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mercoledì 28 luglio 2010

E’ di origini italiane la prima trans della tv venezolana - Intervista maggio 2009

di Monica Vistali

CARACAS - Mi apre la porta Giannina Cadenas, una ragazza di origini italiane, bellissima ed elegante. Sorride e sembra molto indaffarata. “Sto preparando due nuovi progetti per la televisione” mi spiega mentre guarda lo specchio dietro di me per aggiustarsi un po’ i capelli.
Giannina ha le unghie e il seno artificiali. Niente di strano per una giovane donna del piccolo schermo latinoamericano. Ma a differenza di tutte le altre ragazze in tv, lei ha un pene che per ora non intende eliminare.
“Sono una pioniera - mi dice con soddisfazione -. Sono la prima transgender a condurre un programma televisivo in Venezuela, “La Brujula sexual”. Resterò nella storia del mio Paese e questo mi riempie d’orgoglio”.
Giannina sa di essere fortunata. Ha un buon lavoro, una famiglia che ha accettato la sua “sessodiversità” ed un fidanzato, da ben sette anni. E’ l’esempio di come la parola “trans” non sia necessariamente un’icona morbosa o un sinonimo di “prostituta”.
“I miei genitori non si aspettavano questo da me, non erano preparati. Ma, con l’aiuto di uno psicologo, sono stati in grado di appoggiarmi in tutto. Se avessero reagito in modo diverso, se mi avessero rifiutato o abbandonato, sarei diventata una persona vulnerabile, debole. Sarei finita per strada, avrei abbandonato tutti i principi e i valori in cui credo”.
Ecco, a quel punto, la voce di chi ce l’ha fatta: fa eco a chi non ha voce. “Siamo esseri umani, come tutti. Ma per il solo fatto di essere noi stessi la comunità spesso ci condanna e ci travolge. Ti senti solo, inaccettato, depresso. Perdi la sicurezza in te stesso, l’autostima. E così, in un attimo, puoi cadere nella tossicodipendenza. Se a questo si aggiunge il fatto che il percorso medico per il processo di transito è altamente costoso e per noi è molto difficile trovare un impiego - aggiunge -, si capisce perchè molti transessuali e transgender lavorano sui marciapiedi. Quando in realtà potremmo, in quanto persone normali che siamo, fare qualsiasi lavoro”.
Giannina non ha torto. Per tutti, purtroppo, un transessuale allo sportello di una banca o al supermercato sarebbe una novità. Molto piu comodo pensare al trans in strada, o in uno streap club.
Con il suo programma irriverente, dedicato alla sessualità in tutte le sue forme, Giannina ha lottato contro gli “alti indici di discriminazione che ancora oggi pendono sulla vita di chi non rientra nei confini della società eterosessista dominante”. Ha combattuto per “eliminare la croce portata da tutti coloro che, per vivere, sono costretti a camminare per strada in giacca e cravatta e dentro si sentono infelici”.
Alla base della sterile tolleranza diffusa in questo momento storico nei confronti della diversità sessuale, “ben lontana dalla vera accettazione sociale”, secondo Giannina c’è una profonda ignoranza e una forte difficoltà a parlare della propria sessualità.
“Bisogna reinventare l’educazione, potenziarla. Sono stufa della gente che, per confermare la leggenda della particolare ‘dotazione’ dei trans, mi chiede quanto misura il mio pene. Bisogna far capire che essere transessuali non è una malattia, ma una semplice condizione di dissociazione tra anima e corpo, tra sesso biologico e psicologico”. Giannina è risoluta nella sua volontà: “Si deve eliminare dalla diversità sessuale e di genere la coltre morbosa che la circonda e la trasforma in qualcosa di negativo e sporco a livello sessuale, quando invece contempla rilevanti aspetti psicologici ed affettivi. Bisogna spiegare qual’è la differenza tra un transessuale ed un transgenero, illustrare il percorso di transito da un punto di vista medico, far capire che un uomo attratto da una transessuale non è gay. Quest’uomo cerca infatti la figura femminile. Bisogna poi chiarire la distanza che intercorre tra anosessualità e omosessualità. La gente - continua la conduttrice - deve avere un panorama chiaro di ogni orientamento affettivo e sessuale, a 360 gradi, e per far questo dobbiamo parlare e mostrare che esistiamo. Qui, non su un altro pianeta. La gente crede che dato che il mondo è configurato in un certo modo, non ci possono essere varianti. Eppure eccoci qui, in bella mostra, come tanti nella storia”.
C’è molto per cui lottare. Il percorso umano, per un sessodiverso, è arduo e spesso pieno di sofferenza. Fin dai primi anni di vita: “Quando sei piccola i vestiti che ti mettono ed i giochi che ti regalano non ti piacciono - racconta Giannina -. Già a cinque anni capisci che la realtà esterna non è quella che hai nella tua testolina, nel tuo piccolo mondo. E che sei costretta a seguire una strada per il solo fatto di avere un pene”.
Crescendo, le cose diventano ancora piu difficili: “Durante l’adolescenza sei in un tragico limbo e ti chiedi chi sei. La gente attorno ti osserva e ti giudica. I compagni di classe ti prendono in giro dandoti dell’omosessuale quando in realtà tu sai che non sarai mai gay perchè semplicemente ti senti una donna, non un uomo”.
“E quando finalmente decidi di ‘diventare chi sei’ - prosegue Giannina - tremi per la paura. Temi la reazione della famiglia e degli amici, temi di non piacerti dopo un’operazione, temi per la tua salute, temi di restare sotto i ferri, temi al pensiero di vivere il resto della tua vita come un discriminato ed un segregato, inaccettato, solo. A causa di tutti gli omofobici e transfobici, vittime di un meccanismo incosciente che li porta a coprirsi le spalle di fronte al nuovo che non conoscono, a ciò che gli fa paura e li attrae. Hanno paura di essere toccati da quella debolezza della carne che nella nostra cultura è qualcosa di assolutamente negativo”.
Soprattutto in un Paese come il Venezuela governato dalle leggi della bellezza, sono particolarmente acute le difficoltà per le transessuali femminili. Come ci fa notare Giannina, “se ad un transessuale maschile spesso basta tagliarsi i capelli e adottare una postura particolare per sentirsi a proprio agio, non dare troppo nell’occhio e quindi sentirsi piu accettato, le transessuali femminili non particolarmente aggrazziate o affascinanti soffrono terribilmente: sono la categoria piu maltrattata ad ogni livello. Alla fine - si rammarica - quello che si approva è il bello, il gradevole esteticamente”.
A livello generale, per i transessuali restano intatte le remore a confessare la propria sessodiversità a familiari ed amici; gli inarrestabili episodi di violenza verbale e fisica a causa della transfobia; la pratica diffusa di ‘confinare’ il partner transessuale o transgenero in una sfera di clandestinità perchè, come ci spiega Giannina, “l’altro ha paura di mostrarsi in pubblico e quindi, anche se desidera una relazione stabile, non si sbilancia”.
Ma fortunatamente anche la nostra società è in transito: i giovani non hanno più eccessive difficoltà ad accettare la propria diversità; alcuni Paesi come Spagna, Colombia e Cile hanno iniziato a riconoscere la possibilità di cambiare nome sui documenti, la comunità trans è sempre piu visibile e preme in ogni parte del mondo per vedere rispettati i propri diritti di cittadini.
Essere riconosciuti come cittadini votanti e con pieni diritti è fondamentale per far sì che non solo la forma attuale della società sia un ostacolo. Anche la legge dello Stato, infatti, può configurarsi come un impedimento notevole per la vita quotidiana di un transsessuale o di un transgender. Un Paese che non riconosce il tuo percorso di vita è, infatti, un Paese che può non accettarti in una clinica perché il tuo corpo non rispecchia ciò che c’è scritto sui documenti, un Paese che legittima il caos quando una transgenero desidera utilizzare la toilette per signore o deve entrare in un reparto ospedaliero maschile o femminile; un Paese che ti costringe a raccontare e certificare qualcosa di assolutamente intimo ogni qualvolta devi utilizzare un passaporto o una carta di credito.
Un paese che viola la privacy di una minoranza per cui non esistono leggi di tutela.
Ma il risvegliarsi è generale ed il momento storico è perfetto per una lotta su tutti i fronti. Certamente, come si auspica Giannina, “c’è bisogno di un’unione profonda tra tutte le associazioni civili a livello globale, che portano avanti la loro lotta separatamente mentre dovrebbero fondersi e combattere come fronte unico”.
Nel frattempo, facciamo gli auguri a Ruben, un transessuale spagnolo che aspetta due gemelli in arrivo a settembre, frutto di un’inseminazione artificiale.

Colombia, si rompe il silenzio sui paramilitari, fossa comune con 2 mila corpi

Il ‘Movimiento de Víctimas en Colombia’ ha registrato più di 75 stragi con oltre 4 mila vittime. La testimonianza di un contadino: “Tagliavano le persone e le seppellivano a pezzi”

BOGOTÀ - I contadini colombiani della zona nord di San Onofre, nella zona Sucre, hanno rotto il silenzio denunciando ai media i massacri dei paramilitari che hanno subito negli ultimi dieci anni. Il ‘Movimiento de Víctimas en Colombia’ ha registrato più di 75 stragi con oltre 4 mila vittime, molte sepolte in fosse comuni, mentre molti sfollati non sono mai ritornati nelle loro case a causa dell’insufficienza di garanzie offerte dallo stato.
Vari abitanti della zona hanno testimoniato di assassini e mutilazioni, così come di incendi appiccati dai paramilitari per cancellare qualsiasi prova.
“Facevano un piccolo buco, tagliavano le persone e le seppellivano a pezzi” ha denunciato a TeleSur Jauiro Arnda, contadino. La corrispondente di TeleSur in Colombia, Angie Camacho, ha raccontato che vari contadini stanno esortando i compagni a denunciare tutto sulle stragi, anche se minacciati di morte. “Diciamo alla comunità internazionale la crisi umanitaria che si vive realmente in questa regione” ha aggiunto Eder Torres, abitante della zona.
Diversi famigliari di leader assassinati esigono dal governo colombiano una commissione che investighi sui fatti che accadono da più di un decennio in queste località ma sono convnti della complicità che lega autorità e paramilitari.
La senatrice Gloria Inés Ramírez, per il Polo Alternativo, ha affermato che “qualificando come terroristi le vittime e i difensori dei diritti umani, il governo dice alla sue truppe ufficiali che siamo obiettivi militari”. E ha aggiunto: “Non si è mai sentita nei discorsi presidenziali una sola linea di condoglianze per le vittime”.
Intanto, una delegazione di Europa e Stati Uniti, con in testa sei eurodeputati, ha certificato lo scorso venerdì, dopo un’udienza pubblica a Macarena, l’esistenza di una fossa comune con due mila cadaveri non identificati. “Sono guerriglieri morti in combattimento”, hanno dichiarato fonti ufficiali. Gli attivisti dei Diritti Umani colombiani chiedono che questa, la fossa comune più grande dell’America latina, venga investigata. La certificazione della fossa accredita quanto andavano da tempo denunciando alle autorità colombiane i contadini del luogo e gli abitanti del circondario.
I militari dell’esercito usano ammazzare persone innocenti, anche ragazzi, dopo averli condotti centinaia di chilometri da casa, e dopo averli travestiti da guerrilleri delle Farc, con tanto di fucile in mano. Un macabro rituale, quello dei cosidetti “falsi positivi” per ottenere promozioni e licenze premio, oltre a più soldi dal Plan Colombia.
I contadini di Macarena sono vittime di un conflitto armato dal 2003, reso più acuto con l’arrivo del ‘Plan Colombia’ promosso dagli Stati Uniti per lanciare una presunta guerra contro il narcotraffico e il crimine organizzato.
Dopo la visita degli osservatori degli Usa e dell’Ue, il ministero degli Esteri colombiano ha dichiarato che non esistono fosse comuni nella zona e il più importante quotidiano del paese, El Tiempo, i cui maggiori azionisti sono sia il neo eletto presidente Juan Manuel Santos nonché ex ministro della Difesa, sia suo cugino Francisco Santos attuale vicepresidente, hanno ignorato completamente la notizia.

Dall'Abruzzo al Venezuela 80 mila euro per polizze sanitarie

Di Monica Vistali

CARACAS - Già la prossima settimana arriverà una parte degli 80 mila euro stanziati martedì dal Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (Cram) e destinati ai corregionali in Venezuela che necessitano una polizza sanitaria ma versano in situazione di forte disagio economico.
Questa prima parte di finanziamento, ci spiega Riccarco Chiavaroli, consigliere regionale del Pdl e componente del Cram, “servirà ad aprire il conto corrente che sarà legalmente affidato alla Fondazione Abruzzo Solidale, la quale ha fatto richiesta del finanziamento ed ha attivato la procedura. La Fondazione - prosegue Chiavaroli - dovrà poi coordinarsi con tutte le altre associazioni del Venezuela per individuare i corregionali più bisognosi e stilare un elenco con i nomi degli abruzzesi cui stipulare le polizze sanitarie. Solo a quel punto, il gruppo di lavoro del Cram provvederà all’erogazione completa del denaro”.
Un lavoro in concerto, quindi, come assicurato dal Presidente della Fondazione Abruzzo Solidale, Amedeo Di Lodovico. “Convocheremo tutte le associazioni abruzzesi e molisane del Paese - afferma - per scegliere i beneficiari del finanziamento e gestire il tutto in forma onesta, comunitaria e trasparente”. Una puntualizzazione importante, date le continue diatribe che separano tra le associazioni regionali, soprattutto la Fondazione Abruzzo Solidale e la Federazione delle Associazioni Abruzzesi.
Anche la sedi diplomatiche italiane sono state e saranno chiamate in causa dal progetto. Come spiega Chiavaroli, “l’Ambasciata ha svolto un grande lavoro di verifica della fattibilità del finanziamento e della validità delle associazioni abruzzesi ed ora - come annunciato martedì dal Consigliere politico Alberto Pieri - avrà certamente un ruolo di supervisione” e controllerà che i destinatari dei fondi non siano favoriti già da altri contributi statali. Per quanto riguarda il Consolato generale, se Chiavaroli afferma che "non avrà nessun compito" e che il finanziamento non sarà dato alla sede consolare perchè "i beneficiari i passato si sono dimostrati reticenti a richiedergli soldi", Di Lodovico auspica la presenza di “una figura di riferimento incaricata di aiutare Abruzzo Solidale ad accertare l’effettiva ‘abruzzesità’ dei potenziali beneficiari e la loro situazione economica”.
Certamente 80 mila euro non saranno sufficienti a soddisfare in toto le esigenze della comunità abruzzese nel Paese. Come ci ricorda Di Lodovico e come dichiarato in passato dal Console generale Giovanni Davoli, infatti, il costo di un’assicurazione sanitaria Rescarven “non è più quello di una volta”. Ma Chiavaroli assicura che, con il suo gruppo di lavoro, cercherà in futuro di far arrivare in Venezuela nuovi finanziamenti.
Oggi il gruppo di lavoro del Cram spedirà alla Fondazione Abruzzo Solidale e di riflesso a tutte le associazioni abruzzesi riconosciute una lettera d’istruzioni in cui si spiegherà nel dettaglio il procedimento da seguire per ricevere i fondi stanziati.
La Fondazione Abruzzo Solidale è nata da un’idea dell’ex Presidente del Cram, Donato Di Matteo, con la precisa finalità di portare aiuto sanitario ai corregionali in difficoltà economiche.
La richiesta di un fondo economico per abruzzesi in condizione di disagio presentata in un primo momento dalla Fondazione, venne accantonata temporaneamente a cavallo del noto ‘buco sanitario’ abruzzese. Dopo il il cambio della guardia dei vertici politici regionali, è stato ripreso il progetto con cui ora alcuni emigranti potranno godere finalmente di adeguate cure assitenziali, mediche e farmaceutiche.

giovedì 22 luglio 2010

Colombia e Venezuela, rotte relazioni diplomatiche

Un contadino ucciso dai paramilitari in Colombia
Parlando all’OEA, l’ambasciatore colombiano ha presentato presunte prove della presenza di guerriglieri e paramilitari in suolo venezolano. Matos: “Falsi positivi che rientrano in un progetto d’invasione”. Vivas, AN: “dimostrazione di spirito bellicista”

di Monica Vistali

CARACAS - “Non ci resta altro che rompere totalmente le relazioni diplomatiche con la Colombia”. Così ha affermato il presidente Hugo Chávez dopo la sessione straordinaria dell’OEA di ieri durante la quale l’ambasciatore colombiano Luis Alfonso Hoyos ha mostrato le presunte prove della presenza di guerriglieri e paramilitari in suolo venezolano. Il diplomatico ha anche proposto la costituzione di una commissione internazionale che entro trenta giorni accerti l’esistenza di gruppi armati nel territorio, rifuitata dalla controparte.
Secondo l’ambasciatore venezolano all’OEA, Roy Chaderton Matos, le prove presentate dall’omologo colombiano sono “senza fondamento”, “confuse e imprecise”. “Non ci sono evidenze, non ci sono prove, sono fotografie scattate non si sa dove e molte sono discutibili” ha affermato. Della stessa idea la presidente dell’AN, Cilia Flores, secondo cui le foto e i video presentati, dove si vedono guerriglieri, “dimostrano solo un problema interno della Colombia”.
Matos ha poi sottolineato che molte delle zone indicate dal governo colombiano sono già state ispezionate da funzionari venezolani che hanno dimostrato come questi non siano mai stati utilizzati come campamenti da forze straniere. Si tratterebbe, secondo il diplomatico, di “fantasias garciamarquianas” che quando arrivano alla politica e alle relazioni bilaterali “creano un danno tremendo”, “falsi positivi che rientrano in un progetto di invasione militare del Venezuela”.
Secondo il vicepresidente dell’AN, Dario Vivas, la condotta del governo colombiano dimostra uno “spirito bellicista”, mentre “il presidente Chávez ha sempre dimostrato la sua vocazione pacifista, con l’accettazione in suolo venezolano di milioni di colombiani sfollati a causa della guerra. Più di 4 milioni di colombiani vivono in pace in Venezuela e non pensano di tornare nel loro Paese”.

mercoledì 21 luglio 2010

Erano poliziotti gli assassini di Marcos Tassino

Il presidente di origini italiane del Centro Uruguayo Venezolano di Caracas sarebbe stato ucciso da funzionari della Polizia Metropolitana, che l'avrebbero intercettato organizzando con altri agenti un finto posto di blocco.

di Monica Vistali

CARACAS - Il ‘Cuerpo de Investigaciones Penales y Criminalísticas’ ha arrestato due degli assassini di Marcos Osvaldo Tassino Asteazu, 67 anni, presidente di origini italiane del Club Social Centro Uruguayo Venezolano. In manette Pedro Emilio Ramírez Punchilupi, 32 años, e l’agente Atilio José Fermín Echezueria, entrambi funzionari della Polizia Metropolitana.
Secondo la ricostruzione, Ramírez Punchilupi avrebbe organizzato con altri agenti di polizia un ‘posto di blocco fantasma’ lungo la strada principale de Los Ruices, con l’intenzione di intercettare Tassino e derubarlo dei contanti raccolti in serata tra la collettività uruguaiana.
Alla vista del posto di blocco Tassino, che si dirigeva a casa in macchina con la moglie, si sarebbe fermato per fornire i documenti. Nello stesso istante, i delinquenti avrebbero raccolto velocemente i coni segnaletici e assalito l’automobile di Tassino, ordinando alla vittima di mettersi in marcia in direzione di Caurimare. Durante il tragitto, gli assassini avrebbero intimato al presidente del Club Uruguayo di consegnare il denaro, che però non aveva con sè. A quel punto, avrebbero cambiato veicolo e si sarebbero diretti al Club, nella zona Los Chorros, dove avrebbero iniziato a picchiare Tassino per convincerlo a rivelare la posizione del denaro. Le lesioni provocarono però lo spegnimento del peacemaker cardiaco e il conseguente decesso della vittima per infarto. Gli assassini si sarebbero quindi dati alla fuga, non senza prima rubare due televisori al plasma appartenenti al Club.
Punchilupi e Echezueria sono stati identificati attraverso i video di sicurezza installati all’interno del centro uruguayo.
Il direttore del Cicpc ha rivelato che presto ci saranno altri arresti. La polizia è infatti sulla pista di altri tre soggetti che avrebbero partecipato all’omicidio.

martedì 20 luglio 2010

“Mediterráneo y Caribe”, mari e culture in poesia

L’IIC ha presentato al pubblico il volume contenente i componimenti selezionati dal poeta Davide Rondoni. Al centro il mare come luogo d’incontro di civiltà, idee ed esperienze. Presenti gli autori

di Monica Vistali

CARACAS – Due mari che si offrono come convergenza di esperienze e culture nelle poesie selezionate dal noto poeta Davide Rondoni e raccolte nel libro “Mediterráneo y Caribe”, presentato giovedì sera nella Sala Cabrujas della ‘Fundación Cultural Chacao’ alla presenza di alcuni autori.
Il volume è il risultato di un progetto iniziato nel 2007 che ha visto la partecipazione di Istituto Italiano di Cultura, Università di Bologna, Fundapatrimonio e Dipartimento di lingua italiana della Ucv. L’idea iniziale era quella di valorizzare attraverso la poesia le affinità comuni ai popoli ‘caribeñi’ e mediterranei, riflettendo sull’apporto positivo degli incontri tra culture diverse. Tanti poeti, tra cui numerosi italo-venezolani, si erano presentati con le loro poesie davanti al romagnolo Rondoni, per l’occasione selezionatore e giudice.
- L’iniziativa è scaturita anni fa dall’interesse venezolano per la poesia - dichiara alla Voce la direttrice dell’IIC, Luigina Peddi - e dalla serie di affinità culturali e storiche che Italia e Venezuela condividono. L’IIC ha voluto dar seguito alla proposta raccogliendo i componimenti scelti. Poesie di buon livello, alcune ottime.
Un volume di ampio respiro, che spazia dalle esperienze personali sino ai grandi temi dell’emigrazione, della paura del nuovo. Al centro di tutto, rotte marittime come luogo ideale d’incontro: non solo relazioni commerciali ma anche scambi di lingue ed idee che hanno sviluppato la curiosità intellettuale dei popoli protagonisti.
- Il nostro mare - spiega Peddi - è stato accentratore e propulsore di culture, il ‘Caribe’ crocevia di civiltà che si sono susseguite e mescolate. La cultura globalizzata - dichiara - c’è sempre stata.
Durante la serata, che ha riscosso un grande successo di pubblico, quattro finalisti sono stati chiamati sul palco a leggere i propri componimenti. Il pubblico ha ascoltato attentamente ‘La cama’, poesia vincitrice di Eleonora Requena e le rime degli altri poeti sul podio: Alda Rippi, Reinaldo Bello Guerrieri, Isaidi Vega, Ruth Hernandez Buzcan.
- All’inizio il pubblico provava un certo timore reverenziale nei confronti degli artisti - racconta la direttrice dell’IIC - perchè la gente non è più abituata ad ascoltare le emozioni. Inoltre la poesia è un linguaggio controcorrente che si scontra con la sovrabbondanza di parole ed informazioni che ci bombardano quotidianamente. Bisogna concentrarsi, sforzarsi di capire, interpretare ogni termine.
Dopo la proclamazione delle opere, il pubblico ha potuto confrontarsi con i poeti in un dialogo diretto.

domenica 11 luglio 2010

Trapianto di midollo osseo, l’Italia tende la mano al Venezuela

Tre nuovi ospedali italiani per curare gratuitamente i bambini venezolani che hanno bisogno di trapianto del midollo osseo. Questo il nucleo dell'accordo firmato martedì tra Pdvsa Salud, l'onlus Ftmo e Regioni italiane, a riprova di come la cooperazione tra Italia e Venezuela non si limiti solo a petrolio ed infrastrutture. Grazie a questa rete di cooperazione, già 120 giovani venezolani hanno potuto beneficiare di un'operazione di trapianto di midollo osseo in Italia totalmente gratuita. La collaborazione con le tre città si aggiunge a quella giá esistente con le regioni Toscana, Lazio e Umbria, che partecipano offrendo le proprie strutture ospedaliere e percorsi di formazione specifica ai medici venezolani. A breve parteciperanno anche 4 ospedali della regione Lombardia.

di Monica Vistali

CARACAS - Non solo petrolio ed infrastrutture. Italia e Venezuela collaborano anche nell’ambito della salute, con progetti contenuti ma efficaci, capaci di salvare le vite di molti bambini ed adolescenti. A confermarlo la firma di martedi negli spazi di Pdvsa Salud, con cui tre ospedali di Padova, Bologna e Genova sono entrati a far parte dell’accordo di cooperazione vigente tra la Fundación para el Trasplante de Médula Ósea di Maracaibo (Ftmo), Pdvsa Salud e Regioni italiane: un accordo grazie al quale già 120 giovani venezolani con patologie oncologiche e ematologiche hanno potuto beneficiare di un’operazione di trapianto di midollo osseo in Italia totalmente gratuita.
La collaborazione con le tre città si aggiunge a quella già esistente con le regioni Toscana, Lazio e Umbria (a breve si uniranno al progetto anche quattro cliniche della regione Lombardia) che partecipano offrendo le proprie strutture ospedaliere e percorsi di formazione specifica ai medici venezolani.
Presenti all’incontro il Primo Consigliere dell’Ambasciata d’Italia, Alberto Pieri, il presidente di Pdvsa Salud, Dott. Dario Merchán, la presidente della Ftmo, Mercedes Álvarez, con la direttrice generale della Fondazione, Enrica Giavatto, di origini siciliane, e la responsabile degli affari del Venezuela in Italia, Yvelise Martínez.
- Nell’ambito delle relazioni tra i due Paesi, dal protocollo d’intesa del 2006 all’accordo intergovernativo siglato dalla II Commissione mista, il tema della salute non è mai stato dimenticato - spiega alla Voce il Primo Consigliere Alberto Pieri - e come Ambasciata vogliamo istituzionalizzare e rafforzare ancora di piu la cooperazione in atto, sviluppando però le capacità del Venezuela nell’operare autonomamente, soprattutto nel settore pubblico. Al momento - prosegue - ci sono solo due ospedali nel Paese per il trapianto di midollo osseo, decisamente insufficienti rispetto alla domanda.
Le due strutture venezolane di cui parla il diplomatico, quella privata della capitale, l’Hospital de Clínicas e quella pubblica di Valencia, la Ciudad Hospitalaria Enrique Tejera (che ha chiuso il 2009 con 38 operazioni), operano solo trapianti di midollo a compatibilità familiare. Qui entra in gioco l’accordo. Leucemia, cancro, malformazioni congenite. La fondazione, una onlus a contatto con gli ospedali venezolani, viene a conoscenza dei casi più gravi, soprattutto bambini di estrazione umile che non hanno la possibilità di curarsi in Venezuela e cerca i donatori all’estero. Organizza il viaggio in Italia per il paziente e la famiglia e sopratutto pensa alla loro permanenza nel paese che, tra trattamenti vari ed operazione sfiora i due anni. Un programma che non comprende solo gli appuntamenti clinici ma anche quelli sociali: la scuola, i corsi d’italiano, qualche piccola gita nelle principali città d’Italia.
- Il bambino non deve ricordare l’Italia come una corsia d’ospedale - sottolinea la Dott.ssa Mercedes Alvarez, presidente della Fondazione.
Nel progetto, Pdvsa Salud contribuisce con 13-15 mila euro a paziente, al resto ci pensano le Regioni.
- Quello dei trapianti di midollo è un problema puntuale e ad alto costo - spiega il Dott. Dario Merchán, medico onncologo e Presidente di Pdvesa Salud -. Ogni anno nel Paese sorgono cento nuovi casi ma il Venezuela ancora non possiede il know how, la tecnologia e le infrastrutture necessari per curare questi malati mentre gli Stati Uniti, che potrebbero farlo, vedono questi bambini come merce e chiedono 750 mila dollari soltanto per l’operazione. Grazie a questo accordo con l’Italia - continua - Pdvsa contribuisce a risolvere i problemi del paese, mantenendo la sua promessa di investire i proventi del petrolio in altri settori, come quello primario della salute. Ma c’è ancora tanto da fare. Un bambino che non riesce a rientrare in questo progetto - decreta - è un bambino che muore.
L’idea su cui si fonda la cooperazione tra Italia e Venezuela, accanto all’operazione nella Penisola, è un progetto articolato di formazione, che standarizzi la diagnostica e il protocollo di cura attraverso corsi e seminari medico-scientifici. Già 35 medici venezolani sono stati invitati in Italia per specializzarsi, e 15 italiani hanno tenuto conferenze sul tema in Venezuela. L’Umbria è la regione piu impegnata su questo fronte, grazie anche al contributo del prof. Aversa e del prof. Martelli, unici esperti in Europa in trapianti con famigliari a bassa compatibilità.
- L’accordo con l’Italia e la Fondazione soddisfa il il nostro bisogno di formazione e preparazione accademica - afferma il Dott. Merchán - ma è importante che i medici poi restino ad operare nel settore pubblico. Purtroppo sono tanti i cervelli che fuggono all’estero o passano al privato, mettendo la loro vocazione medica al secondo posto rispetto al portafoglio.
Gli fa eco la Dott.ssa Mercedes Alvarez:
- L’idea che ‘privato è bello’ va combattuta facendo il nostro dovere come membri di una società che si definisce civile. Il sistema di salute pubblico in Venezuela è in pieno sviluppo e si sta facendo tanto. Al paziente oncologico, ad esempio, oggi è garantita l’attenzione primaria e la gratuità dei farmaci ad alto costo. Ma la strada è ancora lunga.
L’impegno del governo è un fattore primario per lo sviluppo del sistema salute. Quello che la Fondazione di Maracaibo è riuscita a fare negli otto anni tra il 1997 e il 2005 con il settore privato, curare 31 bambini, lo ha superato in meno di due anni (2006 - 2008) con il contributo del governo, riuscendo a soddisfare le necessità di quasi 50 minori. Come ha detto alla Voce la Dott.ssa Alvarez, riprendendo le parole del Presidente Chavez, “i finanziamenti e la cooperazione non devono essere necessariamente visti da un punto di vista monetario: le possibilità di formazione offertaci dall’Italia sono un esempio perfetto di aiuto e investimento per il futuro”.
Sottolinea il primo Consigliere Alberto Pieri:
- L’accordo relativo ai trapianti di midollo è un progetto piccolo ma importantissimo, esperienza pilota per le future possibilità di cooperazione al di fuori del settore petrolifero.
L’Italia sostiene anche il progetto umanitario dell’Unione Europea, inaugurato nel 2002, che destina fondi robusti all’ospitalizzazione e alla cura di cittadini stranieri non appartenenti all’Ue.

Chávez, Bersani e Berlusconi

In Italia il presidente Chávez continua ad essere visto come un vecchio caudillo, esempio di una 'non democrazia' da satanizzare, estremo scivolone verso uno s/Stato di non ritorno. L'ultimo a cadere nella trappola dei media transoceanici è stato Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, subito attaccato da giornalisti e sostenitori a difesa del mandatario latinoamericano.

di Monica Vistali

CARACAS - La scorsa settimana il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commentando la telefonata con cui Emma Marcegaglia ha strappato al premier Silvio Berlusconi alcune correzioni alla manovra economica, ha avvertito i cittadini: se il Parlamento non riprende le sue funzioni non c'è più libertà per nessuno. E ha aggiunto: "Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chavez".
In pochi giorni i sostenitori del presidente venezolano si sono fatti avanti a difesa di una presidenza ed di una Nazione che investono con vigore sulla crescita, guardano al futuro e migliorano, con fatica, ogni giorno. E proprio per questo,  non possono essere continuamente satanizzate e considerate parametro globale d'assolutismo populista. Nonostante limiti e problemi risaputi.
Ha preso carta e penna la redazione de 'La Rete dei Comunisti Nuestra America', consigliando il segretario Bersani di "guardare ai processi del socialismo del e nel XXI secolo in corso in Venezuela, Bolivia, Cuba e in tanti altri paesi latino-americani, senza ricadere nell'antico vizio della sinistra eurocentrica e neo-colonialista". Secondo i giornalisti, "Bersani deve rassegnarsi al fatto che oggi il cuore progressista del mondo batte in America Latina e non in Europa dove, al contrario, prevalgono le forze conservatrici e reazionarie agevolate dalla totale subalternità dei partiti come il PD".
- Quando arriverà il momento in cui la cosiddetta politica italiana finirà di guardare solo alle compatibilità con il profitto di impresa e comincerà finalmente a dare risposte ai bisogni dei ceti popolari e dei lavoratori in termini di democrazia economica e politica? - si chiedono.
Ha alzato la voce anche il rinomato giornalista Gennaro Carotenuto, che nell'articolo "Quello che Bersani fa finta di non sapere di Hugo Chávez" apparso su 'Latinoamerica e tutti i sud del mondo',  ripercorre le recenti tappe di crescita del Venezuela (investimenti nella ricerca, mortalità infantile, politica integrazionista, indici di povertà*), per poi decretare:
- Sarebbe facile continuare ricordando che quello che Bersani chiama “populismo” come fosse un marchio d’infamia, per centinaia di migliaia di giovani venezolani significa per la prima volta nella storia delle loro famiglie la possibilità di accedere a studi universitari, o avere accesso all’acqua potabile, o per gli anziani ottenere una pensione sociale. (...) Ma è sicuro Pierluigi Bersani di poter usare come parametro negativo il presidente Chávez per i suoi colpetti di fioretto contro quel politico, Silvio Berlusconi, che da 16 anni sta coprendo di vergogna l’Italia agli occhi di tutto il mondo?
Infine, i membri del comitato romano del Mst, Movimento dei lavoratori senza terra del Brasile, hanno risposto al segretario con una lettera aperta spiegando perchè, se un giorno arrivasse 'un Chávez' in Italia, sarebbe una vera manna dal cielo.
Questo il testo della missiva.

Le scriviamo rispetto alle parole da lei usate nei confronti del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Hugo Chávez: “Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chávez. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c’è libertà per nessuno”. Queste parole lasciano intendere che: 1) Chavez rappresenterebbe il peggio anche rispetto a Berlusconi; 2) in Venezuela non ci sarebbe libertà per nessuno. Ed esprimono chiaramente una totale mancanza di conoscenza rispetto alla situazione latinoamericana in generale e venezuelana in particolare.
a) Il governo di Hugo Chávez gode, com’è noto, di una pessima pubblicità: per gran parte dell’informazione “ufficiale”, il presidente venezuelano è un caudillo e un populista, quando non esplicitamente un tiranno. E ciò malgrado gli innumerevoli processi elettorali che ha attraversato, tutti vinti tranne uno, quello del referendum sulla riforma della Costituzione venezuelana nel 2007. Sconfitta serenamente riconosciuta dal presidente (e, oltretutto, di strettissima misura, 50,7% contro 49,3%: percentuali che, se fossero risultate invertite, avrebbero di sicuro fatto gridare la destra alle frodi e al colpo di Stato). E vorremmo farle notare che la Costituzione in vigore prevede anche la possibilità di revoca di ogni carica elettiva, a cominciare da quella presidenziale, a metà mandato.
b) Negli anni del suo governo, Chávez ha proceduto a nazionalizzare i grandi depositi di idrocarburi presenti in Venezuela e ha usato le risorse del petrolio per migliorare servizi pubblici come educazione, salute e trasporti, per rispondere alle necessità di milioni di poveri delle favelas e dei quartieri popolari, prima completamente esclusi da qualunque servizio pubblico. Inoltre, lo Stato garantisce l’accesso ai beni alimentari al prezzo di costo, senza scopo di lucro, attraverso una rete locale di negozi che non è statale; assicura l’accesso gratuito alla sanità, attraverso il sistema cubano del medico di famiglia, grazie al quale oltre ventimila lavoratori della salute abitano e convivono con il popolo nei luoghi più poveri e lo assistono con la prevenzione, la fornitura dei farmaci e ogni cura necessaria (la maggior parte di questa popolazione non conosceva neppure un medico); garantisce anche l’accesso all’educazione attraverso vari programmi educativi, che vanno dall’alfabetizzazione di adulti e adolescenti fino a programmi diretti a tutti i giovani che vogliono andare all’università (oggi il Venezuela è considerato dall’Unesco un Paese libero dall’analfabetismo. Un caso raro, tra i Paesi delliemisfero Sud).
c) In condizioni tanto avverse a causa di un’eredità economica segnata dalla dipendenza totale dalle esportazioni petrolifere, dalla mancanza di organizzazione sociale e dall’assenza di un progetto politico che unifichi le forze popolari del Paese, la grande sfida del governo Chávez è quella di riuscire a costruire un progetto di sviluppo duraturo per il Paese. Chávez ha finora formulato due linee distinte e complementari di riflessione. La prima viene chiamata “Progetto di sviluppo endogeno”. Endogeno, qui, significa che il popolo e tutte le forze produttive del Paese dovrebbero spendere le proprie energie affinché in ciascuna regione venga organizzata la produzione sia agricola che industriale dei beni necessari alla popolazione. Si innescherebbe così un processo di produzione di ricchezza locale, di distribuzione di reddito a livello locale, di creazione di posti di lavoro a livello locale. L’altra idea che Chávez ha introdotto nel dibattito è quella della necessità di costruire un socialismo differente, il socialismo del XXI secolo, prendendo però le distanze dal socialismo reale. Dal punto di vista pratico, il risultato concreto che questo dibattito ha prodotto è stato quello di aprire una discussione tra i lavoratori, affinché essi creino forme autogestite e cooperative di fabbriche e stabilimenti industriali. E questo è accaduto nei casi in cui i proprietari capitalisti sono fuggiti dal Paese o hanno dichiarato fallimento e nei casi in cui lo Stato ha costruito una nuova fabbrica e ha cercato di stabilire una sorta di collaborazione con i lavoratori.
d) Esistono ovviamente, nel processo bolivariano, limiti non irrilevanti: una struttura statale burocratica, corrotta e inefficiente; la presenza, malgrado le incontestabili e fondamentali conquiste sociali, di problemi ancora non risolti, come l’insicurezza sociale, la questione abitativa, la situazione salariale di ampi settori della popolazione. Limiti, questi, che non possono mettere in dubbio i risultati positivi ottenuti in Venezuela da Chávez, nel perseguire la democratizzazione della società, l’ampliamento dei poteri delle fasce popolari e della popolazione indigena, la riduzione della giornata di lavoro, la fine dell’autonomia della Banca Centrale, il divieto del latifondo, il consolidamento dello Stato nel suo carattere pubblico, la realizzazione delle missioni, con cui il governo ha posto la questione sociale al centro della sua sfera di interessi, in ciò seguito da altri governi latinoamericani. E, a livello latinoamericano, la creazione dell’Alba, l’Alleanza bolivariana per l’America, a cui Chávez ha offerto un contributo determinante: una forma di integrazione tra i Paesi che parte dalle necessità dei popoli e delliambiente e non dalle necessità del capitale; un processo di integrazione economica e sociale dei popoli e dei governi che potenzia l’uso di tutte le risorse naturali, delle risorse di biodiversità, dell’agricoltura, dell’industria, a favore della soluzione dei problemi fondamentali del popolo e della crisi climatica. Una lotta per l’indipendenza economica dell’America Latina, perché smetta di essere un esportatore di ricchezze per l’Europa e gli Stati Uniti, e più recentemente per il Giappone e la Cina.
Per tutto questo, siamo convinti che, se dopo Berlusconi venisse Chávez, si aprirebbe per liItalia una stagione di grandi riforme popolari, una grande promessa di futuro.

* Questi, invece alcuni stralci dell'articolo di Gennaro Carotenuto.

Per esempio, in tempi di riforma Gelmini dell’Università, lo sa Bersani che in 10 anni in Venezuela la quota del PIL destinata alla ricerca scientifica è aumentata del 2.300%? Per un paese come l’Italia destinato a lasciare il mondo sviluppato per posizioni di retrovia, il Venezuela chavista sta puntando forte sulla ricerca moltiplicando per 23 gli investimenti.
Sa o non sa che, complici i medici cubani, la mortalità infantile in Venezuela in dieci anni è oggi di un terzo di quanto non fosse al tempo del fondomonetarismo assassino dei Moisés Naím e dei Carlos Andrés Pérez?
Sa o non sa che il Venezuela è il primo donatore umanitario del continente affiancando gli Stati Uniti laddove l’Italia è tra gli ultimi dell’OCSE e il più facilone nel non rispettare i patti? Cosa sa Bersani, un europeista convinto, della forza della politica integrazionista latinoamericana nella quale Hugo Chávez condivide i meriti con leader come Lula o Nestor Kirchner?
Sa o non sa che mentre in Italia la concentrazione mediatica è massima (solo colpa di Berlusconi o anche di chi non si è opposto con la dovuta durezza?) in Venezuela oggi parte del latifondo mediatico è stato redistribuito tra centinaia di media diversi (cosa che porta i monopolisti a denunciare la censura)?
Sa o non sa Bersani che mentre in Italia l’indice Gini che misura la povertà è in crescita in Venezuela i valori stanno da anni letteralmente crollando? Nel 1997 i venezuelani in povertà erano il 61% e quelli in estrema povertà il 29%. Oggi, dopo un decennio di democrazia partecipativa, siamo scesi a 26 e 7% rispettivamente. Le par poco?

giovedì 24 giugno 2010

Venezuela dalle uova d'oro per gli istituti italiani

La Patria Grande(http://www.lapatriagrande.net/02_italia/politica/consolati/beneficiari/beneficiari.htm) ha pubblicato in passato l'elenco 2007 dei beneficiari di provvigioni elargite dallo Stato italiano ad associazioni ed enti vari di italiani del Venezuela. Scriveva al momento della pubblicazione: "Si tratta di dati di fonte del Ministero degli esteri, ampiamente conosciuti dagli addetti ai lavori, ma forse un po' meno conosciuti dalla comunità. Pensiamo di fare un servizio gradito alla collettivita italiana, che difficilemnte accede alle fonti del ministero. ... Importante: i beneficiari di provvigioni che si basano sulla normativa DPR 18/67, sono i vice-consoli onorari, che a titolo puramente "onorario", ossia gratuitamente, prestano la loro funzione, percependo solo modesti rimborsi (quelli indicati) per spese telefoniche, luce, ecc ...".
Inoltre, chi controlla come vengono cambiati questi soldi in Venezuela? Chi controlla come sono gestiti? Ricordiamo che, al cambio parallelo, un euro vale almeno 8 bolivares e la legge prevede oggi uno stipendio minimo di poco più di 1.200 bolivares.
BENEFICIARIO LOCALITA' NORMATIVA IMPORTO EURO
 
ASSOCIAZIONE AGOSTINO CODAZZI CARACAS LEGGE 296/1998 140.000 euro


COLLEGIO BOLIVAR Y GARIBALDI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 140.000 euro


CONSORZIO M.C.I. CARACAS ART. 53 D.P.R. 18/1967 91.000 euro 


CENTRO EDUCATIVO ROSMINI MARACAIBO D. LEGISLAT. 297/1994 90.000 euro


SCUOLA DE MARTA PUERTO LA CRUZ D. LEGISLAT. 297/1994 40.000


CASA DI RIPOSO VILLA SERENA MARACAIBO ART. 53 D.P.R. 18/1967 35.800


CO.MIT.AS. CARACAS ART. 53 D.P.R. 18/1967 33.000


COLLEGIO SAN FRANCESCO D'ASSISI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 30.000


COLLEGIO NOSTRA SIGNORA DI POMPEI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 28.000


COLLEGIO SAN MARCO EVENGELISTA CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 25.000


BOLIVAR Y GARIBALDI CARACAS LEGGE 296/1998 20.000 euro
ENTRO CULTURALE SANTA RITA CABIMAS D. LEGISLAT. 297/1994 20.000
CENTRO EDUCATIVO GIOVANNI XXIII CABIMAS D. LEGISLAT. 297/1994 20.000
CEN. EDUC. LOS PIRINEOS DON BOSCO SAN CRISTOBAL D. LEGISLAT. 297/1994 18.000
CENTRO CULTURALE ITALIANO MERIDA D. LEGISLAT. 297/1994 16.000
COLLEGIO GIOVANNI XXIII MARACAY D. LEGISLAT. 297/1994 16.000
COLLEGIO SAN PEDRO BARQUISIMETO D. LEGISLAT. 297/1994 16.000
SCUOLA MONTESSORI CIUDAD BOLIVAR D. LEGISLAT. 297/1994 15.000
SCUOLA AGAZZI BARQUISIMETO D. LEGISLAT. 297/1994 14.000
FOND. CIAO ITALIA CAGUA ART. 53 D.P.R. 18/1967 13.500
ASS. AGOSTINO CODAZZI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 13.000
CENTRO EDUCATIVO LOS CEDROS VALERA D. LEGISLAT. 297/1994 12.000
ASS. L. PIRANDELLO PUERTO ORDAZ D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
CEN.CULT. ITALIANO VENEZUELANO CIUDAD OJEDA D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
CENTRO CULTURALE IL BUCANEVE VALENCIA D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
CENTRO EDUCATIVO ROSMINI CABIMAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
COLLEGIO PATRIA CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
FIEGIV CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
SCUOLA VESPUCCI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 10.000
COLEGIO BOLIVAR Y GARIBALDI CARACAS LEGGE 296/98 8.000
DANTE ALIGHIERI MARACAY D. LEGISLAT. 297/1994 8.000
MOLINARI RAFFAELLA ACARIGUA DPR 18/67 7.298
CAMPBELL WEBSTER STEPHEN PORT OF SPAIN DPR 18/67 7.124
CEN.CULT. VENEZOLANO ITALIANO MARACAIBO D. LEGISLAT. 297/1994 7.000
CENTRO EDUCATIVO LACAN CIUDAD OJEDA D. M. N. 308 28/02/02 7.000
ETRICONE MARIA GIOVANNA MARACAY DPR 18/67 6.849
LA CAVA MARIO ANGELO PUERTO CABELLO DPR 18/67 6.699
MASCITTI TEODORO LOS TEQUES DPR 18/67 6.425
BERTUZZI RENZO VALENCIA DPR 18/67 6.098
CENTRO EDUCATIVO CRISTO REY PUNTO FIJO D. LEGISLAT. 297/1994 6.000
BALDI PAOLA BRIDGETOWN DPR 18/67 5.624
COTOGNO ROSSELLA PORLAMAR DPR 18/67 5.124
IOVINO ANTONIO PUERTO ORDAZ DPR 18/67 5.100
ASS. CIVILE S. FRANCESCO BARQUISIMETO ART. 53 D.P.R. 18/1967 5.000
ODICI PORLAMAR D. LEGISLAT. 297/1994 5.000
NDELICATO GRAFFEO GIOVANNA PUERTO LA CRUZ DPR 18/67 4.699
BERTOLO GIOVANNI SAN CRISTOBAL DPR 18/67 4.245
CASA D'ITALIA LOS TEQUES D. LEGISLAT. 297/1994 4.000
CEN.EDUCATIVO ARCA DE LOS NINOS MARACAIBO D. LEGISLAT. 297/1994 4.000
SCUOLA MATERNA MI CASITA MARACAY D. LEGISLAT. 297/1994 4.000
RAMPINI EZIO CIUDAD BOLIVAR DPR 18/67 3.436
CENTRO ITALO VENEZOLANO CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 3.000
FIORELLO GIOVANY SALVADOR MATURIN DPR 18/67 2.850
PRUNETI IN ROSENSTAND KATHRYN MARY WILLEMSTAD DPR 18/67 2.425
BERTOLETTI COUTAIN VITTORIA ST. GEORGES DPR 18/67 2.271
PORTAGNUOLO MAURIZIO LA GUAIRA DPR 18/67 2.125
TORTORICI FILIPPO BARQUISIMETO DPR 18/67 2.050
CENTRO CULTURALE G. MARCONI CARACAS D. LEGISLAT. 297/1994 2.000
VITALE FABIO CIUDAD OJEDA DPR 18/67 1.909
BONGIOVANNI BOLOGNA VINCENZA CABIMAS DPR 18/67 1.894
FIELDS RICHARD BERKELEY GEORGETOWN DPR 18/67 1.850
PICCININ IN THOM MARIA CASTRIES DPR 18/67 1.850
MIGLIORINI MARIO PUNTO FIJO DPR 18/67 1.679
COLELLA NELLO BARINAS DPR 18/67 1.555
D'ANDREA GABRIELLESCHI MARIA DEA SAN JUAN DE LOS MORROS DPR 18/67 1.555
CATALANO PIETRO CORO DPR 18/67 1.055
MA AJONG SONNY RONALD PARAMARIBO DPR 18/67 500

domenica 20 giugno 2010

Merida, vecchia mafia made in Italy

CARACAS - Il noto sito web Aporrea.org ha ripreso lunedì scorso una denuncia apparsa il 23 aprile 1987 sul periodico “Polémica”, che circolava in quegli anni a Mérida. Una storia a cui più volte abbiamo assistito, quella di “una famiglia d’italiani che arriva con una mano dietro e una davanti, si dedica alle costruzioni mangiando mortadella e pepsi e poco dopo è padrona di un’immensa fortuna”, come sostiene Aporrea.
Il protagonista è l’imprenditore Pietro Grespan Bolzonello, arrivato a Mérida negli anni Cinquanta con “un pugno di lire che non rappresentavano nemmeno cento dei nostri bolivares”, raccontava “Polémica”. Mérida si descrive sul suo periodico cittadino come una città aperta all’immigrazione italiana, che è stata - si legge - “tra le migliori delle diverse nazionalità che, prodotto di guerre e crisi economiche, si sono disperse nel mondo in cerca di un destino migliore”. Gli italiani, continua il giornale, “hanno dato un vigoroso impulso al nostro sviluppo come nazione, grazie alla loro laboriosità e la loro stupefacente capacità di assimilazione”.
Aporrea sottolinea però che non una sola volta i venezolani hanno visto gli immigrati italiani “montare un’impresa di costruzioni e simultaneamente comprarsi un mezzo di comunicazione sociale con cui favorire, o sfavorire, i politici che si comportavano bene con i loro affari”. Infatti, sulle colonne di “Polémica” si racconta di come, all’improvviso, il povero migrante Bolzonello diventa un vero mago degli affari e compra un sofisticato aereo che va e viena tra Caracas, Miami, New York.
Si narra l’acquisto dell’Hotel Valle Grande di Mérida, l’appalto per il nuovo piano dell’Hotel Caracas Hilton per duecento milioni di bolivares (sono gli anni Ottanta, ndr), l’acquisizione di Radio Continente per ventisei milioni di bolivares attraverso una “scandalosa operazione additata di sospetti di frode al fisco nazionale”. Si spiega come Bolzonello si associ poi alla costruzione del noto CCCT di Caracas, il centro commerciale più costoso dell’America latina, compra Radio Central e Radio Cumbre, oltre a favolose ‘fincas’ in tutto il territorio. Non contento, spiega il periodico, il connazionale acquista a San Cristóbal il “Diario Pueblo” e a Mérida il “Correo de los Andes”, e prova addirittura di arrivare al quotidiano “El Nacional”, quando girava voce che era in vendita. Infine, per concludere la sua opera, si associa allo sviluppo turistico della località di Morrocoy e si butta nella finanza montando “Financiadora Cordillera” e “Fondos de Activos Líquidos Cordillera”.
Numerose iniziative imprenditoriali, non tutte redditizie. Aporrea.org si chiede: “Come e da dove è spuntato tutto quel denaro?”. “Polémica” azzarda quindi un’idea “semplice quanto pericolosa”: sono tutte facciate per reciclare i “dollari maledetti, i dollari della cocaina, i dollari del narcotraffico”.
Quella narrata da “Polémica” è una storia da leggere non per gettare fango ma per far luce, e non è mai abbastanza, sulla migrazione all’italiana. La verità non può che farci onore. Il fatto che negli anni Sessanta gli italiani erano proprietari o amministratori di un terzo delle industrie venezolane non collegate al settore petrolifero, certo non era solamente caso, fortuna, bravura. Non tutti eravamo angeli. E non è il caso di nascondere la testa sotto la sabbia. Ma, nonostante l’indiscussa presenza di ‘mele marce’, il nostro arrivo, come affermava “Polémica”, sembra stato un toccasana per il Venezuela.
Che valga lo stesso per le minacciose facce scure che ogni giorno arrivano nel nostro, cosidetto, Belpaese?

lunedì 7 giugno 2010

Palmerini, un libro per l'Abruzzo a cavallo dei cinque continenti

Sarà presentato domani l’ultimo lavoro dello scrittore aquilano Goffredo Palmerini dal titolo “L’Aquila nel mondo. Notizie, fatti ed eventi prima e dopo il terremoto del 6 aprile 2009”

di Monica Vistali
CARACAS – Dopo “Oltre confine” e “Abruzzo Gran Riserva”, Goffredo Palmerini continua a tessere relazioni tra gli abruzzesi dentro e fuori dai confini con “L’Aquila nel mondo. Notizie, fatti ed eventi prima e dopo il terremoto del 6 aprile 2009”. Il libro sarà presentato domani a L’Aquila alla presenza dell’autore. I proventi derivanti dalle vendite saranno destinati all’Istituto Cinematografico del capoluogo abruzzese per contribuire al restauro delle pellicole della prestigiosa Cineteca danneggiate dal terremoto.

L’Aquila nel mondo” è una selezione di articoli scritti da Palmerini e pubblicati da maggio 2008 a dicembre 2009 dalla stampa italiana all’estero, dalle agenzie internazionali e da molte testate italiane on line. Sono colonne in cui lo scrittore abruzzese parla di personaggi, eventi, fatti e valori della sua terra d’origine e della sua gente. Una comunità che “sa farsi valere ed apprezzare ancor più quando si cimenta all’estero”, come scrive nell’introduzione al volume.
- Gli italiani fuori dai confini sono una risorsa importante - spiega alla Voce Palmerini - che la politica non comprende. Le seconde e terze generazioni sono trattate con superficialità, quando ci dovrebbe essere una vera conoscenza del fenomeno dell’emigrazione e relazioni di contatto e scambio reali. Ma purtroppo - si rammarica - l’Italia è poco incline ad instaurare un dialogo importante con le sue comunità all’estero.
Canottaggio a Pachino, musica corale in Canada, solidarietà in Bolivia, ecoturismo in Guinea Bissau. E ancora, gemellaggio con scuole russe, arte in Danimarca. In questo Abruzzo “raccontato a cavallo di più continenti”, come lo definisce nella prefazione al volume Letizia Airos, direttore della testata multimediale i-Italy e giornalista di America Oggi, non potevano mancare i riferimenti alle comunità abruzzesi del Venezuela. Ecco quindi articoli dedicati all’emigrazione femminile, alla candidatura di Mariza Bafile ed all’uscita del suo primo romanzo, alla scomparsa del fondatore del nostro giornale, Gaetano Bafile, alla missione in Venezuela della delegazione abruzzese guidata dal presidente della Regione, Nazario Pagano.
Un omaggio agli italo-venezolani che si sono distinti oltreoceano senza dimenticare la propria terra natale. Abruzzesi che, inoltre, non hanno mai distolto lo sguardo dalla tragedia del 6 aprile e hanno contribuito, con le loro cordate di solidarietà, alla ricostruzione. Come afferma l’autore nell’introduzione al volume:
- La straordinaria bellezza dell’Aquila, le disastrose conseguenze del sisma, infine la dignità, la compostezza e l’austera indole della nostra gente, hanno commosso il mondo. Un comportamento che ha immediatamente attivato la rete degli Abruzzesi nei cinque continenti, tutti i nostri connazionali all’estero e la gente di tutti i paesi del mondo.
Un’attenzione importantissima “non soltanto in senso materiale”, sottolinea Palmerini, perchè avere gli occhi del mondo puntati addosso “è anche uno stimolo a fare presto, e meglio”.
Se i due precedenti libri si sviluppavano su tredici mesi canonici, il sisma ha imposto a “L’Aquila nel mondo” un’estensione temporale sino a dicembre, chiusura dell’annus horribilis. Uno spazio che ha permesso di ospitare le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona la tragedia aquilana e raccontare la visita del Papa ai terremotati, il G8, il concerto di Muti e Morricone, il toccante “L’Aquila risorgerà, il terremoto non la doma”.
Dopo il terremoto, l’Italia ha perso un vero e proprio patrimonio universale racchiuso in nemmeno 350 ettari di centro storico, sui quali l’Unesco aveva già messo gli occhi. Come spiega Palmerini alla Voce, il post-sisma ha evidenziato duemila emergenze artistiche tra chiese, palazzi, monumenti ed opere d’arte. Un’unicum svanito in pochi secondi, con una scossa che ha raso al suolo una città pensata, pianificata e costruita dal nulla nel 1254, con una formula che riprenderà solo San Pietroburgo quattro secoli dopo e Brasilia negli anni Sessanta.
- Malgrado tutto, ce la faremo - scrive Palmerini -. Come sempre, anche questa volta.

Gli italiani hanno stretto la mano a Chávez?


Di Monica Vistali

In momenti diversi e per vie diverse, mi sono giunte tra le mani tre lettere, tutte di cittadini italiani in Venezuela. Una è stata scritta qualche anno fa, le altre a cavallo della recente visita del ministro degli Esteri, Franco Frattini nel Paese. Quella di Antonio Coiro, un elogio al ‘proceso revolucionario’ che grida a grandi caratteri ¡Aprovechemos a Chávez!, stride con le lamentele di Marco Polesen, incaricato di promuovere la Lega Nord in Venezuela, e quelle di Mario Sebastiani, che scaglia pietre contro il governo italiano e venezolano.
Polesen, in sintesi, non è d’accordo sul fatto che la Collettività italiana incontri, nella persona del ministro degli Esteri, Chávez ed il suo regime socialista repressivo, filocubano, filoterrorista, illegale, illegittimo ed antidemocratico, che promuove la criminalità come arma di terrore per paralizzare i cittadini - mescolando le parole di Polesen -. Questo perchè la suddetta Collettività, all’80 per cento, “ha votato per la destra”. E la destra non s’immischia con i comunisti, causa per cui i nostri migranti “nudi ed inermi dovranno riguardare la madrepatria da cui sono partiti”.
Vorrei puntualizzare alcune cose.
In primis vorrei ricordare lo ‘scandalo delle schede bruciate’ e il famoso ‘falò’ di Aldo Miccichè, dove si persero migliaia di voti a favore della candidata del Pd che - a detta del faccendiere latitante, e non si capisce da cosa mai lo abbia dedotto - “sta facendo tutta una propaganda a favore di Chavez”. Le percentuali della destra di Polesen, quindi, andrebbero decisamente ridefinite. Passando poi al “regime” che tende ad una “permanenza anch’essa illegittima” - il riferimento è alla possibilità di ricandidatura delle cariche politiche - parlerei dei sette governi di De Gasperi, dei sette di Andreotti, di Berlusconi IV. Con questi scheletri e questa storia recente, come scrivere che oggi “in Venezuela non esiste un governo legale e legittimo”?
Senza dubbio, però, Polesen può trovare alleati tra le fila della Collettività italiana.
Durante l'incontro a Caracas tra il ministro degli Esteri italiano e la collettività, pronto a prendere parola come ‘rappresentante degli italo-venezolani’ c’era il presidente del Cgie, Ugo di Martino. Lo stesso ‘Ugo’ di cui parlava Aldo Miccichè nelle intercettazioni telefoniche, era in piedi, fiero, criticando il presidente venezolano e le sue presunte“tendenze totalitarie”. Senza vergogna. Eppure qualche anno fa, esattamente il 22 giugno 2005, Di Martino, insieme a Nello Collevecchio e Michele Coletta, erano con Chávez a Miraflores per la firma che decretava l’istituzione della ‘Giornata dell’amicizia italovenezolana’. L’ambasciata, in quell’occasione, disse che “gli organi rappresentativi della collettività” erano stati “tutti solidali nella loro volontà di instaurare un dialogo con il Governo venezolano”. Insomma, un cambiamento repentino.
Un’altra cosa. La politica ed i rapporti fra gli Stati - fortunatamente o no - sono inzuppati di diplomazia. I leader non s’incontrano perchè tra loro si trovano simpatici. L’Italia stringe relazioni diplomatiche con un paese come la Cina, che invita ora all’Expo 2015 di Milano. E il paese asiatico, con le sua agghiaccianti condanne a morte, inflitte per ben 68 possibili crimini, non è certo esempio di virtù. Berlusconi, inoltre, distribuisce come pane abbracci e strette di mano. Oltre a Gheddafi, ha incontrato l’israeliano Netanyahu ed il palestinese Abu Mazen, tra l’uno e l’altro Obama. Quindi, caro Polesen, il fatto che il ministro Frattini si riunisca con Chávez non deve scandalizzare. Per consolarti, puoi ripensare agli incontri tra Papa Giovanni XXIII e Fidel Castro.
Si potrebbe criticare invece, come fa Mario Sebastiani, la “frettolosa, retorica e banale riunione” del ministro degli Esteri “con alcuni membri studiati e poco imbarazzanti” della Collettività. Un incontro tanto per fare presenza, quando la vera ragione del viaggio era un’altra: “prendere soldi e mettere una pezza alla faccenda di Contuy”. Diplomazia. Certo, il fatto che Di Martino, dopo lo scandalo Miccichè, rientri tra i personaggi “poco imbarazzanti” dovrebbe far riflettere su chi pretende - a tutti i livelli – di rappresentarci.
Rappresentanti a parte, per Sebastiani quello della settimana scorsa è stato un meeting inutile. “Non prendeteci per i fondelli con la farsa delle preoccupazioni” denuncia. “Chávez non permette che ci s’immischi troppo e nel frattempo ci sta togliendo tutto”. Intanto, l’Italia si dimentica dei suoi cittadini all’estero (una “comunità in emergenza” la definisce Sebastiani) e si dimostra reticente a distribuire nazionalità e passaporto che “permetterebbero un po’ più di sicurezza in caso di necessità estrema, vedi Cuba”.
La terza lettera, “Visión de un inmigrante. ¡Aprovechemos a Chávez!” usa toni decisamente meno aggressivi e allarmistici per sostenere l’idea che in Venezuela si stia assistendo ad un “cambiamento sociale giusto”, pacifico e democratico. Un trend di cui dobbiamo, appunto, ‘approfittare’ per realizzare quello che “altri hanno realizzato con guerre e sangue”.
Con parole più soft rispetto alle altre lettere, risponde a quelli che “ripetono come pappagalli che avversano il presidente Chávez perchè ha diviso in due settori il popolo venezolano”. Antonio Coiro scrive:
- Chiaramente ci sono due settori. Ho occhi per vederli, orecchie per ascoltarli, ma anche la lunga memoria per ricordare che anche negli ultimi 40 anni c’erano due settori. E al settore più povero e abbandonato usavamo occhi per vederlo, però mai si usarono orecchie per ascoltarlo.
C’è quindi chi non rientra in un supposto 80 per cento. Chi non è chiamato ad incontrare ministri. Chi resta in Venezuela per vivere bene, non per rimpiangere l’Italia. Chi resta per mescolarsi ad un popolo, non per importare un partito di separazioni e scissioni.
Signor Polesen, con mille difetti e contraddizioni evidenti, con errori di percorso volontari e involontari, il Venezuela percorre il suo cammino. Accompagnamolo. Partecipiamo e non sediamoci tra le fila degli spettatori, critichiamo con ragione senza demonizzare. Soppesiamo le parole. Chi è senza peccato, diceva qualcuno migliore di me e di Lei, scagli la prima pietra.

domenica 30 maggio 2010

Mario Benedetti, l’italianità-altra portata in scena dal ‘Tina Modotti’

Si è chiusa la tre-giorni dedicata al poeta uruguaiano. Tra teatro, poesia, tango ed immagine, il bilancio di Antonio Nazzaro, responsabile del ‘Centro Culturale Tina Modotti’

di Monica Vistali

CARACAS - Come Mario Benedetti in Uruguay, il Centro Culturale Tina Modotti continua a diffondere in Venezuela l’idea di un’italianità-altra, che unisce le generazioni in un flusso senza tempo. Questa volta lo ha fatto con una tre-giorni dedicata al grande poeta uruguaiano, un omaggio nel primo anniversario dalla morte organizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Orientale dell’Uruguay, il Centro Uruguaiano Venezolano, La libreria mediatica e il Centro de Estudios Latinoamericanos Rómulo Gallegos. Un vero successo di pubblico, che ha riempito le sale del Celarg lasciando in piedi o sulla porta numerosi spettatori.
Ad aprire ‘Tres dìas alrededor de Benedetti’ è stata l’introduzione di Marcos Tassino, presidente di origini italiane del Centro Uruguayo-venezolano, cui è seguita la conferenza tenuta da Marialcira Matute (Premio periodismo 2010) e Isidoro Hugo Duarte, sull’intervista realizzata all’autore dalla Libreria Mediática. Il Centro Culturale Tina Modotti ha poi messo in scena ‘Relato de Púas’, adattazione teatrale dell’opera ‘Pedro y el capitán’ di Benedetti, diretta dal responsabile del Tina Modotti, Antonio Nazzaro, e interpretata dal Gruppo Teatrale Comunardos: Amanda Key, José Ignacio Pulido e Jonathan Ochoa.

Relato de Púas’
- L’idea mi è venuta quando ho visto la famosa foto della soldatessa statunitense del carcere di Baghdad - racconta Nazzaro - che tiene un prigioniero iracheno al guinzaglio come se fosse un cane.
Un palcoscenico essenziale. La torturatrice, il torturato e la Memoria sullo sfondo, che martella senza sosta il pubblico con il tic tac di una macchina da scrivere. Il mondo dei personaggi è un cubo chiuso da due schermi che costringono gli spettatori a confrontarsi in modo asfissiante con quello che, in fondo, è il nostro mondo e la nostra storia.
- Sono immagini taglienti - spiega Nazzaro - di torture, soprusi, violenze. Come dire: la quotidianità della globalizzazione.
I video palpitano di dolore. Un ritorno al passato forte soprattutto per gli uruguaiani presenti. Uno dei responsabili del Centro Uruguaiano Venezolano, è scoppiato in lacrime ricordando il fratello torturato ed ucciso durante gli anni della dittatura. Ha dovuto aspettare venticinque anni per avere la conferma ufficiale della sua morte. Molti, forse troppi, ancora aspettano.
- Ci si rende conto di come la Carta dei Diritti umani sia un canto gregoriano all’inutilità, una litania - afferma Nazzaro - che gli Stati cantano mentre con le mani torturano. L’Italia non ha ancora ratificato la legge contro la tortura eppure a Roma esiste il Museo della tortura nazi-fascista…
La violenza è una condotta tipica dell’uomo, affermava Benedetti. Torturatore e torturato si scambiano i ruoli in una sadica reciprocità. Qui ‘Relato de Púas’ si ferma.
- Era troppo - spiega Nazzaro -. La storia ci insegna che il torturatore esce sempre immune. Spagna, Cile, Uruguay, Argentina, Paraguay, Mexico, Italia e mancano all’appello tutti gli altri Paesi del mondo. Nessuno ha avviato un processo ai torturatori. Gli Stati garantiscono l’impunità e violentano la Storia. La tortura - continua - è una condotta umana, occultarla e volerla dimenticare è una scelta coscientemente disumana.

“Ballando” Benedetti
La rassegna non voleva lasciare il pubblico con il Benedetti del dolore doveroso della Memoria Storica. Voleva restituire l’amore per la vita dell’autore ironico, pronto al dialogo. Così è entrato in scena ‘Tangueando Benedetti’, miscela passionale di poesia, tango ed immagini con Marco Tassino come voce narrante.
Sulle poesie dedicate al Tango da Benedetti, Eduardo Galean destreggiandosi al bandonéon, il cantante Yamandu Pereira ed i ballerini Yore Rivas e Frank Zambrano raccontando con la gestualità e le sonorità del Tango le strofe del Montevideano. Tutto sullo sfondo delle immagini prodotte dal Centro Culturale Tina Modotti, un video di 45 minuti su Montevideo ed i suoi protagonisti: Torres Garcìa, Gurvich, Onetti, Galeano. Dopo lo spettacolo, tutti al Centro Uruguaio.
- Benedetti è contemporaneo a tutti - spiega Nazzaro -. Condividevano la tavolata ragazzi di 15 anni come anziani. È bello vedere come un’entità volatile quale il Tina Modotti abbia riunito tante persone di alto livello che hanno contribuito e partecipato in forma gratuita, mettendo a disposizione tempo e professionalità. Grazie appunto a Mario Benedetti.
Tra questi, Isidoro Duarte, grande conoscitore di Benedetti ed amico di Eduardo Galeano, che ebbe tra le mani la prima brutta copia della celebre opera ‘Las venas abiertas de America latina’; Marco Tassino, sceneggiatore e regista del film ‘Milonga’; l’Ambasciatore dell’Uruguay, Jorge Mazzarovich, costantemente presente; l’attrice Amanda Key, protagonista del film ‘La ora 0’ che sarà presentato al pubblico tra qualche mese.
Nell’ultima giornata di ‘Tres dìas alrededor de Benedetti’ la ‘ponenciacción’ “Mario Benedetti: ritratto in forma di poesia e un solo racconto”, condotta da Nazzaro con un “intervento” dell’attore e scrittore Ezio Falcomer dell’Accademia dei Sensi. Nel web (http://accademiadeisensi.podomatic.com/), il suo è “teatro della voce”: interpreta in spagnolo, senza conoscere la lingua, il racconto ‘Cinque sogni’, sul quale Nazzaro ha montato un video. L’ironia di Benedetti, dell’interpretazione di Falcomer, del video.
- Molti materiali che si trovano nella pagina web dell’Accademia dei Sensi - sottolinea Nazzaro - sono usati dal Tina Modotti nelle sue lezioni virtuali di cultura italiana.

Modotti e Benedetti
Perchè Tina Modotti? Perchè Mario Benedetti?
- Tina Modotti rappresenta un tipo di migrazione diversa - spiega il responsabile del Centro, Antonio Nazzaro - che non arriva in America latina solo per fame di cibo ma perchè affamata di vedere e conoscere un altro mondo. E facendolo scopre una nuova visione del mondo, una nuova femminilità, un’ideologia, un’inseparabilità tra dignità politica ed artistica.
Uno sguardo diverso, un’italianità-altra che non crea distanze e barriere ma segna il punto d’incontro. Il sentimento umile di chi si rapporta alla pari con il nuovo popolo, che lo riceve, che si schiera al suo fianco. Soprattutto, non approfitta delle proprie conoscenze e della propria cultura per dominare.
A questa onestà intellettuale, poi, si aggiunge il fascino dello spirito artisticamente e politicamente rivoluzionario che univa Benedetti e Modotti. Spiega Nazzaro, a proposito della fotografa:
- Non è un caso che il grande Diego Rivera, in uno dei suoi murales, dia a Tina Modotti il compito di consegnare le armi ai contadini. La Modotti si può considerare la prima fotografa d’arte della storia.
Il Centro Culturale Tina Modotti, anche senza finanziamenti, ha già fatto e farà tanto altro ancora.
- Abbiamo portato a Caracas i poeti Davide Rondoni e Milo De Angelis - racconta Nazzaro - organizzato una tre-giorni su Pasolini all’Armando Reveron, preparato opere video di teatro didattico. Tra queste, ‘Tina Modotti. Una, nessuna, centomila’, usata da Monte Avila per presentare il libro ‘Tinissima’ di Elena Poniatowska durante il ‘Festival del libro’ di Caracas. Senza dimenticare la partecipazione alla Settimana della Lingua Italiana con la ‘ponenciacción’ su Galileo Galilei; le presenze al Museo de Arte Contemporanea con la mostra di video-poesia del gruppo italiano ‘Nomadi Mondi’; l’happening tra gli alunni dell’UNEARTE ed il poeta Davide Rondoni, sempre nel MAC.
Tutto preparato nel salotto di casa Mogoillon-Nazzaro, con Mariana Mogollon, presidente del Tina Modotti, piegando volantini, cucendo teloni o segnando a terra con nastro adesivo il perimetro di un inesistente palcoscenico.
- Senza l’aiuto di Mariana non si sarebbe potuto realizzare nulla. È lei che trasmette l’energia e la presenza continua al Tina Modotti.
- Voglio ringraziare Carlos Silva, reponsabile di Teatro Francia, per averci dato tre possibilità di provare in un vero teatro prima di andare in scena nel Celarg. Anche lui in forma gratuita.
E per il futuro?
- In programma - conclude il coordinatore del Centro Culturale - il ritorno sul palcoscenico a giugno con ‘Relato de púas’ e ‘Entrevista a Galileo’. Poi - questo è il sogno - trovare qualcuno che sponsorizzi il Progetto su Dante in collaborazione con il dantista Giorgio Battistoni, che potrebbe trasformarsi in un materiale didattico per tutte le scuole latinoamericane, in particolare per quelle italiane. E per il teatro pensiamo ad una adattazione di ‘Porta Chiusa’ di Sartre. O chissà che arrivi qualcuno con una proposta migliore...

giovedì 27 maggio 2010

Frattini incontra la Collettività italiana










Tra le problematiche trattate durante l’incontro al Melià Caracas: sequestri, espropri ed occupazioni, tagli all’assistenza diretta, sistema pensionistico

Di Monica Vistali

FRATTINI – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini - a Caracas per chiudere i lavori della II Commissione mista Italo-venezolana - ha incontrato ieri mattina i rappresentanti della nostra Collettività. Un meeting necessario per rispondere alle perplessità degli italiani in Venezuela riguardo a tematiche delicate quali: sequestri, espropri ed occupazioni, tagli all’assistenza diretta, sistema pensionistico.
La riunione ha avuto luogo nella Sala Rio Ocamo dell’Hotel Gran Meliá di Caracas. Sul palco, accanto al ministro, l’Ambasciatore d’Italia in Venezuela, Luigi Maccotta, il Console generale di Caracas, Giovanni Davoli e l’Ambasciatore Pasquale Terracciano. In platea i rappresentanti del C.G.I.E ed alcuni membri dei Comites di Caracas, Puerto Ordaz e Maracaibo, insieme ad esponenti dei Patronati e delle Associazioni Civili e Regionali del territorio. Una parte ristretta della comunità italiana, ospitata ad invito.
Ad aprire l’incontro è stato l’Ambasciatore Maccotta, che ha sottolineato la sensibilità del ministro alle problematiche della Collettività. Il diplomatico ha poi passato la parola all’on. Frattini che, aprendo il suo intervento, ha affermato:
- Conosco bene i vostri problemi. E sono qui per dare vere risposte, non indicazione generiche.
Il ministro non ha risparmiato parole di elogio per le modalità con cui gli italiani hanno saputo inserirsi all’interno della società venezolana.
- Apprezzo il lavoro della Collettività - ha detto il ministro - che ha dato e dà ancora oggi un contributo essenziale allo sviluppo di un Paese amico quale il Venezuela, con cui come italiani siamo legati da vincoli antichi. Il vostro impegno fa onore all’Italia. Vi ringrazio - ha proseguito - per tenere vivo il senso di appartenenza ad una comunità apprezzata e stimata, perfettamente integrata e riconosciuta dalle Autorità per la sua serietà ed il suo spirito costruttivo.
Nel corso dell’incontro ha anche affermato:
- L’Italia vi è vicina e vuole continuare a parlare con voi.

Problemi
Dopo le parole di saluto iniziali, l’attenzione si è focalizzata sulle preoccupazioni che turbano la Comunità italiana.
Il primo tema trattato è stato quello relativo alla piaga dei sequestri di persona. A questo proposito, il ministro ha sottolineato che fino ad oggi l’unico Governo ad agire concretamente nel territorio latinoamericano è stato quello italiano. Ha menzionato quindi l’invio dell’Esperto nazionale Anti-sequestro che “sta svolgendo un buonissimo lavoro” e il Corso di formazione offerto al Corpo di Polizia venezolano.
- I risultati sono ottimi - ha dichiarato il ministro - e quindi molto probabilmente oggi confermeremo la presenza dell’esperto e proporremo alle autorità venezolane un nuovo Corso di formazione. Il tutto - ha specificato - inserito in un quadro di cooperazione più ampio per la lotta al crimine organizzato.
Dopo la sicurezza personale, si è parlato della sicurezza delle proprietà, secondo gli italo-venezolani messe in pericolo dagli espropri decisi dal Governo e dalle invasioni. “Provvedimenti in alcuni casi criticabili”, ha opinato cautamente Frattini.
Il ministro ha ricordato ai presenti l’azione di sensibilizzazione svolta dalla Delegazione presente a Caracas nei confronti delle autorità venezolane. Inoltre, ha annunciato per il pomeriggio un incontro tra l’Instituto Nacional de Tierras ed i rappresentanti delle famiglie italiane vittime di espropri ed invasioni.
- L’ascolto di testimonianze dirette e dettagliate - secondo il ministro - porterà certamente ad un chiarimento. L’obiettivo - ha dichiarato - è garantire indennizzi effettivi, equi e tempestivi.
L’on. Frattini ha poi espresso la speranza di firmare presto un accordo bilaterale con il Venezuela per quanto riguarda il riconoscimento della patente di guida italiana.
- Le pratiche sono già state avviate - ha assicurato - e lo staff del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli sta già analizzando una proposta di accordo.
In un incontro come quello di ieri, non poteva certo mancare il tema delicato dell’assistenza alle famiglie indigenti.
Il funzionario ha menzionato le cifre relative ai “drastici tagli” della Finanziaria, inevitabile conseguenza della crisi che dilaga in Europa: un meno 27 per cento dei fondi destinati all’assistenza diretta. Malgrado i tagli, però, il ministro ha sottolineato che solo nel 2010 sono stati stanziati 300 mila euro, cui si aggiungono i 630 mila euro per l’assistenza sanitaria.
Frattini ha dichiarato di sperare in un “seppur limitato” recupero dei fondi, precisando che in quel caso “ il Venezuela sarebbe tra i primi Paesi a beneficiarne”.
Nota positiva le cifre relative ai finanziamenti destinati alla Promozione della lingua e della cultura italiana, che aumentano di un 5 per cento, pari a 400 mila euro.
Buone notizie anche per quanto riguarda la rete consolare. Il ministro ha dichiarato di aver ottenuto l’execuator per i Viceconsoli onorari di Puerto La Cruz, Barquisimeto e Valencia, mentre arriverà a breve quello relativo a Ciudad Bolívar. Per quanto concerne la creazione di un terzo Consolato in territorio venezolano, Frattini ha dichiarato:
- A tutt’oggi non ci sono le condizioni economiche per un Consolato di prima classe. Posso però garantire che, se ci saranno fondi disponibili ricavati dalla ristrutturazione della rete consolare mondiale, il Venezuela sarà tra i primi a goderne.

Parla la Collettività
Il ministro Frattini ha dimostrato grande disponibilità di ascolto. Anche se era in programma il discorso di un solo rappresentante, anche altri connazionali hanno potuto parlare direttamente con il funzionario. Michele Coletta, del C.G.I.E, ha preferito consegnare personalmente una lettera.
Il primo a prendere parola è stato il presidente del C.G.I.E., Ugo Di Martino, con una serie di richieste relative a tematiche già affrontate dal ministro. Eccezion fatta per il problema relativo all’insufficienza di valuta pregiata per le imprese e all’irrispettato accordo in materia pensionistica.
Ha proseguito Johnny Margiotta, presidente di AGIV, con un discorso relativo ai problemi dei giovani italo-venezolani e subito dopo Emilio Lanzilli, presidente dell’Associazione Campani dello Zulia. Come padre di un ragazzo sequestrato da paramilitari, Lanzilli ha ringraziato il ministro per l’attenzione riservata a tematiche delicate quali, appunto, il sequestro di persona.
Marisa Vannini, dell’A.C. Emilia Romagna del Venezuela, ha infine parlato delle conseguenze della perdita della nazionalità italiana, che non può essere trasmessa ai figli anche se riacquistata.

La mano del Presidente
Come già nel corso della giornata di ieri, il ministro Franco Frattini ha espresso grande apprezzamento per la decisione del Presidente della Republica, Hugo Chávez, di sloccare i fondi destinati alle imprese italine. Ossia, effettuare in due tranche il pagamento dei crediti arrestrati che ammontano ad 1 miliardo e 200 milioni di dollari.
- Per il 2010 il debito è colmato - ha affermato il funzionario - ma nel 2011 dovremo trovare nuove forme di pagamento per far sì che l’Italia mantenga gli appalti.
L’Ambasciatore Luigi Maccotta, a questo proposito, ha dichiarato soddisfazione.
- La visita del ministro Frattini ha già sloccato tante cose e gli effetti dureranno per molto tempo.