, con una “politica inclusiva delle comunità peruviane”.
In Paraguay, invece, oltre ad assistere al “II Forum mondiale delle donne lucane” la delegazione si è focalizzata sulla prossima intesa che verrà firmata tra i due Governi e che consentirà concretamente agli oriundi italiani di avere la doppia cittadinanza e il passaporto italiano.
La comunità lucana all’estero si concentra attorno a 170 associazioni in 21 Paesi del mondo. È la prima volta che un Presidente del Consiglio regionale della Basilicata visita il Venezuela ma i presidenti delle Associazioni e delle Federazioni si recano periodicamente in Italia per mantenere saldi i rapporti e il Presidente della Commissione regionale lucani all’Estero ogni 3-4 anni fa tappa in Venezuela (l’ultima volta fu tre anni fa, cinque in visita ufficiale). L’anno scorso una delegazione lucana ha visitato Montevideo, Santiago del Cile, Buenos Aires e Rosario, mentre nel 2013 si recherà a Panama, in Equador e in Colombia.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

venerdì 11 maggio 2012

Carcere, 'La Planta' in guerra


Sono passati otto mesi dal massacro
nel cercere 'El Rodeo' ma nelle prigioni
venezuelane la situzione resta fuori controllo.

CARACAS - "El Chingo", "Mohamed" "El Ronald" e "El Niño" sono quattro dei cinque boss della prigione 'La Planta' (Centro de Reeducación y Trabajo Artesanal de El Paraíso, stato Miranda) che da 20 giorni tengono in scacco il governo venezulano non permettendo il trasferimento dei prigionieri del centro penitenziario, che dovrebbe venire abbattuto. Extraufficialmente, i boss si negano a lasciare 'La Planta' perché non vogliono perdere il bottino di cui dispongono all'interno. I boss starebbero discutendo sulla possibilitá di dialogare con le forze dell'ordine, alcuni si direbbero assolutamente contrari.
I 'pranes' - cosí si chiamano i detenuti che detengono il potere all'interno di un carcere - mantengono in ostaggio circa 1600 persone al'interno della struttura che é ormai teatro di violenti scontri armati, con morti (parlano di 3) e feriti. Ogni capo ha a disposizione una ventina di prigionieri che assicurano la sua incolumitá fisica.
Carlos Nieto Palma, direttore della ong 'Una ventana a la Libertad' ha informato che i reclusi de 'La Planta' sono in possesso di granate, mitragliatrici e pistole ed ha raccomandato alle autoritá di agire con prudenza. 


L'area che circonda il carcere é stata chiusa al traffico e non si permette l'entrata ai giornalisti. Chiuse anche le scuole vicine, per la sicurezza degli alunni. Pochi giorni fa un uomo residente in un edificio con vista sulla prigione é stato ucciso da un proiettile proveniente dal penitenziario, che lo ha colpito alla testa. Ai detenuti con permesso lavorativo giornaliero, che dovrebbero ritornare in cella ogni sera dopo il lavoro, non é concesso rientrare in carcere. Attualemente sono liberi.
La ministro per gli Affari penitenziari, Iris Valera ha affermato che non é in programma un intervento militare e si é detta fiduciosa nel buon esito della vicenda. É stata fortemente criticata da settori della popolazione ed accusata di negare la gravitá della vicenda in corso.

I detenuti utilizzano la pagina Facebook 'Rodeo II la realidad', la stessa usata durante gli scontri nel carcere El Rodeo, per diffondere fotografie e informazioni. http://www.facebook.com/#!/pages/RODEO-II-LA-REALIDAD/184282118292443


giovedì 10 maggio 2012

Rapito 84enne italiano, sequestratori si danno alla fuga

CARACAS – Sequestrato con la domestica, riesce a salvarsi grazie all’intervento congiunto dell’Esperto Antisequestri dell’Ambasciata italiana e del Cicpc. È accaduto ieri a Nicola Cavallo, classe 1931, originario di Savoia di Lucania.
Sono le 8 del mattino quando l’anziano connazionale si trova nella sua casa di campagna a Caucagua (Stato Miranda) – dove risiede dal lunedì al venerdì – in attesa della donna di servizio. Visto che quest’ultima tarda ad arrivare, Cavallo decide di andare a prenderla a casa sua, nel centro della cittadina.
Mentre conduce la sua automobile lungo la strada di ritorno, con a fianco la domestica, due jeep gli bloccano la strada. Un piccolo gruppo di malviventi scende e con la forza costringe lui e la donna a salire a bordo di uno dei due veicoli. I sequestratori chiedono, in cambio della liberazione del connazionale, la somma di 100 milioni di BsF.
La nipote di Cavallo, informata dei fatti dai famigliari residenti in Venezuela, denuncia il sequestro dello zio all’Unità di crisi della Farnesina che alle 4 del mattino telefona all’Esperto Antisequestri dell’Ambasciata d’Italia a Caracas. Quest’ultimo, a sua volta, si mette in contatto con la polizia locale. Iniziano le ricerche.
La polizia esplora la zona del rapimento e le aree vicine. Nel frattempo i malviventi – che mantenevano il connazionale e la sua domestica sequestrati in una stamberga di una zona popolare – si rendono conto che la polizia sta perlustrando la zona e si avvicina sempre di più. Sentendosi braccati, decidono di abbandonare le loro vittime e si danno alla fuga.
Per il prolungato silenzio che improvvisamente lo circonda, Cavallo si accorge della ritirata dei suoi rapitori e, dopo una prudente attesa, decide di scappare con la donna. Con mezzi di fortuna arriva a Caucagua, dove subito si dirige all’ufficio della polizia locale.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

Maracaibo, 36 italiana sequestrata. Madre: "Non abbiamo i soldi per pagare un riscatto"


CARACAS – Sequestrata una connazionale a Maracaibo, nello Stato Zulia. Si tratta di Gina Silvana Bortolotti, 36 anni, intercettata ieri da quattro malviventi armati di fucili d’assalto all’uscita dall’autoricambio “Autorepuestos Bonino” di proprietà del padre, in cui lavorava come impiegata.
Secondo quanto dichiarato alla ‘Voce’ dal Console d’Italia a Maracaibo, Fernando Curatolo, che appena saputo della tragedia ha telefonato a casa Bortolotti, i delinquenti non hanno ancora preso contatto con i familiari della donna per chiedere un riscatto. La vittima è madre di due bambini, di 12 e 14 anni.
Stando alle testimonianze raccolte e alla ricostruzione fatta dalla Commissario Odalis Caldera, responsabile dell’ufficio “Seguridad y orden Público” dello Stato Zulia, tutto è avvenuto velocemente.
Dopo la chiusura del negozio specializzato nella marca Fiat, poco dopo le 18, la connazionale sarebbe salita a bordo della sua automobile, una Honda CR-V dorata targata PAM 67R parcheggiata lì vicino, nella strada Santa Elena 86A con Avenida 13, quartiere Belloso. Subito la sua portiera veniva urtata da una Trail Blazer verde dalla quale sarebbero scesi quattro uomini con armi da guerra, due di loro incappucciati, alcuni in tuta mimetica e altri vestiti di nero forse per sembrare un gruppo insurgente e intimorire maggiormente la vittima. La madre di Gina, Silvia Bortolotti, che stava salutando la figlia all’uscita dell’autoricambio, sarebbe stata subito presa con la forza e buttata al suolo. Uno dei malviventi gli avrebbe schiacciato la testa a terra con uno stivale mentre gli altri, con la minaccia delle armi, obbligavano la Bertolotti a salire sulla loro vettura e a sdraiarsi sul sedile posteriore.
L’urto delle due auto richiamava la curiosità dei due impiegati dell’autoricambio e dei passanti che però venivano dissuasi dall’avvicinarsi da alcuni colpi di AK 47 sparati in aria dai sequestratori.
A quanto sembra, la vettura dei sequestratori era parcheggiata da più di mezz’ora davanti ad un negozio vicino, il “Pastelitos Pipo”. I delinquenti l’avrebbero messa in moto e fatta partire a tutta velocità una volta che la Bertolotti si trovava a bordo del suo veicolo, subito preso di mira. L’automobile, rubata a marzo nella città di Valencia, è stata abbandonata nella strada 87 Veritas, tra Santa Rita e Bella Vista, a pochi metri dal luogo del sequestro, e sostituita con un’altra.

La madre della vittima: “Liberate Gina,
non abbiamo i soldi per pagare un riscatto”

“Per favore, liberate mia figlia, non abbiamo soldi” ripete incessantemente ai giornalisti Silvia Bortolotti, madre della connazionale rapita. Anche la Commissario Odalis Caldera si dice stupita della tipologia di vittima scelta dai sequestratori.
- La cosa strana è che l’autoricambio in cui lavorava Gina Bortolotti è un negozio familiare, è gente che vive giorno per giorno – ha spiegato -. Non godono di una posizione economica importante.
Gina Silvana Bortolotti si è separata due anni fa e ora vive sola con i suoi due figli, di 12 e 14 anni. Studiava Nutrizione e Dietetica ma ha dovuto lasciare gli studi per farsi carico dell’autoricambio del padre, la cui salute si era deteriorata.
- Il mio Nino (il padre di Gina) ha avuto un ictus tre anni fa ed è rimasto molto tempo ricoverato in ospedale – racconta Silvia Bortolotti -. La copertura dell’assicurazione sanitaria è finita in pochi giorni e abbiamo dovuto vendere praticamente tutto quello che avevamo per poter coprire le spese. Non abbiamo più niente, attualmente viviamo con i crediti che ci concedono le imprese, non abbiamo denaro per pagare un riscatto.
Poi l’ultimo messaggio ai rapitori e alla figlia:
- Ai sequestratori: vi benedico nel nome di Cristo e vi chiedo che perfavore liberiate mia figlia, non fate del male alla mia
piccola, vi prego. E a mia figlia dico di stare tranquilla perché Dio non ti abbandonerà, uscirai bene da tutto questo, devi solo essere forte e tutto finirà bene.

Proseguono le indagini


L’Esperto Antisequestro dell’Ambasciata d’Italia, contattato dalla cognata della vittima, si è prontamente attivato e prosegue le indagini in collaborazione con gli agenti del Cicpc (Corpo di investigazioni scientifiche, penali e criminalistiche) dello Zulia, in testa il Comandante Juan pablo Morroy.
- Noi abbiamo l’Esperto antisequestro, poi ci sono gli organi preposti delle autorità venezuelane che hanno molta esperienza e sanno bene come agire – spiega speranzoso il Console Curatolo.
Commissioni dei diversi corpi di polizia hanno circondato il settore Tierra Negra, dove vive la connazionale, per evitare che i sequestratori escano dall’area con la vittima.
La famiglia Bertolotti non era mai stata oggetto di estorsione e nessuno dei suoi membri aveva ricevuto minacce.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

mercoledì 9 maggio 2012

Festival Europeo del Piano, Taskayali: “Impressionato dal talento de ‘El Sistema’”

Il pianista italiano Francesco Taskayali
CARACAS - “L’Unione Europea è nata come accordo economico ed è fantastico che finalmente oggi esista una Europa unita anche a livello artistico”. Ha le idee chiare il compositore romano Francesco Taskayali, 20 anni, che in questi giorni sta rappresentando l’Italia al “Festival Europeo del Piano 2012 - Giovani talenti celebrando l’Europa”. Una kermesse, questa, organizzata dalla delegazione dell’Unione Europea in Venezuela insieme alle Ambasciate e agli Istituti di Cultura per festeggiare la “Giornata dell’Europa” che si celebra oggi e che raccoglie a Caracas cinque giovanissimi pianisti rinomati a livello internazionale provenienti da Germania, Spagna, Francia, Polonia e naturalmente Italia.
- Non si tratta solo di proporre, mostrare - ha spiegato ieri in conferenza stampa la Direttrice dell’Istituto Italiano di Caracas, Luigina Peddi - ma si tratta di un vero scambio che unisce il meglio dell’Europa all’eccellenza della musica venezuelana: il Sistema di Orchestre del Maestro Abreu.
Alla sua prima apparizione al Festival, ieri sul palcoscenico della Sala Simón Bolívar del Centro de Acción Social por la musica, Taskayali si è esibito con Orquesta Sinfónica de Juventudes Francisco de Miranda, diretta dal Maestro Andrés Gonzales, con cui ha proposto due Concerti per piano e orchestra di Ludovico Einaudi - “Divenire” e “Primavera” - ed un fuoriprogramma: i suoi brani “Addio al terminal” e “È sera”, quest’ultimo composto a soli 13 anni.
- Non sapevo come chiamarlo - racconta scherzoso alla Voce - ho guardato fuori dalla finestra ed era sera. E l’ho chiamato così, semplicemente “È sera”.

Orquestra Sinfonica de Juventudes Francisco de Miranda
diretta dal Maestro Gustavo Dudamel
Il musicista suonerà “Instambul”, da lui composta, oggi all’Associazione Culturale Humboldt per un concerto ad invito e domani si esibirà con gli altri quattro invitati al Festival nella Plaza Bolívar di Chacao (18.30) dove proporrà l’opera “Iris”, che porta la sua firma. Sarà un concerto speciale a cielo aperto - pioggia permettendo - perché, come ha spiegato la pianista spagnola Judith Jáuregui, “la nostra non è un’arte per eletti, bisogna ‘mettere i jeans’ alla musica classica”. Le composizioni di Taskayali, madre italiana e padre turco, si caratterizzano per fondere la melodia italiana con quella di altri Paesi, soprattutto mediterranei, e ritmi diversi quali il jazz. Un essere ‘europeo’ e ‘internazionale’ che il pianista riflette sul piano musicale ma anche nella sua traiettoria di studi, dato che parallelamente agli esercizi al pianoforte frequenta la Facoltà di Scienze politiche.
Francesco Taskayali - che spera in altri scambi culturali e musicali tra l’Italia, l’Europa e l’America latina - è rimasto impressionato dal talento dei giovani musicisti del ‘Sistema Abreu’.
- Sapevo che si trattava di ragazzi molto dotati - ha spiegato in conferenza stampa - ma pensavo che alle prove ci sarebbe stato qualche errore o alcune imperfezioni, anche perché si tratta di adolescenti di 16-17 anni. Invece quando li ho sentiti suonare mi sono stupito della loro eccellenza: le prove erano già un concerto, sembrava di essere ad un vero concerto di Einaudi!
Alla conferenza stampa di ieri erano presenti Antonio Cardoso Mota, Capo della delegazione dell’Ue; la pianista tedesca Alexandra Schmiedel accompagnata da un rappresentante dell’Ambasciata delle Germania, Christoph Sander; la pianista spagnola Judith Jáuregui con l’Ambasciatore della Spagna, Juan Serrat Wenca Romero; il pianista francese Guilaume Vincent con l’Ambasciatore della Francia, Jean Marc Laforet; l’Ambasciatore polacco Jacek Hinz (il pianista Marek Bracha sarebbe arrivato nel pomeriggio).
Il Capo della delegazione dell’Unione Europea ha voluto sottolineare come il Festival - attraverso il linguaggio universale della musica - permetta di stringere ancora di più i rapporti tra l’Europa e il Venezuela. L’Ambasciatore spagnolo ha parlato invece del Sistema di Orchestre, “fabbrica di talenti”, sottolineandone la “importanza per la musica del Venezuela e del Mondo, ma anche per la società venezuelana” grazie al suo lavoro artistico e insieme sociale. Il suo pari francese, seguendone la scia, ha espresso la speranza di importare il modello Abreu anche nelle zone più svantaggiate del suo Paese.
Víctor Rojas, Direttore di produzione, Promozione e Sviluppo della Fundación Musical Simon Bolívar, ha risposto affermando che i Paesi dell’Europa possono contare sul completo appoggio de ‘El Sistema’ ad iniziative come il Festival del Piano e si è detto disposto, a nome della Fondazione, a riproporre l’evento anche nei prossimi anni.
Il Festival Europeo del Piano si concluderà quasta domenica con l’esibizione della spagnola Judith Jáuregui, al suo debutto in America latina, che suonerà “Noches en los jardines de España” accompagnata dalla Sinfonica Simon Bolivar de Venezuela. L’Orchestra sarà diretta dal Maestro Diego Matheuz, oggi Direttore del Teatro ‘La Fenice’ di Venezia.
Ma le occasioni per celebrare l’Europa non si esauriscono. Il 19 maggio - anticipa Antonio Cardoso Mota - nel quartiere di Chacao a Caracas si inaugurerà un Festival gastronomico (ore 16) che comprenderà manifestazioni artistiche dei vari paesi europei (delegazioni dal Belgio, dall’Ungheria, il flamenco spagnolo) e un “Paseo gastronomico” in 27 locali, bar e ristoranti della Capitale che resteranno aperti per permettere al pubblico di gustare la “ricchezza della diversità” dei sapori della cucina europea.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

Articoli precedenti: Claudio Abbado trapianta El Sistema in Italia:
http://monicacaracas.blogspot.com/2010/03/claudio-abbado-trapianta-in-italia-il.html

lunedì 7 maggio 2012

Ambasciatori di Venezuela e Cuba in Sardegna. Rodriguez: "Turismo sarà nostro petrolio bianco"


CAGLIARI - Visita a Cagliari degli ambasciatori di Venezuela e Cuba che il 3 e 4 maggio hanno incontrato le autorità cittadine.
Il sindaco Massimo Zedda ha ricevuto nel suo ufficio Julian Isaias Rodriguez Diaz, ambasciatore del Venezuela, con il quale ha parlato della crisi che ha investito l'Italia e l'Europa per poi analizzare con il diplomatico la possibilità di realizzare un primo interscambio sociale e culturale tra l’Isola e il Paese bolivariano (venezuelani in Sardegna e sardi in Venezuela), diretto allo sviluppo del turismo e del settore agroalimentizio, in cui l’Isola del Tirreno vanta un notevole know-how.
- Noi abbiamo le più grandi riserve di petrolio del mondo ma ora vogliamo lavorare affinché, per esempio, il turismo si trasformi nel nostro ‘petrolio bianco’ - ha spiegato Rodriguez -. Si tratta di una rivoluzione senza armi, vogliamo cambiare lo stato delle cose cercando la maggior somma di felicità possibile per i nostri popoli.
L'ambasciatrice della Repubblica di Cuba, Milagros Carina Soto Aguero, ha voluto sottolineare come la Sardegna sia la regione con la più alta densità di cubani.
- Un buon motivo - ha detto la diplomatica incontrando il sindaco - per iniziare proprio da Cagliari un interscambio culturale e commerciale.
La delegazione ha poi visitato la seconda raffineria più grande d’Italia, la Saras (che porta avanti da tempo una politica di salute e sicurezza ecosostenibile e dà lavoro a più di mille persone) e l’impresa Akhela, specializzata in tecnologie dell’informazione e comunicazione.
I due ambasciatori si sono infine diretti a Ghilarza per rendere omaggio ad Antonio Gramsci, nella sua casa natale.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

La ‘Tosca’ di Puccini al Teresa Carreño di Caracas

CARACAS - Un fine settimana all’insegna della lirica italiana: a proporlo è l’Orchestra Sinfonica del Venezuela che venerdì sera e domenica pomeriggio farà risuonare nel Teatro Teresa Carreño di Caracas le arie della ‘Tosca’ di Giacomo Puccini.
La direzione musicale del melodramma sarà a carico del Maestro Carlos Riazuelo, tra le bacchette più rinomate di tutta l’America latina. Sul palcoscenico importanti cantanti lirici venezuelani come la soprano Sara Catarine (nel ruolo di Floria Tosca), il baritono Gaspar Colón Moleiro (Barone Scarpia) e il tenore Robert Girón (Mario Cavaradossi), accompagnati dal ‘Coro de Ópera Teresa Carreño’ e dal ‘Coro de Niños Cantores del Núcleo Los Teques’.
L’appuntamento è venerdì sera alle 19.30 e domenica alle 17 nella Sala Ríos Reyna del Teresa Carreño.

"Tosca"
Tosca è un'opera lirica in tre atti, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. A sfondo religioso e politico, mutua la propria trama dall’omonima pièce del drammaturgo francese Victorien Sardou, andata in scena per la prima volta, nel novembre 1887, a Parigi, al Théatre de la Porte-Saint-Martin. Giacomo Puccini ebbe modo di vedere questo spettacolo, interpretato dalla “divina” Sarah Bernhardt, nel febbraio e nel marzo 1889, sui palcoscenici di Milano e Torino, e nuovamente, nel ottobre 1895, a Firenze. Il debutto si ebbe il 14 gennaio 1900, al teatro Costanzi di Roma. Da allora la vicenda d’amore e morte di Floria Tosca e Mario Cavaradossi, intrecciata al contesto politico tardo-settecentesco della restaurazione papale, è diventata una delle più amate e rappresentate del repertorio, anche grazie alla dirompente energia drammatica posseduta dalla musica, delle quali sono emblematiche le tre romanze più celebri (una per atto): «Recondita armonia», «Vissi d'arte», «E lucevan le stelle».
Tosca è stata l'ultima opera che Maria Callas ha interpretato sul palcoscenico. Era l'inaugurazione della stagione lirica 1965 al Covent Garden.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

Festival Europeo del Piano, sul palco il 20enne romano Taskayali


Da domani e fino a domenica sui palcoscenici di Caracas cinque giovani pianisti europei, accompagnati dal prestigioso sistema di orchestre del Venezuela per festeggiare la Giornata dell’Europa (9 maggio)


CARACAS – Sarà il giovane compositore romano Francesco Taskayali, solo 20 anni, a rappresentare l’Italia al “Festival Europeo del Piano 2012”, dall’8 al 13 maggio, organizzato dalla delegazione dell’Unione Europea in Venezuela insieme alle Ambasciate e agli Istituti di Cultura per celebrare la Giornata dell’Europa che si celebra mercoledì 9 maggio.
L’appuntamento è per domani pomeriggio alle 17, quando sul palcoscenico della Sala Simón Bolívar del Centro de Acción Social por la musica, a Caracas, Taskayali e la tedesca Alexandra Schmiedel si esibiranno accompagnati dalla Sinfónica de Joventudes Francisco de Miranda, diretta dal Maestro Andrés Gonzales. Alexandra Schmiedel proporrà il Concerto per piano e orchestra in la minore Op.16 di Edvard Grieg, mentre Francesco Taskayali bisserà Ludovico Einaudi con i Concerti per piano e orchestra ‘Divenire’ e ‘Primavera’.
Taskayali suonerà anche durante uno speciale concerto a cielo aperto che riunirà ai cinque pianisti invitati al Festival - provenienti da Germania, Spagna, Francia, Polonia e naturalmente Italia - negli spazi della Asociación Cultural Humboldt (per assistervi è necessario l’invito).
Taskayali, nato a Roma il 4 luglio 1991, inizia il suo cammino musicale all’età di 7 anni quando, a Sermoneta, il maestro Massimo Gentile gli imparte le lezioni di pianoforte. Frequenta il Conservatorio Statale di Musica di Latina. Ispirato da Nyman ed Einaudi, a soli 13 anni compone la sua prima opera - “E’ Sera” - esibendosi al liceo italiano di Istanbul, città dove ha vissuto per anni. Nel 2010 pubblica l’album “Emre”, minimalista e fortemente emotivo, e suona per la Confcommercio aggiudicandosi il premio come “Pianista Indipendente 2010”. Nel 2011 pubblica un secondo album, questa volta dedicato alla sperimentazione sul jazz e i ritmi dispari. Presenta le sue composizioni in numerosi concerti ed esibizioni in Italia - in particolare a Roma, Torino, Spoleto, Marina di Riposto - ma fa conoscere la sua musica in Europa e oltreoceano, esibendosi in Germania, Grecia, Romania, Regno Unito, Indonesia, America.
Indirizzo: Boulevard Amador Bandayan de Quebrada Onda, Los Caobos, vicIno alla stazione della metropolitana Colegios de Ingenieros.
Per informazioni: www.facebook.com/pianoeuropeo e @pianoeuropeo. Entrata libera.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

L’Umanità in guerra in mostra a Maracaibo. Espone l'italiano Franco Pagetti

CARACAS – “L’umanità in guerra” è il titolo dell’esposizione fotografica che il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Cruz Roja de Venezuela inaugurano domani, alle 15, nel Centro de Arte de Maracaibo Lía Bermúdez, per celebrare il 149esimo anniversario della battaglia di Solferino e della creazione della Croce Rossa.
La mostra che fa tappa nella ‘Sala de Museo 3’ del Centro artistico zuliano è in giro per il mondo dal 2009. L’obiettivo è quello di mostrare la sofferenza umana causata dai conflitti armati e dalle situazioni di violenza dal 1860 ad oggi. I 42 scatti esposti sono di cinque premiati fotografi - James Nachtwey, Antonin Kratchovil, Ron Haviv, Christopher Morris e l’italiano Franco Pagetti - che insieme hanno anche dato vita al volume “L’Umanità in guerra”.
Pagetti ha catturato, con il suo obiettivo, storie d’incredibile eroismo e efferata brutalità sugli scenari di guerra di tre continenti. Dal gennaio del 2003 ha seguito il conflitto in Iraq, da Baghdad, in assignment per Time Magazine. Le sue immagini hanno documentato gli orrori della guerra, la speranza dopo la caduta di Saddam Hussein, la nascita di gruppi insurrezionali e terroristi e in tempi più recenti, l’inesorabile capitolazione verso una cruenta guerra civile.
Pagetti esercita la professione di fotoreporter dal 1997 e il suo lavoro si è concentrato prevalentemente sulle guerre: Afghanistan (1997, 1998, 2001), Kosovo (1999), East Timor (1999), Kashmir (1998, 2000 e 2001), Palestina (2002), Sierrra Leone (2001) e Sudan meridionale (1997) ma ha lavorato anche in India, Città del Vaticano, Cambogia, Laos, Indonesia, Arabia Saudita e in Italia.
Oltre che da Time Magazine, ha avuto incarichi da testate come Newsweek, the New York Times, The New Yorker e Stern. Le sue foto sono state pubblicate da Le Figaro, Paris Match, The Times of London, The Independent, e dalla Days Japan Magazine.
Dal suo lavoro scaturisce la convinzione che la guerra e le sue conseguenze, si ripercuotano massivamente pressoché sempre allo stesso modo, a prescindere dalla posizione geografica e dai diversi ambienti sociali.
Oltre che dalle fotografie, l’esposizione è composta anche da immagini che riflettono il lavoro della Cruz Roja venezuelana negli stati Zulia, Apure e Táchira.
I visitatori possono essere accompagnati lungo la mostra dai volontari della Cruz Roja dello Zulia, in funzione di guida. Esposizione aperta fino al 17 giugno.
(Monica Vistali/La Voce d'Italia)

giovedì 3 maggio 2012

Genova, ristrutturato busto di Simòn Bolívar


Sindaco di Genova: “Spero che in questo nuovo svegliarsi dei popoli ci siano tanti Bolívar”. L’Ambasciatrice alla FAO: “Alba, Unasur e Celac sono una nuova tappa di liberazione”

CARACAS - Dopo aver svelato a febbraio un busto di Simón Bolívar nel capoluogo lombardo, il Console generale del Venezuela a Milano, Gian Carlo Di Martino ha bissato in Liguria presentando al pubblico di Genova la statua del Libertador fresca di ristrutturazione. Una reinaugurazione fortemente voluta dal Consolato - che si è incaricato del restauro - ma anche dal Comune di Genova, che si è detto disposto a realizzare i lavori di mantenimento che il monumento richiederà in futuro.
Il busto in marmo dell’eroe venezuelano - realizzato da un artista di Massa Carrara, in Toscana - si trova nei “Giardini Simon Bolivar” di Genova-Quarto: 239 metri quadrati con sette spazi floreali donati al Comune nel 1987 dal Venezuela e da un gruppo di imprenditori italo-venezuelani. “La mia ambizione è la felicità del Venezuela e di tutta l’America, se fosse possibile”, si legge sulla targa dell’opera.
All’evento erano presenti Gladys Urbaneja, Ambasciatrice del Venezuela alla Fao; il Sindaco di Genova, Marta Vincenzi; rappresentanti di organizzazioni quali ‘Casa America’, ‘ Mela di Vetro’, ‘Asociación de Venezolanos’, ‘Asociación de Mujeres Venezolanas en Génova’.
Dopo gli inni nazionali di Italia e Venezuela, il primo cittadino del capoluogo genovese ha sottolineato l’importanza di restaurare il busto di un visionario come Simón Bolívar, universalmente noto per il suo decisivo contributo all’indipendenza di numerosi Paesi sudamericani (oltre alla sua patria, Bolivia, Colombia, Ecuador, Panama e Perù).
- Già all’inizio dell’Ottocento - ha ricordato Vincenzi - Bolívar parlava di integrazione, relazioni paritarie tra Paesi al posto di un gruppo di Paesi dominanti che schiacciano gli altri. Quante cose orribili non avremmo dovuto vivere dopo la sua morte se avessimo seguito le idee che stavano alla base delle sue azioni - ha commentato -. Spero che in questo nuovo svegliarsi dei popoli ci siano molti Simón Bolívar.
L’ambasciatrice Gladys Urbaneja, nel suo intervento, ha spiegato come i processi d’integrazione dell’Alleanza bolivariana dei popoli della Nostra America (Alba), così come qualli portati avanti da organismi quali Unasur e Celac, costituiscano una nuova tappa di liberazione dai meccanismi d’esclusione e sfruttamento che storicamente hanno caratterizzato la relazione del Venezuela e dell’America latina con i Paesi più sviluppati.
- I venezuelani stanno ripagando adeguatamente gli sforzi compiuti dal Libertador e dagli altri eroi dell’indipendenza latinoamericana - ha dichiarato -. Le forze collettive di organizzazione sono la maggior espressione del potere di trasformazione sociale e di partecipazione politica nell’attuale percorso istituzionale del Venezuela.
Il Console Di Martino ha ricordato la figura storica di Simón Bolívar (“ha combattuto 472 battaglie, liberato sei nazioni, governato cinque Paesi, percorso con il suo esercito due volte la distanza coperta da Carlo Magno e tre volte quella di Annibale”) ricordando, come lo ha recentemente fatto la BBC di Londra definendolo “l’americano più importante del XIX secolo”, che “l’esercito che comandava non ha mai conquistato, ha solo liberato”.
- La sua lotta continua con i progetti del governo bolivariano con alla testa il Presidente Hugo Chávez - ha commentato – che come il Libertador non si è mai stancato di perseguire l’unione tra i nostri popoli americani. Il processo rivoluzionario che si sviluppa in Venezuela è ispirato a Simón Bolívar, a questo visionario che al Congresso di Angostura affermava che ‘il sistema di governo più perfetto è quello che produce la massima somma possibile di felicità, sicurezza sociale e stabilità politica. Oggi - ha concluso -posso dire con orgoglio che questo pensiero in Venezuela diventa realtà.
Ad ospitare monumenti dedicati a Simón Bolívar, già le città di Roma, Napoli, Milano e L’aquila. Le piazze che portano il suo nome sono sparse in tutto il mondo: dall’America latina all’Egitto, dagli Stati Uniti all’Iran, oltre a vari Paesi europei quali Spagna, francia, Inghilterra e, ovviamente, Italia. (Monica Vistali)

lunedì 23 aprile 2012

Chàvez torna giovedì: "Non sono morto"

CARACAS - Con una telefonata in diretta dall’Avana, il presidente Hugo Chávez ha messo a zittire i pettegolezzi che lo davano per morto (inizierà il leitmotiv che da anni perseguita Fidel Castro?) ed ha annunciato che tornerà in Venezuela questo giovedì.
- Sono uscito bene da tutti gli esami medici che mi hanno realizzato oggi - ha assicurato il capo di Stato in collegamento durante una conferenza stampa del Psuv -. Ci dobbiamo abituare a convivere con le indiscrezioni perché questo fa parte del laboratorio delle guerre psicologiche - ha poi aggiunto rivolgendosi al vicepresidente del partito, Diosdado Cabello.
Chávez ha ricordato che i trattamenti di radioterapia che sta affrontando a L’Avana contro la lesione cancerogena individuategli a febbraio sono molto duri e richiedono un regime di riposo. “Mi chiedo se vogliono che esca di qui per correre i cento metri, o che domani mi faccia una partita di baseball contro Kid Rodríguez” ha scherzato il presidente, facendo notare però come le chiacchere sulla sua presunta morte preoccupino i suoi familiari.
- Mi dispiace che non pensino a come fanno del male, alla mia ‘vecchia’ (la madre) per esempio. Ho detto a Adam (il fratello): ‘Chiama la mamma perché dev’essere molto nervosa, ho parlato con lei ed aveva la voce che le tremava’.
Chávez ha poi annunciato che la nuova Legge Organica del Lavoro (Lot) dovrebbe essere pronta prima del primo maggio, festa dei lavoratori. La firma si prevede per il 27-28 di questo mese. Il capo di Stato ha poi giudicato come “un vero disastro” il sistema capitalista degli Stati Uniti, “generatore di povertà, miseria e morte”, riferendosi allo sciopero programmato negli Usa per martedì prossimo.
Ha poi chiesto di proteggere i traguardi raggiunti in materia alimentare, ora che si compiono i 9 anni della 'Misíon Mercal', il programma sociale da lui creato il 22 aprile 2003 per garantire al settore più umile della popolazione l'accesso agli alimenti, attraverso 21.319 punti vendita distribuiti in tutto il territorio nazionale.
- Il meglio per il Venezuela non è quello che è già successo (miglioramenti nel sociale, nell’economia) ma quello che deve ancora accadere, che sta per arrivare - ha dichiarato -. Bisogna proteggere la democrazia, la pace e il socialismo da tutti questi pettegolezzi disperati.
Chavez, all'Avana dal 14 aprile, fino ad oggi aveva comunicato solo attraverso messaggi dal suo account Twitter.

"Esperando al italiano", si chiude il sipario - Intervista al Direttore Tullio Cavalli

CARACAS – Dopo applausi e sold out in tutto il Venezuela e sui palcoscenici di Miami, Panama e Londra, la brillante commedia “Esperando al italiano” prodotta e diretta da Tullio Cavalli -un mix di sangue venezuelano, italiano e newyorkese- e Rolando Padilla, lascia definitivamente la scena.
La piece di Mariela Romero ha portato nel teatro del Centro Cultural CorpBanca di Caracas - dove si è organizzata l’ultima stagione - le attrici Carolina Perpetuo, Hilda Abrahamz (che ha sostituito l’italiana Dora Mazzone), Astrid Carolina Herrera, Marisol Matheus e Hernán Marcano.
Con un serrante botta e risposta l’opera ci ha fatto conoscere tre amiche cinquantenni che dopo essere state mogli, madri ed amanti decidono di rifuggere al ruolo predisposto loro dalla società - quello delle brave nonnine chiuse in casa con i nipotini - per affacciarsi ad uno spazio generalmente riservato all’uomo: quello della prostituzione. Decidono di formare una cooperativa ed assoldare un gigolò da fare arrivare direttamente dall’Italia, culla storica dei latin lovers. Ma il piano non funziona. L’incaricata a scovare ed ‘importare’ il fortunato gioca un brutto tiro alle tre donne e decide di tenersi ‘l’italiano perfetto’ tutto per sè. In un’atmosfera bekettiana da “Aspettando Godot” le tre amiche trascorreranno così da sole, tra whisky, risate e ricordi di gioventù, la notte della festa organizzata per l’arrivo del gigolò… che non apparirà mai.
- È una commedia interessante perchè non teme il dramma - spiega il direttore Tullio Cavalli -. Un arrivo mancato che riprende a pieno la struttura della drammaturgia di Romero, pervasa dall’attesa di un fattore esterno. Un po’ Becket ed un po` Antonin Artaud ed il teatro della crudeltà. Il fattore esterno che diventa protagonista presente, anche se non è mai in scena.
La compagnia “Tullio Cavalli e Rolando Padilla presentano” ha abbandonato con questa piece la penna straniera - in passato ha prodotto l’argentina “Principe Azul”, la sudafricana “La señora Klein”, la peruana “Dick and Pussy se aman locamente” e l’italiana “La Festa” di Spiro Scimone – pe ritrovare un’autrice venezuelana, Mariela Romero ed un’opera ambientata in toto nella Caracas anni Ottanta.
- Sul palcoscenico sono passati trent’anni dalla caduta del dittatore Perez Jimenez. Non ho pensato di attualizzare l’opera - spiega Cavalli - perchè significava cambiarla quando straripava di referenze temporali sulla musica, sul carnevale di quegli anni.
Un tempo del racconto che permette un’analisi storica parallela all’umorismo della piece.
- Credo che l’opera permetta di riflettere sui nostri processi sociali - spiega il direttore -. L’unica democrazia che abbiamo saputo fare è stata piena di sbagli ed ha lasciato spazio a opzioni valide, perchè decise dal popolo, che però seguono metodi poco ortodossi. C’è un personaggio sul palco che dice: “Purtroppo sono passati trent’anni da un’insopportabile ed infinita democrazia”. Si evince un luogo comune: che qualsiasi passato è meglio dell’oggi!
Un cliché che diventa leitmotiv dell’opera, nostalgia dei tempi passati come filo conduttore di una pièce in bilico tra il ‘voler continuare a vivere’ ed il ‘voler tornare al già vissuto’.
- Arriva un momento nella vita che s’inizia a mescolare il futuro con il ricordo perchè più tempo passa e più ricordi si hanno. Ogni giorno diventano un bagaglio ma anche un peso. L’autrice confessa di aver ricalcato le figure delle amiche della madre, la famosa giornalista Rosalia Romero, che non a caso curava una rubrica intitolata “Yo lo viví”.
Cavalli, impegnato nella parte artistica della messa in scena, spiega di aver voluto porre in risalto la situazione della donna venezuelana e della donna in genere. Un astrattismo che trova conferma nel fatto che “Esperando al italiano” è una delle poche pièce venezuelane ad aver richiamato l’attenzione dell’estero, soprattutto del Nord Europa.
- “Abbiamo amato tutti quelli che dovevamo amare, cosa ci resta?” si chedono le protagoniste. E così si accomodano il seno, si tingono i capelli, si truccano: si aggrappano ad una giovinezza che non hanno più e pianificano a lungo la notte che sarà il resto della loro vita. Perché - spiega il direttore - anche se già negli ‘anta’ i loro sesso funziona e non vogliono essere condannate a quello che la società pretende da loro.
Ad accompagnare le protagoniste, sul palco c’è l’amico di sempre ed una cameriera.
- Ritrae quella che chiamavano ‘la dictaduta de la empleada”. Fa la pulizie un po`come vuole, si distrae giocando a carte. È ‘come della famiglia’, ma non è ‘della famiglia’.
Lo spettacolo si sviluppa in un ambiente chiuso, ermetico.
- Lo ‘spazio’ di un’ambientazione caustrofobica diventa il ‘tempo’ del sabato di gioco con le amiche, dello sfottio, degli scherzi e della nostalgia. È insomma il tempo dell’amicizia, che l’opera vuole omaggiare. Amicizia come famiglia parallela, scelta e non imposta. Una struttura sociale forte nella società venezolana, soprattutto in quella capitolina.

Tullio Cavalli e Rolando Padilla
Cavalli mixa sangue venezolano, italiano e newyorkese ed ha terminato gli studi in Spagna. Ma mantiene con Caracas un rapporto particolare.
- Ogni città ha un suo fascino. Se a New York vivi da solo non senti la solitudine perchè c’è la città che diventa la tua amante, la tua compagna. A Caracas questo ruolo lo svolgono gli amici perchè la città ha poco da offrire e quel poco che ha, a volte, è brutto. Ma, in fondo - confida - quello che la Grande mela è per Woody Allen, Caracas è per me. C’è questa montagna, stupenda, che mi da un senso di maestosità assoluta. Non potrei vivere altrove.
Monica Vistali

Istituto Italiano di Cultura, 60 anni e non sentirli. Gran Galà con l'Orchestra sinfonica

CARACAS - In occasione dei 60 anni dell’Istituto Italiano di Cultura di Caracas, la ‘Orchestra Sinfónica de Venezuela’ offrirà questo venerdì nel Teatro capitolino di Chacao, un gran concerto di Gala diretto dal Maestro Lorenzo Tazzieri.
In programma un ampio repertorio che comprende l’apertura della Cenerentola di Gioacchino Rossini; la Sonata per Grand viola MS 70 di Niccolò Paganini; la Romanza per viola e orchestra, op. 85 di Max Bruch e la Sinfonia n.4 in La maggiore, op. 90 “Italiana” di Felix Mendelsohnn. L’incaricato ad eseguire la Romanza di Bruch è il violinista venezuelano Domingo Mujica, attualmente professore al Conservatorio Nazionale Regionale di Toulouse, in Francia.
Il Maestro Lorenzo Tazzieri
Con questo prestigioso appuntamento, l’Orchestra Sinfonica, proclamata patrimonio artistico e culturale della Nazione e orchestra più antica dell’America latina (la fondò il Maestro Vicente Emilio Sojo nel 1930), celebra l’anniversario del nostro IIC che, giorno dopo giorno ed in maniera sempre innovativa, si sforza per diffondere la lingua e la cultura italiane con corsi d’italiano, concerti, esposizioni d’arte, cicli e forum cinematografici, spettacoli teatrali e di danza, conferenze e seminari.
L’appuntamento è per questo venerdì alle 20. Ticket BsF 50,oo in vendita al botteghino del Teatro Chacao.
Monica Vistali

L'ambasciatore Rodríguez: "Ottime relazioni tra Italia e Venezuela"

CARACAS - L’ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Isaías Rodríguez ha affermato durante una recente intervista a Noticias24 che le relazioni bilaterali tra Italia e Venezuela in aree quali la tecnologia e la salute, attraversano il loro “miglior momento” e ci sono buone “prospettive per un incremento della cooperazione commerciale”.
Il diplomatico ha spiegato che uno dei “problemi del Venezuela e dell’America è la mancanza di tecnologia di punta e di professionisti che la sappiano sviluppare”. In questo senso ha evidenziato l’importanza della relazione stretta tra l’Eni e Pdvsa per la costruzione delle ferrovie. “La somministrazione di vagoni, la tecnologia e la formazione dei funzionari che sviluperanno tutto questo in Venezuela” è nelle mani degli italiani, ha spiegato il diplomatico, ma la questione è più amplia in quanto l’idea del Presidente Hugo Chávez è quella di “sviluppare alcune parti delle vie ferroviarie in modo che il treno stesso sviluppi paesi e città.Per decentralizzare, così come si è fatto in Europa e negli Stati Uniti”.
In tema di salute, Isaías Rodríguez ha evidenziato l’importanza del convenio stipulato tra Pdvesa e Citgo per aumentare il numero dei trapianti di midollo osseo.

Indipendenza, Ambasciatore Rodríguez: “Mancano nuovi capitoli che i nostri popoli stanno scrivendo”

In occasione dei 202 anni dalla firma dell’atto di indipendenza del Venezuela dall’impero spagnolo, l’Ambasciata ha organizzato una doppia conferenza a Roma Tre

CARACAS – In occasione dei 202 anni dalla firma dell’atto di indipendenza del Venezuela, l’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia ha offerto giovedì un incontro nella facoltà di Scienze politiche dell’Università Roma Tre dal titolo “19 aprile 1810, retrospettiva storica dell’indipendenza del Venezuela”. All’evento ha partecipato l’Ambasciatore venezuelano Isaías Rodríguez, accompagnato sul palco dal Decano della facoltà, Dott. Francesco Guida e dai due conferenzieri: la prof.ssa Luisa Messina e il prof. Giuseppe Grilli.
Rodríguez ha aperto il suo intervento ricordando l’importanza storica del 19 aprile, “grande momento iniziale dell’emancipazione nella nostra patria” in cui, tra le altre cose, “si convocarono elezioni per installare una grande Assemblea nazionale, un Congresso che ebbe come missione decidere l’indipendenza del Venezuela”.
Il diplomatico ha poi aggiunto:
- L’indipendenza dell’America non si è ancora conclusa. Di questa è stato scritto molto e diverse interpretazioni l’hanno distorsionata. La visione dei nostri popoli non s’identifica con nessuna delle letture della storia scritta dagli europei. A questa vecchia storia raccontata dai colonizzatori mancano nuovi capitoli che i nostri popoli stanno scrivendo.
Dopo le parole dell’Ambasciatore il microfono è passato a Luisa Messina, che ha offerto una conferenza dal titolo “Francisco de Miranda: l’indipendenza dell’America latina come progetto di vita”, e poi a Giuseppe Grilli, per la conferenza “Miranda e Bolívar: Uomini-Stato”.
Messina, venezuelana originaria dello stato Bolívar, è arrivata in Italia negli anni ’80 ed oggi insegna “Lingua Cultura e Istituzioni dei Paesi di lingua spagnola” nella Facoltà di Scienze politiche. Grilli, laziale, ha insegnato in diverse università europee ed americane ed attualemente si occupa di letteratura e studi comparati. È Direttore della Collezione iberica nella casa editrice Nuova Cultura di Roma.
Monica Vistali

domenica 22 aprile 2012

Faiv, Fegiv e Fedeciv a Maracay, il ‘caso Barquisimeto’ in Tribunale?

Di Monica Vistali

CARACAS - Si è svolta sabato, negli spazi della Casa d’Italia di Maracay, la XI Assemblea straordinaria di Faiv. Contemporaneamente, si sono riuniti all’interno del sodalizio i ragazzi di Fegiv e i membri di Fedeciv, questi ultimi imipegnati nell’organizzazione dei Giochi di Valencia 2012. Presente a tutti gli incontri della giornata il Console generale, Giovanni Davoli.
Dopo le parole d’apertura del presidente della Casa d’Italia, Franco Giacobbe, del presidente di Faiv, Mariano Palazzo e del nostro Console, al centro delle discussione tra i rappresentanti delle Associazioni italo-venezuelane che compongono la Federazione i prossimi appuntamenti culturali, tra cui il 'XX Festival de Teatro Interclubes', il 'IV Congresso degli italianisti', il 'Festival de Cine italiano' e il III 'Tradizionando'. Un esperto appositamente invitato ha invece chiarito i dubbi dei delegati circa l’obbligatorietà del pagamento dell’IVA all’interno dei club.
Un momento importante è stato certamente l’intervento del rappresentante dei giovani del Centro Italiano Venezuelano di Caracas e della vicepresidente di Fegiv, Geraldine De Luca, che hanno esortato i presenti a coinvolgere maggiormente le nuove generazioni nelle loro attività e a diffondere a tutti i ragazzi che fanno vita all’interno dei club l’invito ad aderire alla Federazione dei Giovani Italo-venezuelani. A questo fine, hanno distribuito un cd informativo su Fegiv a tutti i rappresentanti dei sodalizi. La speranza di Fegiv è quella di avere, nelle prossime riunioni, un delegato per ogni centro Italo-venezuelano e Casa d’Italia del Paese.
A creare scalpore tra i presenti la bagarre tra Fedeciv e i rappresentanti del Civ di Barquisimeto, stato Lara.
Il sodalizio, nonostante non abbia effettuato a tempo la preiscrizione e la iscrizione obbligatorie per partecipare alla nuova edizione dei Giochi Fedeciv, ha voluto rivendicare a più riprese il suo diritto a prendere parte all’iniziativa sportiva, accusando la federazione di “discriminazione” nei confronti dei larensi, che nelle passate edizioni sono tornati a casa con numerose medaglie (alcuni dicono troppe, si mormora che il sodalizio abbia utilizzato atleti professionisti che in realtà non avevano le carte in regola per partecipare).
Fedeciv, spalleggiato da Faiv che ne ha difeso la posizione, ha confermato la decisione di non ammettere il Civ di Barquisimeto ai Giochi di Valencia e per tutta risposta ha ricevuto dal sodalizio l’annuncio di un ricorso giuridico in Tribunale.

giovedì 19 aprile 2012

"Operazione Condor", lunedì la presentazione del libro a Milano


CARACAS - Stella Calloni, giornalista argentina autrice del libro "Operazione Condor" sarà in Italia con una serie di iniziative ed incontri di presentazione del libro, in diverse città: Milano, Firenze, Roma, Macerata e Bussoleno in Val Di Susa.
 Le iniziative saranno anche l'occasione per un confronto critico sulle esperienze che si vivono nei diversi paesi dell'America Latina nell'attuale fase politica internazionale. Il primo degli incontri si terrà a Milano questo lunedì 23 aprile alla facoltà di Scienze Politiche, ore 14,15.

"Operazione Condor" fu il nome dato dall'establishment dei servizi segreti U.S.A. ad una massiccia operazione di politica estera statunitense, che ebbe luogo negli anni settanta, attuata in tutti quegli stati centro e sudamericani dove l'influenza socialista e comunista era ritenuta troppo potente.
Tale operazione coinvolse in primo luogo la C.I.A., il servizio segreto statunitense, oltre che apparati militari, organizzazioni di estrema destra, partiti politici e movimenti di guerriglia anticomunisti sudamericani. Tutte queste organizzazioni furono utilizzate come strumento, in svariati stati, per rovesciare governi anche eletti democraticamente come quello di Salvador Allende in Cile. Furono stanziate sostanziose somme per portare a termine questo massiccio piano politico, poiché gli interessi economici in gioco erano alti, vista la ricchezza, soprattutto di materie prime, dell'America Meridionale. La C.I.A. fornì sempre e comunque sostegno, copertura, assistenza e denaro ai servizi segreti golpisti sudamericani, nonché addestramento presso il Western Hemisphere Institute for Security Cooperation e anche negli Stati Uniti.
Le procedure per mettere in atto questi piani furono di volta in volta diverse, tutte però ebbero in comune il ricorso sistematico alla tortura e all'omicidio degli oppositori politici. Spesso ambasciatori, politici o dissidenti rifugiati all'estero furono assassinati anche oltre i confini dell'America Latina. Alcune fra le nazioni coinvolte furono Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay, Uruguay e Venezuela.
Nel 1992 il giudice paraguaiano José Augustín Fernández scopri, durante un'indagine in una stazione di polizia di Asunción, archivi dettagliati che descrivevano la sorte di migliaia di sudamericani segretamente rapiti, torturati ed assassinati tra gli anni settanta e ottanta dalle forze armate e dai servizi segreti di Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile. Gli archivi contavano 50.000 persone assassinate, 30.000 scomparse (desaparecidos) e 400.000 incarcerate. Questi archivi, universalmente ritenuti veritieri e attendibili, riferivano del coinvolgimento, in questa enorme operazione repressiva e di vero e proprio sterminio, anche dei servizi segreti di Colombia, Perù e Venezuela. Tali documenti, per le atroci rivelazioni in essi contenute, furono denominati Archivi del terrore.

martedì 17 aprile 2012

Elezioni al Civ di Caracas, le due liste erano quasi identiche

di Monica Vistali

CARACAS - Il Centro Italiano Venezuelano di Caracas ha un nuovo Presidente. Si tratta di Pietro Caschetta, candidato della Lista 1, che con 680 voti contro 410 ha sorpassato il suo concorrente, Mario Stifano. Governerà il sodalizio per il biennio 2012-2014 a partire dal prossimo 12 maggio, giorno in cui prenderà il posto dell’industriale Mauro Chiavaroli, che lascia dopo due mandati consecutivi.
Nella lista compaiono: Antonio Pucillo (primo VicePresidente); Vincenzo Mazzone (secondo VicePresidente); Antonio Mucci (Segretario); Hugo Travaglini (ViceSegretario); Marlene Casciano (Tesoriere); Giovanni Capanelli (ViceTesoriere). I Direttori sono: Pasquale Di Pasquale, Angelo Ferzola, Andrea Capuzzi, Roberto Murrocu, Alberto Inglese, Vicente Isabella, Aldo Pace, Nicolino Taddeo, Antonio Touza e Oscar Timpanaro.
Quello che ha colpito gli elettori è la composizione delle due liste, integrate quasi interamente dalle stesse persone. Nella Lista 2, infatti, tranne l’aspirante Presidente Mario Stifano, Giuseppe Volpe come secondo VicePresidente, Angelo Ferzola, Mauro Ferrara e Ana Rosa Cardone come Direttori, i soci che aspiravano alle cariche direttive sono esattamente gli stessi che appaiono nella Lista 1, quella vincitrice. In parole povere, a prescindere dalla Lista che sarebbe risultata come la più votata, 12 persone sarebero comunque diventate parte della nuova Giunta Direttiva del Centro Italiano Venezuelano.
Inoltre, sono numerosi i nomi che si ritrovano anche nella Giunta di Mario Chiavaroli. L’industriale Mazzone resta, come nel passato biennio, secondo VicePresidente, Mucci Segretario. L’economista Casciano resta Tesoriere e l’ingegnere meccanico Travaglini il suo Vice. Si confermano infine come Direttori l’industriale Pace e il commerciante Capuzzi.
Insomma, sembra che tra i quasi 5 mila soci del sodalizio, siano davvero pochi quelli che vogliono impegnarsi...
Le elezioni, cui hanno partecipato 1109 votanti (19 i voti nulli) si sono tenute lo scorso 14 e 15 aprile. La Commissione elettorale era formata da Andrés Perillo, Tommaso Caputo e Giovanni Laveglia. Nella stessa giornata sono stati scelti anche i membri del ‘Tribunal Disciplinario y Comisarios’.

Ha 19 anni l'assassino di Libero Iaizzo, manager della band 'Caramelos de Cianuro’

CARACAS – Funzionari del CICPC (Corpo di investigazioni scientifiche, penali e criminalistiche) ascritti alla Divisione nazionale di investigazioni di omicidio e a quella contro Estorsione e sequestri, hanno catturato l’autore materiale dell’omicidio dell’italo-venezuelano Libero Richard Iaizzo Alcántara, manager del gruppo musicale ‘Caramelos de Cianuro’. L’assassinio del 35enne risale al 23 marzo scorso.
In manette è finito Girbert Gabriel Bolívar, 19 anni, arrestato durante un’operativo nella parte alta di San Agustín del Sur, a Caracas. Detenuto anche Adán Jesús Orozco, 21 anni, che avrebbe ricevuto il denaro richiesto ai famigliari di Libero Iaizzo per la sua presunta liberazione.
Il Direttore del Cicpc, il commissario José Humberto Ramírez, ha spiegato che a Guarenas, stato Miranda, durante l’arresto di Francisco Antonio Lara Castillo era stata recuperata un’arma da fuoco marca Smith Weesson 9mm, che sottoposta all’esame balistico è risultata essere l’arma usata nel’omicidio del manager. È infatti risultata compatibile con il proiettile ritrovato nell’automobile dove sequestrarono la vittima.
È latitante Carlos Alfredo Calderón, noto come ‘el Vampi’, che non si trovava nella sua casa all’arrivo degli agenti.
Il commissario Ramírez ha evidenziato che grazie all’eccellente lavoro del CICPC si è riusciti a smantellare la pericolosa banda, conosciuta come ‘Los Miserables’ (i Miserabili, ndr), che agiva nella zona est della città di Caracas e in alcuni settori dello stato Miranda. Ha poi aggiunto che gli integranti del gruppo risultano implicati in numerosi sequestri express effettuati negli ultimi mesi, così come nell’omicidio di un commerciante e di due funzionari del CICPC.
Sabato è stato rilasciato a Coche, Caracas, Umberto Pisapia, cittadino italiano di 43 anni residente a Los Teques, rapito due giorni prima (per la seconda volta) mentre ritornava a casa con due dipendenti del negozio di ferramenta (Fetiplom) di sua proprietà. Nel 2009 era stato sequestrato il fratello Massimiliano.
Si attende nel frattempo la liberazione di Edgar Alexander López Araque, cittadino venezuelano di 38 anni sposato con una italiana, rapito a Merida. Edgar è proprietario della tenuta Santa Teresa, nel municipio Sucre della città andina.

lunedì 16 aprile 2012

Il rastafari italiano ‘Alborosie’ al festival reggae più grande del Venezuela


CARACAS - Il noto cantante italiano Alberto D'Ascola, meglio conosciuto come 'Alborosie’, si esibirà il 5 maggio a Maracay come invitato speciale all’evento reggae più grande del Venezuela, il ‘Full Reverberancia’, quest’anno alla sua terza edizione.
Alborosie, rastafari dal sangue siculo-calabro-pugliese naturalizzato in Giamaica, si esibirà sul palcoscenico del Parque Carlos Raúl Villanueva per presentare con la sua band “The Shengen Clan” il suo nuovo album “2 Times Revolution”, che ha dedicato “a tutti i ribelli del mondo”. Oltre a Alborosie, ex leader e fondatore della band “Reggae National Tickets”, al festival anche le performance di altri importanti gruppi reggae del panorama venezuelano e internazionale tra cui i “Nuevas raices”, gli “Alto Klibre Consciente” di Caracas, i giamaicani della “Negus Crew” e il valenciano “Sector Cocoman”. Immancabile la presenza di Dj Lion e Dj Rudeboy, speaker del programma Planeta Reggae, e quella di VJ Rafa Dread per la parte visuale.

Alberto D'Ascola, classe 1977, nasce a Marsala ma si trasferisce presto a Milano e poi, a 14 anni, a Bergamo, dove inizia la sua carriera musicale. Fonda la band “Reggae National Tickets” con cui partecipa al Reggae Sumfest, uno dei più importanti festival reggae che si tiene tutti gli anni in Giamaica.
Il suo primo singolo, “Dash Me Away" viene pubblicato nel 2003, mentre il suo primo album da solista, “Soul Pirate”, esce nel 2008, aperto da un intro di uno dei più affermati reggae deejay del mondo: David Rodigan.

Nel 2009 Alborosie torna in Italia per presentare il suo nuovo disco, dal titolo più che evocativo “Escape from Babylon”, e l’anno seguente inizia un tour mondiale che prevede date inedite in Messico e sette date in California per la definitiva consacrazione nel mercato USA. In contemporanea pubblica l'album “ Escape From Babylon To The Kingdom of Zion” con un inedito featuring con David Hinds, storico leader del gruppo reggae “Steel Pulse” e vincitore di un Grammy Award nel 1986. Nel 2010 esce "Dub Clash", album interamente registrato e mixato a Kingston, in Giamaica.
L’anno scorsopartecipa al M.O.B.O. (Music of Black Origin) Awards nella categoria "Best Reggae Act 2011", tra i massimi riconoscimenti a livello mondiale per artisti reggae e black music. Trionfa sul palco di Glasgow vincendo il prestigioso premio e superando candidati di fama mondiale come Nas, Damian Marley, Mavado, Khago, diventando così il primo artista bianco a vincere un premio dedicato alla musica Black e  consacrandosi definitivamente tra i maggiori esponenti della scena reggae mondiale.
I suoi pezzi vengono suonati dai Sound System di ogni parte del mondo; il rispetto guadagnato sull'isola e la bravura come artista e produttore (fonda l’etichetta indipendente “Forward Recordings” con Jon Baker, ex componente della Island Records, che lanciò Bob Marley in tutto il mondo) lo portano a collaborare con altri artisti reggae del calibro di Gentleman, Sizzla, Mykal Rose, Jah Cure, Luciano, Ky-Mani Marley, Poul.
M.V.

mercoledì 11 aprile 2012

IIC, conferenze sul teatro italiano. Oggi in scena Pirandello


CARACAS – È in calendario per oggi alle 18.30 il secondo appuntamento del ciclo di conferenze sulla storia del teatro italiano organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Caracas. Al centro della conferenza tenuta dalla Dr.ssa Patrizia Linossi “La grande drammaturgia di Luigi Pirandello”, che fa seguito all’incontro dedicato a “l’illustrissimo Carlo Goldoni e il teatro moderno italiano”, svoltosi a fine gennaio.
Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) fu un drammaturgo, scrittore e poeta, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934.
“Liolà”, “La giara”, “Il berretto a sonagli”, “Pensaci, Giacomino!”, “Così è (se vi pare)”, “Il piacere dell’onestà” sono i lavori più significativi del periodo 1915-20, ma è nel 1921 – anno della prima rappresentazione dei “Sei personaggi in cerca d’autore” – che la fama di Pirandello varca i confini nazionali, con il consenso unanime di pubblico e critica. Da ricordare, ancora, i drammi “Vestire gli ignudi” (1923) e “L’amica delle mogli” (1927), dedicati a Marta Abba.
I tratti salienti dell’arte di Pirandello si presentano sin dalle sue prime prove narrative: se già nel romanzo breve “Il turno” il gusto dell’autore siciliano per il grottesco corrosivo risulta evidente, ne “L’esclusa” si precisa una visione dell’uomo prigioniero delle convenzioni e smarrito nel dedalo di una verità proteiforme. Tali concetti trovano definitiva sistemazione ne “Il fu Mattia Pascal” e vengono integrati dalle riflessioni contenute nel saggio “L’umorismo” (1908), incentrato sui problemi della creazione artistica.
Se “I vecchi e i giovani” segna un ritorno ai canoni del verismo, nel confronto tra illusioni risorgimentali e scorciatoie cercate dalle nuove generazioni, in “Suo marito” e “Si gira” si fa più pessimistico il suo sguardo sull’umanità, ingabbiata nella finzione ed impossibilitata a decrittare il reale. Uguali tematiche si riscontrano nelle sue novelle, raccolte sotto il titolo “Novelle per un anno”, e nel suo ultimo romanzo “Uno, nessuno e centomila”.
Sede dell’Istituto (Av. San Juan Bosco, tra la 5ta e la 6ta trasversale di Altamira, Caracas). Prenotazioni: com.iiccaracas@esteri.it. Per maggiori informazioni, IIC: 0212.2679143 / 0121.2670440. Entrata libera.